<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002</id><updated>2012-02-02T08:49:20.374-08:00</updated><category term='Novembre'/><category term='Gennaio'/><title type='text'>il blog di ad est dell'equatore</title><subtitle type='html'>Questo è uno spazio dedicato a chi scrive e a chi vuole dire la sua. Inviateci i vostri racconti: selezioneremo i migliori e li proporremo sottoponendoli al giudizio dei lettori in rete.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>54</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3221513235095602087</id><published>2009-03-17T09:40:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T09:44:43.616-07:00</updated><title type='text'>Numero di Marzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_SnOTcb8I/AAAAAAAAAQs/7crN604gYsw/s1600-h/milingo+DEF.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314197656616857538" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_SnOTcb8I/AAAAAAAAAQs/7crN604gYsw/s400/milingo+DEF.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ecco in anteprima la copertina del nostro nuovo romanzo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;MILINGO CONTRO TUTTI di Filippo Anniballi, da aprile in libreria. Per ora accontentatevi del nuovo numero del nostro blog...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3221513235095602087?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3221513235095602087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3221513235095602087&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3221513235095602087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3221513235095602087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/03/numero-di-marzo.html' title='Numero di Marzo'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_SnOTcb8I/AAAAAAAAAQs/7crN604gYsw/s72-c/milingo+DEF.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-974511795469048717</id><published>2009-03-17T09:38:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T09:40:10.084-07:00</updated><title type='text'>PRONTO SOCCORSO di Alessandro Monticelli</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_SPnawAQI/AAAAAAAAAQk/9kOEHn4tfr0/s1600-h/799fe5fdc4ffb3a682fee3d11016bbc1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314197251041526018" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 383px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_SPnawAQI/AAAAAAAAAQk/9kOEHn4tfr0/s400/799fe5fdc4ffb3a682fee3d11016bbc1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La mattina dopo mi svegliai tardi con un dito rotto.&lt;br /&gt;Non ricordavo come fosse successo,la serata precedente era stata molto alcolica&lt;br /&gt;Ma doveva essere accaduto nell’ultimo locale dove quasi all’alba&lt;br /&gt;Buttavo giù gli ultimi bicchieri di vino e rum ballando e stringendo una femmina&lt;br /&gt;Con un viso che purtroppo non reggeva il confronto con il corpo.&lt;br /&gt;Così mi vestii usando nove dita, salii in macchina e mi diressi al pronto&lt;br /&gt;Soccorso.Era quasi ora di pranzo di un sabato mattina privo di caos ospedaliero&lt;br /&gt;Pochi camici bianchi e ancora meno i malati nei corridoi,forse ad una certa ora del giorno anche il dolore si riposa.&lt;br /&gt;Suonai il campanello mi aprirono ed io mostrai il dito all’infermiere con baffi setosi&lt;br /&gt;Che mi disse di attendere, il dito mi doleva ma prima dovevano sistemare un tizio&lt;br /&gt;Con una grande benda su di un occhio e un ragazzo che doveva timbrare un certificato.&lt;br /&gt;Aspettai credo una trentina di minuti pensando a cose assurde e fuori luogo come mi capita&lt;br /&gt;Spesso nelle sale d’aspetto dove ogni tanto ci si ritrova per le più disparate situazioni.&lt;br /&gt;Finalmente la porta si apre ed una infermiera sui trenta anni bassa e bionda mi fa cenno di entrare.&lt;br /&gt;Ci sediamo in una stanza dove mi chiede le generalità e la causa dell’incidente,ignorando la causa mi invento una caduta (lo so da un artista ci si aspetta un po’ più di inventiva ma avevo sonno e la testa ancora fuori fase) lei mi guarda il dito e se ne esce con un “WOW è tutto storto”mi domando&lt;br /&gt;Se prima di metterli là dentro gli facciano un corso di etica sociale sanitaria ma non mi va di risponderle e mi limito a guardarla come fosse un brufolo rosso al centro della fronte.&lt;br /&gt;Dopo qualche minuto mi mandano nella sala raggi,per sapere come sta il dito hanno&lt;br /&gt;Bisogno di una lastra ed anche lì aspetto nel corridoio vuoto non so quanto tempo mentre il personale all’interno di una stanza sparla ad alta voce degli orari di chiusura dei negozi e di una puttana che sembra mettere d’accordo tutti quanti su un paio di specialità della casa.Dalla lastra risulta chiara una frattura,quindi bisogna andare in ortopedia per una visita.Dopo un paio di giri a vuoto mi fanno sedere e tornano alla ricerca dell’ortopedico scomparso,alle mie spalle ci sono dei distributori automatici che vomitano a due tizi tramezzini e coca-cola i due si lagnano delle ultime detrazioni in busta paga e del turno di schifo che fanno. Per quel che mi riguarda credo che la gente sia stufa,annoiata,stanca perché magari fa un lavoro che non le piace, fa delle cose o vive situazioni&lt;br /&gt;Che non le piacciono è insoddisfatta.Così penso che anche un piccolo segno serve a dare respiro&lt;br /&gt;Ad una vita in apnea,può essere qualsiasi cosa da una buona scopata a un sorriso a una&lt;br /&gt;rosa, qualcosa. Finalmente la caccia al medico si è conclusa,seguo l’infermiere ed il radiologo&lt;br /&gt;per le scale, mi precedono in sincronia salendo i gradini uno a uno ed al centro con il cappotto&lt;br /&gt;poggiato sulle spalle li seguo come i pugili quando entrano nell’ arena sferrando montanti&lt;br /&gt;all’aria,il dottore sembra sapere il fatto suo mi dice cosa ho come sistemerà il dito e quando&lt;br /&gt;ma prima di allora ordina agli infermieri di ingessarmi il braccio bloccando il dito. Alle 14:25&lt;br /&gt;il gesso è fatto, mi poggiano di nuovo il cappotto sulle spalle ed esco dalla stanza preceduto&lt;br /&gt;nuovamente dal mio team,ma dagli sguardi della gente e dal mio braccio è chiaro che l’avversarioabbia avuto la meglio. Mi avvio verso l’uscita e aperta la porta mi inonda un mare di luce, chiudo gli occhi e dalla tasca tiro fuori gli occhiali da sole, il mal di testa sembra scomparso la temperatura è mite, un vecchio in una jeep agitandosi bestemmia ad alta voce sporgendosi dal finestrino aperto un cane fermo all’angolo della strada guarda la scena e ride di gusto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-974511795469048717?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/974511795469048717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=974511795469048717&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/974511795469048717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/974511795469048717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/03/pronto-soccorso-di-alessandro.html' title='PRONTO SOCCORSO di Alessandro Monticelli'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_SPnawAQI/AAAAAAAAAQk/9kOEHn4tfr0/s72-c/799fe5fdc4ffb3a682fee3d11016bbc1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-223667229069396601</id><published>2009-03-17T09:33:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T09:35:50.978-07:00</updated><title type='text'>DEATH IN ESSEX di Poloismylife</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_ROyROIwI/AAAAAAAAAQc/xKitTnD-pbU/s1600-h/splatter_skyline1.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314196137262850818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 269px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_ROyROIwI/AAAAAAAAAQc/xKitTnD-pbU/s400/splatter_skyline1.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;“Ti sei bevuto l’ultima birra brutta merdaccia?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joe del resto ne ha le palle piene del fatto che non faccio altro che far finta di cercare lavoro e bere lattine di sidro a nastro, la sua è una missione che ha per scopo quella di farmi diventare quasi normale. Ultimamente Joe è come le puttane che smettono di battere, o i drogati che smettono di farsi, diventano tutti Giovanna D’Arco… si credono tutti dei piccoli E.J. Hoover che ti ronzano intorno come zanzare della CIA. Gli dai incredibilmente fastidio perché in un certo senso gli ricordi loro stessi. Non riescono a fare i conti con quello che sono stati, stai a vedere poi che è colpa tua solo perché sono tirchi e non gli va di andare da qualche tizio a farsi psicanalizzare…&lt;br /&gt;La casa dove abitiamo con Zio e la sua sciroccata svedese del San Martin’s College, è su due piani e confina con un maledetto Kentucky Fried Chicken che come esci sulla scaletta nel retro, la scaletta di ferro, o ti viene voglia di pollo fritto oppure ti metti a vomitare sui gradini. Qualche volta pensi al suicidio. Sono tre mesi che sono venuto qui a ripigliarmi, diciamo che ci sono riuscito al 60%, sono persino più grassottello. Lo dice anche Joe quando si fa le canne spaparanzato sul divano, quando è di buon umore, quando si è trombato una diciottenne. Altre volte gli devono venire le sue cose e riesco a farlo stranire soltanto per la faccia che mi ritrovo e allora dice che sono quello di sempre. Nel mio caso non è mai un complimento anche se io per spirito di sopravvivenza lo prendo come tale e sorrido a trentaduemila denti. Le giornate si susseguono come fotocopie tutte uguali, per via del cielo sempre bianco, del odore di pollo fritto. Io però adoro la ripetitività, quindi mi sta bene anche sto tempo infame. Ha fatto delle belle giornate di sole quando ancora facevo lo spazzino a nord di Walthamstow, ma la cosa mi lasciava indifferente. Anzi, talvolta m’indispettiva giacché alle sette del mattino faceva freddo e verso le undici dovevo liberarmi della giacca poiché sudavo, quindi la dovevo sistemare alla male e peggio sul mio trabiccolo pieno di merdate. Un bambino paki una volta mi chiede con immensa faccia da cazzo e un inquietante peluria sul labbro superiore se sono per caso un barbone o se raccolgo soltanto la robba che i barboni si lasciano appresso. Non curandomi di essere visto dalle macchine che sfrecciano sulla strada a me assegnata, vibro un colpo di scopa ma il ragazzino la schiva e mi fa una pernacchia. Un futuro campione di cricket? Non ricordo bene perché mi sia licenziato dalla nettezza urbana del nord di Londra, anche se una vaga idea ce l’ho. Poco male. Dopo un po’ di cazzeggio, innumerevoli passeggiate per la via del mercato, su e giù con il Job center, vengo incastrato dal mio amico. Forse la diciottenne lo ha accannato per un coetaneo, infondo io non ci vedo nulla di sbagliato in questo. Dunque me l’ha trovato Joe un bel lavoretto, un impiego al Sainsbury’s, la catena di supermercati dentro la quale tempo qualche mese verrò arrestato per taccheggio. Joe mi porta un bel depliant e sostiene che ci sono immense possibilità di far carriera. C’è della malcelata ironia nelle sua parole, nonché una punta di sadismo. Di colpo mi metto in testa di nutrire un odio viscerale nei suoi confronti e smetto di rivolgergli la parola. D’ora in poi ci comunicherò soltanto a gestacci. La realtà è che lui non vede l’ora di vedermi indossare una divisa da babbeo, mica gliene importa più di tanto che io mi dia da fare, vuole vedermi vestito da pupazzo per venire colto da isteria e ridere fino a pisciarsi addosso. Inutili i miei piagnistei che preferirei rimettermi a fare lo spazzino, vendere il culo o seppellire morti. L’affitto incombe, non faccio mai la spesa, è ora che mi renda utile alla causa tanto più che ho finito di scrivere la tesi a Sofia, la debosciata di Zio e non ho più uno straccio di alibi. Oltretutto essendo Zio uno spacciatore, solitamente preferisco sempre farmi pagare in merce anziché in contanti. Niente da fare. Mi tocca andare a fare il colloquio, Joe non si fida e mi segue da casa e fino alla porta del supermercato, mi sistema la camicia e mi pettina come farebbe una mamma. Una volta dentro, sono circondato da inglesi ritardati e minoranze etniche dall’aria mille volte più determinata di me. Sono moderni, quindi ci fanno compilare un po’ di questionari in un ufficio dal soffitto fastidiosamente basso. Le luci sono al neon, vado a fumare una sigaretta al cesso e mi rendo conto che sono così pallido che sembro quasi trasparente. Forse, mi illudo, non mi assumeranno perché sono invisibile. Ma quelli che si curano delle assunzioni ne sanno una più del diavolo. Ci infliggono un filmino sul supermercato e poi ci dicono di annotare quello che abbiamo visto. Cristo, ho un gran bel spirito d’osservazione, come minimo mi fanno dirigente. La prendo come una sfida, ma vedo i pakistani e persino gli inglesi buzzurri scrivere senza sosta come reporter anni cinquanta. Io giocherello imbarazzato con la penna prestatami da una cicciona con il velo. Mi vengono in mente scioglilingua e filastrocche friulane che mi cantava mia nonna, sorrido alla mia nuova amica islamica ma lei mi ignora. Passano un po’ di giorni, Joe si alza per andare al lavoro e mi maledice perché io posso dormire in attesa delle decisioni dei responsabili personale del Sainsbury’s. Rido e mi tiro la coperta fino alle orecchie, Joe pensa a qualche forma di vendetta. So che devo stare in guardia, ma conto pecorelle e mi riaddormento. Io e il mio amico, condividiamo è vero il letto, ma siamo come Kato e L’ispettore Cluseau, sebbene sia difficile dire chi dei due è chi. Quando poi ci ubriachiamo, nonostante lui sia due metri e io solo uno e ottanta ci pistiamo, improvvisiamo bumfights che i nostri amici fanno finta di non conoscerci e ci lasciano a piedi. La nostra è una rivalità demenziale che viene fuori dopo la sesta o settima pinta. In genere iniziamo con delle punzecchiature, per poi passare agli insulti, a coinvolgere le nostre madri, fin quando in strada prendiamo la zuppa da quelli dell’esercito della Salvezza e ce la rovesciamo addosso, mentre ci prendiamo a pugni sulla scala mobile della metropolitana, che poi arriva qualche tipa in divisa blu che ci intima di piantarla che altrimenti chiama gli sbirri. Certo, certo… le interferenze altrui ci distolgono l’uno dall’altro, una breve tregua, ma poi si ricomincia che se non torniamo su per la scaletta di ferro nel retro di casa, belli imbalsamati non siamo contenti. Sofia ci chiede se siamo pazzi, noi le ruttiamo in faccia anche se Zio non è contento, ma pazienza lei è svedese.&lt;br /&gt;Ed il lavoro purtroppo stavolta arriva. Joe mi consegna la busta marrone con un sorriso malvagio dal momento che l’ha già aperta e sa che il miracolo che aspettava da tempo è arrivato. Inizio a prendere a calci la stanza, non riuscendo a capacitarmi del fatto che quei pezzi di merda hanno avuto il coraggio di assumermi. Joe mi carezza la testa, io mi calmo e vengo rapito da visioni mistiche. Il lavoro lo immagino come una morte con un saio arancione, il colore del supermercato, anziché una falce, stringe un codice a barre. Vorrei scappare, ma stavolta proprio non posso. La casa in cui mi trovo ha un bel tepore, gli altri fanno la spesa e io di tanto in tanto mi metto a cucinare. Guardiamo Borat e pippiamo ketamina. E’ un idillio sfigato d’accordo ma pur sempre un idillio. Cosa ci sia di idilliaco non riesco a metterlo bene a fuoco, ma va bene così in fondo.&lt;br /&gt;“Credi ti daranno una divisa Billy?”&lt;br /&gt;Cerco d’ignorarlo, bevo dalla mia lattina di ghetto sidro facendo finta di seguire un documentario sull’aquarello, con tre rotti in culo che devono dipingere un paesaggio in qualche posto in Cornovaglia.&lt;br /&gt;“Secondo me ti starà bene la divisa, ti darà un aria importante…”&lt;br /&gt;Gli dico d’impiccarsi e mi accendo una sigaretta. Arriva pure Zio, si unisce allo sghignazzo dell’altro deficiente ma poi per tirarmi su il morale decide di portarmi a prendere un po’ d’aria fresca. Si va dal batterista dei Death SS, uno dei suoi clienti che preferisco. Uno che le pasticche le chiama “gnam gnam” e che la coca la chiama “naso”. Passo delle ore spensierate, il Death SS dice bestialità una dietro l’altra, Zio mi controlla per vedere se la cosa mi diverte. Per qualche oscura ragione a certe persone diverte il fatto che certe cose mi divertano. Ogni tanto devo andare al bagno perché mi viene la ridarella. Poi Zio mi offre una botta di bamba sperando che magari m’incastro e la smetto di fare l’imbecille che dopotutto lui sta lavorando. Ma questa specie di orso di uomo, credo venga da Sabaudia, Latina o qualche altro inferno laziale, non si rende conto quanto mi fa morire. Infatti io lo ascolto e lo invito a dirne di più grosse, così alla fine gli sto tanto simpatico che me ne offre una anche lui. Usciamo da tana delle tigri e visto che ci muoviamo come tutti e due come Pinocchio, Zio propone di andarci a fare un paio di pinte. Tanto paga lui…&lt;br /&gt;Mi presento al Saynsbury alle nove del mattino del grande giorno. Vado nell’ufficio di un Pakistano moderno e corpulento. Sto tizio in giacca e cravatta parlotta con un inglese, sono di buon umore entrambi. I sfodero un sorriso costipato.&lt;br /&gt;“A Filippo, come Filippo Inzaghi…”&lt;br /&gt;Bofonchio una bestemmia tra i denti e mi presento nel reparto vestizione pupazzi. Mi mollano la mia bella divisa, adesso non ricordo ma oltre ai pantaloni a sigaretta da poliziotto e la camicia, c’è una sorta di cravatta che si fissa con una pin e il meraviglioso maglioncino arancione che Joe sogna ormai da giorni. Ma il pezzo forte sono gli scarponcini che mi fanno camminare come Frankenstein. Mi mettono subito nel ventre mollo del supermercato, il magazzino. Ci sono un ciccione cockney che non c’è mai e un tipo jamaikano di mezz’età che si rulla sigarette ogni cinque minuti. Vengo addetto allo scarico merci dai camion. Lavoro sulla rampa e carico il muletto a mano di generi alimentari, poi li metto dove mi dicono loro. Facciamo un po’ d’inventario, siamo la quint’essenza della svogliatezza. A pranzo vado a casa, i piedi mi fanno così male che se qualcuno mi regalasse dei pattini me li metterei per andarmi a suicidare contro mano addosso un camion. A casa non c’è nessuno e ringrazio dio, giacché finalmente posso constatare davanti allo specchio quanto sono finito in basso. Mi faccio un panino e due lattine di sidro, poi mangio un pacchetto di vigorsol, in preda ad un attacco di bulimia da gomma arabica. Torno al mattatoio e leggermente brillo aspetto istruzioni. Il Jamaikano mi dice di prendermela comoda, di sedermi pure. Poi arriva un inglese con un aria a metà tra il finocchio ed il nazista che mi chiede perché non ho nulla da fare. Borbotto che sono nuovo. Il pederasta fa una faccia strana e mi domanda se sono Irlandese. Questa poi…&lt;br /&gt;“Allora che ci fa un italiano con un nome spagnolo a Walthamstow? precisamente nel magazzino di un Sainsb…”&lt;br /&gt;“Non è spagnolo”&lt;br /&gt;“Come ti pare, sicuro di non essere irlandese?”&lt;br /&gt;Dopo che il rompipalle se ne va e il Jamaikano esce dal suo nascondiglio, gli domando cos’è sta storia degli irlandesi. Bob fa spallucce e dice che il tipo deve averlo pensato perché ho un aria pigra e che dicendogli di essere italiano non ho certo migliorato le cose.&lt;br /&gt;Il giorno dopo Bob mi mostra il mio nuovo incarico. Andiamo fuori dove c’è una gigantesca pressa, davanti alla quale sono sistemati altissimi carrelli pieni di cibo avariato che dovrò sterminare io in persona. La pressa è pericolosissima, un tipo ci è morto dentro ma il mio collega non si ricorda bene come. Mi mostra il funzionamento dei pulsanti, mi da una specie di badile, una giacca e mi fa buona fortuna. Mi gratto le palle. Inizio a spiaccicare merda, maledicendo Joe ad ogni palata. Mi si inzaccherano per bene i pantaloni e smadonno perché da essi si leva un odore mefitico. Ogni tanto passa il Jamaikano a vedere se non sono morto o se per caso sono fuggito.&lt;br /&gt;All’una torno a casa, Zio apre la porta e mi sbotta a ridere in faccia. Tiro via la linguetta dalla lattina e mi sparo tutta la pinta in un colpo solo, avanzo fino al salotto barcollando. Sono sul punto di mettermi a piangere. C’è Naso, ormai lo chiamiamo così al tipo dei Death SS. Lui non trova nulla di anormale nel mio nuovo modo di andare in giro. Se ne sta lì ad acchittare e siccome Zio si guarda bene dall’unirsi al suo cliente, mi offre una raglia che proprio non gli piace pippare da solo. A sto punto…&lt;br /&gt;Mi passa la fame, mi imparanoio a pensare alla pressa, ringrazio Naso e scendo giù per la scaletta di ferro doppiamente irrigidito che gli scarponcini da handicappato non erano già abbastanza. Passo all’Off-licence e i turchi, abituati a vedermi sotto ben altre vesti, non ce la fanno a trattenersi e si fanno una risatina pure loro. Non mi incazzo perché mi fanno credito, mi attacco alla seconda lattina di K Cider e camminando come Forrest Gump quando ha i tutori di metallo mi avvio a spalare qualche altra quintalata di merda. La sera del giorno dopo, facendo del bricolage strafatto di ketamina mi apro il palmo della mano in due con un taglierino. Ho reciso il muscolo, Joe fa chiamare l’ambulanza a Zio perché gli viene da vomitare. Sento molto dolore e perdo tanto sangue, ma mi dico che tutto sommato domani dovranno metterci qualche altro stronzo davanti alla pressa. All’ospedale non sono in grado di ricucirmi, quindi il giorno dopo Joe che si è preso un bello spavento chiama un taxi mi ci sbatte dentro. Dobbiamo andare in un ospedale specializzato in questo genere d’infortuni, nell’Essex. Mi dico bene, io non ci sono mai stato nell’Essex…&lt;br /&gt;Lungo la strada ci fermiamo a una stazione di benzina, siccome non hanno birra Joe mi prende tre quattro giornaletti porno, due Snickers ed un Mars.&lt;br /&gt;“Puoi portarmi della robba domani? Ti faccio rientrare…”&lt;br /&gt;Joe mi ignora. Do un morso a una barretta, la frullo dalla finestra, le altre se la stucca il mio amico ora concentratissimo nella lettura del porno che mi dovrebbe tirare su il morale ma che mi farà solo fare figure di merda con le infermiere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-223667229069396601?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/223667229069396601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=223667229069396601&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/223667229069396601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/223667229069396601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/03/death-in-essex-di-poloismylife.html' title='DEATH IN ESSEX di Poloismylife'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_ROyROIwI/AAAAAAAAAQc/xKitTnD-pbU/s72-c/splatter_skyline1.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-7101854112079376156</id><published>2009-03-17T09:30:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T09:33:04.754-07:00</updated><title type='text'>IL GRANDE DRAGO VERDE di Nico Siriani</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_QuZYGIfI/AAAAAAAAAQU/CQS9xuNB2h4/s1600-h/sa.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314195580824986098" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 246px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_QuZYGIfI/AAAAAAAAAQU/CQS9xuNB2h4/s400/sa.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;La signora Siriani sollevò la testa dalla rivista, con un sospetto. Il sospetto, che era sottile e appena percepibile, aveva il gusto acre di un limone appena spremuto, e si nascondeva come un indizio dietro l’odore di salsedine e della plastica dei palloni che rimbalzavano sulla sabbia. I palloni sbucavano fuori a centinaia e quando volavano per aria tutti assieme, sembravano poter ricoprire il cielo intero. Ma non succedeva mai. Rimanevano sempre delle larghe toppe azzurre, dalle quali filtravano i raggi del sole.Nell’alzarsi, la signora cercò di mantenere un certo contegno, visto che non le andava di farsi prendere per matta. Distese lentamente le ginocchia e si avviò verso la riva. Tanto non c’è fretta, pensò, lo faccio giusto per dare una controllatina, ma è tutto Ok. Lasciò le proprie impronte in fila indiana, finché non arrivò sul bagnasciuga. La sabbia friggeva e la spiaggia era come una padella. Annegò i piedi nell’acqua. Poi, con estrema calma, ispezionò con lo sguardo l’intero lido. Più tardi passò al mare e alle onde, standosene sempre ferma in quella sua posizione strategica.Quando il signor Siriani sentì le urla della moglie, capì subito quello che stava succedendo, ecco qui, si disse, un altra crisi d’ansia bella e pronta, e si lanciò verso la riva pronto a soccorrerla. Ma appena fu abbastanza vicino da poterle vedere bene il viso, gli si gelò il sangue. La signora era come una colonna di marmo bianco fissata nella sabbia, fatta eccezione per un braccio che teneva puntato fisso ad indicare un puntino verde in mezzo al mare.- Il drago verde è lì. - disse la signora. - Galleggia sull’acqua. Ma Monica non c’è. -A quelle parole il Signor Siriani si tuffò senza pensarci due volte e nuotò fino ad arrivare al drago, e tornò indietro. Riportò alla moglie la ciambella della figlia, che aveva la testa di un drago verde attaccata sul davanti, ma la figlia dentro non c’era.- Sta calma. - le disse - Probabilmente si sarà messa a costruire qualche castello di sabbia sulla riva e si sarà dimenticata della ciambella. Tutto qui. Vedrai che la troviamo subito. -Ma appena pronunciò quelle parole si rese conto che non era vero niente, e scoprì di essere già entrato in un film in cui non poteva far altro che rimanere a guardare i propri gesti, si vide mentre gridava il nome della figlia, e vide la moglie, e vide una gran folla che si era unita a loro senza capire bene il perché. Cercava di tenere d’occhio soprattutto la moglie. La vedeva stringere forte a sé la ciambella della figlia, mentre strillava, e pensava a cosa lei stesse pensando, e arrivò alla conclusione che il suo pensiero principale dovesse essere “che genitori terribili siamo stati a lasciarla tutta sola con questo orribile drago”. Anche a lui non andava tanto a genio, questa storia del drago. Si disse che magari sarebbe stato più opportuno comprarle una ciambella con la testa da orsetto o di tartaruga, e intanto si sforzava di rientrare nel suo corpo. Vide la folla spostarsi sempre più verso il mare, finché non ci entrò totalmente dentro e solo allora anche lui rientrò nel corpo, e si ritrovò accanto alla moglie e ne fu felice. Poi alzò lo sguardo e fu infelice di nuovo. La moglie lo vide immobile a fissare un punto lontano in mezzo al blu e all’inizio ebbe paura di guardare, ma poi si voltò anche lei. Il resto della folla scavava istericamente nell’acqua, sbracciando e urlando come se fossero stati attaccati da uno sciame di api inferocite, mentre i signori Siriani se ne stavano impalati, fermi, con lo sguardo fisso su un punto lontanissimo. Rimasero in questa posizione per parecchio ancora.E così capirono come stavano le cose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-7101854112079376156?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/7101854112079376156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=7101854112079376156&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7101854112079376156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7101854112079376156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/03/il-grande-drago-verde-di-nico-siriani.html' title='IL GRANDE DRAGO VERDE di Nico Siriani'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_QuZYGIfI/AAAAAAAAAQU/CQS9xuNB2h4/s72-c/sa.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4111780006604965219</id><published>2009-03-17T09:21:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T09:30:35.025-07:00</updated><title type='text'>B-SIDE di Giancarmine Di Matola</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_PUsxLJWI/AAAAAAAAAQM/XNlFsIhf7EM/s1600-h/445348627_d2fbfb14d9.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314194039842219362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_PUsxLJWI/AAAAAAAAAQM/XNlFsIhf7EM/s400/445348627_d2fbfb14d9.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Ed ora, signore e signori, ecco il personaggio che stavamo tutti aspettando. Facciamo un bell’applauso a Carmine Sannino, lo scrittore che ha dato lustro alla comunità di San Giorgio a Cremano”.&lt;br /&gt;La voce di Giuseppe Setola, il presentatore del “1° premio Vigilia di Natale – Città di San Giorgio a Cremano”, uscì dagli altoparlanti stridendo come un gessetto sulla lavagna, raggelando gli spettatori seduti sugli spalti del palazzetto dello sport. Per l’occasione, Setola sfoggiava un vestito da babbo natale prestatogli dal fratello, una cafonata che fece inorridire gran parte dello staff.&lt;br /&gt;Tuttavia, capì di aver fatto una stronzata ancora più grossa quando sentì il pubblico rumoreggiare dopo il suo annuncio. Dagli spalti arrivavano espressioni del tipo:&lt;br /&gt;“Ma chi l’ha chiammat a st’omm è merd?” “'O pozzan' accirer' 'a stu zuzzus! Ropp chell ca fatt” “Cos’ e pazz’, mo ce rann pure ‘o premio ‘a stu curnut”.&lt;br /&gt;Setola si guardò attorno come per cercare spiegazioni e vide che il sindaco, seduto a bordo campo, ringhiava come un rottweiler mentre il monsignore, seduto poco più in la, bestemmiava insieme all’assessore alle politiche culturali. Eppure la scaletta che gli avevano dato parlava chiaro: dopo il messaggio del monsignore, del sindaco e dell’assessore: dopo aver premiato il coro delle bambine, la squadra di volley e le allieve di danza classica; toccava a lui essere premiato.&lt;br /&gt;Setola non sapeva assolutamente chi fosse “lui”, ma ne maledisse il nome. Aveva passato troppi anni a presentare cantanti neomelodici nelle feste di piazza più assurde e quella, era l’occasione per fare il salto di qualità e chiudere con quel mondo fatto di gente disperata e senza talento. Così, ostentando il suo sorriso di plastica, cercò di improvvisare qualcosa che lo tirasse fuori da quell’impaccio.&lt;br /&gt;“Mi dicono che lo scrittore non è potuto venire a causa di precedenti impegni, quindi andiamo avanti con la serata e chiamiamo...”.&lt;br /&gt;Ma il rumore di una porta sbattuta gli ricacciarono le parole in gola. Quando vide un’ombra sbucare da una porta d’emergenza alla sua destra, capì che sarebbe andato tutto a puttane. L’uomo avanzava barcollando e puzzava d’alcol come una cantina: la giacca lurida e i jeans strappati completavano quel quadro ripugnante. Così combinato poteva essere solo lo scrittore, si disse Setola odiandone la categoria.&lt;br /&gt;“Sono Carmine Sannino”, fece l’uomo biascicando le parole. “Mi hanno detto che devo ritirare qualcosa…”.&lt;br /&gt;Sugli spalti il brusio s’era fatto insopportabile e Setola, per non perdere il controllo della serata, dovette per forza accelerare la premiazione. Così, da un tavolinetto dietro di lui, prese una statuetta raffigurante Massimo Troisi vestito da zampognaro e glielo consegnò senza tanti complimenti.&lt;br /&gt;“Chist’è ‘o premio, pigliatell e vattenn affancul!”, disse Setola con l’aria schifata e a microfono spento, perdendo per un attimo il suo viscido sorriso.&lt;br /&gt;“Caro Babbo Natale, il premio te lo puoi infilare su per il culo, quello che voglio è il tuo microfono”. Sannino non biascicava più, la voce s’era fatta improvvisamente cupa e tagliente come una lama di coltello. Davanti alla durezza di quelle parole, il sorriso di Setola si frantumò in un milione di pezzi.&lt;br /&gt;“Ma tu si scem! Si nun’a firnisc’ chiamm ‘a polizia e t’facc…”.&lt;br /&gt;Ma Setola non riuscì a finire la frase perché Sannino, con uno scatto fulmineo, gli strappò il microfono dalle mani portandoselo a spasso. Quando arrivò a ridosso degli spalti, lo accese.&lt;br /&gt;“Pronto…prova…pronto…prova…mi sentite tutti? Signori e signore, scusate il ritardo, ero al cesso a pisciare…”.&lt;br /&gt;Scoppiò subito il caos. Dagli spalti partì un terribile boato carico di bestemmie, qualcosa che si poteva sentire allo stadio S. Paolo quando il Napoli sbagliava un gol. Il pubblico cominciò a lanciargli bottigliette, lattine, accendini e monetine, che Sannino schivò con sorprendente agilità.&lt;br /&gt;“…lo so che mi volete tutti bene e anch’io ve ne voglio. Cinque anni fa me ne sono andato da questa città a malincuore, ma dovete sapere che il mio libro “Storie di una cittadina infame” ha superato le centomila copie e che a breve, ci faranno anche un film. Non so come dirvelo ma ve ne sono davvero grato e per dimostrarvelo, voglio ringraziare tutti i personaggi che hanno ispirato il mio libro.&lt;br /&gt;E inizierò con voi, fottuti concittadini, che con la vostra mentalità di borghesucci avidi e ipocriti, mi avete regalato il contesto giusto per le mie storie. Ma ora passiamo a ringraziare i veri protagonisti del libro, che con mia profonda soddisfazione vedo presenti tra le autorità intervenute…”.&lt;br /&gt;Setola era diventato freddo come una statua, ma doveva riparare ai deliri di quel figlio di puttana ad ogni costo, in caso contrario non lo avrebbero chiamato nemmeno ai matrimoni dei rumeni. Stava per prenderlo alle spalle per portargli via il microfono quando Sannino, con un manrovescio improvviso, lo spedì lungo sul pavimento.&lt;br /&gt;“…stavo dicendo…quindi ringrazio il padrone di casa, il sindaco Ernesto Palumbo, che s’è inventato questa premiazione del cazzo a due mesi dalle elezioni. Evidentemente le accuse di truffa, peculato e dissesto finanziario, non gli hanno impedito di mettere su questo carrozzone per elemosinare il vostro voto. Eppure, quando denunciai i suoi intrallazzi sul giornale dove lavoravo, la redazione fu sommersa di lettere vostre che mi accusavano di aver infangato il buon nome di una persona onesta. Io fui licenziato in tronco mentre lui venne eletto.&lt;br /&gt;Oggi come allora, meritate la sua rielezione.&lt;br /&gt;Poi ringrazio padre Rosario Miniero, il nostro beneamato parroco, il quale, nell’ora di catechismo, ha l’abitudine di portarsi i ragazzini nella sagrestia per succhiargli il pisello, cosa che a suo tempo fece anche con me. Ovviamente sapete tutti che è un pederasta infame, ma come sempre fate finta di niente per paura che scoppi uno scandalo.&lt;br /&gt;E come posso non ringraziare Manuela Brignola, la mia ragazza ai tempi dell’università, ora assessore alle politiche culturali e felicemente sposata al maresciallo dei Carabinieri Gianluca Prestieri, anche lui qui presente. Dimmi amore mio, sei sempre la stessa sadica depravata che mi lasciò dicendomi che ero un patetico fallito? Ma certo che lo sei ancora, te lo leggo negli occhi e scommetto che hai addestrato tuo marito ad essere un perfetto schiavo sottomesso.&lt;br /&gt;Bene, mi sembra di avere ringraziato tutti. Voglio concludere augurandovi un Buon Natale e che possiate strozzarvi con tutta l’ingordigia di cui siete capaci.&lt;br /&gt;Ora scusatemi, ma devo di nuovo andare a pisciare…”.&lt;br /&gt;Sannino lanciò il microfono addosso a Setola che, steso a terra, piangeva come un bambino, poi imboccò il corridoio da dove era sbucato. Nello stesso momento, il pubblico inferocito invase il campo per inveire contro il sindaco ed i suoi accoliti.&lt;br /&gt;Con la mano appoggiata alla parete del cesso, Sannino stava facendo la pisciata più bella della sua vita. Tutta la rabbia che aveva in corpo stava scivolando via insieme all’urina, una soddisfazione indescrivibile che lo ripagava di tutte le angherie subite. Restava da capire chi aveva avuto la bizzarra idea di invitarlo, ma era troppo ubriaco per fare supposizioni. Purtroppo, quello stato di grazia durò il tempo di quella pisciata perché da dietro, una mano d’acciaio gli prese la testa per i capelli e gliela infilò di prepotenza nella tazza. Setola ingoiò il suo piscio cercando disperatamente di non affogarci, finché la mano lo tirò fuori e lo scaraventò verso gli orinatoi a muro. Sannino gridava e bestemmiava per il dolore, ma l’uomo, con uno scatto felino, lo afferrò per il collo sollevandolo di peso.&lt;br /&gt;“Lurido bastardo, è così che si trattano i vecchi amici?”. Era il Maresciallo Prestieri, il marito di Manuela. Il tono ironico nascondeva un odio carico di risentimento. “Adesso ti faccio passare la voglia di sputtanare le persone in pubblico”, e cominciò a colpirlo con dei tremendi pugni al basso ventre, fino a farlo quasi svenire dal dolore. Poi la porta si aprì e una severa voce di donna riecheggiò nella stanza. Prestieri lasciò subito Sannino, che cadde rovinosamente sul pavimento, poi si accucciò in un angolo come un cane bastonato. Sannino era steso su un fianco, paralizzato dal dolore, ma riuscì a distinguere un paio di scarpe nere con i tacchi a spillo che si avvicinavano. Una delle scarpe lo colpì leggermente con la punta, facendolo ruotare come un peso morto. Quando si ritrovò con le spalle al pavimento, fu accecato dalle luci dei neon. Appena la vista gli si schiarì, capì a chi appartenevano le scarpe.&lt;br /&gt;“Ciao Carmine, sei stato molto cattivo stasera, lo sai?” Era Manuela, ancora più bella e bastarda di come se la ricordava.&lt;br /&gt;“Si! Sono stato cattivo, tanto cattivo, e merito di essere punito…” Sannino non riuscì a trattenere un’erezione dolorosa. Dopo tanto tempo, quei modi da Mistress gli facevano ancora quell’effetto.&lt;br /&gt;“E sia…” disse Manuela con un sorriso maligno, schiacciandogli i coglioni con i tacchi a spillo. A quella tortura si aggiunsero i calci del marito e subito dopo, quelli del sindaco, del monsignore e del presentatore, che nel frattempo erano entrati per pareggiare i conti con lui. Lo pestarono con rabbia e cattiveria e quando finirono, lo presero di peso scaraventandolo fuori dal palazzetto da una porta di servizio. Sannino si ritrovò sopra un cumulo di sacchetti della spazzatura e pensò che ci sarebbe rimasto fino a Natale, visto che non aveva la forza di muovere un muscolo. Ma dopo pochi minuti la porta di servizio si aprì di nuovo e una splendida ragazza, apparve sull’uscio.&lt;br /&gt;“Ciao, vuoi picchiarmi anche tu?”, chiese Sannino toccandosi labbra tumefatte.&lt;br /&gt;“No! Voglio solo aiutarti”, rispose la ragazza con un sorriso compiaciuto, poi lo prese per il braccio e dopo vari tentativi, riuscì a rimetterlo in piedi.&lt;br /&gt;“Semmai te lo stessi chiedendo, io sono Tiziana, la tua compagna di banco al liceo”. Sannino era ancora intontito per l’alcol e per le botte subite, ma la memoria non lo ingannava: quella ragazza non le somigliava per niente.&lt;br /&gt;“Tiziana! Per la miseria sei proprio tu. Ma cosa hai fatto, sei diversa da come ti ricordavo. Scusa se te lo dico, ma a scuola eri un cesso e ora invece sei…”.&lt;br /&gt;“Una figa stratosferica? Lo so, me lo dicono in tanti. È vero, a scuola ero un cesso, ma niente che non si potesse correggere con una dieta feroce e un chirurgo plastico. E così ho fatto. Ora ascoltami bene, ho poco tempo e devo tornare dentro. Faccio parte dell’organizzazione e sono io quella che, all’insaputa di tutti, ti ha invitato a questa stronzata di premio. Quando mi hanno chiesto di stilare i nomi dei premiati, ho pensato subito a te. Qualcosa mi diceva che eri alla ricerca di un’occasione per fargliela pagare e a quanto pare, non mi sbagliavo, anche se mi aspettavo un epilogo diverso. Lo sai che ho sempre avuto una cotta per te, perciò stavolta vedi di non sparire. Mi devi un favore, ricordalo”.&lt;br /&gt;Tiziana gli mise in mano un foglietto con scritto il numero del suo cellulare e prima di sparire oltre la porta, gli lanciò un occhiolino che era tutto un programma.&lt;br /&gt;Sannino posò il foglietto nella tasca della giacca e accendendosi una sigaretta mezza ammaccata, pensò che non s’era mai divertito tanto come quella sera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4111780006604965219?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4111780006604965219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4111780006604965219&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4111780006604965219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4111780006604965219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/03/b-side-di-giancarmine-di-matola.html' title='B-SIDE di Giancarmine Di Matola'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_PUsxLJWI/AAAAAAAAAQM/XNlFsIhf7EM/s72-c/445348627_d2fbfb14d9.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3080863953669932007</id><published>2009-03-17T09:17:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T09:21:29.888-07:00</updated><title type='text'>QUANDO ERO L'UOMO RAGNO di Gianni Solla</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_N4QFssHI/AAAAAAAAAQE/2CPku9VMQ0o/s1600-h/BrokenMirrorChild.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314192451595710578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 294px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_N4QFssHI/AAAAAAAAAQE/2CPku9VMQ0o/s400/BrokenMirrorChild.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Fui convinto di essere l’uomo ragno per quattro mesi circa, esattamente tra il Maggio e l’Agosto dell’ottantanove. Non parlavo con nessuno e me ne stavo tutto il giorno rintanato negli angoli umidi della casa. Frequentavo i garage e le cantine, i soppalchi e gli scantinati. Sapevo di avere i superpoteri tipici dell’uomo ragno, quelli di cui tutti siamo a conoscenza attraverso la televisione oppure i fumetti, ma in effetti non li usai mai. Non si poteva escludere che fossi impazzito, che il mio cervello si fosse attorcigliato, liquefatto, imputridito, scaduto, beccato dagli uccelli, nido di vespe, sceso nella spina dorsale fino alle caviglie e perso nei calzini. Insomma avete capito. Intendo quando diventi sordo e ti dondoli e raccogli le sigarette per strada e gli occhi girano veloci e roteano lungo l’asse come un mappamondo. Allora ti dicono che sei pazzo, scemo, ricchione, anarchico, terrone, e patofobico. Vedi gli oggetti che si muovono e parli con il videoregistratore, ma soprattutto sei sicuro di essere l’uomo ragno. Strisci su una parete e lanci ragnatele, penzoli dal lampadario e esci di casa usando la finestra. Attraversi la strada dondolanti su una ragnatela e la gente vede solo il blu e il rosso della tua tuta che si riflette meravigliosa nel cielo. Essere l’uomo ragno non è da tutti e non si può dire mica a tutti. Ci vuole un lavoro normale e abitudini discrete. La prima capacità richiesta per essere l’uomo ragno è quella mimetica, quella di confondersi tra la folla e tirare avanti silenziosamente nel traffico e negli uffici. Per essere come gli altri devi per prima cosa sudare come gli altri e svegliarti presto la mattina. Niente ci vorrebbe a tirare fuori la ragnatela e fiuu attraversare la strada e fiuu prendere la metropolitana. Essere l’uomo ragno significa essere prima di tutto un uomo. Certo se solo avessi provato a lanciare una ragnatela o a fermare una metropolitana in corsa, come nel film spiderman che poi significa sempre uomo ragno, avrei capito che dai miei polsi non ci sarebbe potuto uscire niente altro che il mio sangue da scimunito che ero. E neanche la superforza usai mai in effetti. Quando l’ascensore nel mio condominio non funzionava salivo a piedi tre piani e alla fine il cuore impazziva nella scatola toracica e affannavo sempre. Ma non usai mai i superpoteri. In quel periodo lavoravo in un supermercato e mettevo le etichette con i prezzi sulle scatole. Conoscevo i prezzi dei prodotti a memoria. Philadelfia 1700 lire, Tonno star 1400 lire confezione da 100 grammi, Tonno star da 200 grammi confezione famiglia super sconto 2100 lire (ottimo affare), stuzzicadenti marca Tiger confezione da 400 pezzi 2000 lire. Anche la supermemoria era un superpotere ma non mi ero ancora accorto di essere l’uomo ragno e pensavo solo di essere piuttosto intelligente, ecco tutto. Certo mi muovevo con destrezza tra gli scaffali del supermercato e quando volevo riuscivo ad arrivare alle spalle dei clienti senza fare un solo rumore. Sarei stato un ottimo agente della vigilanza del supermercato ma anche un ottimo contabile e un ottimo cassiere. Il supermercato poteva contare su di me. Spesso mi fermavo a riflettere sulle mie caratteristiche fisiche, su queste capacità che dal nulla mi sbucavano e che mi bruciavano sulla pelle in cerca del proprio spazio. Per esempio ogni tanto uscivo nel parcheggio del supermercato e facevo una corsa lunga e folle fino all’uscita. Superavo le macchine che facevano manovra dai parcheggi e scansavo carrelli abbandonati sullo spiazzo come atolli sperduti nell’oceano. Restavo impressionato dalla velocità con la quale raggiungevo l’uscita e con quanta facilità evitavo gli ostacoli che mi si paravano davanti. Alcuni si fermavano a guardare e restavano impressionati dalle mie prestazioni. Poi tutto sudato me ne rientravo nel mio magazzino a imballare prodotti scaduti da destinare alle fondazioni umanitarie del terzo mondo e ad etichettare salami, carta igienica, veleno per topi e lamette. Un pomeriggio caldo di resistenze di frigoriferi, mi addormentai sugli imballi. Le scatole morbide erano un buon posto per dormire e a certe ore del giorno, quando la stanchezza ti risaliva dalle ginocchia fino alla schiena, basta davvero poco a perderti nel sonno. Mi arrivava così dolce che ci scivolavo senza neanche accorgermene e la dimensione onirica stessa si confondeva con la realtà in quella confusione di luci e di ombre. Mentre affondavo rimbambito nella palude dei sogni, qualcosa mi riportò alla luce. Un fastidioso prurito al braccio destro. Andai per grattarmi e vidi un grosso ragno camminare lungo il mio braccio e incastrarsi tra i miei peli. Lo scacciai subito con l’altra mano e quel diavolo con venti zampe andò a pararsi sotto alle scatole. Dalla rabbia cominciai a saltare sulle scatole vuote e quel bastardo con trenta zampe in niente dovette diventare un tutt’uno con il lineolum che stava steso a terra nel magazzino. Restai nervoso tutto il giorno e lavorai con più lena e più zelo del solito. Da solo sistemai qualcosa come ottanta scatolette di tonno in venti minuti, tutte rivolte con l’etichetta verso l’esterno dello scaffale e impilate in maniera perfetta. Sistemai anche i croccantini per i gatti ed alcune confezioni di sapone cha da mesi marcivano nel deposito. Sentivo i bicipiti gonfiarsi e venire fuori le vene e le scatole di croccantini volavano leggere tra le mie braccia. Un vigore eccezionale vibrava nei miei muscoli, tesi come acciaio. Volli allora mettermi alla prova e andai nel reparto animali a sistemare i sacchetti di sabbia per i gatti da dieci chili l’una. Riuscivo a portarne due per volta e con quanta grazia! Ritornai a casa attraversando velocemente il quartiere, così veloce che la gente a stento riusciva a fissami sulla retina mentre io percepivo tutto e la vista si era allungata arrivando a mettere a fuoco anche oggetti a dieci metri e la miopia che da sempre mi perseguitava sembrava affievolirsi e ridursi sensibilmente. Qualcosa in me stava cambiando. La stanchezza mi colse impreparato sul letto e in niente scivolai nuovamente nel settore buio e imperscrutabile del sonno. Feci un sonno convulso e pieno di immagini confuse. Metafore buone si confondevano con presagi cattivi e al risveglio il lenzuolo madido di sudore testimoniava le lotte intestine dei miei neuroni. Mi risvegliai con una consistente erezione che vibrava in mezzo alle cosce e me ne stetti un paio di minuti nel letto ad aspettare che tutto si normalizzasse per circolare in casa. Da dove proveniva quel vigore? Cosa stava succedendo? Presi grattarmi la bollicina che si era formata sul braccio e ad un tratto capii. Il morso del ragno nel retro del supermercato mi aveva profuso energie nuove e adesso mi stavo mutando in un essere sublime! La mia rivincita sul mondo e su tutti quelli che dicevano che ero scemo prendeva il via da quel ragno. E la cosa in fondo non mi stupì poi tanto perché in cuor mio ero certo di essere speciale, e i superpoteri da sempre albergavano in me anche se solo adesso ne prendevo coscienza. Sentivo tutti gli odori della terra e tutti i suoni e riuscivo a capire i pensieri del gatto mettendogli una mano sulla testa. Il prodigio che si stava compiendo era miracoloso.&lt;br /&gt;Ne parlai con uno del reparto manutenzione frigoriferi. Si chiamava Andrea e una volta mi disse che riusciva a parlare con i morti. Non è che ci parlasse propriamente, nel senso di una discussione vera e propria, ma riusciva a stabilire una connessione con loro attraverso delle onde celebrabili. Erano i morti che si mettevano in contatto con lui e lui poteva solo ascoltarli senza riuscire a porre loro delle domande. Aveva comprato un libro che trattava il paranormale per documentarsi sul suo caso, ed aveva scoperto di essere un medium unidirezionale. Secondo il libro lui era una specie di antenna ricevente tra due dimensioni diverse. Quando me lo raccontò, gli credei e quindi vantavo un credito nei suoi confronti. Gli dissi che avevo una cosa da raccontargli e che dovevamo parlarne da soli. Lui intese che si trattava di qualcosa di delicato e restammo tutto il giorno in silenzio finchè non avemmo l’occasione di parlarne da soli. Gli raccontai tutto. Gli dissi che ero l’uomo ragno. Dapprincipio Andrea restò sconcertato, e disse che ero completamente impazzito. Quel bastardo di un visionario che parlava con i morti osava dirmi che ero io il pazzo. Disse che avevo bisogno di uscire e di andare a donne e di smetterla di restarmene da solo con queste fantasie. Gli urlai in faccia che io di donne ne potevo avere quante ne volevo e che mi aveva deluso perché pensavo che lui fosse una persone più sensibile degli altri e visto che c’eravamo quella cosa dei morti era proprio una stronzata e forse era lui che aveva bisogno di andare a donne. Lavorai rabbioso come un cane tutto il giorno e spostai tonnellate di sacchi di sabbia per i gatti solo per il gusto di spostarle. I clienti del supermercato percepirono il mio livore e si tennero alla larga, nel loro ideale raggio di distanza minima dal pericolo. Se solo avessi potuto avrei trasformato tutto in un bozzolo gigantesco di ragnatela. Tuttavia ero sicuro che la mia volontà sarebbe bastata per farlo. Andrea mi prese per il culo tutto il giorno e ogni volta che ci incrociavamo nel deposito, faceva finta di arrampicarsi sulle pareti, oppure si metteva a terra a camminare come i ragni. Fu da quel giorno che non parlai più con nessuno. Con nessuno. La gente pensava che io fossi impazzito, e la mia afonia li rendeva pazzi, ma io custodivo un segreto. Lasciai il lavoro e mi rintanai nella mia camera. Progettai grandi piani per salvare cose e persone e per ristabilire l’ordine nella città. Tutto era semplice ai miei occhi e la scintilla della follia oramai mi aveva reso cieco, allontanato da ogni barlume di intelligenza e di senso della realtà. Andai avanti in queste condizioni per altri tre mesi. Ero dimagrito e le ossa sbucavano spigolose da sotto alla pelle, i muscoli che credevo d’acciaio si erano afflosciati e se ne stavano rinsecchiti, attaccati alle ossa con il cotone delle mie visioni. La notte facevo solo incubi ed avevo il terrore del buio. Provavo rabbia verso tutti, e cercavo una vendetta per i delitti che non avevo ancora subito e per le ingiustizie che ancora non si erano abbattute su di me. Cominciai in quel periodo a guardare la televisione, soprattutto i telefilm. Li preferivo ai film perchè avevo il tempo di conoscere il personaggio e di familiarizzare. Così mentre seguivo con gli occhi i ghirigori disegnati dalle crepe nel parato, guardavo la televisione per tutto il giorno. Alle undici del mattino su rai tre davano la signora in giallo. "Murder she wrote" era il titolo della serie, ma a Napoli si chiamava la signora in giallo. La protagonista era Jessica Fletcher una signora sui sessanta che in ogni puntata si trovava a che fare con un assassinio. Spesso quando il cadavere non faceva parte della sua cerchia di conoscenze, veniva chiamata in causa da un suo amico poliziotto che le chiedeva di aiutarlo a risolvere il caso. Jessica Fletcher era vecchia e piena di rughe, però aveva sangue freddo e coraggio. Lei non aveva bisogno di alcun superpotere per risolvere i misteri, altro che uomo ragno, si serviva soltanto della sua potente mente e di una capacità di elaborare la dinamica dell'omicidio incredibile. Il suo segreto era l'esperienza. Jessica Fletcher, la rugosa e praticamente morta Jessica Fletcher c'aveva le palle e questo era fuori discussione. Non c'era avvocato che uccideva la moglie ricca, commercialista che uccideva la moglie ricca, medico che uccideva la moglie ricca che era capace a sfuggire all'intuito investigativo di Jessica Fletcher. Restai molto impressionato da una puntata dove un parrucchiere omosessuale uccideva il suo amichetto ricco. La trama era davvero complessa e il finale imprevedibile. Cominciai a prendere degli appunti per delle nuove trame da proporre alla produzione del telefilm. In una sola mattinata ne scrissi una intera dove il protagonista era un macellaio e uccideva la moglie ricca. Il titolo della puntata era "filetto al sangue". Avevo un'impostazione più proletaria e mi piaceva di ambientare le puntate in un contesto sociale popolare perchè gli spettatori si rispecchiassero di più. Alla mia maniera davo un'impronta letteraria al telefim. Scrissi infine un capolavoro con dei forti motivi autobiografici, si chiamava "omicidio nel supermercato" dove un operaio addetto al magazzino, dopo ripetute provocazioni da parte di un suo collega psicolabile, l'ammazzava nel parcheggio del supermercato con i sacchi di pietrine per i gatti. Jessica Fletcher beccava l'assassino e sentite le sue spiegazioni non lo denunciava in quanto volutamente provocato dallo psicolabile. Autocensurai alcune scene di violenza esplicita dove il protagonista sbriciolava il cervello dello psicolabile riducendolo alla consistenza brodosa. Rilegai tutto e l'imbustai in una grossa busta gialla. Spedii la busta gialla agli studi di Rai Tre di Napoli, dove tutti i giorni Jessica Fletcher girava la puntata e attesi. Fu da quel periodo in poi che decisi che sarei diventato un investigatore privato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3080863953669932007?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3080863953669932007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3080863953669932007&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3080863953669932007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3080863953669932007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/03/quando-ero-luomo-ragno-di-gianni-solla.html' title='QUANDO ERO L&apos;UOMO RAGNO di Gianni Solla'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/Sb_N4QFssHI/AAAAAAAAAQE/2CPku9VMQ0o/s72-c/BrokenMirrorChild.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-6056676950464059204</id><published>2009-01-28T05:44:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T05:47:37.082-08:00</updated><title type='text'>Numero di Gennaio</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBho9FUPDI/AAAAAAAAAP8/Q1AO-rd3a6M/s1600-h/logo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296340518007225394" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 396px; CURSOR: hand; HEIGHT: 166px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBho9FUPDI/AAAAAAAAAP8/Q1AO-rd3a6M/s400/logo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;Ragazzi, scusate il ritardo!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-6056676950464059204?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/6056676950464059204/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=6056676950464059204&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6056676950464059204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6056676950464059204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/01/numero-di-gennaio.html' title='Numero di Gennaio'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBho9FUPDI/AAAAAAAAAP8/Q1AO-rd3a6M/s72-c/logo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-6545344439453192665</id><published>2009-01-28T05:37:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T05:44:01.610-08:00</updated><title type='text'>XXX di Sanchez</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBgZx4HRjI/AAAAAAAAAP0/e0qNZgRX-nA/s1600-h/fiamme.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296339157789394482" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBgZx4HRjI/AAAAAAAAAP0/e0qNZgRX-nA/s400/fiamme.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Le ragazze che incontro parlano una lingua che non comprendo mai fino a fondo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trent’anni. Disoccupato. Che condizione del cazzo vero? A trent’anni ancora alla ricerca di un lavoro, un avvenire, un’identità perfino. Invece c’è chi a trent’anni è alla fine della carriera, e l’unico problema che gli rimane è investire i milioni guadagnati. I calciatori sono tra quelli. Vanno forte in Italia i calciatori. Sono belli, aitanti, ricchi, e mettono incinte le stesse ragazze che la mia vicina di casa cerca di imitare, ballando davanti la televisione mentre è l’ora del pranzo – quando sbircio dalla finestra - vestita come una troia bell’e fatta di quindici anni appena. Poche storie. In Italia funziona così. I calciatori sono i vincenti. Gli altri razzolano gli avanzi. E i disoccupati, nemmeno quelli.&lt;br /&gt;Insomma dicevo. Trent’anni. Disoccupato. Ero venuto su a Pescara per un colloquio. Con l’Airone. Per diventare stewart. Da Castellammare m’ero fatto 5 ore di treno per una chiaccherata che si era risolta in meno di dieci minuti con il solito le faremo sapere. Una frase ridicola, soprattutto in quel caso. Perché l’intervistatrice mi aveva fatto fuori dopo due minuti, ma la prassi, sai com’è, mica poteva dirmelo sinceramente.&lt;br /&gt;«Il suo accento mi sembra un po’ troppo napoletano», mi fa.&lt;br /&gt;«Beh, sempre meglio di quello milanese», rispondo piccato.&lt;br /&gt;La tizia, che era di quelle parti, ci rimase male.&lt;br /&gt;«La avverto di una cosa prima di proseguire. I primi tre mesi sono senza paga. È un periodo di addestramento full time. Dalle nove del mattino alle sei di sera. Le spiegheremo le dinamiche del lavoro, incluse cento ore di volo. Il periodo di addestramento si svolgerà a Roma», così se ne uscì la miserabile, come la cosa più facile del mondo.&lt;br /&gt;Dal momento che non avevo nessuno a Roma che potesse ospitarmi, e dal momento che non avevo i soldi per restare disoccupato tre mesi in attesa che mi concedessero uno stipendio, né avevo intenzione di trovarmi un lavoro serale per scoppiare del tutto, restai lì a riflettere che ero salito fino a Pescara per nulla.&lt;br /&gt;Restammo faccia a faccia in attesa che uno dei due dicesse qualcosa. Alla tizia non fregava un cazzo di me. Faceva il suo. Stop. Il ruolo delle parti è crudele. Ed è sempre così. Io di qui ad elemosinare due lire, lei di lì con un contratto sicuro si lima le unghie. Dopo aver scartabellato dei faldoni, finalmente, se ne esce: «Le faremo sapere». Chiusa la porta la stronza s’era dimenticata di me, del mio accento napoletano, e del mio orgoglio.&lt;br /&gt;Tornai per strada. Erano le sette della sera. Faceva freddo. Pescara si trova vicino ai Balcani. Il calore mediterraneo non gli appartiene. Trovai ristoro in un bar. Presi una Beks e mi sedetti a un tavolo.&lt;br /&gt;Essere disoccupati è una situazione del cazzo. Ma questo è nulla confrontato al cataclisma che mi esplodeva dentro. Ero disoccupato da quasi un anno e mezzo, e vuoi che la noia non mi avesse quasi portato al manicomio? Senza far nulla grippi. Se non ci sei portato rischi sul serio d’essere internato. Io non è che dovevo a forza di cose fare qualcosa. M’ero piazzato a casa di mia madre in attesa degli eventi, lei, separata da cinque anni, si faceva la sua vita, io la mia, e andavamo anche a cena fuori. No, non era quello che mi ossessionava. Ma il fatto che molti credono bisogna per forza fare qualcosa per sentirci vivi. E il modo con cui la gente agiva per tenere impegnato il tempo era il vero problema. Questo modo di confrontarsi con gli altri così cinico, violento, spregiudicato. Mi chiedo, perché accanirsi tanto se alla fine vincono sempre i più bastardi, quelli meglio preparati alle battaglie? Io non voglio essere cinico, cazzo. Mi sono accorto di riuscirci fin troppo bene. Quando mi metto a competere divento bastardo, senza scrupoli, e vinco. Perché sto una spanna sopra tutti anche in questo, cazzo. Ecco il motivo per cui preferisco perdere. Mi faccio troppa pena nel vedermi così conciato. A meno di diventare come quelli che seguono i precetti del buon padre di famiglia e fanno tutto quello che devono fare per diventare dei “buoni cristiani”. E nemmeno per il “buon cristiano” sono portato. Posto fisso, auto in garage, routine quotidiana per trent’anni. non fa per me. Eppure tutte le donne scelgono entro queste due categorie di uomini. La donne sono tutte uguali: fatta una certa età battono cassa e si accasano. Con uno o con un altro delle specie è indifferente. Per fortuna non scelgono mai me.&lt;br /&gt;Sono sfortunato. Avrei voluto nascere senza un coglione, o con tre palle, per dare maggiore coerenza alle mie sconfitte e alle mie vittorie. Da disoccupato si riflette anche a questo. Si pensano tante cose quando sei senza far niente. Ti guardi intorno. E ti sembra che sia tutto uguale. Che tutti facciano le stesse cose e che soprattuto ambiscano alle stesse cose. Che siano dottori, letterati, brigadieri o stewart, cercano un buco in ci svuotare, una casa, bella per giunta, con le grate alle finistre, come i gibboni allo zoo, e un casco di banane da infilarsi nel culo.&lt;br /&gt;Nel bar ci sono dei quadri molto brutti con delle voluminose cornici dorate. Ebbi un deja-vu. Ricordo che una sera mi trovavo all’inaugurazione di una mostra d’arte. Era la mia donna che esponeva a dirla tutta. E c’era un professore, un certo cattedratico della Federico II, che avrebbe dovuto aprire la mostra con un discorso e tutto il resto. Era accompagnato da una ragazza, che lì lì credetti sua figlia, fino a che non gli mise la mano sul culo e la baciò in bocca. I due avevano trent’anni di differenza, poco meno. Ma non è questo il punto. Il punto è che lei era un svampita e mi aveva preso a fissare. In effetti ero l’unico abbordabile a quella mostra. Gli altri o reggevano le stampelle, o erano ubriachi, o vecchi, o froci. Questi ambienti di artisti, insomma.&lt;br /&gt;La puttanella aveva occhi leggermente flessi e stupidi, di quelli che per una strana ragione fanno sesso, e di cui gli uomini perdono la testa. Mi passa vicino e avverto immediatamente il suo calore. L’umore forte del suo sesso. Si mette di fronte a me, accanto al compagno/professore che illustra le opere facendo uso del linguaggio più astruso a disposizione in modo che che la cosa assuma un elevato tono culturale. Giochetti a cui non facevo più caso. Faccio invece caso alla tizia che si aggiusta la calza, e se la tira su, lungo la gamba, piano piano. E piano piano solleva la testa lanciandomi un’occhiata. “Ti scopo!” le avrei urlato. Ma non lo feci, purtroppo. Altrimenti avrei rischiato di morire per mano della mia donna. Un’artista troppo gelosa per certe peripezie. Di certo non avrebbe capito.&lt;br /&gt;Dopo gli applausi ci sono strette di mano e la mia donna viene accerchiata dal resto della banda. La tipa coglie il momento e si avvicina a me. La stronza. Mi passa vicino, sfiorandomi appena, fingendo di guardare un quadro, dandomi le spalle. Mi avvicino e le sussurro all’orecchio: «Voglio farti venire dieci volte con la lingua, maledetta baldracca…» Lei non batte ciglio. Allora persi il controllo. Era troppo. Le infilai una mano tra le natiche. Quella pazza manda un urlo forte. Si ferma tutto. Il tempo, lo spazio, gli areoplani. Tutti lì a guardarci. Compreso la mia donna, l’artista, a cui era dedicata l’esposizione. Nel momento migliore la troia mi molla un ceffone, violento, e scappa tra le braccia del professore/papà.&lt;br /&gt;Appena dopo la mia donna mi avvicina, l’artista, quella gelosa, quella a cui era dedicata la serata, e mi molla un altro ceffone, tremendo. Incassai. La fissai negli occhi, nero, e uscii dalla galleria senza fare scene.&lt;br /&gt;A Napoli c’è sempre da fare. Sostai in un bar e comprai una bottiglia di vino. Rosso. Camminando per strada avviai a vuotarla, sorso sorso, fino a raggiungere altri posti pieni di gente. Qualcuno dice Barcellona, Valencia, che belle città. Ma Napoli, cazzo Napoli è un capolavoro. È un dipinto. Un’opera d’arte, sul serio. Da Borgo Marinaro fino a Mergellina ti si ferma il cuore in gola tant’è bella. Allora mi avviai, con la città in fiamme, verso il casino di San Pasquale, e forse chissà dove ancora, in cerca di qualcuno per smazzare il fondo della bottiglia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-6545344439453192665?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/6545344439453192665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=6545344439453192665&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6545344439453192665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6545344439453192665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/01/xxx-di-sanchez.html' title='XXX di Sanchez'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBgZx4HRjI/AAAAAAAAAP0/e0qNZgRX-nA/s72-c/fiamme.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-2646635195274531693</id><published>2009-01-28T05:33:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T05:35:29.875-08:00</updated><title type='text'>ORME NELLA NEVE di Stefano Moraschetti</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBfFaJ3GPI/AAAAAAAAAPs/Aohg0aZFe1A/s1600-h/snow-h1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296337708312369394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 286px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBfFaJ3GPI/AAAAAAAAAPs/Aohg0aZFe1A/s400/snow-h1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ormai la neve stava cadendo più lieve e il vento aveva smesso di ululare tra i crepacci e le gole della montagna.&lt;br /&gt;In silenzio fissavo il mio compagno di scalata negli occhi; quante avventure avevamo condiviso insieme, quante passioni e anche quanta ostinazione e spregiudicatezza ci avevano legato. Eravamo uniti come fratelli, come se fra noi ci fosse stato un nodo da arrampicata,uno di quei nodi a cui tanto spesso avevamo affidato la nostra vita.&lt;br /&gt;Quegli occhi; quante volte mi avevano accompagnato, avevano vegliato sui miei passi e visto il pericolo che incombeva su di me.&lt;br /&gt;Con calma uscii dalla tenda, i muscoli erano un torpore unico e appena mi misi eretto sentii la schiena scricchiolare, come fosse ghiaccio che sotto il peso del mio corpo si incrinava.&lt;br /&gt;Dieci giorni,tanto era passato da quando avevo sentito per l’ultima volta l’aria frizzante sul mio viso senza che questo venisse colpito dal ghiaccio trascinato dal vento. Dieci giorni chiuso tra mura di tela e rannicchiato tra le coperte, cercando in ogni modo di mantenere accettabile la temperatura corporea&lt;br /&gt;Avevo pensato di impazzire, mai avrei creduto che realmente potesse capitare che io e il mio amico potessimo restare bloccati senza possibilità di essere raggiunti per così lungo tempo.&lt;br /&gt;I primi giorni erano passati come uno scherzo, facevamo del sarcasmo sulla nostra incoscienza sicuri che tutto sarebbe finito in fretta, poi dopo il terzo giorno tutto era diventato all’improvviso più difficile, sembrava perfino che il sangue fosse come acqua nelle vene, non avevamo più forza,il cibo cominciava a essere razionato e fuori dalla tenda la montagna urlava e si faceva beffe di noi.&lt;br /&gt;Quanto era stato duro. Quanto era stato difficile. Eppure ora che tutto era passato, mi sentivo più forte, avevo superato il muro che mi era stato posto di fronte, certo, non potevo dimenticare di avere avuto a fianco a me un vero amico, solo grazie a lui ero riuscito a resistere, se fossi stato solo non avrei potuto niente contro l’inevitabile morte che il cielo aveva scelto per me.&lt;br /&gt;Sentendo sotto gli scarponi il soffice manto di neve la osservai ancora un secondo, come era innocua, quando era così, posata sul terreno e distribuita sulla montagna come zucchero a velo su un grosso dolce.&lt;br /&gt;Pensare ai dolci da sempre mi crea un buco nello stomaco, osservai dentro la tenda, preso un pezzetto di carne lo addentai con foga, era fredda e il sangue non ancora rappreso formò un piccolo rivolo che mi scese lungo il mento.&lt;br /&gt;Rimasi un secondo fermo, come statua di ghiaccio, poi mi chinai, presi sotto braccio la testa del mio compagno e mi incamminai verso la vetta.&lt;br /&gt;Eravamo rimasti bloccati solo a tre ora dalla cima, dopo essere stati tanto vicini per così tanto tempo non si poteva rinunciare a raggiungere la vetta.&lt;br /&gt;Lasciai tutte le cose superflue al campo, tenda, zaino, ramponi, piccozze, corde, braccia, gambe, ormai quelle non servivano più.&lt;br /&gt;Dopo poco più di due ore e mezza di salita mi ritrovai a guardare dalla parete nord, lo spettacolo che mi si presentava era affascinante, avevo tutto il mondo ai miei piedi, mi girai verso la direzione da cui ero venuto, la tenda non si vedeva sommersa com’era rimasta dalla neve, ma una sottile linea rossa saliva verso la cresta e si fermava ai miei piedi formando una macchia informe.&lt;br /&gt;Lungo le ultime vertebre colava ancora del sangue, non ero riuscito a tranciare di netto la colonna vertebrale e questa pendeva ancora come una lunga coda dal cranio del mio compagno.&lt;br /&gt;Con calma raccolsi le mie idee e con il mio dolce peso sotto braccio saltai verso il vuoto che mi si apriva dinnanzi.&lt;br /&gt;In lontananza mi sembrò di sentire la montagna ridere, mentre cadevo per non rialzarmi mai più, dietro me solo orme, orme nella neve.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-2646635195274531693?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/2646635195274531693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=2646635195274531693&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2646635195274531693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2646635195274531693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/01/orme-nella-neve-di-stefano-moraschetti.html' title='ORME NELLA NEVE di Stefano Moraschetti'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBfFaJ3GPI/AAAAAAAAAPs/Aohg0aZFe1A/s72-c/snow-h1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-1300488858912121147</id><published>2009-01-28T05:31:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T05:33:35.882-08:00</updated><title type='text'>EIACULAZIONE MISTICA di Marco Smorra</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBepw9LMLI/AAAAAAAAAPk/SwCj-g0V64g/s1600-h/eiaculazione.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296337233396838578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 194px; CURSOR: hand; HEIGHT: 280px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBepw9LMLI/AAAAAAAAAPk/SwCj-g0V64g/s400/eiaculazione.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non riusciva a capacitarsi di quello che le stava accadendo. Maurizio le stava seduto a fianco, sulla poltrona, con il pisello dritto, tanto irto da apparire un fenomeno innaturale.&lt;br /&gt;Era quasi mezzanotte e la serata, trascorsa a bere vino condito con ammalianti inutili discorsi tra amici-conoscenti, occupava nei loro cervelli l’area dei ricordi a breve termine, che una buona dormita avrebbe completamente cancellato.&lt;br /&gt;Ora lui le era accanto e quello che le stava accadendo avrebbe potuto occupare le pagine più pateticamente poetiche del suo diario segreto. Grazia annotava tutto quello che le accadeva in quei suoi fottutissimi quaderni, da quando, a tredici anni, aveva letto il 'Diario di Anna Frank'. Aveva deciso che il suo dolore quotidiano era degno di annotazione, comparabile a quello di un’adolescente alla quale era stata strappata la vita come uno sbudellamento lento e meticoloso, senza anestesia.&lt;br /&gt;Il lavoro di persuasione di Maurizio era riuscito brillantemente:&lt;br /&gt;“Dai, fammi salire da te, solo cinque minuti!. Il tempo di chiacchierare ancora un po’ e poi andrò via!”.&lt;br /&gt;“No, dai…s’è fatto tardi, possiamo vederci domani!”.&lt;br /&gt;“Come vuoi, ma è un peccato”.&lt;br /&gt;“Ok, solo cinque minuti però!”.&lt;br /&gt;Intanto Maurizio le accarezzava i capelli, con una delicatezza ed una voluttà che lei, in tutta la sua vita, aveva solo potuto assaporare raramente ed in solitudine. Come in quelle poche notti che le era risultato davvero difficile non consumarsi il clitoride con il dito medio della sua piccola e nerboruta mano sinistra.&lt;br /&gt;Non provava una tale attrazione per un maschio, da quando alle superiori s’era innamorata di Giuseppe, uno splendido ragazzo dalla dentatura perfetta, capoclasse, sempre in ordine, con un tale consenso tra i coetanei che già dall’ora era chiaro a tutti che da adulto avrebbe occupato senza difficoltà la poltrona da sindaco di Casamale.&lt;br /&gt;Maurizio non aveva nessuna voglia di rincontrarla, aveva solo voglia di giocare con quella curiosa figura di donna. Non intendeva mancarle di rispetto, ma avere davanti una vergine di trentasette anni, lo eccitava da morire. Grazia, dal canto suo, sentiva l’odore di giovinezza di Maurizio e quell’odore era tanto forte da mettere in discussione tutti i precetti inghiottiti in trent’anni di devozione alla parrocchia del paese.&lt;br /&gt;Mauri, così lo chiamavano tutti, aveva ventisei anni, di bell’aspetto, trasandato. Aveva uno stuolo di le ragazze che continuavano a cercarlo, nonostante il suo disinteresse per i rapporti impegnativi. Questo Grazia lo aveva appurato dalle continue telefonate ricevute durante la serata, seguite da un suo cordiale rifiuto:&lt;br /&gt;“No Chiara, stasera non ci sono, sono in giro con amici”. “Magari domani Anna, come?...ah scusa Anna…stasera vorrei tornare a casa presto”. E formalità del genere.&lt;br /&gt;Quella sera Grazia era agghindata per le migliori occasioni. Era un ragazza estremamente curata, depilata e levigata, da fare invidia al migliore ritocco con il photoshop , odorosa, tanto da non avere bisogno di costose fragranze per saturare l’area di corteggiamento. Preservava bene il suo corpo, evitando accuratamente di prendere la patente, perché preferiva camminare a piedi. In realtà non sarebbe mai riuscita a superare il trauma del primo spegnimento del motore per inesperienza nell’utilizzo della frizione.&lt;br /&gt;Dopo il primo bacio, che Mauri era riuscito a strapparle senza difficoltà, il cazzo gli si era indurito tanto da sentirsi in diritto di sbottonarsi il pantalone per estrarre la sua mercanzia. Grazia guardava fisso il nervo ed arrossì, non per le dimensioni, ma per la naturalezza con la quale lo avevo estratto.&lt;br /&gt;La casa di Grazia era pervasa da un odore, non cattivo, ma che sapeva di vecchiaia. I suoi erano morti da sette anni, a poca distanza l’uno dall’altro, ma lei non aveva osato sfiorare nulla in quella casa nient’altro che la polvere, accumulata sui cimeli, rimossa con quotidiana meticolosità. Continuava a dormire nella sua angusta cameretta, che un tempo condivideva con la sorella, ormai sposata da cinque anni. Maurizio non si accorse di quell’atmosfera di antiquariato, altrimenti sarebbe scappato. Aveva tanta paura della morte e della vecchiaia che niente, se avesse riconosciuto il tanfo di stantio, l’avrebbe potuto trattenere in quella casa.&lt;br /&gt;Grazia, in quella situazione imbarazzante, avrebbe voluto liberarsi di Mauri in un secondo, per poi correre nella sua stanza a pregare sottovoce la madrevergine per invocarne il perdono. Ma ormai era tardi, sapeva che non sarebbe riuscita a liberarsi di lui così facilmente. Era troppo eccitato per staccare il culo da quella poltrona.&lt;br /&gt;Le effusioni che si scambiavano sembravano più una lotta che un corteggiamento, ma non era stato difficile sbottonarle la camicetta bianca, che appena le arrivava all’ombellico. La carne scoperta di Grazia aveva davvero un buon odore che eccitava Maurizio. I trentasette anni di quella donna erano annullati dall’adolescenza della sua pudicizia.&lt;br /&gt;Maurizio, per quanto eccitato da quella situazione, provava una certa compassione per lei. Fiutava il suo imbarazzo, la delicatezza dei suoi no, fai piano, ma era tardi ormai, non poteva gettare la sua serata senza poter svuotare le palle del suo liquido prezioso.&lt;br /&gt;Con uno scatto armonioso Mauri riuscì a farla stendere sul divano e braccarla con il suo corpo pesante. Tentava di essere delicato, ma doveva un qualche modo ammansuetirla. La gonna di cotone di Grazie lasciava ormai posto alle mutande di pizzo delle quali non si riusciva ad indovinarne il colore. Grazia aveva evitato di illuminare tutta la casa, accendendo solo il piccolo lume posto sul un tavolino di fianco alla poltrona. Non voleva assolutamente che qualche vicino potesse immaginare che stesse ospitando qualcuno, magari un uomo, a quell’ora di notte. Lei, devota alla verginemaria, non poteva mancare di rispetto al lutto che affliggeva la sua casa!.&lt;br /&gt;Ma ormai Mauri le era sopra, con il suo nervo che premeva tra le grandi labbra. Comprendeva la sua contrariata eccitazione, tanto che gli parve premere il cazzo contro una spugna imbevuta di acqua e sapone. Grazia continuava a respingerlo ma il piacere le saliva al cervello, ma non riusciva al liberarsi completamente dei precetti che continuavano a dare una forza straordinaria a quella piccola mano sinistra, che proteggeva il suo sesso dal nervo vigoroso di Maurizio.&lt;br /&gt;Dopo un quarto d’ora di tentativi Mauri decise di cambiare strategia e concentrò le sue forze tentando di spingere il capo di Grazia all’altezza del pisello. In una contorsione disumana Mauri vinse la repulsione nervosa del collo di Grazia, avvicinandole il pisello fino alle labbra. Lei, nonostante fosse contrariata, avvicinava la bocca al glande, ma con un movimento simile a quello di una colomba alle prese con una mollica di pane troppo grande per il piccolo becco.&lt;br /&gt;Dopo mezz’ora erano entrambi stremati. La faccia di Grazia era stravolta. Alternava lo sguardo di paura a piccoli sorrisi. Non provava disgusto, ma le sembrava già abbastanza, tanto da poterlo liquidare e sprofondare in un sonno tranquillo, preceduto da un veloce e meccanico attodidolore.&lt;br /&gt;Ma Mauri non intendeva assolutamente abbandonare la casa della vergine. Ci furono dieci minuti di tregua. E lui notò la faccia di Grazia quasi estasiata. Lei era distante mezzo metro da lui, con le gambe chiuse ermeticamente, ma scoperte, ed il seno destro era straripato dal reggiseno.&lt;br /&gt;Mauri la guardava ed il nervo pulsava dall’eccitamento. Con la mano continuava, più che a cercarla, a calmarla l’affanno ritmico che le gonfiava il petto. A Grazia erano rimasti gli occhiali da miope incollati al viso, che le ingrandivano gli occhi, che le davano ancor più un’aria innocente. Un sentimento di colpa invase l’anima di Maurizio. Perché mai avrebbe dovuto continuare a profanare quella giovane e delicata donna. Era sicuro che Grazia avrebbe impiegato mesi per assimilare quella nottata.&lt;br /&gt;Ma l’istinto predominante gli diede nuova foga ed in un frangente gli balzò nuovamente addosso. Ma questa volta le si mise a cavalcioni sulla pancia e le serrò le braccia con la sua robusta mano sinistra. Grazia non capiva cosa le stava accadendo e Maurizio, dopo averla immobilizzata, iniziò a masturbarsi con la destra. Lei gli disse: “Ma cosa stai facendo?. Dai smettila!. Non mi piace che fai così!”. Ma il movimento sussultorio della mano di Maurizio s’era orma impossessato della sua coscienza e fissava ardente la faccia di Grazia che non riusciva a staccare gli occhi dal nervo di Maurizio. Lui biascicava piccoli gemiti, sapeva che di lì a poco sarebbe venuto, tanta era l’eccitazione. Prima degli ultimi colpi assestati al nervo, si inarcò fino ad azzeccare il pisello alla faccia di Grazia, e la sua mano colpiva ritmicamente il mento di Grazia. Si, si, oh…si….ahhh…!!!&lt;br /&gt;Gli venne in faccia con un vigore che avrebbe ricordato per tutta la sua vita. Il suo seme zampillò potente sulla faccia di Grazia, inondala dalle labbra, su per il viso, fino agli occhiali. Negli ultimi istanti che precedettero l’eiaculazione, Grazia sembrò sibilare un gemito di piacere, ma Mauri non era sicuro di averlo sentito. La faccia di Grazia si colorì di una strana espressione, che non era né di disgusto ne di piacere, ma simile all’appagamento. Dopo essere venuto Mauri si stese sul corpo di Grazia fino ricoprirla per intero. Le mani di lei, ormai libere dalla morsa, si profusero in un abbraccio tanto energico che Mauri non riuscì a capacitarsi che un così esile corpo potesse sprigionare tanta forza.&lt;br /&gt;Stettero in quella posa, inermi, per quasi dieci minuti, dopo di che Mauri si rialzò e si ricompose occultando il nervo nelle mutande, ormai ridotto a poca cosa. Grazia non disse una parola e si passò la mano sul viso, testando la sostanza liquida che la ricopriva ed ingoiò, con sforzo, per la gola secca; sembrò quasi stesse saggiando il seme di Mauri.&lt;br /&gt;Maurizio ormai s’era rivestito. Un sentimento di angoscia lo assalì, mentre tentava di indovinare i pensieri di Grazia. Le disse, con la consapevolezza che quel che diceva non sarebbe mai accaduto: “Io vado s’è fatto tardi, ci sentiamo domani”. Lei non disse una parola.&lt;br /&gt;Maurizio usci dalla sua casa, un bel po’ turbato. Scendendo le scale si trovò di fronte il loculo del palazzo, debolmente illuminato, che conteneva la statua della vergine, che prima non aveva notato. Stette qualche istante ad osservarla e poi, quasi senza rendersene conto, si fece il segno della croce e recitò un atto di dolore, sbagliando anche le parole sostituendo ‘molto più’ con ‘e per di più perché ho offeso…’&lt;br /&gt;Grazia rimase stesa sul divano. Aveva ancora sul viso i segni dell’eiaculazione. Ora era sola. Gli venne da ridere, mentre le sgorgavano due piccole lacrime che evaporarono prima di arrivare al collo. Ma si sentiva libera, come sollevata da un peso, ma quel sollievo non era dovuto all’assenza di Mauri.&lt;br /&gt;Sentì il portone del palazzo richiudersi. Si apprestò alla finestra, scostò un poco le tende e vedendo quel ragazzo con il capo chino avviarsi all’uscita del viale sospirò: “A presto piccolo mio, grazie”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-1300488858912121147?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/1300488858912121147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=1300488858912121147&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1300488858912121147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1300488858912121147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/01/eiaculazione-mistica-di-marco-smorra.html' title='EIACULAZIONE MISTICA di Marco Smorra'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBepw9LMLI/AAAAAAAAAPk/SwCj-g0V64g/s72-c/eiaculazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-8414116902076792432</id><published>2009-01-28T05:25:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T05:31:55.709-08:00</updated><title type='text'>COPERTINE di Corrado Izzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBd9uQzoxI/AAAAAAAAAPc/bAXywPtYbEU/s1600-h/book-covers.png"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296336476759630610" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 354px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBd9uQzoxI/AAAAAAAAAPc/bAXywPtYbEU/s400/book-covers.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Frutta di Francesco Trombadori da La stagione della caccia di Andrea Camilleri , Sellerio Editore Palermo.&lt;br /&gt;Mattino a Cape Cod di Edward Hopper da A ovest di Roma di John Fante, Fazi Editore.&lt;br /&gt;Night Hawks sempre di Edward Hopper da E le altre sere verrai ? di Philippe Besson, Guanda Editore.&lt;br /&gt;Olio su tela di Jack Vettriano da Ad occhi chiusi di Gianrico Carofiglio,Sellerio Editore Palermo.&lt;br /&gt;Io non leggo libri. Colleziono copertine.&lt;br /&gt;Nemmeno li leggo,perché io scrivo incipit per una nota casa editrice. Se qualche autore sotto contratto ha difficoltà ad iniziare una nuova storia,si rivolge a me. Di libri,quindi, ne ho fin sopra i capelli ,se solo i capelli ce li avessi.&lt;br /&gt;Le copertine però mi attirano,non so farne a meno. Così vi voglio raccontare una storia vera.&lt;br /&gt;Il 5 dicembre del 2002 io mi trovavo nei pressi della cassa della libreria Feltrinelli di via S.Tommaso d’Aquino. Mi accingevo a pagare Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati – Oscar Mondadori. In copertina una foto dall’omonimo film del 1960 per la regia di Mauro Bolognini.&lt;br /&gt;Primo piano sulla magnifica schiena di Claudia Cardinale,cui fa da contraltare il pensieroso viso di Marcello Mastroianni.&lt;br /&gt;Da attrice consumata,lei scelse proprio quel momento per entrare in scena,mettendo piede nella libreria. Io avrei voluto dirle che ero felice di vederla,che l’ammiravo tanto. Che ricordavo bene le sue apparizioni ne I soliti ignoti,il Gattopardo,La ragazza di Bube,ma dove veramente mi era piaciuta era in film americano con Rock Hudson di cui non ricordo il titolo , in cui indossava uno strepitoso due pezzi,color arancio.&lt;br /&gt;Sì, Ursula Andress era bella nel suo bikini bianco,ma niente a che vedere con la sua classe,signora Cardinale. Perché se una donna è bella e in più possiede anche classe,beh allora non c’è gara e questo è il massimo che un uomo può desiderare.&lt;br /&gt;Nel suo elegante tallieur - pantalone,circondata dal direttore della libreria e dagli impiegati tutti,con grazia sorrideva ai loro complimenti.&lt;br /&gt;Io mi sono avvicinato e avrei voluto almeno salutarla. Ma non l’ho fatto,e forse è stato meglio. Imbranato come sono, mi sarei sicuramente emozionato. E poi chissà quante volte le avranno detto cose ancor più belle delle mie.&lt;br /&gt;Insomma questa è una storia piccola,signora Cardinale,ma vera. Se,infine, anch’io dovessi cedere alla tentazione e mettere insieme gli incipit,donando forma al “mio libro nel cassetto”, due cose sono certe : il titolo Senza fine, e la copertina, la sua bella schiena,però omettendo il volto di Marcello Mastroianni. Non si può guardare altrove,se la bellezza è sotto i nostri occhi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-8414116902076792432?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/8414116902076792432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=8414116902076792432&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8414116902076792432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8414116902076792432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/01/copertine-di-corrado-izzo.html' title='COPERTINE di Corrado Izzo'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBd9uQzoxI/AAAAAAAAAPc/bAXywPtYbEU/s72-c/book-covers.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-8804760184115481039</id><published>2009-01-28T05:23:00.000-08:00</published><updated>2009-01-28T05:25:25.536-08:00</updated><title type='text'>MAGARI DIO HA MANGIATO SUA MADRE di Marco Baldini</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBcukTWbPI/AAAAAAAAAPU/4N1emc0w2zA/s1600-h/creation.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5296335116876279026" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 329px; CURSOR: hand; HEIGHT: 239px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBcukTWbPI/AAAAAAAAAPU/4N1emc0w2zA/s400/creation.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono 48 anni che la gente mi guarda e fa smorfie. A volte ride. Lo preferisco, perché almeno li faccio felici. Però, cioè, non è che mi fa piacere eh.&lt;br /&gt;Sono brutto. Peso 152 kg, c’ho i buchi in faccia per l’acne, sudo come una spugna pure se ci stanno 2° C (mi si fanno i ghiacciolini a volte) e puzzo come un porco.&lt;br /&gt;La gente reagisce sempre così quando mi vede: sbarra gli occhi, alza un sopracciglio, si volta davanti se non c’è nessuno vicino o verso l’amico se è in compagnia, oppure sghignazza o scuote la testa.&lt;br /&gt;Cioè, non sono mica un mostro io. Però c’ho fatto l’abitudine ormai. Io a me mi piaccio eh, mica no. Sono pur sempre una creatura di Dio, perciò sono bello lo stesso. Mica Dio può creare qualcosa che è brutto, cioè, non è proprio possibile.&lt;br /&gt;Però a volte mi sono chiesto se per caso, ma per caso eh, a Dio non Gli piaccio. Mi sono immaginato se Dio mi vede e mi ride in faccia pure Lui, cioè, come la prenderei io?&lt;br /&gt;Forse me ne fregherei pure di Lui, tanto c’ho fatto l’abitudine ormai. Io a me mi piaccio comunque, eh.&lt;br /&gt;Però, cioè, è strano. Dio mi ha creato e poi neanche Gli piaccio? Ma è scemo mica? Quindi Gli piaccio per forza, mica è scemo Dio.&lt;br /&gt;Però pure i preti mi guardano strano quando mi vado a confessare. Anzi, neanche me li fanno dire i peccati a me, e manco l’Atto di Dolore, mi assolvono subito subito. Per carità, a me mi fa pure comodo, mi vergogno a dire certe cose a quelle brave persone. E poi va a finire che non mi vogliono confessare proprio più.&lt;br /&gt;I preti secondo me fanno così perché gli faccio pena. Pensano tipo “Pover’uomo, c’ha tutte quelle disgrazie, santo cielo, lo assolvo subito subito, tanto uno così sfortunato non ci può avere troppi peccati sulla coscienza”. Secondo me fanno così, però non me lo dicono perché va a finire che poi li accusano di fare le preferenze e non va bene, perché gli uomini sono tutti uguali eh, anche se davanti ad alcuni di loro la gente storce il naso. Pure i preti, ma loro lo fanno perché si dispiacciono, mica perché gli fanno schifo.&lt;br /&gt;Però mia madre era diversa. Lei mi sorrideva sempre, pure quando mi facevo la cacca addosso perché non facevo in tempo ad arrivare al cesso. Anche quando scorreggiavo durante la cena o quando c’erano ospiti.&lt;br /&gt;Anche quando l’ho uccisa, sorrideva.&lt;br /&gt;Sì, mia madre l’ho uccisa. Però non l’ho fatto apposta, giuro.&lt;br /&gt;Gli volevo fare uno scherzo, uno scherzetto scemo, così, per ridere. Gli avevo messo una polverina piccante nella minestra, così, per ridere eh, e lei le cose piccanti non le poteva mangiare.&lt;br /&gt;Gli pigliò un colpo, mentre mi sorrideva. Uno shock profilattico, o come si chiamava quella cosa brutta, e cascò con la faccia nella minestra.&lt;br /&gt;Io pensavo che si voleva vendicare dello scherzo e me ne voleva fare uno pure lei. Voleva fingere che era schiattata. E io ridevo pure io per lo scherzo.&lt;br /&gt;Però non l’alzava, la testa, non si muoveva più. E allora ho capito che era morta veramente. Ma io che ne sapevo che se mangiava la minestra crepava? Io volevo solo farla ridere un po’!&lt;br /&gt;Mi sono spaventato. Ho pensato che mi mandavano in galera, dicevano “Ha ucciso la madre, povera donna, che figlio scapestrato!” e cose così. E allora non dovevo far sapere a nessuno che era morta, lei.&lt;br /&gt;Non era difficile perché tanto vivevamo da soli. Papà non l’ho mai conosciuto, io, ci ha lasciati appena seppe che era incinta di me. Quindi la prima cosa che mi era venuta in mente per nasconderla era la cosa che meglio sapevo fare.&lt;br /&gt;La mangiai, pezzo pezzo. Tanto non avevo ancora pranzato. Era buona, sapeva di carne come quella degli animali, lei. E la mangiai tutta, tanto era magra, mica era come me.&lt;br /&gt;Le ossa invece le buttai, mica me le potevo mangiare quelle. E a tutti dissi che era partita e che mi aveva lasciato solo, tanto lavoravo come impiegato.&lt;br /&gt;Però a me mi è dispiaciuto che l’ho uccisa. E non l’ho potuto manco confessare ai preti perché mi assolvevano subito subito.&lt;br /&gt;A volte penso che a Dio non gli piaccio. L’ho già detto, lo so, però quando mi viene in mente mamma ci ripenso sempre. Forse Dio me l’ha lasciata mangiare perché così avevo qualcosa di bello in corpo. Qualcosa con un bel sorriso sopra.&lt;br /&gt;Chi lo sa se ho mangiato pure la sua anima o se Dio se l’è presa prima di me. A me mi sarebbe piaciuto che restava con me.Così almeno mi sentivo meno solo, io.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-8804760184115481039?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/8804760184115481039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=8804760184115481039&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8804760184115481039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8804760184115481039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2009/01/magari-dio-ha-mangiato-sua-madre-di.html' title='MAGARI DIO HA MANGIATO SUA MADRE di Marco Baldini'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SYBcukTWbPI/AAAAAAAAAPU/4N1emc0w2zA/s72-c/creation.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-5865988176850020045</id><published>2008-11-08T02:11:00.000-08:00</published><updated>2008-11-08T02:27:11.363-08:00</updated><title type='text'>Numero di Novembre</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVop6tvVzI/AAAAAAAAAL8/arykOVyeA5k/s1600-h/ad%2520est%2520dellequatore.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266230408624690994" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 160px; CURSOR: hand; HEIGHT: 212px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVop6tvVzI/AAAAAAAAAL8/arykOVyeA5k/s400/ad%2520est%2520dellequatore.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVmUUmaXkI/AAAAAAAAAL0/VPim-j8A658/s1600-h/inferno1+DEF.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266227838592900674" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 3px; CURSOR: hand; HEIGHT: 1px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVmUUmaXkI/AAAAAAAAAL0/VPim-j8A658/s400/inferno1+DEF.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Questo è forse tra i migliori numeri del nostro blog. Racconti potenti, taglienti e allo steso tempo con un velo d''ironia. La redazione di ad est dell'equatore porge i più sinceri complimenti agli autori e rivolge un grazie a tutti coloro che hanno tempestato la nostra posta elettronica di racconti. Continuate a farlo, questo del blog sta diventando uno dei mezzi più importanti per scoprire talenti e dare l'opportunità a tutti di lasciarli scoprire. Grazie mille. Continuate a scrivere, a commentare, a votare e soprattutto a leggere.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Saluti dall'est dell'equatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-5865988176850020045?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/5865988176850020045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=5865988176850020045&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5865988176850020045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5865988176850020045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/11/numero-di-novembre.html' title='Numero di Novembre'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVop6tvVzI/AAAAAAAAAL8/arykOVyeA5k/s72-c/ad%2520est%2520dellequatore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4407373439877776376</id><published>2008-11-08T02:07:00.000-08:00</published><updated>2008-11-08T02:11:18.844-08:00</updated><title type='text'>IL TORCHIO di Massimiliano Colucci</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVlvK0S5yI/AAAAAAAAALs/iXC4hmZj4AY/s1600-h/torchio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266227200311617314" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 271px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVlvK0S5yI/AAAAAAAAALs/iXC4hmZj4AY/s400/torchio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ci vuole forza, le spiegai. Come in molte cose della vita. S’impara a camminare e a non cadere quando le gambe sono forti abbastanza. S’impara a masticare e a mandare giù bocconi sempre più grossi e amari. S’impara anche a sedersi e rimanere immobili quando non se ne ha assolutamente voglia. Pure questa è forza.&lt;br /&gt;La vita è un’immensa vendemmia. Aspetti per mesi i frutti; in un solo giorno li recidi gonfi e dolciastri sotto i raggi caldi che fanno scintillare le foglie sfrangiate e il dorso lucido di piccoli ragni verdi che scappano disturbati. Poi la macina, i tini in cui il mosto fermenta bollendo e ti spezza la testa al primo respiro, se non sei abituato – eppure sai che non proverai mai piacere più grande di quell’ebbrezza fortigna che si mescola al sudore e al tepore pigro dell’autunno alla porte, mentre ti penetra torpido nella pelle. Infine il torchio, il terribile e maestoso torchio che tanto m’impressionava da bambino, da cui spremere un succo scuro e amaro impregnato di vinaccioli e raspi, e del sapore di un’esistenza segreta e nascosta che non riesci mai a comprendere fino in fondo.&lt;br /&gt;Il torchio è la parola decisiva: più del mosto torbido e ambiguo e delle risate dei bambini che s’inseguono sotto le cupole delle vigne. La sbarra di ferro che ti scorre tra le dita, le reni che ad ogni colpo gemono, le vesciche che cominciano a formarsi, il secco e stereotipato “ta–tlak” che riempie l’aria assieme al fremito spumoso che filtra denso attraverso le assi di legno, cola gorgogliando sul piatto, scivola lungo il beccuccio metallico fin nella vasca. L’ultimo vino... E’ sempre stato il mio preferito. Forse perché concludeva un ciclo, e dava il meglio di sé, senza segni di stanchezza. Forse perché a produrlo tu eri costretto a dare il meglio di te stesso. Dopo di quello non restava altro che gettare le torte di bucce compresse al razzolare delle galline, e attendere novembre quando i tralci recisi lacrimano linfa, nei pomeriggi grigi e silenziosi passati ad annusare la nebbia.&lt;br /&gt;Ci vuole forza, le ripetei. Volle provare a tutti i costi. La guardai sorridendo mentre diventava paonazza nel tirare a sé la sbarra cilindrica scrostata da molte mani. La aiutai. Creare assieme quel suono che tanto bene ricordavo e amavo fu una sorta di incantesimo rigenerato. Solo non c’erano più mio nonno, la sua terra, i miei genitori, gli zii e i cugini, non c’era più nessuno, a parte lei; persino le vigne erano state tagliate e lasciate morire perché nessuno aveva più tempo per occuparsene. E’ un peccato che non sia arrivata prima, nella mia vita. Si sarebbe divertita: mi sarebbe piaciuto farla appartenere a quel mondo della mia giovinezza con la sua magia di fine estate. Avrebbe forse capito molto di me…&lt;br /&gt;Tornati a casa, stappai una delle bottiglie che ci aveva regalato il nostro amico. Aveva un vigneto sufficiente a coprire generosamente le necessità di un anno. La bottiglia era dell’anno precedente. Vino di torchio, l’ultimo. E’ uno dei pochi che, come me, pur senza capirne il motivo, l’ha sempre imbottigliato a parte.&lt;br /&gt;Versai il vino in un calice. Lo guardai. Era caldo, scuro e rubescente come il sangue. Riluceva cristallino, simile ad una pietra antica. Lo respirai. L’aroma carico non stordiva, ma penetrava a fondo, facendosi strada lentamente, senza fretta, e s’insediava con tutta la sua forza intatta da qualche parte dell’anima e della memoria.&lt;br /&gt;Lei si muoveva nella stanza. C’era qualcosa che mi si agitava nella testa, forse un ricordo, mille pensieri, una sensazione imprecisata ma sufficientemente importante. Sollevai il calice, e la osservai attraverso quel filtro ferrigno. Osservai la sua figura morbida e inebriante che si muoveva gonfia di vita e di fisicità. Sentii immediatamente crescere in me il desiderio. Portai il calice alla bocca, e senza staccare gli occhi da lei bevvi lentamente, assaporando ogni stilla come se fosse l’ultima, ascoltandola scendere nella gola, giù fino al ventre, e penetrare nel sangue con un’onda tiepida e calda che si dilatava sulla pelle.&lt;br /&gt;Mi alzai. Andai da lei. La presi e la strinsi, avido. La baciai. Ci vuole forza nella vita, e la vita che le scorreva nelle vene e nella carne era mia, e la volevo. La volevo come il torchio brama il vino dall’ultima uva rimasta. Forse era questo il disperato segreto di quella macchina: un immenso, vorace desiderio di vita e di ubriachezza, per non sentire l’assurdità della solitudine e dell’esistenza.&lt;br /&gt;La baciai. Ricambiò il mio bacio. Le sue labbra si schiusero sulle mie. Si staccò di colpo quando avvertì il dolore che le avevo provocato, mordendola. Inavvertitamente, forse. Forse, involontariamente, la morsi per farle male… Spostai la sua mano. Una goccia di sangue le scivolò sulla piega del labbro. Mi scusai. Mi avvicinai e la baciai delicatamente, proprio sulla ferita. Era una goccia della sua vita, della sua intimità, a scivolarmi dentro. Scura, calda, densa e rubescente come un ultimo vino. Lo stesso sapore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4407373439877776376?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4407373439877776376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4407373439877776376&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4407373439877776376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4407373439877776376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/11/il-torchio-di-massimiliano-colucci.html' title='IL TORCHIO di Massimiliano Colucci'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVlvK0S5yI/AAAAAAAAALs/iXC4hmZj4AY/s72-c/torchio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4335775251464780856</id><published>2008-11-08T02:02:00.000-08:00</published><updated>2008-11-08T02:04:55.363-08:00</updated><title type='text'>SOCIOPATICO di Roberto Saporito</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVkQqVL6mI/AAAAAAAAALk/FXCwS7GKvqs/s1600-h/weird_paint_illusion.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266225576683498082" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVkQqVL6mI/AAAAAAAAALk/FXCwS7GKvqs/s400/weird_paint_illusion.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Io non sopporto più la gente, non sopporto più nessuno, gli esseri umani mi danno una sorta di orticaria esistenziale, un prurito all’interno del sangue. E’ anche possibile che io sia diventato sociopatico, oppure no, non sono io che sono diventato sociopatico ma loro, la gente, tutti quanti loro sono diventati sociopatici nei mie confronti, è possibile no!&lt;br /&gt;Cammino rapido, e i miei passi risuonano sull’acciottolato della strada deserta, le mie suole di cuoio delle scarpe a punta di pelle di un qualche rettile abitante di qualche deserto rendono la mia camminata ancora più aggressiva.&lt;br /&gt;I diodi luminosi dell’orologio della farmacia segnano le ore ventuno e trentasette: sono in ritardo di trentasette minuti sull’orario della riunione di redazione alla casa editrice. E io non sono mai in ritardo.&lt;br /&gt;Cammino spedito nella luce arancione dei lampioni del centro storico e le mie scarpe aggressive fanno toc toc toc. Incrocio una ragazza che cammina in modo, se possibile, ancora più aggressivo di me, con lo sguardo che viaggia basso, per capirci all’altezza delle punte dei suoi stivali dal tacco altissimo a stiletto tic tic tic, contro il mio toc toc toc. Mi supera in scioltezza lasciandosi dietro un buon profumo aromatico, qualcosa con agrumi e miele e altro che non riconosco, ma invitante e sensuale.&lt;br /&gt;Mi fermo, guardo la ragazza da dietro, alta e ondeggiante, e dalla tasca della mia giacca marrone scuro estraggo un pacchetto di Gitanes. Apro il pacchetto, estraggo una sigaretta, me la infilo tra le labbra un po’ screpolate, prendo l’accendino, un vecchio Ronson, dall’altra tasca e mi accendo la sigaretta. Rimetto in tasca accendino e pacchetto. Riparto.&lt;br /&gt;Allora, sono sociopatico io o lo sono loro non ha importanza, alla riunione di redazione io non ci vado per niente. Queste riunioni a cinque per decidere quali libri pubblicare e quali no non le sopporto più: se fosse per me io non pubblicherei più niente, non ricordo quand’è stata l’ultima volta che ho letto un manoscritto che valesse qualcosa: la mia sociopatia, se possibile, si sta estendendo anche ai libri, o a quelli che potrebbero diventare tali, e ai loro autori. E gli altri editor hanno gusti discutibili, no, non discutibili, diciamola tutta, hanno gusti orrendi, non capiscono un emerito cazzo di narrativa, come Valeria che l’altra settimana mi passa un manoscritto enorme (qualcosa come settecento pagine) e mi dice:&lt;br /&gt;“Questo è il nuovo Piperno”,&lt;br /&gt;“Perché, uno non basta?” ho domandato io.&lt;br /&gt;“Dai, leggilo, e poi mi dirai” ha detto Valeria.&lt;br /&gt;Be’, l’ho letto, tutto, e le pagine erano settecentottantatre, ed erano settecentottantatre pagine inutili, un brutto buco in una qualche foresta del cazzo (che poi a me, appunto, delle foreste non me ne frega neanche niente, è solo per dire quello che dicono tutti i miei colleghi editor ecologisti pacifisti bla bla bla).&lt;br /&gt;E questa sera si deve appunto decidere se pubblicare o meno il buco nella foresta, e dato che le decisioni le prendiamo a maggioranza, e agli altri quattro il libro è piaciuto, io alla riunione non ci vado: che ci vado a fare. E poi l’autore è amico o amico di un amico di Giorgio, uno degli editor, uno di quelli che può cambiare il destino di un altro scrittore italiano, trasformando un qualche giudice-impiegato-benzinaio-panettiere-commercialista-chirurgo-architetto-idraulico in scrittore.&lt;br /&gt;Cammino sempre più spedito toc toc toc sbuffando fumo dal naso come un’antica locomotiva.&lt;br /&gt;Gli altri quattro editor sono tutti scrittori (editi, chi più chi meno), io no, gli editor non dovrebbero essere scrittori, è come se i preti fossero anche peccatori (lo so, ci sono, ma non dovrebbero esserci, punto), ognuno dovrebbe avere il suo ruolo, o fai una cosa o ne fai un’altra, è un po’ come per i critici letterari: i critici letterari non dovrebbero essere anche scrittori, dovrebbe essere vietato fare il critico allo scrittore, dovrebbe essere tipo scegli, o di qua o di là, non il piede in due scarpe, dovrebbero esserci delle leggi, ma delle leggi applicate veramente, con severe sanzioni, punizioni corporali, lavori forzati. Ecco, è così che dovrebbe essere.&lt;br /&gt;Cammino sempre più spedito toc toc toc, sfilo davanti al palazzo dove ha sede la casa editrice che mi da da mangiare. Non mi fermo e toc toc toc mi allontano camminando come se avessi davvero una meta precisa, come se dovessi davvero arrivare da qualche parte, come se davvero ci fosse qualcuno che non vede l’ora di vedermi. Ma io non voglio vedere più nessuno nessuno nessuno, senza distinguo.&lt;br /&gt;Toc toc toc.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4335775251464780856?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4335775251464780856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4335775251464780856&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4335775251464780856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4335775251464780856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/11/sociopatico-di-roberto-saporito.html' title='SOCIOPATICO di Roberto Saporito'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVkQqVL6mI/AAAAAAAAALk/FXCwS7GKvqs/s72-c/weird_paint_illusion.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-6737650050293192940</id><published>2008-11-08T01:55:00.001-08:00</published><updated>2008-11-08T02:02:02.920-08:00</updated><title type='text'>NOZZE di Cristina Musciacco</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVjhATmjKI/AAAAAAAAALc/OVJPkOUdezk/s1600-h/heart-2001.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266224757948714146" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVjhATmjKI/AAAAAAAAALc/OVJPkOUdezk/s400/heart-2001.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;“Ragazzi mi sono innamorato. Voglio sposarmi. Si chiama John Bo”. Quando zio Alfredo, ubriaco pronunciò la sera della vigilia di Natale queste parole, la madre ebbe un mancamento, il padre gli rovesciò sul viso il costosissimo brunello che aveva nel bicchiere, zio Salvatore rimase a guardarlo con la bocca aperta piena di cibo, cugina Maria e cugina Lucia, prossime ai voti, si toccarono il crocifisso e iniziarono pregare, il piccolo Carletto gli gridò contro una parolaccia. Solo zia Betty rideva e batteva le mani come sempre usa fare quando accade in famiglia qualcosa di inaspettato.&lt;br /&gt;Quella sera la grande tenuta non assistette allo scambio dei regali, né ai brindisi di festeggiamento. La serata passò tra i litigi del nonno e la nonna che si accusavano a vicende della mal riuscita del loro unico figliolo. Gli zii gli si avvicinavano incuriositi chiedendogli se avrebbe iniziato a vestirsi da donna. Le cugine premevano perché si chiamasse un prete.&lt;br /&gt;La settimana successiva alla rivelazione, zio Alfredo invitò John Bo e la sua famiglia alla tenuta, per dare inizio ai preparativi delle nozze. La sua famiglia si limitava in realtà ad unico fratello.&lt;br /&gt;Il fratello di Bo era l’uomo più bello del mondo. Viaggiatore solitario non c’era paese, città villaggio, foresta, monte, valle, isola, fiume, lago, landa, vetta, pianura, deserto che i suoi occhi non avessero guardato. Ogni comunità che incontrava sul cammino lo accoglieva benevolmente e si disperava quando ripartiva. La sua bellezza gli permetteva di entrare ovunque. Aveva visitato le stanze nascoste di antichi palazzi reali, era stato messo al corrente da oracoli inauditi sui segreti dell’universo,aveva partecipato ai riti sacri di remote religioni misteriche. Ogni sera raccontava una storia diverse: di quando era stato ospite di una popolazione nomade di un deserto asiatico, la quale praticava un comunismo così totale da ignorare totalmente il significato dell’aggettivo possessivo mio; o di quando aveva conosciuto la gente di un’isola del pacifico in cui tutti gli uomini erano schiavi e le donne regine; o di quando aveva abitato presso un villaggio di una foresta tropicale in cui non c’erano leggi, né crimini, tranne uno per il quale si veniva puniti con la morte: compiere 50 anni. Dopo una settimana che il fratello di Bo era con noi alla tenute, tutte le cugine, comprese cugina Maria e cugina Lucia erano incinte. Tra i preparativi per il matrimonio e i preparativi per le nuove nascite, la famiglia era come impazzita. Vecchie abitudini furono abbandonate per lasciare il posto ad alte. Chi fino a quel momento aveva preso il caffè amaro, iniziò a prenderlo zuccherato, chi usava addormentarsi a destra cominciò a dormire a sinistra, chi era stato pacato si trasformò in agitato, chi aveva vissuto da miscredente diventò religioso, chi era sfacciato cambiò in pudico, chi era depresso divenne gaio, chi era loquace si ammutolì , chi era silenzioso cominciò a cantare. Solo zia Betty sembrava quella di sempre anche se ininterrottamente rideva e batteva le mani.&lt;br /&gt;Il giorno fissato per le nozze fu anche il giorno in cui nacquero i bambini. E la famiglia non sapeva come dividersi fra la chiesa e l’ospedale.&lt;br /&gt;Al momento del parto i medici inorridirono: i bambini ridevano. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-6737650050293192940?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/6737650050293192940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=6737650050293192940&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6737650050293192940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6737650050293192940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/11/nozze-di-cristina-musciacco.html' title='NOZZE di Cristina Musciacco'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVjhATmjKI/AAAAAAAAALc/OVJPkOUdezk/s72-c/heart-2001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4322042088397400335</id><published>2008-11-08T01:52:00.000-08:00</published><updated>2008-11-08T01:55:06.999-08:00</updated><title type='text'>MIO NIPOTE di Danilo Potenza</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVh8bd1RTI/AAAAAAAAALU/ccIkWofEyo4/s1600-h/finger_paint.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266223030072591666" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 291px; CURSOR: hand; HEIGHT: 300px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVh8bd1RTI/AAAAAAAAALU/ccIkWofEyo4/s400/finger_paint.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il buio è per molti l’unica possibilità, e lì, anche a costo d’inventarla, devi trovare la luce. Ho sempre creduto che nell’animo risieda la vera forza degli uomini, e l’animo prescinde dall’età. Domenica mattina, come ogni fine settimana accompagno mio nipote al parco di fronte casa. Vorrei portarlo in posti più belli, ma sono vecchio e stanco. In fin dei conti, per lui non conta molto la bellezza. Mio nipote Marco è cieco dalla nascita, per lui bello è ciò che gli provoca delle emozioni. Oggi ha undici anni, e vederlo lì, che vorrebbe infilare il cappotto da solo ma non riesce, fa male. Prende il suo bastone posato accanto alla porta, saluta tutti sorridendo. A volte mi domando se lui abbia coscienza del fatto che sorride sempre. Io da anni ho smesso di farlo. Mi vien da pensare che solo a pochi è concesso, sorridere intendo; ai bimbi, agli innamorati prima dell’inevitabile dolore, agli stolti.&lt;br /&gt;Scendiamo in strada, attraversiamo la carreggiata e imbocchiamo il vialetto d’ingresso. Il parco è piccolino, ideale per sguinzagliare figli e cani. Alle nostre spalle, tre grossi pioppi ci separano dalla strada, mentre due pruni fanno ombra a una panchina costeggiata dal vialetto che attraversa tutto il parco. Una siepe svestita recinta la zona. Veniamo qui perché è comodo, sicuro. Vogliamo solo prendere un po’ di sole, e quello è uguale dappertutto.&lt;br /&gt;Stamattina Marco è più allegro del solito. Attorno, voci di bambini attraggono la sua attenzione, ma lui sa bene che non potrà andrà da loro, almeno da solo. È incredibile come sia coscienzioso. Allora mi tira con tutte le forze racchiuse nell’esile braccio destro, mentre con la mano sinistra fa ondeggiare il bastone davanti a sé.&lt;br /&gt;- Dai, andiamo nonno, è già tardi.&lt;br /&gt;- Vai piano, lo sai che non posso correre.&lt;br /&gt;Dovrei essere solo io a non poter correre. Ci fermiamo sotto due tigli al centro di un’aiuola. Marco posa il suo bastone a un tronco e scappa via inseguendo le voci degli alti bambini. Ha il sorriso di chi rivede una persona cara dopo anni, la gioia sincera della fine di un’attesa. Il sole compie i suoi sforzi per inondargli gli occhi, ma le palpebre di Marco restano serrate. Il buio resta buio se luce non puoi vedere, ma il buio diventa luce se luce sai vedere. Marco ce l’ha, Marco ha quella forza capace di cambiare il mondo che lo circonda. Spinge le sue gambe una davanti all’altra rincorrendo le altre voci, a bocca aperta per respirare più velocemente e arrivare subito, prima che tutto scompaia e finisca. Io resto a guardarlo poggiandomi a un albero, la schiena mi fa male, sono stanco. Penso a mio nipote, al fatto che probabilmente va incontro a un’altra delusione. Marco non può vedere quando la sua corsa arriva a destinazione, ma può sentirlo, e non più dalle voci dei bambini, ma dal loro silenzio, spontanea conseguenza nel vedere una persona diversa. I bambini si ammutoliscono alla vista di Marco, che si fa avanti a braccia tese cercando qualcuno, sorridendo, come gli innamorati. Non so se potrà mai conoscere l’amore per una donna, non so se ci sarà mai una donna disposta ad amarlo. Per stargli accanto bisogna accettare una serie di circostanze, sacrifici, compromessi con se stessi.&lt;br /&gt;Marco si avvicina a un bambino, gli tocca il viso, gli chiede come si chiama ma l’altro non risponde, gli chiede che stanno facendo, ma tutti tacciono. Di colpo il bambino fa qualche passo indietro e si allontana di corsa seguito dagli altri. Marco ascolta il rumore dei passi che si allontanano e delle voci che riprendono i loro giochi d’allegria lontano da lui, dal diverso. Marco tende ancora le braccia in avanti, ma non trova nessuno. L’amore è troppe volte seguito dalla disperazione.&lt;br /&gt;- Nonno.&lt;br /&gt;Ha un mare di lacrime chiuse nella gola.&lt;br /&gt;- Sono qui.&lt;br /&gt;Gli vado incontro, lui corre verso di me, inciampa a un gradino, cade, piange. Si è graffiato le mani.&lt;br /&gt;- Alzati non è niente, ti sei solo un po’ sporcato.&lt;br /&gt;Marco si alza da solo senza dire una parola, si soffia sulle mani, mi abbraccia, singhiozza.&lt;br /&gt;- Perché nessun vuol giocare con me.&lt;br /&gt;- Perché gli uomini hanno paura di chi è diverso.&lt;br /&gt;- Non è giusto però, tutti sono diversi da me ma io mica ho paura di loro.&lt;br /&gt;Che dire?&lt;br /&gt;- Perché tu sei speciale. Vieni torniamo a casa.&lt;br /&gt;Ci incamminiamo verso i tigli per recuperare le nostre cose, ma di colpo Marco si ferma e si siede a terra. Dice di voler giocare almeno un po’ prima di andare, dice che noi possiamo divertirci anche senza gli altri bambini. Non so che fare, resto in silenzio. Mi rendo conto che aspetta una mia risposta, ma resto muto. Lui abbassa la testa, singhiozza, si alza in piedi e si incammina da solo.&lt;br /&gt;- Marco aspettami, non correre.&lt;br /&gt;Non mi ascolta e capisco che ora il mio compito è far divertire mio nipote, io, che ho settant’otto anni e che non so più ridere.&lt;br /&gt;- Va bene, inventiamoci un gioco.&lt;br /&gt;Marco si gira di scatto, sorride, corre verso di me e mi afferra per una manica. Dice di voler raccogliere delle pietre da buttare nella fontana. Lo assecondo e insieme arriviamo sotto i tigli. Mi spiega il senso del gioco. Credo di non averlo capito molto bene, visto che vorrebbe riempire la fontana di pietre in modo da far uscire tutta l’acqua. Mentre mi parla mi tocca il viso, e sento le sue morbide mani sulla mia pelle rinsecchita, sento la primavera addosso dopo l’inverno, rinascere i germogli della speranza. Marco ha una forza che non ho visto in nessun altro. Mi chiede di portarlo verso il viottolo di ghiaia. Andiamo, mi metto dietro le sue spalle e lo aiuto ad abbassarsi mettendogli le mani sotto le braccia per indirizzare le sue dita verso le pietre più grosse. Stringo i denti per le tremende fitte alla schiena, ma Marco ride, e a me non serve più nulla. Andiamo davanti alla fontana, lanciamo le pietre dentro e ridiamo per qualche schizzo che ci bagna i cappotti.&lt;br /&gt;Spero che almeno questo amore non conosca mai la disperazione della fine. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4322042088397400335?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4322042088397400335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4322042088397400335&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4322042088397400335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4322042088397400335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/11/mio-nipote-di-danilo-potenza.html' title='MIO NIPOTE di Danilo Potenza'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVh8bd1RTI/AAAAAAAAALU/ccIkWofEyo4/s72-c/finger_paint.gif' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-5082344785357236930</id><published>2008-11-08T01:34:00.000-08:00</published><updated>2008-11-08T01:52:06.139-08:00</updated><title type='text'>SCHERZI TELEFONICI - SNUFFING di Daniele Scarpati</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVgN6wlMSI/AAAAAAAAALM/xq5U9ENg0po/s1600-h/MSN_Headshot_by_elpix.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5266221131507249442" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 260px; CURSOR: hand; HEIGHT: 262px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVgN6wlMSI/AAAAAAAAALM/xq5U9ENg0po/s400/MSN_Headshot_by_elpix.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per descrivere degnamente il tipo di oscurità che avvolge Snuff, non basta rievocare la notte. Non basta spegnere la luce. Snuff non esisterebbe se non ci fosse il colore nero. Un nero che sembra fatto apposta per rendere il bianco della sua pelle ancora più innaturale, ancora più lucente. Una lucentezza fredda, cruda. Come quella di un neon.&lt;br /&gt;Premendo il tasto POWER del suo computer Snuff dice alla signora legata sulla sedia: «Tra un po’ telefoniamo a tuo figlio e vediamo se riusciamo a farci quattro risate insieme con lui».Poi aggiunge: «Vediamo se è in grado di far divertire il suo pubblico anche in questa circostanza».Il figlio della signora è un diciottenne di provincia. Sta diventando famoso postando i suoi video su Youtube. I suoi video appartengono alla categoria “comici”. Racconta barzellette, esegue brevi monologhi, recita poesie, canta canzoni accompagnandosi con la chitarra. Ma la sua specialità, il suo marchio di fabbrica, sono gli scherzi telefonici.Questo lo so perché me lo ha detto Snuff. Sarà anche famoso questo ragazzino ma io non l’avevo mai visto prima che Snuff mi mostrasse qualche suo video. Del resto io non ho tempo per queste cose. Essere il migliore amico di Snuff è un lavoro a tempo pieno.La mamma del ragazzo, legata e imbavagliata su questa sedia, piange e si dispera. Ha qualche livido sulla faccia per via dei pestoni che Snuff le ha dato per farla stare buona.È disperata. Anche se in pratica ancora non ha visto niente. I morti non sono solo quelli bianchi, freddi e rigidi. Un morto può anche dimenarsi e disperarsi e provare paura.Un morto può anche essere come questa signora qui. La madre di Comicogenio89.Comicogenio89 è il nickname con cui questo ragazzo firma i suoi video. Il suo vero nome è Roberto.Snuff lancia il Messenger. È notte fonda.«Sapevo di trovarlo in linea a quest’ora – dice Snuff con la nota più crudele che la sua voce è capace di emettere – lo sapevi che si ammazza di seghe navigando in siti porno e video-chat erotiche?».La signora piange. Forse inizia già a capire. Il bavaglio che ha sulla bocca si macchia delle goccioline umide e calde che le scorrono lungo le guance. Le macchioline hanno il colore scuro del suo mascara. Con gli occhi gialli come quelli di una vipera e la pelle al neon che diventa sempre più bianca, Snuff dice: «Per la sua brama di conoscere gente e di farsi conoscere quel fesso di tuo figlio ha reso visibile il suo contatto MSN nel suo profilo Facebook.». Dice: «Quando l’ho aggiunto ai miei contatti non si è minimamente posto il problema che lo stesse aggiungendo uno sconosciuto. Forse non ha fatto nemmeno caso al piccolo particolare che l’indirizzo che lo stava invitando fosse video.tortureuccisioni@hotmail.com. Ah, dimenticavo! Tanto per la cronaca sul My Space di tuo figlio, perché lui ha sia il Facebook che il My Space, nome e cognome sono in bella mostra. E anche l’indirizzo. Se fossi uno di quei maniaci sfigati e volgari mi sarei intrufolato in casa vostra e avrei fatto un macello. Vi avrei torturati uno per uno con un uncino. Avrei mangiato il vostro gatto vivo, sotto i vostri occhi.».Quest’ultima frase mi ricorda il nostro accordo. L’accordo che ho fatto con Snuff quando l’ho conosciuto. Anni fa. Ma non ci devo pensare. Ora come ora non sono pronto per una cosa simile. Il mio percorso insieme all’amico Snuff non è ancora compiuto.«Fortunatamente io non sono così scontato nelle mie cose, e quindi eccoci qua!», dice Snuff concludendo la sua arringa.Con le sue mani bianco-neon, Snuff digita velocemente un nickname diverso per il suo Messenger. Il suo nick ora è Snuffina. E nel vederlo scritto nel suo avatar, non so perché ma mi vengono i brividi.Snuff spiega che l’unico modo per farsi prendere in considerazione da Roberto è avere un nickname da ragazza. Dice che Snuffina, nonostante sia palesemente patetico, basterà a trarlo in inganno. Dice che Roberto è un idiota. Il suo modo di spiegare passo dopo passo ogni piega presa dai suoi ragionamenti lo rende affascinante. La sua lucida follia mi spaventa più della sua cassetta degli attrezzi. La borsa dove conserva i ferri del mestiere.«CIAO, MI CHIAMO SARA – digita Snuff nella finestra di dialogo – TI VA DI GIOCARE CAM TO CAM?».Nemmeno finisce di scriverlo che Roberto gli invia una video chiamata. Snuff accetta e nei pochi secondi che impiega il computer a caricare il collegamento, trascina bruscamente la sedia della madre di Roberto fin davanti al monitor, mettendola bene davanti alla webcam.Quando le due webcam si collegano, lo scenario, visto da fuori, è il seguente: Roberto indossa solo i boxer e s’intravede già un principio di erezione. Snuff è in piedi, dietro la signora che è ancora imbavagliata. Con una mano le tira i capelli dietro la nuca e con l’altra le accarezza il viso congestionato dalle lacrime e dal terrore.Roberto avvicina la faccia al monitor. Impiega tre, forse quattro secondi per mettere a fuoco l’identità di quella donna imbavagliata.Dal primissimo piano del suo volto, riesco a leggere le sue labbra.Leggo chiaramente che pronuncia la parola: «MAMMA!!!».Lo ripete molte volte, e intanto copre con le mani il suo cazzo in erezione.Immagino che dall’altra parte il povero Roberto veda solo il viso segnato di sua madre, in primo piano, e una sagoma scura dalle mani pallide che incombe alle sue spalle.Per un gusto perverso Snuff decide che per parlargli vuole usare il telefono invece che un semplicissimo microfono. Si allontana dalla sua vittima e prende il cordless. Digita a memoria il numero di casa di Comicogenio89. Dall’altro lato della webcam il ragazzo sembra paralizzato dal terrore e così lascia squillare e non risponde.Snuff stacca la chiamata e si dirige al computer. Eludendo il raggio d’azione della cam e avvicinando a sé la tastiera senza fili, scrive nella finestra di dialogo che non ama la gente che pur stando in casa non risponde alle telefonate. Gli dice che ora richiamerà di nuovo. Scrive a Roberto che se non risponderà infilerà nella vagina di sua madre un roditore affamato. Gli scrive che per assicurarsi che non fuoriesca suturerà la fessura della vagina a crudo, e lascerà il topo lì dentro a fare danni finché sua madre non morirà dissanguata. Fra dolori atroci.Il tutto, naturalmente, sarà ripreso dalle telecamere e diventerà uno snuff-movie. Verrà venduto online.Passa circa un minuto in cui Roberto, in primo piano, legge e piange. Vedere un comico piangere è uno degli spettacoli più strazianti a cui si possa assistere.Snuff, per un po’, lo lascia lì a cuocere nel suo brodo. Non richiama subito. Vuole assicurarsi che il messaggio sia chiaro. Vuole essere sicuro che l’orrore pervada interamente Roberto.Quando finalmente telefona di nuovo, il ragazzo risponde al secondo squillo. Snuff mette il vivavoce e poggia il telefono sul ripiano sudicio che utilizza di solito come tavolo delle sevizie.«Mamma!!! – grida Roberto appena inizia la conversazione – ma non dovevi andare in pellegrinaggio a Lourdes?».La madre ha il bavaglio. Se potesse rispondere a suo figlio, gli spiegherebbe che è stata rapita alla fermata degli autobus. Mentre aspettava la navetta che porta all’aeroporto.«Tua madre non può rispondere – dice Snuff come se pronunciasse una sentenza – devi parlare con me».«E tu chi cazzo sei? Lascia stare mia madre pezzo dimmerda!».«Mancandomi di rispetto non l’aiuterai, e non le salverai la vita. Ad ogni modo tutti mi chiamano Snuff. Immagino che il perché ti sia ormai chiaro».«Pazzo-maniaco-dimmerda!!!».Un moto d’ira e Snuff cambia colore. Per un istante il chiarore inumano della sua faccia viene interrotto da un lampo rosso. Un lampo di rabbia. Di odio.Con una calma glaciale e un sorriso crudele Snuff si alza in piedi. Apre il borsone in cui tiene gli attrezzi. Ne estrae un rasoio elettrico senza fili e con l’alloggiamento per le batterie completamente devastato. Noto che al di sopra delle lame rotanti Snuff ha saldato due sostegni d’acciaio lunghi, paralleli. Sopra questi sostegni, perpendicolarmente, è saldata una lama di rasoio a mano, come quelli dei barbieri. Lo impugna e si piazza in piedi alle spalle della signora. Roberto continua a non vedere altro che il viso terrorizzato e martoriato di sua madre e le mani di luce bianca di Snuff che le armeggiano attorno. Snuff le afferra la fronte e la stringe bloccandole la nuca contro il suo ventre. Poggia il rasoio sul lembo di carne che c’è fra l’inizio del sopracciglio e la base del setto nasale. La lunghezza della lama, in verticale, copre per intero lo spazio che va dal sopracciglio allo zigomo.La signora mugola nel bavaglio e sbatte le palpebre due, tre, quattro volte. Velocemente.Roberto, sempre in mutande, e con l’erezione che ormai è solo un ricordo lontano, si deforma in webcam mentre dal telefono in vivavoce giunge il suo urlo disperato: «Noooooo!!!!».Snuff atteggia la bocca in un ghigno maligno e traccia col rasoio una mezzaluna di sangue che deturpa la zona intorno all’occhio della signora. Il sopracciglio e la pelle sottostante, la carne dello zigomo e una discreta porzione di palpebra vengono tagliati via. Probabilmente anche l’occhio ha subito dei danni.L’urlo sordo della madre di Comicogenio89 è di quelli che senti solo negli incubi.Roberto piange e si dispera.Snuff sembra soddisfatto. Gettando sul lurido ripiano il suo rasoio modificato e sporco di sangue dice: «Spero che ora sarai più docile e asseconderai i miei desideri.».«Farò ciò che vuoi – singhiozza Roberto – ma non fare altro male a mia madre.».«Non le farò più niente se tu farai ciò che ti dico», risponde Snuff mentendo.«Cosa vuoi che faccia?», chiede Roberto fra le lacrime.E Snuff gli spiega che ora attiverà un programma che permette di registrare le immagini che riceve la webcam. Gli spiega che vuole riprenderlo mentre fa uno dei suoi proverbiali scherzi telefonici.Gli dice di impegnarsi perché se riuscirà a farlo ridere lui lascerà libera sua madre e non le farà del male. Roberto ignora che Snuff non sa ridere. Snuff non manifesta mai né giubilo né serenità.Snuff vive e gode solo del male che riesce a infliggere alla gente.Specie se è gente con la smania di diventare famosa. Di apparire.«E a chi dovrei farlo questo scherzo?», chiede Roberto, e la sua voce è solo lacrime.E Snuff avvicina il telefono, posizionandolo di fronte alla madre di Roberto. Togliendole il bavaglio dice: «A lei, a tua madre.». E aggiunge: «Mi sembra una donna intelligente e piena di senso dell’umorismo. La vittima ideale per un tuo scherzo. Avanti, fatemi ridere! E siate convincenti!».Snuff si avvicina alla sua borsa. Fruga cercando qualcosa, qualche altro attrezzo di tortura.Io intanto mi siedo perché prevedo che la cosa andrà un po’ per le lunghe.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-5082344785357236930?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/5082344785357236930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=5082344785357236930&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5082344785357236930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5082344785357236930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/11/scherzi-telefonici-snuffing-di-daniele.html' title='SCHERZI TELEFONICI - SNUFFING di Daniele Scarpati'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SRVgN6wlMSI/AAAAAAAAALM/xq5U9ENg0po/s72-c/MSN_Headshot_by_elpix.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4983994493307597534</id><published>2008-09-05T05:10:00.000-07:00</published><updated>2008-09-05T05:22:25.242-07:00</updated><title type='text'>Numero di Settembre</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEkZyoZUCI/AAAAAAAAAKk/E8uAtN9pZkI/s1600-h/Cover_3.tif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242511466742501410" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEkZyoZUCI/AAAAAAAAAKk/E8uAtN9pZkI/s400/Cover_3.tif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEkIXJFVpI/AAAAAAAAAKc/mOmRMLfFMp8/s1600-h/Mae+WestJPEG.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242511167305635474" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 2px; CURSOR: hand; HEIGHT: 1px; TEXT-ALIGN: center" height="202" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEkIXJFVpI/AAAAAAAAAKc/mOmRMLfFMp8/s400/Mae+WestJPEG.jpg" width="249" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEjZ-6Ln4I/AAAAAAAAAKU/McBpBhWhsDA/s1600-h/inferno1+DEF.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242510370526699394" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 4px; CURSOR: hand; HEIGHT: 5px; TEXT-ALIGN: center" height="307" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEjZ-6Ln4I/AAAAAAAAAKU/McBpBhWhsDA/s400/inferno1+DEF.jpg" width="188" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Finalmente il numero di settembre del nostro blog. Per farci perdonare del leggero ritardo vi proponiamo in anteprima il disegno in copertina (sempre dalla mano prodigiosa del nostro fumettista Mario Perrotta) del nuovo libro di Dan Fante. Ricordate come sempre di commentare, votare e segnalare i racconti che più vi piacciono. Saluti dalla redazione...&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4983994493307597534?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4983994493307597534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4983994493307597534&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4983994493307597534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4983994493307597534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/09/numero-di-settembre.html' title='Numero di Settembre'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEkZyoZUCI/AAAAAAAAAKk/E8uAtN9pZkI/s72-c/Cover_3.tif' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4991844506678157659</id><published>2008-09-05T05:08:00.000-07:00</published><updated>2008-09-16T13:57:13.215-07:00</updated><title type='text'>LA GENESI, E ALTRE INDISCREZIONI RIGUARDO DIO di Luca Maiolino</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEhraemY3I/AAAAAAAAAKM/n9FJA9lAGuc/s1600-h/sferaneroNormal.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242508470961726322" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="228" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEhraemY3I/AAAAAAAAAKM/n9FJA9lAGuc/s400/sferaneroNormal.jpg" width="241" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Salve a tutti! Mi chiamo Tommy e sono un puntino nero che se ne va in giro lungo un foglio. Il foglio è bianco e si estende all’infinito, ed io ci corro sopra a più non posso, finché non resto senza fiato. Allora mi fermo e faccio pausa per un poco. È una dannata vita in corsa la mia! Sto tutto il giorno assieme ai miei amici supervelocissimi, che sono tre puntini neri tali e quali a me: siamo sferici e veloci, e la nostra corazza nera risplende quando incrociamo per caso un raggio di luce che proviene da ovest. Siamo dei puntini coi fiocchi noi! Io sono nato un giorno chissà come, neanche i miei amici ne sanno niente. Lucio, uno di loro, per un certo periodo aveva sostenuto che l’artefice di tutto fosse Dio. Ve lo dico io chi è stato, ripeteva in continuazione. Si tratta del gran capo in persona, è proprio di lui che sto parlando. Ma Franz, che era un altro puntino nero uguale a noi, pareva essere in possesso di informazioni molto riservate, e bisbigliava con grande cautela.- È impossibile, vi dico. LUI deve ancora nascere. Lo so per certo. Ci vuole tempo per queste cose. Serve la giusta dose di sentimenti negativi, non dimenticatelo; altrimenti, a cosa mai ci servirebbe un Dio? -Lucio non era molto entusiasta di questa versione, ma dopo un po’ se ne convinse anche lui, mentre per July il dibattito era del tutto indifferente. Io seguivo la sua linea, soprattutto perché July mi piaceva parecchio. Non me ne fregava niente delle questioni teologiche a me, volevo solo spassarmela con July.&lt;br /&gt;Da qualche tempo ci eravamo scelti un nome per ciascuno, perché ci era sembrata una cosa carina da fare. Prima che arrivassero i nomi era parecchio deprimente qui. Ognuno rotolava per conto suo da una parte all’altra del foglio e siccome ciascuno era uguale a tutti gli altri, finiva per sentirsi “tutti gli altri”, e questa sensazione faceva sì che a nessuno venisse voglia di fare amicizia. Ma quando decidemmo per i nomi, tutto divenne diverso, perché a un certo momento ognuno di noi ebbe qualcosa di unico che poteva essere condiviso con gli altri puntini, e ogni puntino desiderava ottenere quel qualcosa dagli altri. Iniziammo a sentirci un’esplosione dentro, e sapevamo che quello era il nostro carattere che si andava formando. Così stringemmo amicizia e da quel giorno rotolammo sempre in gruppo. Un problema però rimaneva: pur essendo cambiati dentro (nel nostro animo, per così dire), nel fisico continuavamo ad apparire assolutamente identici, per cui ognuno conosceva il proprio nome ma nessuno poteva essere certo del nome dell’altro. Ci toccava sempre chiedere, per sicurezza.&lt;br /&gt;Un giorno chiesi a July se era veramente July, e quando mi rispose di sì la portai a fare un giro noi due soli, con Lucio e Franz che ci tenevano d’occhio da lontano. Erano gelosi, quei due, ma sapevano come giravano le cose e non giravano certo dalla loro parte. Lei era di fronte a me e io ero di fronte a lei. Sentivo che stava per succedermi qualcosa di assolutamente nuovo ed eccitante, e capivo che July desiderava farlo succedere alla svelta, glielo si poteva leggere sul riflesso magnetico della corazza, ma proprio in quel momento, nell’istante prima che i nostri corpi si sfiorassero, mi resi conto delle terribili ambiguità che quella situazione si portava dietro. Mi ricordai, infatti, che la scelta dei nomi era stata del tutto arbitraria. Voglio dire, come facevo a sapere che si trattasse davvero di una “July” e non stessi invece per avere un rapporto ravvicinato con un “Carlo” o roba del genere? Maledizione, non c’era verso di controllare. Per cui, dominato da un’ansia cosmica, intimai alla presunta July di starmi lontano, altrimenti ti riduco in un cubetto bello e pronto, le dissi. Lei si spaventò e questo mi fece sentire in colpa, così le dissi, va bene, se proprio vuoi restare, accomodati, basta che stai ben attenta a non toccarmi. Però lei volle allontanarsi lo stesso, anzi, sospetto che quelle mie dichiarazioni non fecero altro che turbarla ulteriormente, piuttosto che ricondurla ad una nuova e sana calma spirituale, risultato che invece mi sarei aspettato di ottenere. Voleva passeggiare un po’ per conto suo. Disse che le serviva del tempo per pensare. Si trattava forse di un tentativo per dimostrare una volta per tutte la sua femminilità, siccome soltanto da una donna poteva provenire una richiesta tanto sciocca? Devo ammettere che ci pensai, ma arrivai alla conclusione che non valesse la pena rischiare. Mentre rotolava via mi indicò un punto bianco nel quale ci saremmo rincontrati più tardi. Ma siccome non aveva niente con cui indicare (perché ancora nessuno aveva inventato le dita) e anche se ci fosse riuscita avrebbe indicato un punto bianco identico a tutto il resto del foglio, finì che July non tornò mai più indietro, nonostante io avessi continuato ad aspettarla per tutto il tempo. Quando spiegai la storia ai ragazzi, quelli volevano farmi il culo. Erano incazzati sul serio, perché dicevano di essere tormentati dalla prospettiva della solitudine eterna che attendeva la nostra amica. Balle!, dico io. Erano tormentati dal pensiero di non potersela più ingroppare, ecco cosa. Cercai anche di illuminarli sulla faccenda dei nomi ma non servì a niente, con due ottusi come quelli. Per cui avevo questi due puntini alle calcagna pronti a farmi la pelle, e io ero solo soletto in mezzo a un foglio. Erano cazzi!, anche se non sapevo bene cosa fossero.&lt;br /&gt;Il primo ad attaccare fu Franz, che prese una breve rincorsa per poi venirmi addosso a tutta birra, speronandomi su di un lato. Volammo entrambi in direzioni opposte, per poi ricascare dentro il foglio. Io uscii incolume dall’urto quasi per miracolo, mentre Franz si ritrovò una fiancata solcata da una profonda linea grigia. Per poco non mi faceva fuori. Un centimetro più al centro e, puff, addio Tommy, il giovane puntino nero e sexy. Non potevo crederci. E quelli, fino a poco prima, erano i miei amici! I miei unici e più cari amici! Già il prossimo attacco sarebbe potuto risultare letale. Ero spaventato a morte.Vidi che anche Lucio stava per prendere la rincorsa, rotolando lentamente all’indietro. Poi sembrò esitare e infine si fermò. Capii cosa stava succedendo, ringraziando il cielo. Anch’io avevo provato un grande senso di comunione con Lucio, nel momento in cui Franz era diventato un puntino nero con una linea grigia disegnata su di un lato. Io non avevo linee grigie e sapevo che neanche Lucio ce le aveva, e questa semplice considerazione bastava a farci sentire molto più uniti. All’improvviso entrambi desideravamo ardentemente fare fuori Franz, e anche a Franz gli sarebbe piaciuto metterci le mani addosso, ma lui era l’unico puntino zebrato di tutto il foglio e non poteva fare un accidenti di niente. Così io e Lucio iniziammo ad inseguirlo, e quando riuscimmo ad acchiapparlo l’avevamo già stretto sui due lati, e con una gran rincorsa lo schiacciammo nel mezzo. L’impatto fu terribile e noi tutti esplodemmo all’istante, allargando noi stessi all’infinito sull’intero foglio, che divenne così un’enorme macchia nera senza più confini percepibili. Non eravamo mica morti però! Ma fu ugualmente molto triste perché, anche se esistevamo ancora, bisognava ammettere che non avendo più limiti corporei a definirci come figure, diventava difficile anche solo sapere dove fossimo, per cui finimmo per pensare alla morte in maniera quasi ossessiva. Un giorno lo pensammo così intensamente che morimmo per davvero e poi ci fu il nulla pieno di disperazione e da quel nulla, addensatosi in una grande palla trasparente, nacque Dio. Come prima cosa, Dio, aprì i suoi due occhi verdi, e vedendosi solo soletto in mezzo al nulla, si spaventò.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Per Dio!- disse Dio - Questa è la fine!-&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E invece il bello stava soltanto cominciando. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4991844506678157659?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4991844506678157659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4991844506678157659&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4991844506678157659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4991844506678157659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/09/lagenesi-e-altre-indiscrezioni-riguardo.html' title='LA GENESI, E ALTRE INDISCREZIONI RIGUARDO DIO di Luca Maiolino'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEhraemY3I/AAAAAAAAAKM/n9FJA9lAGuc/s72-c/sferaneroNormal.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-877074142793967910</id><published>2008-09-05T05:06:00.000-07:00</published><updated>2008-09-08T02:42:40.533-07:00</updated><title type='text'>SAFARI NUCLEARE POST ATOMIC KISS di Hotel Messico</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEhFaxDXyI/AAAAAAAAAKE/6-Gq_FCPyBk/s1600-h/volto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242507818204094242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="284" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEhFaxDXyI/AAAAAAAAAKE/6-Gq_FCPyBk/s400/volto.jpg" width="259" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lasciate stare le strisce pedonali, i semafori, la raccolta differenziata, i vicini silenziosi, se vi sparano nessuno dirà che non eravate un bravo ragazzo. Se la polizia viene ad arrestarvi le donne del vostro condominio scenderanno in strada e sputeranno in faccia ai poliziotti. Lasciate stare le canzoni di Tiziano Ferro e Biagio Antonacci e cominciate a imparare nomi come Raffaello e Ida Rendano. Lasciate stare le televisioni di stato, la Mediaset, Sanremo e cominciare a memorizzare sui vostri televisori Napolipiù e Televolla. Abituatevi a quelli che vendono eroina sul vostro ballatoio, fuori il vostro ascensore, all’ingresso del vostro garage. Prima o poi ne comprerete anche voi. Prendete posizione, con o contro gli scissionisti di Secondigliano. Andate a vedere i gigli a Barra e fatevi crescere il pataniello sulla spalla. Occupate una casa nel lotto zero a Ponticelli e parlate male dei Rom. Compratevi la felpa Baci &amp;amp; Abbracci, il Nokia N70, le Nike Silver e i Rayban a goccia. La cerimonia del vostro matrimonio non può finire prima delle cinque del mattino dopo l’intervento di dieci cantanti. Fate un video con il cellulare facendo finta di sparare un vostro amico, metteteci la colonna sonore de Il camorrista e mettetelo su Youtube. Vostra sorella lavora in una fabbrica di borse a San Giuseppe vesuviano e prende duecento euro. Al mese. Vostra sorella fa la sciampista in un parrucchiere al rettifilo e guadagna duecento euro. Al mese. Vostra sorella lavora in un’impresa di pulizia al Cardarelli e prende due cento euro. Al mese. Parlate male dei metallari di piazza San Domenico e dei punk di Piazza del Gesù. Fatevi due lampade a settimana, fatevi di cobrette a dieci euro. Comprate il fumo al terzo mondo, a Pazzigno, nella Duchessa, nella Sanità, a Resina, al rione Traiano. Comprate il cinquanta pollici lcd all’ipercoop di Afragola, il navigatore satellitare per la Smart, il dolby 5.1 ed alzate il volume su Il capo dei capi. Decidete di fare una rapina a Via Luca Giordano, decidete di farvi una macchina a via Cilea, decidete di farvi un SH da sotto una ragazza a Piazza Arenella. Abitate a San Giovanni a Teduccio, a Via Stadera, a Materdei, al Rione De Gasperi, alla Gescal, all’Inacasa, alla centosessantasette. Andate in pellegrinaggio alla Madonna dell’arco, camminate con uno stendardo con le banconote appese, pregate Padre Pio prima di fare un omicidio. Chi sono questi ai semafori con la faccia marrone, perché non se ne tornano a casa. Voi non andate da loro a lavargli i vetri. Chiedete i soldi ai commercianti del vostro quartiere per le luminarie, i tappeti, le stelle di natale, per le famiglie dei carcerati, per quelli del sistema, per la Madonna, per i tossici, dite che vi manda Antonio o’Russ, Gennar o’Criminal, Pasquale Bum Bum. Fatevi i cazzi vostri, non guardate la gente per strada, non fermatevi se vedete uno per terra, guardatevi da chi vi cammina dietro, guardatevi l’orologio, il cellulare, la borsa, la macchina, gli occhiali, vi fate fare uno squillo quando le vostre ragazze rientrano in casa perché state in pensiero. Comprate un orologio rubato, un cellulare rubato, una borsa rubata, un portatile rubato. Si sono fatti un camion di Nike, un camion di macchine fotografiche, un camion di occhiali da sole. Per strada ci sono i rifiuti di tre settimane. Ci sono più topi che mosche. Da stamattina l’elicottero della polizia sta sopra il bronx di San Giovanni che cazzo vogliono questi. Finti invalidi, finti impiegati del gas, finti carabinieri al posto di blocco, borse finte, film pezzotti, sigarette di contrabbando, Barbie pezzotte. Ti aspetto fuori dalla discoteca, fuori dalla scuola, fuori dallo stadio. Andate a molestare i ricchioni a Gianturco, le nere sotto il ponte dello scasso, le polacche fuori la Mercedes. Vostro padre se ne’è andato con una polacca che stava alla ferrovia se la incontrate la uccidete.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-877074142793967910?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/877074142793967910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=877074142793967910&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/877074142793967910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/877074142793967910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/09/safari-nucleare-post-atomic-kiss-di.html' title='SAFARI NUCLEARE POST ATOMIC KISS di Hotel Messico'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEhFaxDXyI/AAAAAAAAAKE/6-Gq_FCPyBk/s72-c/volto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-1115406287188769871</id><published>2008-09-05T05:03:00.000-07:00</published><updated>2008-09-08T02:43:33.534-07:00</updated><title type='text'>DOMENICA POMERIGGIO di Luca Soldi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEgkND9yxI/AAAAAAAAAJ8/r9SxCtlsjrM/s1600-h/963_IMG_PMD.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242507247589640978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="476" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEgkND9yxI/AAAAAAAAAJ8/r9SxCtlsjrM/s400/963_IMG_PMD.jpg" width="458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dimentico le carte,&lt;br /&gt;nella stanza col parato c’è l’armadio di legno chiaro, una fotografia della scorsa estate che dondola e tutti seduti attorno al tavolo , il sole sul deck, chiamami Fidelio chiamami ora che ho tempo e il balcone mezzo dentro e mezzo fuori è fresco, è estate Fidelio, è un brano che abbiamo sentito insieme ma poi tu mi hai fatto capire che bisogna scegliere, che la scogliera lontana è rimasta immutata , sono io che cambio, però quelle incessanti formiche che non scaccio, battere le mani alla frase shock alla frase nuova alla musica vecchia alle reni che vogliono riposo, dimmi come sei Fidelio, sono anni che vorrei capirlo, ed è domenica pomeriggio, come non è mai stato, in quelle tapparelle ci nascondiamo io e te compagno mio … una poltrona calma ed il quadro dei bagnanti, ti verso un bicchiere di whisky senza ghiaccio ed avvertimenti e spero di stordirti e sorprenderti, tu racconti e i posti piccolissimi anfratti riverberi e le barchette di plastica solitarie mentre gli altri tutti gli altri si divertono con i capelli biondi, dopo vengo anch’io , perché non mi credi, l’estate è lunga e c’è posto per tutti , per i tuoi sorrisi accattivanti. E spiegati per me, per tutti che guardano il tuo ultimo show&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritornello si inerpica il sole lima e le case mie tutte aperte, le domande che restano e la coscienza in diesis&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non stona Fidelio, stavolta fidati tu e l’altro amico tuo&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-1115406287188769871?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/1115406287188769871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=1115406287188769871&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1115406287188769871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1115406287188769871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/09/domenica-pomeriggio-di-luca-soldi.html' title='DOMENICA POMERIGGIO di Luca Soldi'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEgkND9yxI/AAAAAAAAAJ8/r9SxCtlsjrM/s72-c/963_IMG_PMD.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-1966648083917215075</id><published>2008-09-05T05:00:00.000-07:00</published><updated>2008-09-08T02:44:19.269-07:00</updated><title type='text'>LIVE di Cattive Inclinazioni</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEf7XU809I/AAAAAAAAAJ0/wOyFh3OTKDk/s1600-h/7957210.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242506545970598866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEf7XU809I/AAAAAAAAAJ0/wOyFh3OTKDk/s400/7957210.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La serata è magnifica.&lt;br /&gt;Il palco dello Shea Stadium di New York è immenso e davanti a noi ci sono cinquantamila persone in attesa di sentirci suonare. Il colpo d’occhio e le urla fanno venire la pelle d’oca. Ma qualcosa non va, la band non gira ed io sono incazzato nero. Joe Strummer e Mick Jones si beccano come galline impazzite, Paul Simonon se ne sta in disparte fregandosene di tutto e Topper Headon, come al solito, è strafatto di eroina.&lt;br /&gt;Qui va tutto a puttane.&lt;br /&gt;Ma i Clash sono io figli di puttana, mettetevelo bene in testa e se stasera non suonate come dio comanda, vi butto giù dal palco a calci in culo.&lt;br /&gt;Imbraccio la mia fidata telecaster, il volume è al massimo. Gli altri finalmente si piazzano al loro posto, in attesa di un mio cenno per cominciare. Brutti stronzi, con voi farò i conti dopo il concerto.&lt;br /&gt;Si va in scena e partiamo con Should I stay or should I go, sono solo due accordi ma il riff che ne vien fuori è devastante come un pugno nello stomaco. Questo pezzo, un po’ mods e un po’ punk, fa resuscitare i morti ed è il massimo per aprire la serata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…Darling you gotta let me know Should I stay or should I go?...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La folla è in delirio, meglio di così non potevamo cominciare. Ci do dentro con le plettrate e pure gli altri non si risparmiano. Salto e corro come un indemoniato e con la mia chitarra sferro fendenti a destra e manca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…This indecisions bugging me Esta undecision me molesta…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stadio s’è incendiato. Sudo sangue e sputo rabbia e sul pubblico vomito tutta la mia adrenalina. Sotto il palco pogano che è una bellezza. Sono il re del rock’n roll e qui comando io: voglio vedervi sballare, ammazzarvi di botte e stramazzare al suolo sanguinanti, perché è così che si fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…Me tienes que desir Should I cool it or should I blow?...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pezzo è finito. L’ovazione della folla spacca i timpani più dei decibel dei nostri marshall ma mentre mi godo il momento, la porta della mia cameretta si apre. Sull’uscio appare l’enorme figura di mio padre in mutande e canottiera, ha la bocca sporca di sugo e lo sguardo rabbioso e avvelenato di chi s’è alzato da tavola mentre stava mangiando. Io rimango impietrito dalla paura. Si avvicina a passi lenti e con una faccia che non promette niente di buono. Allunga la mano dalle dimensioni esagerate, io chiudo gli occhi all’istante. Sento il volume dello stereo abbassarsi e quando riapro gli occhi me lo ritrovo a dieci centimetri da me. Ansima dal naso come un toro alla corrida.&lt;br /&gt;&lt;ascoltami&gt;&lt;br /&gt;Se ne va sbattendo la porta. La stanzetta trema sotto un terremoto del quinto grado della scala richter e dalle mensole cadono ninnoli e suppellettili. Spengo subito lo stereo perché quando fa così è meglio non contrariarlo. Tolgo il disco dal piatto con cura estrema e lo infilo nella custodia di cartone, questo bootleg del concerto dei Clash al Shea Stadium mi è costato un occhio della testa ma ne è valsa la pena. Domani, però, metto su The song remain the same, il live dei Led Zeppelin, poi imbraccio la mia mitica Gibson Les Paul e così vediamo chi la spunta tra me e quel frocio di Jimmy Page.&lt;br /&gt;Si, voglio proprio vedere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-1966648083917215075?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/1966648083917215075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=1966648083917215075&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1966648083917215075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1966648083917215075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/09/live-di-cattive-inclinazioni.html' title='LIVE di Cattive Inclinazioni'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEf7XU809I/AAAAAAAAAJ0/wOyFh3OTKDk/s72-c/7957210.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-2696471088678139310</id><published>2008-09-05T04:55:00.000-07:00</published><updated>2008-09-08T02:45:08.580-07:00</updated><title type='text'>MATURI ALLA VOLTA DELLA CALABRIA di Dario Cioffi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEfJ6gdsCI/AAAAAAAAAJs/VkFNz9j_Q00/s1600-h/untitledsw.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5242505696420671522" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="435" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEfJ6gdsCI/AAAAAAAAAJs/VkFNz9j_Q00/s400/untitledsw.bmp" width="234" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mese di luglio, ultima decade, ripescare la data precisa sarebbe al momento impresa ardua ma dato che so che pur senza saperla stanotte dormirete lo stesso, sorvolo e vado oltre. Dodici ragazzi, neo diplomati, tutti presso il “magico” liceo scientifico “Francesco Severi” di Salerno (classe quinta Q, doveroso sottolinearlo), decidono di festeggiare con una settimana di vacanza in un villaggio turistico la propria ormai consacrata maturità. A loro (cioè a noi) si aggiungono due graditi “intrusi”: Flavio, all’epoca il fidanzato di Gabriella (una delle tre donne al nostro seguito, nonché persona a me tanto cara), ed Amedeo (per tutti “il Mesale” – che tradotto in italiano vuol dire “tovaglia” da cucina – soprannome affibbiatogli in maniera che definire geniale è riduttivo da un Carabiniere dinanzi lo stadio “Arechi” dopo una perquisizione al suo zaino prima di una partita della Salernitana, che aveva fatto emergere dal fondo della borsa di Amedeo qualcosa come quattro-cinque panini – per 90’ di partita parevano esser abbastanza). Quel viaggio in Calabria, al quale stavo pensando praticamente da due anni, fu davvero un’esperienza esaltante, esilarante, comica, come del resto gran parte di quel quinquennio indimenticabile vissuto al liceo.&lt;br /&gt;Prima della partenza organizziamo le camere, suddividendoci in tre appartamenti. Il primo, per le tre ragazze: la già citata Gabriella, Maria (detta “la legge” per i suoi continui riferimenti giurisprudenziali, inutile dirvi oggi a quale facoltà universitaria sia iscritta…) ed Alessandra, ragazza tranquilla e simpatica che – a posteriori – posso affermare che se avesse vissuto un po’ meno lungi dalla nostra “bolgia” scolastica sarebbe stata apprezzata sicuramente di più. Secondo appartamento, e qui so di non essere in grado – con le poche righe che ho a disposizione – di render sino in fondo giustizia alla complessità dei personaggi. Ci provo. In bungalow insieme ci sono: Virginio (soprannominato “il testone”, mio “collega” rappresentante d’istituto nell’ultimo anno di scuola, di lui al mondo è stata fatta un’unica copia – e meno male! –, non dimenticate il suo nome perché ci ritornerò in seguito); Enzo (a primo acchito sembra “l’eterno scontento”, l’uomo che non ti dà mai ragione ma che se ispirato sa farti morire dalle risate); Giorgio (“il Pompele”, questo il suo cognome, è il fido socio di Enzo, più serafico e tranquillo…tranne quando inizia a praticare il suo sport preferito: bere!); Giovanni (detto “il ragioniere” per l’abbigliamento mai fuori posto, il più timido forse, l’evoluzione della sua personalità è stata nel tempo un crescendo rossiniano, ragazzo generoso e sempre disponibile) ed il già citato Flavio (soprannominato “Abù” per la carnagione scurissima e per il fatto che l’ottima Gabry lo chiamasse a rapporto per portarle le valigie manco Flavio, eccellente ballerino di latino-americano e roba del genere – sono troppo neofita per entrare nel dettaglio –, fosse stato davvero uno schiavo del continente nero). E qui, finalmente, arriviamo alla mia stanza. Come sempre, la più numerosa: una “quintupla con letto aggiunto”, accezione inventata da noi, ovviamente. Il gruppo si compone dei seguenti elementi: Dario (mio omonimo e “fratellone” acquisito, un “gigante buono” di un metro e novanta per centotrenta chili – oggi forse qualcosa in più –, nella vita fa il pallanuotista, all’occorrenza il body-guard ed ha la passione per le Forze Armate, anche se ha deciso che non vi entrerà mai); Antonio (altro fratello per me, compagno di classe sin delle scuole medie oltre che di “cortile” abitando nello stesso palazzo, carattere aspro solo in apparenza, in realtà un pozzo di sorprese e simpatia, per qualche anno l’abbiamo ribattezzato “il cantastorie” per la sua attitudine ad inventare credibilissime storie mai verificatesi, oggi fa il poliziotto); quindi c’è Carmine (“lo zingaro felice”, uno che non vuol dar fastidio né vuole riceverne, vive accontentandosi delle piccole cose, un po’ “vecchio” nei modi di fare ma quando sta con noi è una “pariata”); ancora, c’è Mario (“il Saggese”, dal cognome, altro personaggio di rara riproducibilità, più cordiale e disponibile di un missionario, unica pecca un po’ di cultura generale, specie la geografia); il già citato Mesale (al secolo Amedeo) ed infine il sottoscritto.&lt;br /&gt;Fin qui le stanze, progettate per venire incontro alle esigenze di tutti. In loco, ovviamente, sarebbe poi accaduto di tutto ma come non prevederlo in un viaggio di diciottenni neo-maturi?! Ad esempio, Antonio ed il Mesale si sarebbero presi a schiaffi per qualche biscotto (anticipando in maniera clamorosa quella che sarebbe stata di lì a qualche mese una scena-simbolo dell’edizione 2003 del Grande Fratello), Enzo avrebbe criticato il fatto che Flavio si comprasse le prugne con i soldi della spesa comunitaria, mentre Dario – alle 18,30 di ogni giorno –, in lieve anticipo sulle comuni abitudini degli esseri umani, avrebbe iniziato a dar segni di squilibrio sollecitando anzitempo tutti a lasciare la spiaggia al grido di battaglia: “Teng’ fame…aggià ì a cucinà”. Che meraviglia! Ma non è dei fatti in se stessi, succedutisi durante il nostro soggiorno al villaggio “Capo Piccolo” di Capo Rizzuto, che mi premeva parlare. Piuttosto, voglio raccontarvi il nostro viaggio. E che viaggio! Partenza di venerdì notte, ore 2 dalla stazione di Salerno. In treno, ovviamente. I patentati sono ancora pochi e poi, onestamente, quale papà darebbe mai in mano ad un figlio un’auto che parte per un “luogo del non ritorno?!”. Alla stazione, a curare il tutto, c’è il signor Sergio, il papà di Darione – agente di Polizia Ferroviaria – una persona che sarebbe capace di farti sentire al sicuro anche in piena notte tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli partenopei. Il figlio, fisicamente, ha preso da lui! Credo di aver reso l’idea. Virginio, come da prassi, è il più carico di tutti: ha con sé l’immancabile “bonghetto” – lui è un percussionista straordinario – ed una buona dose di altre “sciartapelle” (si chiamano così dalle nostre parti gli oggetti più “futili”) come da consolidato stile. Ci sentiamo tutti un po’ emozionati, per noi è un po’ come un primo – o forse, chissà, l’ultimo – giorno di scuola. L’incanto, però, si rompe ben presto. Quando saliamo sul treno, infatti, a bordo ci attendono svariate centinaia di persone, gettate in terra nei corridoi come profughi che stanno consumando una lunga agonia. Intendiamo subito, insomma, che quello sarebbe stato davvero un vero proprio “viaggio della speranza”. Ma che viaggio! All’inizio, in vano, cerchiamo un posto negli scompartimenti, camminando lungo un paio di carrozze. Che tragedia! Per fortuna abbiamo di che essere allegri perché a salire in cattedra è da subito il mio amico Mesale, che a noi è noto per un piccolo problemino che l’affligge: non ci vede gran che bene. Così, sbattendo qua e là il suo borsone Arena adattato a valigia, il Mesale finisce per non accorgersi di un uomo – nazionalità incognita ma io gioco tutto sull’indiana – che si era beatamente appisolato, disteso di lungo in corridoio. Amedeo (è sempre il Mesale, non dimenticate) prima lo calpesta un paio di volte, poi, dopo averlo bruscamente destato dal sonno, gli sbatte in pieno volto la valigia. Perché? Perché mentre noi tutti siamo divisi tra il riso e la vergogna guardando in faccia il povero indiano, Amedeo non si è ancora accorto di un bel nulla e prosegue imperterrito nella sua marcia devastante, calpestando un altro “presunto” indiano, per sua fortuna meno assonnato del precedente. Evviva la “par condicio”! In cinque-sei, ci appostiamo nell’unico angolo libero del treno: dinanzi al bagno. Le nostre donne trovano rifugio in uno scompartimento – magie dell’esser “femmine” –; Virginio si accartoccia nel corridoio tenendosi stretto il suo bonghetto manco fosse un figlio appena svezzato; Flavio “si pompa” di musica latina ed Enzo è un continuo lagnarsi contro tutto e tutti. Noi, dinanzi al nostro bagno, cominciamo il nostro sport preferito: “mettere a giro” qualcuno. I “bresuott”, nome con cui Darione definisce i calabresi, sono gli obiettivi preferiti. Intanto il Mesale, appostato proprio dinanzi la porta che dà accesso al bagno, viene tartassato dai passeggeri che lo urtano puntualmente per andar a fare i loro bisogni, prima che la diabolica mente di Antonio partorisca l’idea più brillante della notte: cartellone affisso dinanzi la porta con su scritto “bagno fuori servizio” ed il via vai della gente che turbava la nostra quiete per andare a far la pipì diventa solo un antico ricordo. Geniale. Il viaggio è fisicamente parlando massacrante, le valige sono i nostri cuscini di fortuna ma tra battute continue ed un’infinità di risate dai finestrini anche l’alba si fa d’argento (questo è Baglioni, non Dario Cioffi) e la nostra meta pare sempre più vicina. Il treno, fermata dopo fermata, va man mano sfollandosi. Ci raduniamo facendo un mini-bilancio della nottataccia passata in terra, poi lo speaker annuncia il nostro arrivo. In stazione le navette del villaggio ci prelevano – a costi mi par di ricordare salatissimi – e ci conducono a destinazione. Sono le 8,30 del mattino, per avere in consegna le stanze c’è ancora da attendere tanto, meglio dunque posare i bagagli e tuffarsi subito in piscina: “In modo che, almeno, ci sciacquiamo pure…” – così parlò Darione. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-2696471088678139310?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/2696471088678139310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=2696471088678139310&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2696471088678139310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2696471088678139310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/09/maturi-alla-volta-della-calabria-di.html' title='MATURI ALLA VOLTA DELLA CALABRIA di Dario Cioffi'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SMEfJ6gdsCI/AAAAAAAAAJs/VkFNz9j_Q00/s72-c/untitledsw.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-5890083739613849577</id><published>2008-06-29T10:13:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:37:59.314-08:00</updated><title type='text'>Numero Di Luglio</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfDFb7_JnI/AAAAAAAAAJc/LaaSexmSTok/s1600-h/inferno1-DEF.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217353191498131058" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfDFb7_JnI/AAAAAAAAAJc/LaaSexmSTok/s400/inferno1-DEF.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pronto per voi il numero di Luglio del nostro blog, votate, commentate, questa vetrina è per voi lettori e fatene ciò che volete.&lt;br /&gt;Ricordiamo a tutti che è finalmente in libreria il libro di Gianfranco Marziano "Inferno", l'ultima pubblicazione di Ad Est dell'Equatore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-5890083739613849577?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/5890083739613849577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=5890083739613849577&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5890083739613849577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5890083739613849577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/06/numero-di-luglio.html' title='Numero Di Luglio'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfDFb7_JnI/AAAAAAAAAJc/LaaSexmSTok/s72-c/inferno1-DEF.gif' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-6366237122152554433</id><published>2008-06-29T10:10:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:37:59.677-08:00</updated><title type='text'>CARDIGAN di Phil Sick</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfCn_p255I/AAAAAAAAAJU/n0AXm0MUqEs/s1600-h/247844179_42110a83e6f.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217352685689694098" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfCn_p255I/AAAAAAAAAJU/n0AXm0MUqEs/s400/247844179_42110a83e6f.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Una moltitudine di ombrelli, uno accanto all’altro… come nei film, una testuggine di nylon nero. Una pioggerellina da funerale e Andrew Degut che indossa l’uniforme da cadetto di West Point, grigia con le bande nere e il cappello da autista di autobus, sobrio come il luogo da dove proviene. Alcune tardone in tailleur muoiono dalla voglia di fargli qualche moina… smancerie al posto delle condoglianze. Si fa finta di niente. Il cadetto è impegnato ad osservare la bara con aria solenne e forse anche un po’ commossa. Magari ripensa a quando il nonno gli comprava il gelato, oppure per un secondo è di nuovo con lui davanti alla tv nel salotto pieno di ninnoli; danno un Western, il pacchetto di nazionali sul tavolino di vetro, il posacenere colmo di cicche… pezzi di Morricone interrotti da un’occasionale revolverata, da un colpo di tosse catarrosa e la nonna intenta a smazzare le carte per il suo solitario napoleonico in sottofondo. Ma forse Degut sogna Tracy Lords o la finale di un Superbowl, dei nachos al doppio formaggio... Lo stanno calando nella terra il nonno, all’interno del sacrario atlantico, con il resto dei camerati.&lt;br /&gt;Gli occhi lucidi del vecchio “Pigafetta” sono azzurri come aspettando lo Tzunami… Alto e curvo, è lì a pochi passi dall’amico… il viso spigoloso, da ligure, proteso verso un’ultima picchiata a pelo d’acqua... rataratarataratà…. E poi gli alti papaveri forniti all’ultimo momento dall’aeronautica: generali da parata con le trippe piene di nastrini e di medaglie. Le mani pelose coperte dai guanti da ordinanza.&lt;br /&gt;Per fortuna la bara è chiusa. Sopra di essa un cappello da colonnello pilota, ma non è il suo. Si tratta di uno fornito dal ministero della difesa…. In fondo sticazzi. Un cappellano militare con gli occhiali appannati farfuglia un mantra cattolico, mentre la manina pingue vibra in aria un’urna legata ad una catenella. Lui a cosa stia pensando non lo so di certo. Un aviere di leva suona il silenzio immaginandosi di essere un trombettista jazz. Anche io farei così al suo posto. L’aria umida è pregna d’incenso ora e prevale sull’odore di terra bagnata, sull’essenza di fiori un po’ vecchi e la poltiglia di aghi di pino. Quando era vivo, il colonnello usava un bagnoschiuma al pino silvestre, la marca l’ho dimenticata, la fragranza no. Io me ne sto un po’ più in disparte perché non indosso nessuna divisa e devo ancora compiere nove anni. Dire che mi piacerebbe indossarne una, di divisa intendo. Mi vedrei bene vestito da ufficiale Gestapo, ma anche se lo chiedessi dubito che me lo permetterebbero… valla a trovare una divisa della Gestapo taglia bambino disturbato... Di certo non c’erano ufficiali nani tra le fila dei soldati del terzo reich. Mia madre qualche ora prima mi chiede di darle il mio pupazzetto di Aquaman per infilarlo nella tasca del blazer nero di mio nonno, così, tanto per fargli compagnia. Non è che la cosa mi alletti poi molto, ma glielo permetto comunque. Sono avvezzo alle sue bizzarrie e poi nonostante la sequenza di prosecchi che ha mandato giù, la vedo abbastanza scossa. Mia nonna scazza con qualcuno per via dei fiori, saranno troppi o troppo pochi? Vallo a sapere. Dopo che il nonno l’hanno bello e sotterrato, andiamo ad ingozzarci in un ristorante di pesce. Le zie si ubriacano, la mamma pure, i vecchi prima ricordano, poi si abbioccano sul tavolo nel bel mezzo delle rimembranze, tra i tagliolini all’astice e la frittura mista. Io studio le diverse epidermidi, le macchie di vecchiaia, le efelidi geriatriche, le dentiere posticce ed i riportini. Mi sballo mica tanto, anzi diciamo pure mi rompo i coglioni. Gioco con i grissini perché Aquaman a quest’ora gioca con mio nonno, o al massimo diciamo che gli tiene compagnia. In fondo mi sta bene, ma non essendo autistico co’ sti grissini mica ci riesco a far nulla di prodigioso, che so, una capannina,oppure un bel hangar sempre in onore di mio nonno… Gli stuzzicadenti, un passo avanti rispetto ai grissini, quelli mi spariscono sotto il naso che questi vecchi nostalgici ci fanno la manutenzione alle dentiere. Mio cugino mi vede fissare una vecchia che ha problemi con la protesi, fa subito la spia così la zia mi sgrida. Un rimbrotto svogliato, ma lui si mette a ridere. L’elaborazione del lutto è varia e agisce per vie misteriose, come quelle del signore. Il signore con la camicia sbafata di astice e mazzancolle…&lt;br /&gt;Nonno non c’è più adesso. La mia eredità consiste di un Cardigan con delle toppe sui gomiti e una macchina da scrivere, una Olivetti non ricordo cosa. Ma non è che me le danno subito ‘ste cose, me le danno qualche tempo più tardi, diciamo pure anni.&lt;br /&gt;Non faccio più la quarta elementare. Piove ancora, ma ci troviamo in un campo nomadi vicino a Roma. Ho le scarpe inzaccherate di fango e dio solo sa cosa, merda di cane, ma anche umana probabilmente. Riesco a non vomitarmi sui pantaloni, che sto già conciato bene così come sono. Mi arriva un odore di fumo di stufa, misto a copertoni bruciati… bruciano tutto quello che trovano questi, anche quando piove. Il tanfo infondo quasi mi piace, perché oramai mi è familiare e vuol dire che sono arrivato. Sono vestito multistrato tipo cipolla, ho pure il cardigan di nonno. Mi ricevono in una baracca piena di bambini, li conosco tutti anche se non per nome. Rispetto a fuori, dove è già calato il buio, fa molto caldo. Al tavolo del salotto, chiamiamolo così, giocano a carte. Sono tutti uomini, ma c’è pure una vecchia che sembra un uomo. Ogni tanto mi sorridono e mi chiedono se voglio della coca-cola per via del fatto che sono un abituale. Accetto, sebbene in questo momento la coca-cola mi fa solo venire da andare al cesso. Me ne sto sul divano a fare il simpatico con i bambini, fin quando madre e figlia riescono a portarmi ciò per cui sono venuto. La figlia è molto giovane, troppo. Sembra la tipa di Alladin anche se ha il culo piatto. A volte mi fa duemila moine, altre mi fa "buffi"che io non ripago quasi mai, dicendomi di non dirlo alla mamma. E’ il nostro piccolo segreto dopotutto…Nella transazione ci va di mezzo anche il cardigan con le toppe. Non che io lo baratti, ci mancherebbe, semplicemente lo perdo. Sono passati vent’anni dal funerale. Esco dalla bisca, mi faccio in una roulotte e mi accorgo di aver perso la mia eredità. Allora ritorno nella catapecchia dove imperversa il pokerino tzigano. Scatta subito una caccia al tesoro, sopra il divano, sotto il divano, tra le sottane della nonna rom,sotto il tavolo da poker... Nessuno ci capisce niente, io meno degli altri. Sta storia del cardigan crea un bello scompiglio. I bambini, la madre, la zia, la sorella, tutti a scandagliare la baracca… Non salta fuori un cazzo. Era meglio se lo lasciavo a casa. A quest'ora c'è una bambina coi baffi, piena di mocciolo, che gira per il campo avvolta dentro al cardigan di mio nonno, con delle zattere sei numeri più grandi e una collana di perle finte… &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-6366237122152554433?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/6366237122152554433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=6366237122152554433&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6366237122152554433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6366237122152554433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/06/cardigan-di-phil-sick.html' title='CARDIGAN di Phil Sick'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfCn_p255I/AAAAAAAAAJU/n0AXm0MUqEs/s72-c/247844179_42110a83e6f.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-7481305958519012360</id><published>2008-06-29T10:06:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:37:59.857-08:00</updated><title type='text'>IL SANGUE DEL CRITICO di Gianfranco Cambosu</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfBu6mrxqI/AAAAAAAAAJM/u2JiDTI-040/s1600-h/sangue-manof.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217351705081661090" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfBu6mrxqI/AAAAAAAAAJM/u2JiDTI-040/s400/sangue-manof.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Uscì di casa fischiettando. Era contento che fosse finalmente tornato il sole. Voltò l’angolo della strada e si bloccò. Sul marciapiede opposto stava camminando l’ultima persona che si sarebbe aspettato di rivedere. Quanti anni erano passati? Portava ancora i capelli lunghi, raccolti in una coda, che gli condonavano almeno dieci anni. L’ultima volta si erano visti a Firenze, a un festival letterario. C’era anche il suo nome nella lista dei critici letterari più accreditati. Allungando il passo lo raggiunse nel cono d’ombra proiettato dalla colonna marmorea al centro della piazza. Là si era fermato per rispondere al cellulare.&lt;br /&gt;“Vichi, Vichi!” gli urlò. Quello chiuse la conversazione e rimase immobile, i muscoli contratti in una smorfia di stupore o di fastidio.&lt;br /&gt;“Vichi, non ti ricordi di me? Postriboli, Giancarlo Postriboli!”&lt;br /&gt;Dario Vichi si rianimò al suono delle ultime sillabe, le labbra si schiusero a un sorriso di circostanza. “Ah, certo, certo, come stai?”&lt;br /&gt;“Bene, bene. Anche tu, a quanto vedo. Sempre con quella tua aria sbarazzina, eh!” Postriboli si guardò intorno con aria circospetta. Gli ultimi passanti erano stati risucchiati dagli ingressi dei vicoli come spifferi d’aria. Il sole si era dileguato in un pertugio di orizzonte. Dalla tasca dell’impermeabile trasse un articolo di giornale stropicciato e glielo porse indicandogli la fotografia al centro. Era la copertina di un libro. Nella didascalia c’era scritto Il sogno di Postriboli, l’ultima fatica letteraria dello scrittore Ocram Ihciv . “Te lo ricordi, Vichi?”&lt;br /&gt;Quello scosse la testa a significare un no, non mi pare.&lt;br /&gt;Postriboli non si scompose e di nuovo si guardò intorno. Non c’era più nessuno.&lt;br /&gt;“Davvero non ricordi?”&lt;br /&gt;Dario Vichi sbuffò e adocchiò il rolex al polso.&lt;br /&gt;“Sì lo so, si è fatto tardi” lo precedette Postriboli. “Anche allora era così, ricordi?”&lt;br /&gt;Vichi si rannuvolò. “Temo che tu mi stia attribuendo cose diverse, cose che non mi appartengono. A dire il vero, non sono neppure sicuro di conoscerti.”&lt;br /&gt;Postriboli lo fissò come un predatore al termine della sua caccia. “Non sei sicuro di conoscermi? Prima, però, hai risposto al mio saluto.”&lt;br /&gt;Vichi tentò invano di focalizzare quel volto. Davvero non gli diceva nulla.&lt;br /&gt;“E’ inutile, scusa, che strabuzzi gli occhi: la mia faccia non ti dirà mai nulla. Però dovevi averla in mente quando mi hai insultato.” Prima che l’altro potesse fiatare gli lesse la prima parte dell’articolo. A uno scrittore come Ocram Ihciv che definisce il proprio personaggio “scimmione” io non posso che dire &lt;&lt;hai&gt;&gt;. E infatti Postriboli dà l’idea di uno scimmione fuggito da una giungla. Anche Ocram Ihciv, però, dovrebbe far rientro in una giungla: quella degli agenti letterari che tormentano gli scrittori esordienti. Perché da lì proviene…Firmato Dario Vichi.&lt;br /&gt;Vichi spalancò la bocca come se quell’articolo dovesse ingoiarlo. “Che ne so, io? Ne ho scritto di recensioni in trent’anni di carriera e…”&lt;br /&gt;“Vedi,” lo interruppe Postriboli “delle volte voi critici avete una sola esigenza: imbrattare una pagina di giornale o di rivista con una lunga teoria di masturbazioni mentali, e pazienza se per farlo dovete sporcare il nome di uno scrittore e del suo personaggio. Che cosa ve ne frega, in fondo?”&lt;br /&gt;Vichi avvertì un disagio fortissimo. Quella piazza vuota non gli preannunciava nulla di buono. Guardò l’altro negli occhi e accennò un saluto, ma la calibro nove che comparve in quel momento nella mano di Postriboli lo paralizzò.&lt;br /&gt;“Cerchiamo di ragionare” balbettò il critico con le mani che gli tremavano.&lt;br /&gt;“Ragioniamo pure mentre ti rinfresco la memoria. Io sono stato il protagonista di molti romanzi di Ocram Ihciv. Sono stato un commissario di polizia, stimato da editori e lettori finché non ti sei messo di mezzo tu coi tuoi attacchi e col tuo stile denigratorio. Nel giro di un anno Ihciv si è trovato senza più un contratto, con le case editrici che gli sbattevano le porte in faccia.”&lt;br /&gt;Vichi si sentì come un bambino sperduto. Perché quella maledetta piazza si era trasformata in un deserto? “Senti” reagì con stentato vigore “noi critici questo dobbiamo fare, l’hai detto tu stesso. Niente di personale…”&lt;br /&gt;“Niente di personale” lo scimmiottò Postriboli. “Che frase abusata! E tu saresti un critico letterario, uno che vive di parole? Beh le parole, la vita stessa mi sono state tolte a causa tua. Da un giorno all’altro Ihciv si è trovato il deserto attorno. E questa è stata la sua morte come scrittore. Infatti è stato costretto a riaprire un’agenzia letteraria per campare. Solo che la sua morte letteraria ha segnato la mia fine come personaggio: sono rimasto incastrato nella prima pagina di un file, quello che avrebbe dovuto essere il suo nuovo romanzo. Ho urlato come un disperato per continuare a muovermi, perché avevo delle indagini e altri personaggi che mi attendevano. Ma è stato inutile. Ihciv mi ha lasciato là come un salame e con questa pistola in mano. Ed io con questa ti faccio saltare il cervello.”&lt;br /&gt;“Ti prego, no!”&lt;br /&gt;Il proiettile gli arrivò dritto in fronte. Postriboli rimise in tasca l’articolo ma pensò che là dentro l’aveva conservato per troppi anni. Fece per appallottolarlo ma qualcosa richiamò la sua attenzione. Il sangue che colava dalla fronte del critico aveva uno strano colore. Non rosso chiaro come l’avrebbe potuto immaginare ma scuro e denso. Era incredibile, era davvero incredibile: quel sangue non era sangue, era un autentico fiotto d’inchiostro che aveva creato una piccola pozza. Su quella abbandonò l’articolo, tanto chi sarebbe potuto risalire a un assassino di carta?&lt;br /&gt;Alzò lo sguardo al cielo e nella sua bocca affiorò un sorriso. Finalmente era tornato il sole. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-7481305958519012360?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/7481305958519012360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=7481305958519012360&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7481305958519012360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7481305958519012360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/06/il-sangue-del-critico-di-gianfranco.html' title='IL SANGUE DEL CRITICO di Gianfranco Cambosu'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfBu6mrxqI/AAAAAAAAAJM/u2JiDTI-040/s72-c/sangue-manof.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-657940354548700620</id><published>2008-06-29T10:03:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:00.244-08:00</updated><title type='text'>IL COLLEZIONISTA DI OMBRE di Marilia Tortora</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfBCgzw3RI/AAAAAAAAAJE/sZIUVqYkbK8/s1600-h/ombre_enebbia4f.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217350942242954514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfBCgzw3RI/AAAAAAAAAJE/sZIUVqYkbK8/s400/ombre_enebbia4f.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;I passi vibravano nel buio affondando nel silenzio ovattato di una notte d'inverno. La luna, nascosta tra le nubi ,si affacciava nel buio come una donna intenta a pettegolare dalla ringhiera di un balcone. Lorenzo, sguardo fisso sulla strada, inseguiva la linea bianca come un levriero che insegue una lepre di plastica. Finalmente il bar, meta agognata dove ogni sera dissolve la sua solitudine in una bottiglia di whiskey.&lt;br /&gt;-Ciao Carlo, portami il solito-&lt;br /&gt;-Certo signor Lorenzo....il solito.-&lt;br /&gt;Carlo si allontanò a passo svelto con l’andatura ondeggiante che lasciava a sprazzi trasparire, sotto il riflesso delle luci del locale, la nuca lucida e priva di capelli.&lt;br /&gt;Erano ormai due anni che Lorenzo frequentava quel bar. Come ogni notte, si ritrovava lì con pochi disperati a raccontarsi in un bicchiere il suo male di vivere. Lorenzo era un attore, calcava le scene da quasi vent'anni, tutte le sere in scena a strappare applausi tra un tempo e l'altro. Cinquant'anni portati alla grande, in un corpo possente ed elegante che sembrava essere destinato da sempre ai riflettori. Il teatro gli regalava quella magica emozione di trasformista, ogni volta una nuova esistenza da inventare, rubare l'identità di un nuovo personaggio e perdersi nel mistero di quella diversità così assurdamente eccitante. Solo quando rivestiva i panni di Lorenzo, l'emozione si spegneva nel grigiore di un esistenza vuota e senza imprevisti. Per questo le sue performance teatrali finivano ogni sera allo stesso modo. Spenti i riflettori, calato il sipario, si nascondeva nel buio della notte cercando nell'alcool quella scarica di adrenalina negata alla sua esistenza. Era abituato a ridere, piangere, disperarsi, gioire, solo per sentire scrosciare quell'applauso che gli avrebbe dato la spinta giusta per risvegliarsi domani.&lt;br /&gt;Assorto nei suoi pensieri, giocherellava col suo bicchiere intingendo sul fondo uno sguardo assente.&lt;br /&gt;Stava per andare via, quando la sua attenzione fu attratta da un piccolo oggetto che sembrava brillare sul pavimento. Si chinò in avanti spingendosi sul bordo della sedia mentre con l'altra mano si puntellava al tavolo in cerca di un punto d'equilibrio. Riuscì a raggiungere l'oggetto e si accorse con sua grande meraviglia che era un gemello, con una strana e indecifrabile effige. L'occhio cadde su un uomo che non aveva mai visto in quel bar. Era seduto davanti al bancone a sorseggiare un caffè con movenze lente e quasi femminee che sembravano fare a cazzotti con l’atmosfera da marinai che regnava nel locale. Era vestito con uno smoking grigio antracite su cui risplendeva il bianco candido della camicia costretta al collo da un papillon di seta splendente. Lorenzo si ritrovò a chiedersi cosa ci facesse un individuo del genere a quell’ora di notte in un locale come quello. Ma non tardò ad avvicinarsi all’individuo quasi preso dalla smania di terminare quanto prima quel contatto umano inevitabile. Non era abituato a ritenere sua proprietà gli oggetti trovati e quell’uomo gli sembrava plausibilmente il possibile possessore di quel gemello .&lt;br /&gt;-Mi scusi…credo abbia perso questo-.&lt;br /&gt;L’uomo in smoking si voltò lentamente, in un gesto ieratico ed elegante che sembrava provenire da altri tempi.&lt;br /&gt;-La ringrazio, ci tengo molto a questi gemelli, si tramandano da diverse generazioni nella mia famiglia. Ha un grande valore economico oltre che affettivo Non so quante persone sarebbero state così oneste da restituirmelo. Posso offrirle da bere? Voglio ringraziarla per la sua gentilezza..e...mi perdoni...la sua onestà-.&lt;br /&gt;Lorenzo lo guardava con uno sguardo stranito. Quell'uomo poteva avere una trentina d'anni, era di una bellezza ambigua che sembrava scaturire da un eleganza fine ed antica che stonava con lo squallore di quella bettola nauseabonda e buia.&lt;br /&gt;-La ringrazio,ma ho già bevuto. Stavo per andare via.-&lt;br /&gt;-Allora mi permetta di accompagnarla ,faremo un po' di strada assieme, anch'io stavo per andare via.-&lt;br /&gt;Lorenzo avrebbe preferito rimanere solo, come sempre, era infastidito da quella richiesta che gli sembrò strana e un po' ambigua, ma non seppe dire di no.&lt;br /&gt;S'incamminarono nella notte l'uno a fianco all'altro, in un silenzio greve di imbarazzo che li rendeva sempre più estranei.&lt;br /&gt;Improvvisamente,il suono di una campana squarciò il silenzio rompendo il rimbombare fragoroso dei loro passi sull'asfalto. L’uomo in smoking iniziò così a parlare mentre Lorenzo continuava imperterrito a fissare il suolo.&lt;br /&gt;-Sa perché adoro la notte? Al buio non puoi mentire,sei solo e semplicemente te stesso..Tutta la tua vita ti scorre davanti quando sei al buio, mentre la luce ti spinge a fingere, a crearti un immagine che possa piacere agli altri , a quelli che condividono con te il chiarore del giorno. Di notte senti il battito del tuo cuore, sei lontano da occhi indiscreti che ti costringono ad essere quello che non sei,un involucro senza espressione e senza vita che prende le forme di chi ti sta di fronte.-&lt;br /&gt;Lorenzo rimase in silenzio,ma non poteva fare a meno di riflettere sulle parole dello sconosciuto. Non poteva negare che quello era sempre stato il suo pensiero,da quando sua moglie era morta due anni prima, lasciandolo solo e disperato, lui aveva fatto della notte la sua migliore compagna e la sua maledizione. Si sentiva in colpa perché quella sera lui non c'era, quando lei era stata aggredita e violentata da un branco di balordi, lasciata esanime sul letto che li aveva visti uniti e abbracciati ogni sera da quindici anni a quella parte, lui era in scena a recitare l'ultimo atto del suo ultimo copione da uomo felice. Quella notte finì la sua esistenza per entrare nel mondo dei sensi di colpa che come spettri si aggiravano intorno al suo letto impedendogli di dormire .Fu l'alcool a salvarlo dalla sua disperazione,quando non era sul palcoscenico,il suo tempo lo trascorreva al bar immerso in un bicchiere dove affondava il suo dolore fino al giorno successivo. Solo il teatro lo faceva sentire vivo lì si fingeva libero dai suoi ricordi, da quel dolore sordo e cieco che lo schiacciava ogni giorno di più .Ma, chiuso il sipario, spenti i riflettori, tutto ritornava come prima alla solita assurda realtà che gli si parava davanti con tutto il suo carico di nostalgia e disperazione.&lt;br /&gt;Per questo le parole di quell'uomo non potevano lasciarlo indifferente. Lorenzo ha spento la notte nell’alcool, perché non sopportava l’idea di confrontarsi con se stesso, di scoprirsi solo in balia delle sue colpe.&lt;br /&gt;Lo sconosciuto intanto,con una luce nuova negli occhi, alzò lo sguardo verso Lorenzo costringendolo a fare lo stesso. Si fermò di botto dinanzi a lui e, prendendolo per le spalle gli si parò davanti come una belva che ha puntato la sua preda.&lt;br /&gt;-Ti confesso una cosa, io ho scoperto il modo per rendere gli uomini felici senza essere costretti a nascondersi al buio della notte. Il mistero della nostra inquietudine e della nostra incapacità di essere si nasconde nella nostra ombra. L'ombra è la sede del nostro dolore, dei nostri sensi di colpa. E' la materializzazione della nostra disperazione ed appare di notte perché solo allora smettiamo di recitare e diventiamo più vulnerabili. Lei ci è davanti, ci precede nel nostro cammino, appena un raggio di luce rompe l’oscurità della notte, lei ci assale inchiodandoci alla nostra realtà, vomitandoci addosso ciò che veramente siamo, esseri scuri, limitati dai nostri stessi errori che disegnano la nostra sagoma. L’ombra è il riflettore proiettato sulla nostra anima, è impossibile fingere o ignorarla, la sua oscurità è più forte della luminosità del giorno, quando ci illudiamo che tutto ciò che ci fa star male si possa dissolvere tra i raggi del sole.-&lt;br /&gt;Quelle parole furono per Lorenzo un vero e proprio pugno sferrato in pieno petto. Si sentiva confuso, scavato dentro da una forza irresistibile e possente che lo lasciava stremato e completamente inerme. Lacrime copiose cominciarono a sgorgargli dagli occhi mentre cadde in ginocchio,davanti allo sconosciuto che lo guardava col compiacimento dell'arciere che riesce a fare centro al primo tiro .&lt;br /&gt;-Ti prego, aiutami a convivere con il mio dolore,aiutami a sopportare il senso di colpa..- Tu dici di sapere il segreto per non provare più dolore, Farò qualsiasi cosa se tu condividerai con me questo mistero!-&lt;br /&gt;L’uomo in smoking tirò dalla tasca una scatola d'argento. Un raggio perverso, rapito alla luna, risplendette improvviso come una stella cadente spegnendosi poi lentamente nel chiarore delle stelle improvvisamente apparse a dipingere la notte&lt;br /&gt;-Io posso regalarti la tua libertà se solo tu mi darai la tua ombra. Ti libererò dall'oscurità che ti porti dentro e finalmente riprenderai a vivere.&lt;br /&gt;-Prenditi la ma ombra col suo carico di angoscia e di solitudine e inventami una vita che sappia restituirmi dignità e pace...-&lt;br /&gt;Fu un attimo,la scatola improvvisamente si aprì mentre un dolore acuto sordo,si accaniva sulle ossa e sui muscoli di Lorenzo, strappandoli dolorosamente dalla loro sede naturale. Poi...il nulla ,niente più lacrime ,né dolore, un senso di vuoto profondo prese il posto della disperazione. Gli occhi gli si asciugarono all'istante mentre lentamente si risollevò. L'uomo, intanto, era scomparso lasciandolo solo per la strada .La luce di un lampione gli lanciò di rimando l'immagine sinistra di corpo senza ombra. Tornò a casa con la strana sensazione di aver perso per sempre qualcosa cui non riusciva a dare un nome. Non provava niente,né gioia, né dolore, questo gli bastò per sentirsi uomo.&lt;br /&gt;L' indomani successivo tutto riprese come prima. Anche la foto della moglie,che ogni mattina scrutava sul comodino dal suo letto vuoto e senza vita, sembrava non dargli più nessuna emozione. Si compiacque di questo, ma non riusciva a provare gioia. La sera dello spettacolo si recò nel camerino aspettando che arrivasse il momento di entrare in scena. Ma nemmeno quello riuscì a dargli un'emozione. Un senso di profonda inquietudine lo assalì mentre bussarono alla porta per chiamarlo in scena. Fu il primo di una lunga serie di fiaschi che si susseguirono da quella sera in poi. La critica stroncò la sua performance artistica giudicandola fredda e assolutamente priva di emozioni. Fu cacciato dal teatro dopo quella serie di insuccessi.&lt;br /&gt;Ridotto ormai ad una larva, si trovò una sera a percorrere la stessa via del bar. Fu allora che capì, si rese conto che un uomo non può vivere senza le sue emozioni,senza soffrire, piangere ridere. Aveva bisogno di ritrovare la sua ombra, doveva a tutti costi scoprire dove viveva quell’uomo che per sempre lo aveva rapito a se stesso, ma non aveva idea di come fare per ritrovarlo. Tutte le sere ritornò a percorrere la stessa strada ma di quell'uomo...nemmeno l'ombra. Una sera ,affacciato sulla sponda del fiume,guardava la luna ballare tra le increspature dell'acqua. Sembrava chiamarlo nella sua immagine riflessa, in quell’ombra di luce che si allungava nell’acqua quasi a volergli indicare una via misteriosa. Gli venne l'impulso irresistibile di confondersi in quei raggi,di dissolversi nella scia dorata e diventare per sempre chiarore. Salì sul bordo del ponte,come un airone pronto a spiccare il volo e librarsi sulla superficie dell’acqua. Le labbra strette in una morsa dolorosa,seccavano al vento e al freddo intenso della notte. Improvvisamente, un sapore sconosciuto da tempo,un leggero rivolo umido gli attraversò il viso e si tuffò nella bocca arsa inumidendo le labbra con una sostanza antica che da tempo non ricordava più. Fu un attimo, lo sguardo gli cadde nel fiume ed una strana figura scura,simile al suo corpo, si adagiava sul fiume rischiarata dall'aura dorata della luna. Vicino ai suoi piedi, un piccolo oggetto rotondo, brillava vistosamente nella notte. Le labbra si sciolsero in un sorriso bagnato. Non si era mai accorto di quanto fosse dolce il sapore delle lacrime….&lt;br /&gt;Scese dal muretto, prese il gemello e se lo infilò nella tasca.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-657940354548700620?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/657940354548700620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=657940354548700620&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/657940354548700620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/657940354548700620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/06/il-collezionista-di-ombre-di-marilia.html' title='IL COLLEZIONISTA DI OMBRE di Marilia Tortora'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfBCgzw3RI/AAAAAAAAAJE/sZIUVqYkbK8/s72-c/ombre_enebbia4f.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-7223620181204336463</id><published>2008-06-29T10:00:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:00.482-08:00</updated><title type='text'>FERDINANDO CUOR DI LIBRO di Fabio Izzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfAVNGI1rI/AAAAAAAAAI8/n3TA_qNc4R8/s1600-h/Ti%2520vedo%2520III,%2520libro,%25202004g.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217350163857200818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfAVNGI1rI/AAAAAAAAAI8/n3TA_qNc4R8/s400/Ti%2520vedo%2520III,%2520libro,%25202004g.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nonostante tutto si trovava ancora un bell’uomo.&lt;br /&gt;Riflettendo la sua immagine nello specchio come ogni mattina da quindici a questa parte.&lt;br /&gt;Allontanati gli anni delle scuole, Ferdinando, aveva trovato il piacere di uno specchio al mattino&lt;br /&gt;e nonostante tutto si trovava ancora gradevole d’aspetto.&lt;br /&gt;Provava ancora soddisfazione a rinverdire parte de “il mito di Narciso” in un ambiente poco consono, profano, ma rituale come il suo bagno.&lt;br /&gt;Ferdinando provava ogni volta a decodificare i miti, i riti, le abitudini e le consuetudini che ormai affollavano il piano dell’esistenza senza essere capite dall’occhio umano della donna qualunque.&lt;br /&gt;L’uomo qualunque è sempre stato rapito da altri sguardi e non navigava più da secoli, se mai nel suo dna avesse ereditato materiale marinaro, ma si sentiva ancora come Ulisse.&lt;br /&gt;Odissee su odissee.&lt;br /&gt;A che pro farsi la barba se lui ricordava benissimo che nello sceneggiato televisivo della televisione nazionale, Ulisse stesso, l’eroe moderno più antico che si possa trovare nella cultura pop, se Odisseo stesso, Ulisse per i più e Nessuno per i meno, aveva un corollario di barba al suo viso?&lt;br /&gt;Ferdinando non si rase quel viso seguendo le indicazioni mitologiche di una televisione distratta o di un regista che era meglio documentato di lui e dopo un azione non fatta, scese nel bar sotto casa.&lt;br /&gt;Privo di Telemaco e di una Penelope a cui dar da provvedere una reggia in sua assenza, aveva però conosciuto molti Proci ma Ferdinando non era solito fermarsi a domandare dei gusti sessuali delle persone, nonostante fosse ancora un bell’uomo.&lt;br /&gt;Ogni casa ha sotto un bar, strana combinazione.&lt;br /&gt;Domus e tempio, Ferdinando si rammaricava ogni giorno per non aver studiato greco e latino.&lt;br /&gt;Inglobato dalle sue scelte precedenti che lo avevano portato a studiare circuiti elettrici e linguaggi macchina che si estinguevano nella società informatica più velocemente del Manx (lingua morta), aveva dedicato la sua gioventù a perdere tempo.&lt;br /&gt;Culture lontane nel tempo e nello spazio lo avevano per troppo tempo esiliato nel mondo moderno.&lt;br /&gt;In maturità aveva scoperto uno scrittore perseguitato dalla scarsità di memoria di critica e pubblico e n’aveva ingoiata ogni singola parola, letteralmente.&lt;br /&gt;Per sentirlo suo, per avere il potere di quelle parole mangiò tutte le pagine di quel libro capolavoro condito con olio e sale. Cultura sì ma stupido no.Come alcune tribù africane, che lui aveva visto solo in Porky’s quando Pipino Morris usa a scopo educativo il National Geographic, aveva praticato il suo rituale cannibalesco con la prosa magica di un maestro della letteratura.&lt;br /&gt;Aveva da sempre voluto scrivere Ferdinando per scappare dalla normalità attiva della vita, aveva capito fin troppo presto che solo l’uso magico della parola avrebbe potuto spostarlo al livello gerarchico della comprensione.&lt;br /&gt;C’è chi è nato per l’azione e chi per la comprensione, questo lo comprendeva benissimo.&lt;br /&gt;Non era però sicuro quale fosse il suo posto o aveva compreso così bene tutto che non doveva più fare nulla o aveva fatto tutto che non c’era nulla più ormai da comprendere.&lt;br /&gt;Bibbia? Letta, ma chissà in quale traduzione si domandava.&lt;br /&gt;Vangeli? Letti, ma chissà in quale traduzione si poneva domanda.&lt;br /&gt;La Divina Commedia? Letta, ma chissà in quale edizione si inquietava.&lt;br /&gt;I promessi sposi? Letti, ma Manzoni non lo aveva mai annoverato tra i suoi lettori e questo lasciava un retrogusto amaro sulle pagine di quel libro&lt;br /&gt;Certo, li aveva letti e mangiati tutti per impossessarsi del verbo. In principio fu il verbo, dopo l’azione e venne dunque la digestione.&lt;br /&gt;Gadda, Pirandello e Sciascia avevano quel gusto classico, un po’ di salse francesi con Dumas, Balzac e Sartre.&lt;br /&gt;Fish and chips incartati da Shakespeare, zuppe e sapori Yiddish per Singer e così via di menù in un menù per ogni giorno che alimentava la sua conoscenza.&lt;br /&gt;Trovava indigesto Eco e lo aveva eliminato dalla sua dieta.&lt;br /&gt;Ogni scrittore era figlio dei sapori della sua terra e Ferdinando per impadronirsene univa gli aromi alle prose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poteva nella suo appetito discernere libri su libri.&lt;br /&gt;Li leggeva, li assoggettava e poi a seconda o meno che gli piacessero, in quanto il suo era un palato fino, decideva se deglutirli conditi o meno.&lt;br /&gt;Da buongustaio qual’era si prodigava anche in qualche manicaretto, odi, sonetti che servivano a stuzzicargli l’appetito, subito da lui composti e privati al resto della riluttante umanità.&lt;br /&gt;Il capolavoro assoluto aveva deciso che sarebbe sceso nel suo stomaco da solo privo di qualsiasi condimento, ma non lo aveva ancora trovato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-7223620181204336463?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/7223620181204336463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=7223620181204336463&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7223620181204336463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7223620181204336463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/06/ferdinando-cuor-di-libro-di-fabio-izzo.html' title='FERDINANDO CUOR DI LIBRO di Fabio Izzo'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGfAVNGI1rI/AAAAAAAAAI8/n3TA_qNc4R8/s72-c/Ti%2520vedo%2520III,%2520libro,%25202004g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-2530417539598692781</id><published>2008-06-29T09:51:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:00.668-08:00</updated><title type='text'>MA ALLORA E' VERO di Maria Antonietta Santelia</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGe_fGN3NKI/AAAAAAAAAI0/BeKT0SJgYPk/s1600-h/pioggia2g.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5217349234297615522" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="502" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGe_fGN3NKI/AAAAAAAAAI0/BeKT0SJgYPk/s400/pioggia2g.jpg" width="342" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma allora è vero, i morti, il sangue, la folla incuriosita che si chiude a cerchio, come fosse in uno spettacolo di un’arena dell’antica Roma,l’odore della morte criminale così vicina eppure sentita a volte così lontana!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Napoli est.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Barra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Un venerdì sera senza pretese con una compagnella storica a prendere l’amata e consuetudinaria pizza da ”e’ guaglione”,esercizio a conduzione familiare (Totoreailoviù) che affaccia su Corso Sirena, teatro dell’agguato, per usare un gergo giornalistico, la mia pequegna amica abita qualche metro più in là dal palco, io qualche chilometro ancora più in là (punticiell’), ma le facce e la puzza sono sempre le stesse!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Mi vantavo di non aver mai preso parte a certe rappresentazioni, nonostante la dimora senza colori nella Partenope Orientale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure annusare così da vicino la distruzione fa male, e fa male vedere l’indifferenza e l’abitudine a questa decadenza civile, ”morale”, ed etica, ma quando si è consapevoli di aggiungere un mattone al crollo è tremendamente orrendo, perché sai di stare abbassando non solo la testa, ma anche l’anima che cessa di essere, per trovare una giustificazione all’immobilità!!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Eduardo esclamava: ”fujtevenne”, cazzo se non aveva ragione e qualche intellettuale napoletano (i) saggio/saccente diceva che era ingiusto, bhò, non sò!!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Ora una pioggia torrenziale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tuoni d’antologia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo schifo d’ieri sera coperto da metri cubi d’acqua.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-2530417539598692781?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/2530417539598692781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=2530417539598692781&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2530417539598692781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2530417539598692781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/06/ma-allora-e-vero-di-maria-antonietta.html' title='MA ALLORA E&apos; VERO di Maria Antonietta Santelia'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SGe_fGN3NKI/AAAAAAAAAI0/BeKT0SJgYPk/s72-c/pioggia2g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3467074205463115218</id><published>2008-05-02T04:46:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:00.916-08:00</updated><title type='text'>Numero di Maggio</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr_7_B3PNI/AAAAAAAAAIc/lltcUiqbnro/s1600-h/copertina+per+sito.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195746526121901266" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr_7_B3PNI/AAAAAAAAAIc/lltcUiqbnro/s400/copertina+per+sito.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pronto per voi il numero di Maggio del nostro blog, votate, commentate, questa vetrina è per voi lettori e fatene ciò che volete.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ricordiamo a tutti che è finalmente in libreria il libro di Gianni Solla "Airbag", l'ultima scoperta di Ad Est dell'Equatore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3467074205463115218?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3467074205463115218/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3467074205463115218&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3467074205463115218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3467074205463115218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/05/numero-di-maggio.html' title='Numero di Maggio'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr_7_B3PNI/AAAAAAAAAIc/lltcUiqbnro/s72-c/copertina+per+sito.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-7193328029000254778</id><published>2008-05-02T04:40:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:01.095-08:00</updated><title type='text'>QUEST'ESTATE FORSE NON VADO A MARE di Gianfranco Marziano</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr_CfB3PMI/AAAAAAAAAIU/yTdp-p1qYyw/s1600-h/paris_342065a.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195745538279423170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr_CfB3PMI/AAAAAAAAAIU/yTdp-p1qYyw/s400/paris_342065a.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;All’alba il posto non era bello, era bellissimo.&lt;br /&gt;Verso le nove diventava abbastanza bello.&lt;br /&gt;A mezzogiorno e mezza era una chiavica.&lt;br /&gt;Emilio capì subito di aver fatto una sciocchezza, ma non poteva dimostrarlo senza chiamare in causa il paranormale così decise di restare. Fosse stato per lui avrebbe rifatto i bagagli quella mattina stessa ed avrebbe riconsegnato le chiavi di casa a Gaetano che secondo i suoi calcoli a quell’ora avrebbe dovuto trovarsi ancora avanti al bar. Ma tutti gli amici avevano scommesso su di lui, Gaetano aveva fatto anche di più, gli aveva affidato le chiavi della sua casa al mare: “Emì, fai tu, acqua calda, luce, gas, nun pensà a niente, nun t’ fa nessun problema!”. Per la verità quella di Gaetano non era una vera e propria casa a mare, era quasi una rimessa per barche, un garage esteso a livello spiaggia adattato mirabilmente a villino con tanto di stemma in ceramica sull’uscio: ”Villa Enrica”, la sorellina di Gaetano morta piccola. E la villina un po’ di macabro in effetti ce l’aveva, perché a scambiarla per villina marittima ci voleva più sfacciataggine che fantasia. La porta in ferro dipinta con l’antiruggine rossiccia la diceva lunga sul tipo di villa ma Gaetano ne andava così fiero (anche se non l’aveva mai adoperata). Il fatto che questi gliel’avesse messa a disposizione era un grande onore, rifiutare o schifarla sarebbe stato, più che un affronto, un colpo mortale all’autostima già precaria di Gaetano. Non poteva tornarsene subito.&lt;br /&gt;Emilio era diventato una proiezione degli amici, una specie di delegato ad un riscatto collettivo, una sorta di cavaliere povero al quale la gleba del paese aveva confezionato armi ed armatura al costo di inenarrabili sacrifici purché li riscattasse dall’umiliazione e dalle vessazioni di un crudele drago.&lt;br /&gt;E il drago in questione si chiamava Tina ma non sputava fuoco, al massimo sputava un pò di sangue quando nessuno la vedeva a causa di un ponte dentale difettoso che le tormentava le gengive.&lt;br /&gt;Probabilmente Tina a 20 anni avrebbe potuto dire la sua in qualche concorso di bellezza da balera estiva ma a 21 anni aveva già un figlio, un marito mezzo balordo e tutt’altri cazzi per la testa.&lt;br /&gt;La comitiva di Gaetano aveva adocchiato Tina quand’ella si trovava nello splendore dei suoi 40 anni. Era diventata una sorta di “Malena” rionale, solo che, a differenza di Monica Bellucci, era una tappa con dei tacchetti a spillo tirati all’inverosimile, le rughe mascherate alla bell’e meglio con dei cosmetici color terra di Siena e dei pantaloni elasticizzati che più che sostenere un ex culone lo modellavano in tutto e per tutto. Stesso dicasi per le tette, una quarta abbondante, mosce come un impasto crudo di pasta di pizza ma mirabilmente sagomate da un reggiseno rigido.&lt;br /&gt;E poi il solito campionario: minigonne leopardate, calze scure con riga posteriore, calze a rete, rossi rossetti, capelli nerissimi, lucidissimi e sparpagliati, lampade fuori stagione, occhiali neri a forma di cuore, smalti rosso Ferrari, unghie da regina dei vampiri, stivali di plastica lucida, reggicalze a vista, tatuaggio sulla spalla, sulla caviglia, sulla tetta, insomma sembrava una puttana che a carnevale aveva deciso di mascherarsi da zoccola.&lt;br /&gt;Erano passati 7 anni da quando le avevano posato per la prima volti gli occhi addosso e in tutto quel tempo non avevano fatto altro che raccogliere voci, informazioni e aneddoti su di lei: ovviamente tutti falsi. Nessuno conosceva l’origine di queste informazioni ma tutti giuravano sull’autenticità e sull’affidabilità delle fonti. “Mi ha detto uno….”, “ha detto quello”…”quello che lavora da…che la conosce…”, “uno che lavora con lei ha detto….”&lt;br /&gt;Il quadro ufficiale che ne emergeva era il seguente:&lt;br /&gt;Tina&lt;br /&gt;Anni 36&lt;br /&gt;Divorziata&lt;br /&gt;Figlio avuto da una relazione con un animatore durante il viaggio di nozze&lt;br /&gt;Amante occasionale di uomini ricchissimi provenienti da ovunque che spesso mandavano qualcuno a prelevarla per portarla in ville sfarzose dove si tenevano feste all’insegna del vizio&lt;br /&gt;Amante fissa di un istruttore palestrato ex militare della legione straniera e titolare di un centro fitness molto chic&lt;br /&gt;Probabile marchettara di alto bordo&lt;br /&gt;Probabile cliente di gigolò provenienti da trasmissioni televisive Mediaset&lt;br /&gt;Una volta si era chiavata un amico di un loro amico che aveva appena conosciuto al supermercato, lei gli aveva sorriso, lui l’aveva seguita…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unica cosa vera era che la tizia si chiamava Tina, per il resto:&lt;br /&gt;aveva 47 anni,&lt;br /&gt;era sposata e il marito era un nullafacente con una mezza pensione di invalidità,&lt;br /&gt;aveva due figli di cui uno lavorava in un centro commerciale a 800 km di distanza e un altro aveva 12 anni entrambi avuti dal marito ed entrambi con la stessa faccia da ebete indolente del padre,&lt;br /&gt;lavorava da una vecchia alla quale fregava anche soldi extra,&lt;br /&gt;faceva saltuariamente le pulizie in un centro benessere per donne,&lt;br /&gt;il marito si era beccato una malattia allucinante al cazzo e le aveva trasmesso una dio solo sa cosa che le aveva costellato l’interno della puchiacca di pustole e simil verruche che aveva dovuto farsi bruciare in ospedale e che continuavano a tormentarla (e che soprattutto le avevano tolto qualunque attrattiva verso il sesso e il genere maschile in particolare per questa e per almeno altre tre reincarnazioni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’equivoco era nato dal fatto che la signora Tina, incrociando Gaetano ed Emilio, al reparto scatolame del supermercato aveva sorriso a quest’ultimo avendolo scambiato per un commesso di Euronics che era stato così gentile con lei quando a Natale aveva avuto un problema col caricabatterie del telefonino.&lt;br /&gt;“Emì, hai visto? T’ha guardato e t’ha fatto il sorrisetto”. Emilio annuì senza scomporsi, Gaetano lo guardò ammirato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello era stato l’inizio di un periodo strano per Emilio.&lt;br /&gt;Emilio era sempre stato il bello delle comitive di brutti ma questo comunque non gli aveva dato nessun vantaggio rispetto ai suoi amici. Le donne lo notavano nell’insieme, poi sentivano aria di sfiga e facevano di tutta la bruttezza un fascio. Gli capitava di andare a feste, locali, stabilimenti balneari, cineforum, posti pieni di gruppetti di ragazze sole e nemmeno tanto difficili da agganciare ma lui e “loro” rimanevano perennemente isolati. Eppure non erano ragazzi antipatici, erano anche affiatati e solidali e riuscivano, a modo loro, anche a divertirsi come quella comitiva di sfigati di uno spot della birra Dreher. Tante risate, anzi sorrisi, ma di donne nemmeno a parlarne.&lt;br /&gt;Emilio aveva capito di essere di un’altra categoria e gli amici lo avevano capito ancora di più.&lt;br /&gt;Lui non li avrebbe mai abbandonati ma gli amici sentivano che con la loro sfiga riflessa gli stavano tarpando le ali. Spesso a serata conclusa, se Emilio si era già ritirato a casa, rimanevano tra di loro a parlare di quest’argomento: “Emilio è proprio nu’ bello guaglione…Emilio è il tipo che se invece di stare qua stava a Rimini…Emilio se fosse nato a Roma…Emilio secondo me poteva fare pure l’attore… stanno tanti sciemi…un’amica di mia sorella lo ha visto e subito ha chiesto chi era…pure una quando andammo a quella festa a Novembre… ti ricordi quella che si avvicinava in continuazione…”.&lt;br /&gt;La verità era che Emilio preferiva fare il bello potenziale.&lt;br /&gt;Negli anni si era cosi disabituato a frequentare ragazze che il pensiero di dover concretizzare un corteggiamento lo spiazzava e lo sfiancava completamente. Talvolta capitava davvero che qualche mezza porzione di femmina gli si avvicinasse per approcciarlo ma Emilio terminava quasi subito gli argomenti di conversazione creando dei silenzi imbarazzanti intervallati da delle banalità degne di una massaia in ascensore.&lt;br /&gt;Poi un giorno Emilio si svegliò e si sentì stranamente interessante.&lt;br /&gt;Cominciò senza motivo a dedicare prima 10 poi 20 e poi 30 minuti al giorno alla forma fisica.&lt;br /&gt;Rispolverò dall’armadio le camicie più birbanti che possedeva e che giacevano inutilizzate, cominciò a radersi col trilama o, in alternativa, a farsi crescere un velo di sbarba sbarazzino abbinandolo ad un occhiale da sole e ad una collana con ciondolo Inca: “Emì mi pari quello della Coca Cola Light!”, purtroppo questo complimento proveniva dal cassiere del supermercato ma comunque era meglio di niente, era segno che qualcosa si muoveva.&lt;br /&gt;Per qualche mese Emilio si sentì come un cuoco che aveva avviato la preparazione di numerose ed elaborate pietanze e sentiva che tutte prima o poi sarebbero giunte a cottura, era solo una questione di pazienza. In realtà non è che queste sue ottimistiche previsioni si reggessero su alcunché di concreto, si trattava di sguardi, saluti, brandelli di conversazioni, appostamenti, sguardi ripetuti, forse cenni, incontri forse non casuali, inviti, coincidenze, sentiva che qualcosa era successo, qualcosa era cambiato, qualcosa che prima non c’era ora c’era.&lt;br /&gt;E in effetti era vero, Emilio senza saperlo stava attraversando una fase comune a molti maschi eterosessuali, una fase che aveva anche una mezza spiegazione scientifica ufficiale ma che alcuni scienziati non ufficiali che di solito bivaccavano ai tavolini dei bar con vista mare avevano già formalizzato in una teoria cinicamente denominata “la migliorìa della morte”.&lt;br /&gt;In pratica sembra che poco prima dei 40 l’organismo maschile faccia una bella scodata di entusiasmo, di ormoni e di gioventù. Praticamente Madre Natura fa una sorta di ultimo appello alla riproduzione e ti fornisce una specie di bonus di riserva immediatamente prima dell’inizio della vecchiaia per darti un ultima chance di riproduzione.&lt;br /&gt;Anche gli amici si erano accorti di qualcosa, vedevano Emilio più tonico, più “figo”, insomma …più, pensarono all’unisono che forse per loro non c’era speranza ma quell’amico belloccio forse poteva riscattarli tutti, almeno moralmente.&lt;br /&gt;Tutti capirono che Emilio era nel suo momento migliore e loro dovevano aiutarlo a trovarsi un varco per spararlo nell’orbita giusta prima che il pianeta femmina si riallontanasse per sempre.&lt;br /&gt;Lo sguardo+sorriso della signora Tina al supermercato sembrò l’occasione che attendevano.&lt;br /&gt;Gaetano che era stato un testimone diretto comunicò trafelato la notizia al resto del gruppo che subito decise di indire una riunione spontanea a casa di uno che aveva la casa libera, mascherandola da pizza tra amici.&lt;br /&gt;Emilio giunse da solo e si fece attendere quel tanto che serviva a creare una tensione scenica da applauso. E in effetti gli amici lo accolsero proprio con un applauso, erano contenti come quegli italiani emigrati in Germani negli anni ‘70 ad un gol di Causio. Alcuni si erano fatti addirittura lo shampoo e la doccia e si erano improfumati, senza motivo.&lt;br /&gt;La pizza venne divorata in un silenzio quasi religioso, poi si passò alle birre, poi ai gelati confezionati, quindi ai liquori e quando tutti furono più che brilli si diede il via ad una delle riunioni più intense (ed infondate) dai tempi del progetto Manhattan.&lt;br /&gt;Parlarono tutti, ognuno rispolverò degli aneddoti (falsi) arcinoti sulla signora Tina. I “secondo me dovresti…” si sprecavano, Emilio ascoltava tutti ed annuiva con una pazienza ed una compostezza istituzionale.&lt;br /&gt;Quando toccò a Gaetano parlare l’atmosfera divenne solenne e ci fu quasi della commozione quando questi consegno ad Emilio le chiavi di “villa Enrica”.&lt;br /&gt;“Gaetà addirittura le chiavi”, disse stupito Emilio, “aspettiamo prima che mi dia almeno n’appuntamento!”. Gaetano fece un sorrisino ironico e poi si rivolse ai commensali che avevano lo stesso sorriso ironico stampato sulla faccia, tutti tranne Emilio. “Guagliù”, disse Gaetano, “glielo dite voi o glielo dico io”.&lt;br /&gt;I commensali fecero un cenno di assenso a Gaetano che svuotò il limoncello e con tono trionfante sganciò su Emilio la bomba: “lo sai dove si va a fare i bagni quest’estate la signora Tina?” E gli lanciò le chiavi. Emilio lo guardò allibito: “ma veramente Gaetà?”.&lt;br /&gt;Gaetano si riempì l’ennesimo bicchierino di carta di limoncello, fece una pausa studiata: “la signora Basso, che è crescita con mia mamma, le ha fittato la casa a scarsi 300 metri dalla mia. Va solo essa e a’ mamma vecchia”.&lt;br /&gt;Emilio guardò il portachiavi di “villa Enrica” a forma di coppa dei campioni con lo stemma del Milan e pensò che forse con un pò di fortuna avrebbe potuto farle anche un filmino col cellulare mentre se la chiavava. Espose quest’idea agli amici con una punta di imbarazzo, uno di loro disse che forse poteva farsi prestare la telecamera digitale da una sua sorella sposata.&lt;br /&gt;Incredibilmente l’informazione raccolta da Gaetano era vera, anzi era l’unica informazione vera che avessero mai raccolto sulla signora Tina. A voler essere pignoli però c’era da dire che in effetti la signora Tina non si sarebbe recata in quella casupola di mare per vacanze e che la vecchia al seguito non era sua madre. In pratica si trattava di una “cliente” alla quale lei faceva da badante.&lt;br /&gt;Questa era una vecchia benestante (che in molte province del meridione vuol dire avere un reddito di 1.800 euro al mese) con delle patetiche manie di grandezza che per distinguersi dalle altre Marie Callas delle case popolari si era scelta una badante italiana. Inoltre non si era accontentata di una cabina in uno stabilimento cittadino ma aveva addirittura fittato quella che definiva una “villa al mare, in un posto stupendo con spiaggia privata e acqua veramente pulita a tipo Sardegna”.&lt;br /&gt;Applicando la tara della realtà la “villa al mare” si rivelava una appartamento fatiscente di un ex condominio di ex pescatori, mezzo pericolante e con servizi igienici da far tremare i polsi e il “posto stupendo a tipo Sardegna” si trovava a 30Km circa dagli stabilimenti balneari cittadini (che se non altro avevano il pregio di offrire docce e bar a portata di mano e soprattutto a livello del mare). La spiaggia della simil Sardegna invece non aveva infatti nessun servizio igienico disponibile che non fosse uno di quelli presenti nelle case private circostanti e per quanto riguardava i servizi di ristorazione non c’era niente che fosse possibile raggiungere dalla spiaggia senza un deltaplano a motore.&lt;br /&gt;La millantata spiaggia privata era una ciottolaia piena di merde di cane e di uomo, preservativi usati e vetri spaccati. L’acqua era effettivamente limpida a volte anche per un paio d’ore dopo l’alba, ma man mano che ci si avvicinava a degli orari più consoni ad una villeggiatura che a una battuta di pesca subacquea l’acqua si trasformava inesorabilmente in un minestrone variegato a base di rifiuti liquidi e solidi tra i più disparati.&lt;br /&gt;La vecchia costringeva la signora Tina a trascinarsi una sedia a sdraio con telaio in legno pesantissimo proveniente direttamente dall’artigianato degli anni ’60, unitamente ad un ombrellone, a un borsone frigorifero e ad un borsone porta cosmetici riempito all’inverosimile di medicinali, creme, bigodini, spazzole e ventagli.&lt;br /&gt;“Posso aiutarla”, fece Emilio scegliendo il miglior timbro di voce disponibile, “ah grazie”, rispose immediatamente la signora Tina che aveva cominciato a sudare e a bestemmiare mentalmente, sfiancata dal peso di quelle cianfrusaglie. La vecchia che la precedeva di qualche metro si girò per vedere cosa stesse accadendo alle sue spalle, “chi è questo giovane, che vuole?” gracchiò la vecchia acida all’indirizzo della signora Tina, “e’ n’amico mio signò nun v’ preoccupate, è gentile c’sta aiutann”. Emilio fu un po’ sorpreso da quell’accento sguaiato ma apprezzò il fatto che la signora Tina lo considerasse già un amico. In realtà la signora Tina non aveva la minima idea di chi cazzo fosse Emilio, non lo aveva nemmeno riconfuso col commesso di Euronics, era solo stanca sia fisicamente e soprattutto moralmente ed avrebbe accettato l’aiuto di chiunque. Consegnò ad Emilio l’intero carico di cianfrusaglie e riprese a camminare sculettando e bestemmiando a bassa voce tutti i morti della vecchia. Emilio notò che portava i tacchi a spillo che non erano propriamente la cosa migliore da indossare su una spiaggia infestata da ciottoli maligni. Inoltre notò che la signora aveva le gambe semidevastate dalla cellulite e dalle vene varicose. Indossava un perizoma da mercatino avvolto da un foulard leopardato semitrasparente, una canottiera a rete nera da baldracca e portava un cappellone rosa acceso leggermente sbiadito e consumato.&lt;br /&gt;Emilio si sentì subito messo in mezzo e avrebbe voluto abbandonare il carico e fuggire come uno di quei soldati che disertavano una guerra già persa, ma come spiegarlo agli amici? Nessuno di loro aveva un’estate da vivere, se anche Emilio rinunciava alla sua era la fine per tutti. Si sarebbe profilata un’estate ancora più triste di quella del 2002: l’Italia umiliata ai mondiali, Gaetano licenziato, Rino operato d’urgenza di peritonite, Emilio scartato alla selezione degli animatori in un villaggio in Calabria (quando ormai sembrava cosa fatta).&lt;br /&gt;Cominciò ad analizzare la situazione cercando di mettere a fuoco tutti gli aspetti positivi, ma più osservava la signora Tina da vicino e più gli sembrava di aver a che fare con una cessa volgare e probabilmente anche ladra.&lt;br /&gt;Giunsero alla spiaggia di ciottoli che i muscoli delle braccia gli bruciavano.&lt;br /&gt;La vecchia diede disposizioni su dove piazzare la sedia e l’ombrellone. Data la natura del terreno era impossibile tenere la sedia in piano o piantare un ombrellone da sabbia. La vecchia non volle saperne. Emilio passò una mezz’ora imbarazzante a sudare e ad arrancare con sedia e ombrellone mentre la vecchia lo incalzava da tergo con commenti offensivi. Tina osservava la scena come se non fossero cazzi suoi, rovistò in una borsetta da sera che aveva appresso e cacciò una sigaretta sbilenca che si accese tra una bestemmia e un’altra.&lt;br /&gt;Emilio si chiedeva perché bestemmiasse tanto e se lui in qualche modo c’entrasse qualcosa.&lt;br /&gt;La vecchia sprofondò nella sedia a sdraio e cominciò a soffiarsi con un ventaglio senza degnare Emilio né di uno sguardo né tantomeno di un grazie. Tina distese un asciugamano di marca scolorito su quel terreno frattale e adagiò le sue grazie flosce con la leggiadrìa di una medusa morta.&lt;br /&gt;Cominciò ad ungersi d’olio all’inverosimile, slacciò il foulard copriperizoma e se lo attaccò in testa a tipo bandana, poi si stravaccò all’indietro, inforcò un paio di occhiali scurissimi e allargò le gambe come se stesse partorendo. Sembrava volesse abbronzarsi l’interno del buco del culo o qualcosa del genere. Emilio rimase perplesso sul da farsi, poi srotolò anche lui il suo asciugamano e si sistemò a pochi metri dalla signora Tina. Per quasi un’ora non successe niente poi improvvisamente la signora Tina voltò la testa in direzione di Emilio: “giovane cortesemente mi volete andare a prendere una cosa da bere?”. Emilio annuì, “che volete signora?”, “maaahhh…una birra, una nastra azzura”, “comunque mi chiamo Emilio”, “ah, piacere Tina”.&lt;br /&gt;Emilio si issò in piedi, si rimise il pantaloncino e si avviò verso un qualcosa che nemmeno lui sapeva dove o cosa fosse. “ERSILIO”, urlò la signora Tina, “vedi se tengono quella grande, no quella piccola, hai capito? nastra azzurra!”. Erano le 10 e mezza scarse, Emilio provò ad immaginare che tipo di persona fosse una che sentiva il bisogno di scolarsi a colazione quasi un litro di birra al posto di cappuccino e cornetto. Camminava come intontito dall’imputridimento progressivo della situazione, chiedendosi come ci fosse finito e perché non riuscisse a tirarsene fuori. C’era una specie di aberrato senso del dovere che lo spingeva a continuare o almeno a far finta di continuare quella sottospecie di avventura galante scaturita da una loro allucinazione collettiva. Ma che cazzo avevano visto, ma come cazzo avevano fatto a scambiare quella baldracca semialcolizzata per la donna dei loro sogni proibiti?&lt;br /&gt;Oddio per la verità le donne avevano questa singolare caratteristica, a volte sembrava che non avessero una identità fisica reale ma che assumessero le caratteristiche in base a delle proiezioni inconsce dell’osservatore. In parole povere un cesso poteva diventare attraente o ancora più cesso a seconda delle possibilità (e del tipo di possibilità) che avevi di interagire con lei. Forse si trattava di una qualche bizzarra legge di meccanica quantistica in grado di influenzare sistemi macroscopici o, più semplicemente, era uno dei tanti modi con i quali Dio si divertiva a torturare alcuni.&lt;br /&gt;Non so se anche in questo caso la colpa fosse di Dio ma sicuramente ubicare la prima bottiglia di “nastra azzurra” da ¾ disponibile a circa un kilometro in salita dalla zona spiaggia era una bella bastardata.&lt;br /&gt;Emilio tornò dalla signora Tina sudato da fare schifo. La signora gettò per terra il bicchiere di carta capovolto che fungeva da tappo provvisorio della birra e attaccò a bere a canna. Diede due sorsi, al terzo si interruppe e chiese ad Emilio se ne voleva un poco. Emilio scosse la testa e si mise a sedere rassegnato sul suo asciugamano. A metà bottiglia la signora gli rivolse la parola chiamandolo “giovane” e dandogli del voi, cominciò a biascicare domande seminsensate, di cui una fu interrotta da un rutto soffocato. Emilio rispondeva a monosillabi.&lt;br /&gt;Alla fine della bottiglia la signora Tina cominciò a dare moderatamente i numeri, rispose male un paio di volte alla vecchia che le gracchiava ordini incomprensibili e poi decise di andarsi a dare una sciacquata nel mare che cominciava moderatamente ad insozzarsi.&lt;br /&gt;Emilio la seguì più che altro per il timore che la vecchia lo scambiasse per un aiuto badante e lo mandasse a fare la spesa o gli chiedesse di montare una veranda vista mare.&lt;br /&gt;La signora Tina si tuffò con cappello ed occhiali, perse entrambi e bestemmiò nitidamente Gesù Cristo. Emilio le recuperò tutte e due gli oggetti e quando la signora constatò che il cappello si era (ovviamente) bagnato bestemmiò nuovamente Cristo attribuendogli stavolta contemporaneamente sia le corna (da parte di un’improbabile coniuge) sia un’indole omosessuale piuttosto smaccata. Emilio avrebbe voluto fare una battuta su Dan Brown e il codice Da Vinci ma riteneva poco probabile che la signora Tina lo avesse letto, visto o che ne avesse semplicemente sentito parlare.&lt;br /&gt;Gaetano invece l’aveva letto e si era appassionato all’argomento, aveva anche un paio di DVD con tanto di documenti allegati, guide, mappe etc… Non si era perso una sola trasmissione sull’argomento ed una sera li aveva costretti tutti a guardare un talk show interminabile dove dei coglioni molto autorevoli si accapigliavano su un segreto che aveva attraversato i secoli dei secoli, passando dagli Esseni ai templari, alle SS fino a giungere alle casalinghe.&lt;br /&gt;Risalirono in spiaggia, la signora Tina trovò il tempo di mandare affanculo un bambino che l’aveva urtata con un giocattolo gigante di plastica che riproduceva una cannone al plasma (e che doveva costare altrettanto). Non si era accorta di aver incrociato una rissa tra Dragon ball, ninja, wrestler WWF e qualche marines spaziale impersonati da bambini drammaticamente simili tra di loro. Erano tutti obesi, isterici ed effeminati. Avevano dei tatuaggi posticci e fingevano di massacrarsi sotto gli occhi compiaciuti dei genitori maschi che interpretavano quelle esplosioni isteriche da eunuchi viziati come irrefrenabile ardimento virile. I genitori li vestivano a tipo rappers, con tanto di acconciature da pugili di colore e gli garantivano tutti i moderni gadget di conforto che la tecnologia forniva a scadenza semestrale. Lettori di mp3, playstation portatili, cellulari con videocamera, memoria da paura e software dedicato per il montaggio video. Presto questi giovani spartani sarebbero divenuti preda di bulli, pupe e figli di lavavetri che li avrebbero nell’ordine picchiati, spolpati, derubati e (con un po’ di fortuna) anche sodomizzati. I genitori ignari della tragedia imminente avrebbero continuato a rimpinzarli di attenzioni, tecnologia e grassi idrogenati e sarebbero rimasti nell’irremovibile convinzione di stare allevando dei rampolli virili come Rocco Siffredi, intraprendenti come Briatore e grintosi come Gattuso. Per il momento più che a John Cena i rampolli assomigliavano a Maria Giovanna Maglie ma i genitori contavano sul fatto che “…ancora non avevano fatto lo sviluppo”. Uno dei padri in questione, che aveva udito in maniera nitida il vaffanculo pronunciato dalla signora Tina all’indirizzo del figlio aspirante Marine, si era avvicinato con fare minaccioso per chiederle spiegazione proprio mentre l’effetto dell’alcool mattutino raggiungeva l’apice nella testa di costei. La signora Tina sfoggiò termini, offese e minacce che poteva aver imparato solo in una casa circondariale, l’aria si fece tesa e imbarazzante, Emilio era una statua di sale. Per fortuna la cosa si chiuse lì anche perché uno dei virili virgulti come annusò l’aria tesa di una vera rissa imminente cominciò a piangere, a tremare e a pisciarsi letteralmente addosso per la paura. L’assemblea si sciolse di fronte a quello spettacolo increscioso. Tornarono tutti a sedere, compresi Tina ed Emilio. Passò un quarto d’ora e l’acqua di mare sporco cominciò a fare il suo effetto sull’infezione vaginale della signora Tina, la quale cominciò a grattarsi senza ritegno alcuno sotto gli occhi allibiti di Emilio. La signora si grattava ed imprecava contro il marito e più in generale contro tutto il genere maschile assimilandolo sommariamente ad una varietà di suino sodomizzatore miracolosamente generato da una bizzarra varietà di scimmie africane denominata “scigna puttana”.&lt;br /&gt;In quel momento squillò il cellulare di Emilio, era Gaetano: ”capitano tuttapposto?, l’hai vista?”, “si”, rispose Emilio con tono glaciale. Gaetano ovviamente fraintese, “Emì ma che non puoi parlà? Ma che ‘a signora sta là?”, “Si”, ribadì Emilio (ribadendo il tono glaciale). “Madonna Emì lo sapevo, sei un grande…vai…vai!nun t’ voglio romp’ o cazz, grande Emilio, facci sognare!” e riattaccò.&lt;br /&gt;Emilio fece i bagagli nemmeno un’ora dopo, quando Gaetano e i ragazzi se lo videro arrivare quel pomeriggio stesso sotto al bar con le chiavi in mano e un espressione tesa ebbero quasi un mancamento corale.&lt;br /&gt;Sarebbe stata un estate peggiore del 2002, lo intuirono tutti.&lt;br /&gt;Quando tornò a casa la madre lo guardò stupita: “Emì ma non eri andato in villeggiatura?”&lt;br /&gt;“Quest’estate forse non vado a mare”&lt;br /&gt;“Come non vai a mare Emì e che fai? Ti stai a casa?, vai in montagna, dove…”&lt;br /&gt;Emilio non l’ascoltava già più, entrò nel salone, si tolse le scarpe, spinse uno sgabello con un piede davanti alla poltrona e sprofondò in quest’ultima. Allungò i piedi sullo sgabello, afferrò il telecomando e cominciò ad invecchiare, senza scrupoli.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-7193328029000254778?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/7193328029000254778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=7193328029000254778&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7193328029000254778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7193328029000254778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/05/questestate-forse-non-vado-mare-di.html' title='QUEST&apos;ESTATE FORSE NON VADO A MARE di Gianfranco Marziano'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr_CfB3PMI/AAAAAAAAAIU/yTdp-p1qYyw/s72-c/paris_342065a.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-2332450913359821536</id><published>2008-05-02T04:35:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:01.226-08:00</updated><title type='text'>IL MIO AMICO SNUFF di Daniele Scarpati</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr9h_B3PLI/AAAAAAAAAIM/5H84TxQijsA/s1600-h/knife-hideousness.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195743880422046898" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="281" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr9h_B3PLI/AAAAAAAAAIM/5H84TxQijsA/s400/knife-hideousness.jpg" width="298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come al solito è vestito di nero. Il volto quadrato, bianco come l’insonnia, brilla al di sotto dei lisci capelli corvini. Gli occhi di serpente sempre incollati al monitor del computer, intenti – insieme al suo cervello smisurato e a quel po’ di anima che si ritrova – a portare avanti il suo progetto.&lt;br /&gt;Quello di rendere il mondo ancora un po’ più brutto.&lt;br /&gt;Tutti nell’ambiente lo chiamano Snuff. Il perché vi sarà chiaro a breve.&lt;br /&gt;Ha gli auricolari. Non sento ciò che lui sente e sono troppo lontano dallo schermo per guardare ciò che sta guardando.&lt;br /&gt;Così mi avvicino, dribblando il lerciume d’ogni genere che staziona sul pavimento.&lt;br /&gt;Mi siedo di fianco a lui e lascio deragliare il mio sguardo verso lo schermo.&lt;br /&gt;«E’ la prossima che ti vuoi fare?», gli chiedo indicando con la mano la tipa in webcam che muove la bocca sguaiata, blaterando qualcosa che non riesco a sentire.&lt;br /&gt;A questo punto il mio amico Snuff deve aver colto sul mio viso il disagio dei non udenti perciò, con un movimento seccato e lento della mano, stacca via lo spinotto degli auricolari.&lt;br /&gt;Questa tipa, peraltro molto graziosa, sta cantando a squarcia gola. Con una voce pessima e un’intonazione canina. Sta cantando Downtown di Petula Clark. Avrà al massimo diciotto anni.&lt;br /&gt;Probabilmente Snuff la corteggerà un po’, si farà vedere nudo in webcam mostrando il corpo palestrato e il cazzo gigante, le farà credere di essere un ragazzo formidabile, bello e intelligente. Prenderanno un appuntamento e lui la porterà qui sotto. In questo sotterraneo oscuro che lui, scherzosamente, chiama il Grande Macello, a causa della presenza di numerose telecamere e webcam che lui stesso ha piazzato un po’ ovunque.&lt;br /&gt;Dopo averla messa a bollire nell’acqua calda, la scorticherà viva. Se la mocciosa opporrà resistenza forse le caverà gli occhi e le strapperà via le ovaie per direttissima.&lt;br /&gt;Poi, lei morirà.&lt;br /&gt;Il tutto sotto l’occhio vigile delle sue cineprese, che faranno vivere per sempre le immagini di quella morte.&lt;br /&gt;«Ti rendi conto a cosa siamo arrivati? – sbotta Snuff quasi inorridito, proprio lui che ha fatto dell’orrore la sua filosofia di vita – oramai in queste video chat del cazzo ci vengono anche a mettere alla prova i talenti più disparati…non bastava l’esibizionismo televisivo, non gli bastava Youtube…tutti alla ricerca di un fottuto traghetto che li trasporti al di là della soglia liquida della visibilità».&lt;br /&gt;Snuff parla sempre di queste cose. Ne è ossessionato. Sogna di punire e far soffrire pubblicamente tutti quelli che vogliono farsi vedere e farsi applaudire.&lt;br /&gt;«I veri perversi sono loro, cazzo!».&lt;br /&gt;Tutti quelli che non desiderano altro che l’applauso di uno sguardo. “L’applauso degli sguardi”, così lo chiama.&lt;br /&gt;Oggi sono venuto da lui per fargli una sorpresa.&lt;br /&gt;«Mi sono deciso…mi sento pronto per il grande passo!», gli vomito a bruciapelo.&lt;br /&gt;Lui sgrana la vipera dei suoi occhi e mi sorride.&lt;br /&gt;«SCUSA, DEVO METTERMI A TAVOLA…A PRESTO…» digita sulla tastiera per congedare la diciottenne canterina.&lt;br /&gt;Mi guarda per un istante. «Accendo tutte le telecamere…ci metto un attimo!» mi dice eccitato come un liceale al primo appuntamento.&lt;br /&gt;Le accende. Poi prende la sua borsa degli attrezzi, avvicina un tavolaccio di legno e ci mette sopra la tovaglia dorata, quella dei giorni di festa.&lt;br /&gt;«Sarai immortale» mi dice con tono rassicurante.&lt;br /&gt;«Grazie mille amico» gli dico quasi commosso, mentre mi stendo sul tavolo .&lt;br /&gt;«Grazie a te» risponde lui.&lt;br /&gt;È il momento più importante della nostra vita.&lt;br /&gt;Pochi secondi ancora e il mio amico Snuff comincerà a divorarmi vivo. E molti guarderanno. Cazzo, se guarderanno! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-2332450913359821536?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/2332450913359821536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=2332450913359821536&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2332450913359821536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2332450913359821536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/05/il-mio-amico-snuff-di-daniele-scarpati.html' title='IL MIO AMICO SNUFF di Daniele Scarpati'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr9h_B3PLI/AAAAAAAAAIM/5H84TxQijsA/s72-c/knife-hideousness.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4528209144647336882</id><published>2008-05-02T04:33:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:01.510-08:00</updated><title type='text'>CARO BABBO NATALE di Mr. Pink</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr8jPB3PKI/AAAAAAAAAIE/JB-FPilBgc8/s1600-h/evil%2520santa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195742802385255586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="306" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr8jPB3PKI/AAAAAAAAAIE/JB-FPilBgc8/s400/evil%2520santa.jpg" width="311" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il periodo è quello buono, tutti ci stanno pensando, a questo punto credo tocchi pure a me, no?Caro Babbo Natale......caro Babbo Natale...riflettendoci accuratamente, ma neppure tanto, non credo di averti mai scritto qualcosa in concreto, se concreto è un termine adoperabile in tali casi. Forse qualcosa l'avrò pure scritta, di fatto sotto la dettatura di qualche maestra alle elementari. Hai presente quelle cose in cui si dice "vorrei la pace nel mondo, vorrei che tutti stessero bene, vorrei...bla bla bla...".Tutte cose, in realtà, di cui me ne fregava un beneamato cazzo. Come adesso, del resto.Già, perchè quando ho chiesto cose del genere, in realtà, avevo in mente altro. Che sò, quello che ogni bambino della mia età chiedeva. Tipo un carroarmato, un uzi, un kit del piccolo anarchico dinamitardo...Scusami la franchezza, ma dubito fortemente che possa essere sincera una richiesta di qualcosa fatta non già per sè, ma per altri. Sarà una mia deformazione, senz'altro. Il vedere il mondo esterno giudicandolo col proprio metro di paragone. Metro di paragone, nel mio caso, deformato dal profondo egoismo in cui mi piace soggiacere.Certo, sarebbe bellissimo potersi estraniare da se stessi e vedere l'esterno come se non si fosse se stessi. Ma, ne converrai anche tu, è cosa invero assai complessa, per non dire impossibile.Sono troppo cinico, caro Babbo? Forse sì.Magari già questo ti porterà a considerarmi un bambino cattivo.Ma ci tengo a precisare una cosa, per quello che possa servire: se io sono cattivo, allora c'è gente che andrebbe catalogata totalmente fuori scala nella classifica della perfidia. Certo, si dovrebbe guardare prima la trave in cemento armato precompresso adatta al cavalcavia del ponte del cazzo sullo stretto di Messina piantata nel proprio occhio, piuttosto che soffermarsi sui granelli di sabbia che possono trovarsi negli occhi altrui. Ma, sai, recentemente mi si sono rotti tutti gli specchi.Anzi, non recentemente. Semplicemente, autocritica è un termine che ho disconosciuto eoni addietro.Aggiungo anche un'altro nota di colore, non ho neppure considerato che non posso propriamente definirmi un bambino. Cazzo, ho 30 anni passati!!!Torniamo però al discorso originale.Cosa chiederti in questa letterina.La prima cosa che mi è venuta in mente, in effetti, ho degli scrupoli di ordine morale a chiedertela. Sai com'è, in fin dei conti ti chiami Babbo Natale, non Babbo Maiale.Quindi mi pare doveroso soprassedere e passare in rassegna le successive desiderata.Un paio di anfibi nuovi? No, direi di no.I miei, a parte qualche graffio, mi vanno bene. Se c'è qualcosa che non và li porto dal calzolaio, non mi pare il caso di farti scomodare per una cosa del genere, ne convieni?Dvd nuovi per la mia collezione? Direi di no.Me li compro quasi sempre da solo, seguendo un irrefrenabile tentazione edonista, e anche se sono un pò giù perchè mi sono reso conto che difficilmente raggiungerò la quota di 300 entro la fine dell'anno, preferisco andare avanti con il mio consueto modus operandi.Un nuovo esercito da collezionare? Direi di no.A 4 posso anche fermarmi, per adesso. Ho parecchia roba da dipingere, probabilmente ne ho per i prossimi 10 anni, quindi meglio starsi quieti come tanti piccoli Fonzie a badare a quanto già ho.Una bella M-60? Direi di no.Non già che non mi piacerebbe, certo. Però, conoscendomi, preferisco evitare. In fin dei conti è meglio che stia lontano da qualcosa che potrei utilizzare esattamente per lo scopo cui è stata creata. O meglio, alla fine che si tiene a fare una cosa se non la si usa?Oh, se avrei da usarla!Perciò, proprio per questo, soprassediamo.Un computer nuovo? Direi di no.Mi sarebbe sufficiente che quelli che ho smettessero di funzionare come cazzo pare a loro. E per questo non serve il tuo intervento, ma che mi rimboccassi le maniche e li pialli da zero, per rimetterli a posto. Perciò, visto che mi ritengo in grado di sistemare da solo il problema di Terminator 3 : le macchine ribelli, posso anche pensare ad altro.Un bel panetto di C-4, diciamo una decina di chili, che quanto ne avevo è finito? Direi di no.Anche se si avvicina capodanno, e vuoi mettere la soddisfazione di rispondere al coglione che abita qua sotto da me, il quale lancia le palle di Maradona con frequenza quotidiana, con la deflagrazione del suo intero palazzo, direi che un bene classificabile come usa e getta non è nei miei interessi.Mi piacciono le cose che restano. E anche se al posto del suddetto palazzo resterebbe un bel cratere fumante, tutto sommato queste sono cose che passano. Tempo un anno e qualche speculatore comprerebbe l'area per costruirci sopra un nuovo centro commerciale. Quindi, no grazie.Un fusto di Devil Kiss super, doppio malto, da stenderci un cavallo? Direi di no.Non già che l'alcol abbia smesso di essere cosa a me gradita, ma se ne bevo qualcuna (di troppo) ogni tanto è anche per l'atmosfera che si crea al pub. Scolarmi una quantità inverosimile di birra da solo a casa non rientra nei miei piani, perchè già vivere da soli è complesso, ubriacarsi da soli è squallido.Togliermi dai coglioni alcuni scassaballe? Direi di no.Decisamente se non avessi rompicoglioni intorno alla fine mi annoierei terribilmente. La maggior parte della mia vita la trascorro cercando di mettere in ridicolo i coglioni che girano a piede libero. Se non ci fossero mi mancherebbe decisamente il sale della vita. Sai, in fin dei conti sono un pò come certi banali comici di cosiddetta sinistra, che si troverebbero senza lavoro se improvvisamente Berlusconi uscisse dalla politica. O restasse incapacitato a parlare.Mi trovo spiazzato, come vedi, caro Babbo Natale.Il problema è che quando hai 5 anni sei pieno di sogni. E di cose che vorresti ce ne sarebbero tante, perchè tutto quello che non hai ti sembra bellissimo.Poi cresci, riesci ad ottenere alcune cose di quelle che desideravi, ma scrostata la patina dorata, ti accorgi che tante di quelle cose bellissime sono in realtà merda.Di gran classe, per carità, ma pur sempre merda.E la merda puoi anche ricoprirla di panna, o guarnirla con canditi e uvetta, ma pur sempre merda resta.Questa letterina, come è evidente, non stà venendo su come potevo immaginarla all'inizio.No, decisamente no.Ma lo dovresti sapere, caro Babbo Natale: sono uno snob. Terribilmente snob. E mi concedo il lusso, immeritato per carità, di guardare dall'alto, di ergermi a giudice, pubblico ministero, giuria e carnefice anche.Quindi, conseguentemente, anche ammettendo che possa sentirmi nella possibilità di chiederti qualcosa, cosa potrei concretamente chiederti?Sai cosa?Ma fai un pò come ti pare, mi fido del tuo giudizio.Tanto, se poi qualcosa non andasse nel verso giusto, so dove trovarti.Sentitamente, Mr.Pink bo Natale......caro Babbo Natale...riflettendoci accuratamente, ma neppure tanto, non credo di averti mai scritto qualcosa in concreto, se concreto è un termine adoperabile in tali casi. Forse qualcosa l'avrò pure scritta, di fatto sotto la dettatura di qualche maestra alle elementari. Hai presente quelle cose in cui si dice "vorrei la pace nel mondo, vorrei che tutti stessero bene, vorrei...bla bla bla...".Tutte cose, in realtà, di cui me ne fregava un beneamato cazzo. Come adesso, del resto.Già, perchè quando ho chiesto cose del genere, in realtà, avevo in mente altro. Che sò, quello che ogni bambino della mia età chiedeva. Tipo un carroarmato, un uzi, un kit del piccolo anarchico dinamitardo...Scusami la franchezza, ma dubito fortemente che possa essere sincera una richiesta di qualcosa fatta non già per sè, ma per altri. Sarà una mia deformazione, senz'altro. Il vedere il mondo esterno giudicandolo col proprio metro di paragone. Metro di paragone, nel mio caso, deformato dal profondo egoismo in cui mi piace soggiacere.Certo, sarebbe bellissimo potersi estraniare da se stessi e vedere l'esterno come se non si fosse se stessi. Ma, ne converrai anche tu, è cosa invero assai complessa, per non dire impossibile.Sono troppo cinico, caro Babbo? Forse sì.Magari già questo ti porterà a considerarmi un bambino cattivo.Ma ci tengo a precisare una cosa, per quello che possa servire: se io sono cattivo, allora c'è gente che andrebbe catalogata totalmente fuori scala nella classifica della perfidia. Certo, si dovrebbe guardare prima la trave in cemento armato precompresso adatta al cavalcavia del ponte del cazzo sullo stretto di Messina piantata nel proprio occhio, piuttosto che soffermarsi sui granelli di sabbia che possono trovarsi negli occhi altrui. Ma, sai, recentemente mi si sono rotti tutti gli specchi.Anzi, non recentemente. Semplicemente, autocritica è un termine che ho disconosciuto eoni addietro.Aggiungo anche un'altro nota di colore, non ho neppure considerato che non posso propriamente definirmi un bambino. Cazzo, ho 30 anni passati!!!Torniamo però al discorso originale.Cosa chiederti in questa letterina.La prima cosa che mi è venuta in mente, in effetti, ho degli scrupoli di ordine morale a chiedertela. Sai com'è, in fin dei conti ti chiami Babbo Natale, non Babbo Maiale.Quindi mi pare doveroso soprassedere e passare in rassegna le successive desiderata.Un paio di anfibi nuovi? No, direi di no.I miei, a parte qualche graffio, mi vanno bene. Se c'è qualcosa che non và li porto dal calzolaio, non mi pare il caso di farti scomodare per una cosa del genere, ne convieni?Dvd nuovi per la mia collezione? Direi di no.Me li compro quasi sempre da solo, seguendo un irrefrenabile tentazione edonista, e anche se sono un pò giù perchè mi sono reso conto che difficilmente raggiungerò la quota di 300 entro la fine dell'anno, preferisco andare avanti con il mio consueto modus operandi.Un nuovo esercito da collezionare? Direi di no.A 4 posso anche fermarmi, per adesso. Ho parecchia roba da dipingere, probabilmente ne ho per i prossimi 10 anni, quindi meglio starsi quieti come tanti piccoli Fonzie a badare a quanto già ho.Una bella M-60? Direi di no.Non già che non mi piacerebbe, certo. Però, conoscendomi, preferisco evitare. In fin dei conti è meglio che stia lontano da qualcosa che potrei utilizzare esattamente per lo scopo cui è stata creata. O meglio, alla fine che si tiene a fare una cosa se non la si usa?Oh, se avrei da usarla!Perciò, proprio per questo, soprassediamo.Un computer nuovo? Direi di no.Mi sarebbe sufficiente che quelli che ho smettessero di funzionare come cazzo pare a loro. E per questo non serve il tuo intervento, ma che mi rimboccassi le maniche e li pialli da zero, per rimetterli a posto. Perciò, visto che mi ritengo in grado di sistemare da solo il problema di Terminator 3 : le macchine ribelli, posso anche pensare ad altro.Un bel panetto di C-4, diciamo una decina di chili, che quanto ne avevo è finito? Direi di no.Anche se si avvicina capodanno, e vuoi mettere la soddisfazione di rispondere al coglione che abita qua sotto da me, il quale lancia le palle di Maradona con frequenza quotidiana, con la deflagrazione del suo intero palazzo, direi che un bene classificabile come usa e getta non è nei miei interessi.Mi piacciono le cose che restano. E anche se al posto del suddetto palazzo resterebbe un bel cratere fumante, tutto sommato queste sono cose che passano. Tempo un anno e qualche speculatore comprerebbe l'area per costruirci sopra un nuovo centro commerciale. Quindi, no grazie.Un fusto di Devil Kiss super, doppio malto, da stenderci un cavallo? Direi di no.Non già che l'alcol abbia smesso di essere cosa a me gradita, ma se ne bevo qualcuna (di troppo) ogni tanto è anche per l'atmosfera che si crea al pub. Scolarmi una quantità inverosimile di birra da solo a casa non rientra nei miei piani, perchè già vivere da soli è complesso, ubriacarsi da soli è squallido.Togliermi dai coglioni alcuni scassaballe? Direi di no.Decisamente se non avessi rompicoglioni intorno alla fine mi annoierei terribilmente. La maggior parte della mia vita la trascorro cercando di mettere in ridicolo i coglioni che girano a piede libero. Se non ci fossero mi mancherebbe decisamente il sale della vita. Sai, in fin dei conti sono un pò come certi banali comici di cosiddetta sinistra, che si troverebbero senza lavoro se improvvisamente Berlusconi uscisse dalla politica. O restasse incapacitato a parlare.Mi trovo spiazzato, come vedi, caro Babbo Natale.Il problema è che quando hai 5 anni sei pieno di sogni. E di cose che vorresti ce ne sarebbero tante, perchè tutto quello che non hai ti sembra bellissimo.Poi cresci, riesci ad ottenere alcune cose di quelle che desideravi, ma scrostata la patina dorata, ti accorgi che tante di quelle cose bellissime sono in realtà merda.Di gran classe, per carità, ma pur sempre merda.E la merda puoi anche ricoprirla di panna, o guarnirla con canditi e uvetta, ma pur sempre merda resta.Questa letterina, come è evidente, non stà venendo su come potevo immaginarla all'inizio.No, decisamente no.Ma lo dovresti sapere, caro Babbo Natale: sono uno snob. Terribilmente snob. E mi concedo il lusso, immeritato per carità, di guardare dall'alto, di ergermi a giudice, pubblico ministero, giuria e carnefice anche.Quindi, conseguentemente, anche ammettendo che possa sentirmi nella possibilità di chiederti qualcosa, cosa potrei concretamente chiederti?Sai cosa?Ma fai un pò come ti pare, mi fido del tuo giudizio.Tanto, se poi qualcosa non andasse nel verso giusto, so dove trovarti.Sentitamente, Mr.Pink &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4528209144647336882?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4528209144647336882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4528209144647336882&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4528209144647336882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4528209144647336882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/05/caro-babbo-natale-di-mr-pink.html' title='CARO BABBO NATALE di Mr. Pink'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr8jPB3PKI/AAAAAAAAAIE/JB-FPilBgc8/s72-c/evil%2520santa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-2501791310321850790</id><published>2008-05-02T04:31:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:01.673-08:00</updated><title type='text'>QUANTO BRUCIA di Mia Preti</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr8B_B3PJI/AAAAAAAAAH8/_R7FTa9yd9o/s1600-h/suora8.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195742231154605202" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr8B_B3PJI/AAAAAAAAAH8/_R7FTa9yd9o/s400/suora8.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non ho mai conosciuto mio padre. So solo che lasciò mamma, quando non ero ancora nato.&lt;br /&gt;Mia madre faceva la donna delle pulizie presso una famiglia abbiente.&lt;br /&gt;Era un lavoro piuttosto sicuro, ma un giorno ebbe la malaugurata idea di rubare un portacenere di cristallo.&lt;br /&gt;Non voleva rivenderlo, le piaceva la forma a conchiglia.&lt;br /&gt;Ovviamente la scoprirono e ovviamente rimase senza lavoro e senza posacenere.&lt;br /&gt;Non riuscendo a provvedere da sola, alle spese della casa, mi portò presso un orfanotrofio gestito da suore.&lt;br /&gt;Mi disse che era una colonia, che avrei trascorso un paio di mesi di ferie e che allo scadere del termine ci saremmo trasferiti in una grande città. Forse in Italia.&lt;br /&gt;Non tornò mai più e probabilmente andò in Italia da sola.&lt;br /&gt;Io invece rimasi nella colonia e cercai di vivere.&lt;br /&gt;Eravamo in 67.&lt;br /&gt;Ricordo questo numero perché ci contavano ogni mattina e ogni sera.&lt;br /&gt;Stavo nel gruppo dei putti; avevo 3 anni.&lt;br /&gt;Le suore chiamavano putti i piccoli, arcangeli, i mezzani e chierichetti i grandi.&lt;br /&gt;Era indispensabile conoscere il proprio gruppo d'appartenenza. E io non mi sbagliavo mai.&lt;br /&gt;Il primo anno trascorse abbastanza serenamente. Mangiavamo una volta al giorno e ci lavavamo una volta alla settimana, per non sprecare i doni del Signore.&lt;br /&gt;Ricordo che una notte mi venne un fortissimo mal di denti, e le mie urla raggiunsero la camera della suora superiora.&lt;br /&gt;Arrivò in vestaglia, con i capelli scompigliati e l’aria minacciosa.&lt;br /&gt;Mi legò al letto, mi spalancò la bocca e mi rovesciò un bicchiere d'acqua. Santa.&lt;br /&gt;Per me era acqua. Fredda. Gelida.&lt;br /&gt;Mi provocò una fitta lancinante e le lacrime sul viso bruciavano come il sale sulle ferite.&lt;br /&gt;Accorsero tutte le suore e cominciarono a tenermi ferma la testa, che io sbattevo a destra e a sinistra per supplire a quel male così acuto.&lt;br /&gt;Cominciarono a schiaffeggiarmi, tutte insieme e dopo un po’ di tempo, non saprei per la precisione quanto, il dente si staccò dalla gengiva.&lt;br /&gt;La madre superiora mi fece mettere in ginocchio e mi ordinò di pregare fino al mattino seguente, per ringraziare Gesù del miracolo compiuto.&lt;br /&gt;Io sentivo ancora una dolenza insistente, ma per evitare altre botte imparai a trattenere il dolore.&lt;br /&gt;Per una settimana non toccai cibo.&lt;br /&gt;La mia guancia sembrava una mongolfiera.&lt;br /&gt;Le suore mi sorridevano e mi accarezzavano, complimentandosi per non aver gravato per quei giorni, sul bilancio dell’orfanotrofio.&lt;br /&gt;Uno dei mezzani mi consigliò di lavarmi i denti spesso, per evitare un altro ascesso.&lt;br /&gt;Mi confidò di averlo letto in un ritaglio di giornale, trovato nello studio di suor Julia.&lt;br /&gt;Avevo lo spazzolino sempre con me, ma quando Suor Bozena se n'accorse mi chiuse in uno stanzino buio e puzzolente, confiscandomi lo spazzolino e urlando che con quello dovevano lavarsi i denti gli altri 66 bambini. Strillava, con quella sua voce acuta, che il Signore avrebbe severamente punito il mio egoismo.&lt;br /&gt;Quando morì Marek, uno dei chierichetti, le suore scavarono una fossa nel giardino vicino all’orto e ci regalarono i suoi vestiti.&lt;br /&gt;Marek era buono. Alto, biondo, con un occhio grigio e uno marrone.&lt;br /&gt;Morì alle sei di mattina, di una glaciale giornata di dicembre. Da quel giorno, per il resto della mia permanenza, la sveglia suonò sempre a quell’ora.&lt;br /&gt;Dovevamo svegliarci e correre in cappella a pregare e vegliare per il suo spirito.&lt;br /&gt;Una mattina mi nascosi sotto il letto, coperto con il lenzuolo; nella speranza di non essere visto. Avevo tanto sonno.&lt;br /&gt;Suor Bozena mi trovò subito e mi diede così tanti calci, che i lividi violacei ricoprirono il 90% del mio corpo bianco.&lt;br /&gt;Mi legarono con una catena in giardino, nudo nato.&lt;br /&gt;I -20°C spaccarono la prima pelle. Quanto bruciavo.&lt;br /&gt;Gesù mi avrebbe ripulito di tutti i peccati, in una sola notte?&lt;br /&gt;Pregai di morire. Ma non fui ascoltato.&lt;br /&gt;Da quella notte smisi di credere in Dio.&lt;br /&gt;Quello che ricordo ora, non sono gli sconcertanti avvenimenti della mia infanzia.&lt;br /&gt;Quello che ricordo è che a 5 anni ero già pronto per morire.&lt;br /&gt;Quanto brucia vivere.&lt;br /&gt;Quanto brucia essere vivo.&lt;br /&gt;Quanto brucia sopravvivere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quanto brucia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-2501791310321850790?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/2501791310321850790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=2501791310321850790&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2501791310321850790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2501791310321850790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/05/quanto-brucia-di-mia-petri.html' title='QUANTO BRUCIA di Mia Preti'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr8B_B3PJI/AAAAAAAAAH8/_R7FTa9yd9o/s72-c/suora8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3247473464716616939</id><published>2008-05-02T04:23:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T19:38:02.030-08:00</updated><title type='text'>I LOVE CHIPS di I.l.o.s.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr6CPB3PHI/AAAAAAAAAHs/9YORURgVQXY/s1600-h/040419__ChipsMain.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195740036426316914" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr6CPB3PHI/AAAAAAAAAHs/9YORURgVQXY/s400/040419__ChipsMain.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'altra sera nella vasca da bagno ho scoperto quanto sono buone le patatine macerate nell'acqua calda e bagnoschiuma; i grassi danno l'impressione di andarsene, e quindi hanno un aspetto pallido e dietetico.&lt;br /&gt;E in fondo la vita è tutta una questione di grassi. Ti convincono che se sei magra sei bella, se sei grassa sei brutta.&lt;br /&gt;Io mi sento magra, sono magra, ma soprattutto sono una rock star. Una grandissima rock star, con un nome poco figo che ho cambiato in Samara. Ho ventidue anni e ho una casa tutta mia.L’ho ereditata dalla mia nonna che è appena morta. Si trova nella periferia della città, verso la campagna, ed è enorme, piena di gatti (miei), ed è arredata in modo vagamente eccentrico: sala maculata con bordini rosa shokking, divano rosso a forma di bocca recuperato in un mercatino vintage, bagno blu (con enorme vasca da bagno per macerare le patatine), stanza oro e nero laccato (è un affronto al buon gusto, ma è figo), e cucina really '70. Tutte le altre stanze sono pressochè vuote, se non per qualche vecchia foto dei Pistols e alcune locandine dei film di Kubrick. Ho sempre adorato i suoi film, in particolare Lolita e Arancia Meccanica, ma ho sempre dovuto vederli due volte per capirne il vero senso. Un artista all'avanguardia non dovrebbe permette che tutti colgano il suo vero essere; la vera arte è come la tempera di un dipinto, se tutti la toccano si crepa e poi cade, perdendo il suo valore.&lt;br /&gt;Ora mi manca da arredare lo studio, pensavo a una soffice moquettina viola, un grande armadio a specchio e una scrivania; un enorme scrivania da riempire di penne mangiucchiate, con una grande cassettiera dove mettere caramelle molli e appiccicose e lettere d'amore che spero di ricevere. Poi un letto con le lenzuola di seta: Tara le adora.&lt;br /&gt;Tara è la mia anima gemella al femminile, è sorprendentemente bella, è intelligente, elegante e decisamente poco pazza. Non l'ho mai sentita parlare di cose astratte, e sono convinta che abbia già deciso cosa fare della sua vita, con chi si sposerà, quanti figli avrà e come morirà, ma non lo dice per non rovinarmi la sorpresa. Nonostante abbia un buon gusto incomparabile, ha sempre avuto un debole per gli uomini più brutti di lei, con i rasta lunghi fino a metà schiena, con tatuaggi dai quadrupli sensi sparsi ovunque per il corpo e con una naturale tendenza all'autodistruzione.&lt;br /&gt;Ha i capelli lunghi neri, sempre perfettamente pettinati, la pelle bianchissima, e gli occhi più grandi e azzurri che abbia mai visto.&lt;br /&gt;E' come se avessi appena descritto il mio opposto, io adoro essere strana, mi fa sentire speciale, è figo. E non me la sentirei di condividere il mio spazio con qualcuno che riuscirebbe ad essere più strano di me: mi demoralizzerebbe e mi farebbe ingrassare. Posso permettermi ogni cosa in questo modo, nel mio anticonformismo mi sento veramente conformista.&lt;br /&gt;Non so la nostra amicizia come faccia ad andare avanti. Siamo come il limone e il latte insieme. O ci compensiamo o ci annulliamo, dipende dalle volte. Le poche volte che siamo state per qualche giorno da sole in vacanza o a casa mia, sono riuscita a farle uscire dalla bocca cose oscene, a farla masturbare con una zucchina, a farla ruttare, a farle guardare Lolita e tutti i video delle Spice Girl per un numero infinito di volte, e a farle mangiare una barretta intera di cioccolato.&lt;br /&gt;La mia non è solo pazzia, è pazzia distruttiva.&lt;br /&gt;Potrei tranquillamente saltellare per strada su una gamba sola, o indossare delle mutande come cappello, usando come scusante il fatto che sono strana.&lt;br /&gt;Se dovessi definire la mia vita fino ad adesso la paragonerei ad un confetto al contrario: ho ciucciato la mandorla per troppo tempo, è ora di passare allo zucchero colorato.&lt;br /&gt;Ieri pomeriggio ho fatto un tuffo nello shopping compulsivo. Ero pacifica pacifica con la faccia nel cuscino a pois verdi che ho comprato al negozio di cinesi, quando ho sentito il bisogno di farmi bella per qualcuno: attrazione verso la porta, scivolone per le scale, tonfo in macchina e via!&lt;br /&gt;Mi fa sentire speciale comprare cose nuove, soprattutto se molto costose,anche se sono spesso senza soldi.&lt;br /&gt;Mentre camminavo tra le vie bollenti di milano, il vestito nero mi aderiva alla pelle, sentivo il gel colarmi sulla fronte e i piedi scoppiare dentro alle mie scarpe modello chanel. Mi sento una signora di cinquantant'anni quando vedo che un bellissimo vestito apparentemente di seta è in realtà completamente sintetico, o che una collana che sembra di ambra è in realtà di plastica. Ho comprato con rabbia, tra una settimana iniziano i saldi, ma preferisco comprare quello che mi piace adesso, piuttosto che tra una settimana a metà del prezzo. A casa ho provato tutto con dolce entusiasmo e ho pensato al mio Sid: lui adora le mutande di pizzo, queste gli piaceranno di sicuro, perché hanno un coniglio rosa che suona la chitarra mentre grida "Hey, baby; suck my dick!". Ma alla fine non trovo mai un modo per fargliele vedere, si passa subito al dunque. Ho scritto un sacco di poesie sulla nostra prima volta, ma nn sarebbero mai apprezzate da un ricco editore che fuma sigari da trenta euro: sono troppo pastose, piene di parole e scritte troppo in fretta.&lt;br /&gt;Dai miei 15 anni in poi ho scritto un sacco di poesie, poi le ho riscritte, e all'inizio di ogni anno di scuola compravo un nuovo quaderno su cui mi ripromettevo di comporre frasi profonde e sentimentali (per sentirmi una ragazza seria e responsabile, ma non ci sono mai riuscita); ma prima ci riscrivevo sopra tutte le poesie vecchie con una bella calligrafia, e le modificavo secondo l'umore: al terzo quaderno ho avuto un esaurimento nervoso e ho chiamato Tara. Lei verrà a vivere con me, e Sid di fronte a me. Sid è il mio ragazzo, ma è di regola che una coppia affoghi nella monotonia da post-convivenza, così evitiamo di stare nella stessa casa: le preferiamo di fronte, vicine ma alla giusta distanza. Non sopporterei mai di vedere la sua faccia bianca appena sveglio, di sentire i rumori che fa seduto sul cesso, sarebbe come sapere cosa c'è negli hamburgher di Mc Donald's: finchè sei ignaro a certe cose fai finta di niente e le accetti, ma se ci vai più a fondo ti schifi e scappi via.&lt;br /&gt;Ho iniziato dieci minuti fa a svuotare gli scatoloni e a dare un aspetto più cool alla mia casetta, e ho trovato una foto mia e di Pedro. Avevo 15 anni quando ho perso la testa per lui. Non è esattamente il tipo di ragazzo con cui mia mamma sarebbe felice di sapermi accanto, è esattamente ciò che non vorrebbe. Punkabbestia felice e un po' sporco, con dei bellissimi occhi azzurri vispi, l'accento spagnolo-uruguayano-italiano, capelli un po' alla rambo. E' stato davvero una storia breve che mi ha bruciato un centinaio di neuroni. Ero convinta che sarei andata a vivere in Spagna con lui, mi sono fatta il piercing dove l'aveva lui, ho guardato tutti i suoi film preferiti per sentirmi più vicina ai suoi gusti, ho letto tutte le poesie di Baudelaire fino a farmi venire il mal d'occhi perchè lui aveva chiamato il suo cane così, e l'ho pensato veramente tanto, scrivendo poesie da anima torturata, bevendo tanto caffè e fumando sigarette aromatizzate alla vaniglia. Alla fine è lui l'uomo della mia vita, ma sono tre anni che non ho sue notizie.&lt;br /&gt;Sono convinta che un giorno ci rincontreremo, e sarà tutto come all'inizio, prenderemo una grossa macchina per viaggiare e diventeremo ricchi e grassi.&lt;br /&gt;Tornando ai miei scatoloni, ho scoperto di avere 108 paia di copri-culo, tra mutande e perizomi, quindi me ne sono infilati su 4 paia, perché ero indecisa.&lt;br /&gt;L'indecisione fa parte della mia vita, perché faccio la scrittrice (nonostante io mi senta una rock star), ed è tutto vero ciò che leggete, un vero ritratto della gioventù-matura un po' bruciata. Non che io sia mai stata bruciata, a scuola ho sempre dato i miei risultati, per quanto io odi apprendere qualcosa di giusto ma nel momento sbagliato. Infatti ho smesso di andare a scuola al terzo anno di liceo, e a differenza di quello che mi hanno sempre detto non me ne sono pentita.&lt;br /&gt;Ho parecchia voglia di gelato, e mi sembra di aver visto una gelateria molto zuccherosa a due passi da casa, così con le mie quattro mutande, un vestitino a fiori e la carta di credito scendo per prenderne un bel po'.&lt;br /&gt;C'e un odore tremendo di zuccchero filato, e almeno un centinaio di gusti. Come sempre nella mia vaschetta ci metto anche il puffo, e appena pronuncio la parola "puffo", il ragazzo che sta al di là del bancone inizia a sorridermi. Ha la faccia un po' da nullafacente ma simpatica.&lt;br /&gt;Non mi sento molto punk-rock quando qualcuno mi ride in faccia, così ho tirato fuori la lingua, ho pagato e me ne sono andata.&lt;br /&gt;Era simile al ragazzo con cui l'avevo fatto per la prima volta. Non me la scorderò mai quella esperienza, è stata una della più brutte, e ovviamente non c'è modo di dimenticarla. Lui puzzava un po' e pensava solo a darsi parecchio da fare tra le mie gambe. Non l'ho rimosso quel pensiero, e ho passato due settimane della mia vita in depressione, continuando a chiedermi: "E' questo il sesso che dicono tutti sia così fantastico?". Meglio i dischi dei Distillers, nessuno li conosce e ben pochi li ascoltano,quindi mantengono il loro valore immutato nel tempo. Brody Dalle non solo ha capito già a 13 anni cosa voleva dalla vita, ma è stata lei a convincermi a tingermi i capelli di nero. E in effetti con dei capelli nuovi tutto è stato nuovo. Sta sera andrò a fare follie con Tara, mi porterà in un posto da gente colta e trendy per prendere l'aperitivo, perché sa che adoro fare cose di gran classe con un vestito di gran classe, anche se in realtà essere snob non è da me. Ma fare la diva mi piace, in fondo sono una rock star.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3247473464716616939?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3247473464716616939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3247473464716616939&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3247473464716616939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3247473464716616939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/05/i-love-chips-di-ilos.html' title='I LOVE CHIPS di I.l.o.s.'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/SBr6CPB3PHI/AAAAAAAAAHs/9YORURgVQXY/s72-c/040419__ChipsMain.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-7183781617848050674</id><published>2008-03-07T07:04:00.001-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:02.192-08:00</updated><title type='text'>Numero di Marzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R-ASvF69v0I/AAAAAAAAAHI/L0u3C-cCpJs/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5179160171728715586" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R-ASvF69v0I/AAAAAAAAAHI/L0u3C-cCpJs/s400/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ecco a voi il numero di Marzo. Ricordiamo a tutti voi frequantatori che dal 28 al 31 Marzo Ad Est dell'Equatore sarà presente con uno stand alla fiera del libro Galassia Gutenberg che si terrà presso la stazione marittima di Napoli. Inoltre, in questa occasione, invitiamo tutti voi alla presentazione del nostro primo libro &lt;em&gt;Tutta colpa di dio&lt;/em&gt; il giorno 29 Marzo alle ore 19:30 presso la sala Teti. Non mancate.&lt;br /&gt;Saluti dall'est dell'equatore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-7183781617848050674?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/7183781617848050674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=7183781617848050674&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7183781617848050674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7183781617848050674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/03/numero-di-marzo.html' title='Numero di Marzo'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R-ASvF69v0I/AAAAAAAAAHI/L0u3C-cCpJs/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-6076205970749007557</id><published>2008-03-07T07:02:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:02.634-08:00</updated><title type='text'>ARISTOFANE di Stefano Nardella</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9qxCV69vzI/AAAAAAAAAHA/rFtIIbWPtjg/s1600-h/A75H3JECAGFF758CAX6BCUBCAYBM75DCAG2JWFQCAP9VF4WCARQ6F2MCAOUJ05JCA7F00XUCAYS4BMHCAOKU100CA2U4WXFCAL92P4VCAOB11VTCAK02S4RCAUM3O3HCAZJXYIVCA2XCRSOCA1UHWPD.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5177645375418122034" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="239" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9qxCV69vzI/AAAAAAAAAHA/rFtIIbWPtjg/s400/A75H3JECAGFF758CAX6BCUBCAYBM75DCAG2JWFQCAP9VF4WCARQ6F2MCAOUJ05JCA7F00XUCAYS4BMHCAOKU100CA2U4WXFCAL92P4VCAOB11VTCAK02S4RCAUM3O3HCAZJXYIVCA2XCRSOCA1UHWPD.jpg" width="184" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt; &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FZWF69vyI/AAAAAAAAAG4/Q6GUrXh-x3A/s1600-h/blood_gore_chainsaw_execution.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175015682906898210" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 10px; CURSOR: hand; HEIGHT: 8px" height="472" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FZWF69vyI/AAAAAAAAAG4/Q6GUrXh-x3A/s400/blood_gore_chainsaw_execution.jpg" width="466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“L’utopia si arena di fronte alla concretezza dei fatti”&lt;br /&gt;Il professore mugolò questa orrenda frase al microfono, mentre tutti lo guardavano con ossequiosi sguardi compiaciuti.&lt;br /&gt;Quella frase mi fece sobbalzare dalla sedia e mi svegliò da quello stato di dormi veglia che mi assale ogniqualvolta il mio culo siede in un banco di scuola.&lt;br /&gt;“com’è possibile che anche qui i professori dicano simili cazzate?!” pensai tra me “invece di insegnarci a coltivare i nostri sogni fino a renderli realtà, invece di seminare voglia di credere nell’impossibile per realizzare il possibile, ci riempiono la testa di frasi simili , buone solo ad imparare ad ubbidire e a credere che la concretezza dei fatti conti più dei nostri sogni”&lt;br /&gt;Avrei voluto alzarmi e gridargli in faccia questo e altro.&lt;br /&gt;Cercai con lo sguardo qualche faccia contrariata da quel affermazione , ma tutti erano indaffarati a prendere appunti e annuire ad ogni cazzata che usciva dalla bocca di quel coglione .&lt;br /&gt;Ero talmente schifato che dovetti uscire.&lt;br /&gt;Fuori c’era un gran sole.&lt;br /&gt;Mi diressi verso il parco più vicino, mi sdraiai sull’erba e accessi una canna.&lt;br /&gt;Fumavo sdraiato guardando il cielo sgombro dalle nuvole.&lt;br /&gt;Mi venne in mente la teoria di Aristofane sulle nuvole.&lt;br /&gt;Le nuvole sono i potenti della terra che si intromettono tra noi e il sole , che simboleggia la libertà.&lt;br /&gt;L’utopia si arena di fronte alla concretezza dei fatti e le nuvole ci impediscono di sognare , di essere liberi, di guardare in faccia alla libertà …. Mi addormentai con la testa inebriata dalla canna e dai suoi inconsueti effetti filosofici.&lt;br /&gt;Quando mi svegliai il sole stava scendendo.&lt;br /&gt;Mi alzai e me ne tornai a casa.&lt;br /&gt;“L’utopia si arena di fronte alla vostra paura di essere libero, e non si azzardi più a fare delle vostre paure argomento comune .&lt;br /&gt;Noi vogliamo sognare&lt;br /&gt;Vogliamo guardare oltre le nuvole&lt;br /&gt;Vogliamo il mondo e lo vogliamo subito&lt;br /&gt;Le sue insulse frasi da perdente, caro professore, se le tenga per lei&lt;br /&gt;Uno studente contrariato e sognatore”&lt;br /&gt;Scrissi questa e mail di getto e gliela inviai&lt;br /&gt;Dopo qualche giorno ebbi una risposta&lt;br /&gt;Diceva:&lt;br /&gt;“Hai del fumo pure per me?&lt;br /&gt;Ho dimenticato come si sogna”.&lt;br /&gt;Il giorno dopo tornai in facoltà con una canna rullata nel pacchetto di sigarette.&lt;br /&gt;Cercai il professore per tutto l’istituto, ma non lo trovai.&lt;br /&gt;Incontrai un amico.&lt;br /&gt;-hai sentito che cazzo è successo?&lt;br /&gt;-no cosa&lt;br /&gt;-il prof di storia è morto&lt;br /&gt;-come morto?!&lt;br /&gt;-si è ucciso ieri sera&lt;br /&gt;-cazzo!&lt;br /&gt;-già, sembrava così tranquillo&lt;br /&gt;Avevo ucciso un uomo. Senza usare le mani. Lo avevo ucciso con le mie parole&lt;br /&gt;Tornai al parco e accessi la canna, ne fumai metà e l’altra la lasciai nell’erba.&lt;br /&gt;La feci fumare al vento sperando che ne lasciasse due tiri a quel anima in pena del professore incapace di sognare.&lt;br /&gt;L’utopia si arena davanti alla concretezza dei fatti….ma la concretezza dei fatti può uccidere…i sogni no&lt;br /&gt;-signor Nardi!! Signor Nardi si svegli la lezione è finita da un pezzo, e lei come al solito ha dormito tutto il tempo…mi auguro almeno che abbia fatto un bel sogno?-Era il prof di storia che mi urlava nelle orecchie&lt;br /&gt;L’aula era semi vuota e quei pochi rimasti mi guardavano ridendo&lt;br /&gt;-si…peccato però che era solo un sogno&lt;br /&gt;Mi alzai e me ne andai dritto al parco.&lt;br /&gt;Fumai la mia canna guardai le nuvole e pensai ad Aristofane.Chissà se davvero Aristofane ha detto quella storia sulle nuvole e sui potenti o l’ho solo sognata.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-6076205970749007557?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/6076205970749007557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=6076205970749007557&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6076205970749007557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/6076205970749007557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/03/grill-bill-nulla-di-nuovo-da-un.html' title='ARISTOFANE di Stefano Nardella'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9qxCV69vzI/AAAAAAAAAHA/rFtIIbWPtjg/s72-c/A75H3JECAGFF758CAX6BCUBCAYBM75DCAG2JWFQCAP9VF4WCARQ6F2MCAOUJ05JCA7F00XUCAYS4BMHCAOKU100CA2U4WXFCAL92P4VCAOB11VTCAK02S4RCAUM3O3HCAZJXYIVCA2XCRSOCA1UHWPD.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-4952438365870504101</id><published>2008-03-07T06:59:00.001-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:02.946-08:00</updated><title type='text'>SENZA TITOLO di Gianluca Pesenti Compagnoni</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FY-l69vxI/AAAAAAAAAGw/7q1nPkFL2eU/s1600-h/delv.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175015279179972370" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 259px; CURSOR: hand; HEIGHT: 325px" height="325" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FY-l69vxI/AAAAAAAAAGw/7q1nPkFL2eU/s400/delv.jpg" width="274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quando la libidine prende il possesso è tremendo tenersi a bada. Quasi un delitto non lasciarsi andare. Io per me avevo cercato di tenermi anche, sulle mie dico, ma quando sei lì col sangue alla testa non ti puoi fermare. Perdi il senso minimo di responsabilità.&lt;br /&gt;Al veglione di natale ero fatto. Il vino e il cibo abbuffato m’avevano stravolto. All’ultimo brindisi m’alzai da tavola e andai in una camera. Tirai per terra i pastrani dal letto e mi stesi sul letto addormentandomi immediatamente.&lt;br /&gt;Poi.&lt;br /&gt;La porta si schiuse. Era buio. Una sagoma mi s’avvicinò. Il letto sobbalzò di schianto. Respirai un buon profumo di donna. La camicetta nera, aperta fino al petto. Un filo di perle bianche le cascava tra i seni. Capelli lisci, curati.&lt;br /&gt;«Mmmhhh», fece.&lt;br /&gt;Era Vera Mulotova, la donna del padrone di casa. Castellammare aveva avuto una sorprendente immigrazione di gente dell’est. Ucraini e polacchi la maggior parte. Le ragazze più carine non avevano avuto problemi ad accasarsi compiendo il salto di qualità. Il resto si divideva tra manovali, colf, e tutti quei lavori che noialtri avevamo schifato.&lt;br /&gt;«Vera hai un profumo molto eccitante.»&lt;br /&gt;Era ubriaca. Manteneva gli occhi chiusi. Mi passò la mano sul viso andando a tentoni e fece di nuovo: «Mmmhhh.»&lt;br /&gt;M’avvicinai a lei.&lt;br /&gt;Eravamo faccia a faccia distesi di lato. Respirai profondamente il suo profumo ed ebbi un’erezione violenta, spudorata. Il suo era più che mai un richiamo sessuale. Agii. La baciai. Lei si rivoltò sul letto, mettendosi supina. Le aprii la bocca e le ficcai la lingua dentro. A lei piaceva. Le infilai la mano sotto la gonna. Indossava i collant, faticai un po’ per arrivare alla fossa. Le sfrucugliai il grilletto. Vera era una donna carnale.&lt;br /&gt;«Mmmhhh, Santiago cosa stai facendo?»&lt;br /&gt;«Voglio scoparti, e credo che anche tu lo vuoi.»&lt;br /&gt;«Ma di lì c’è il mio uomo, non ti vergogni?»&lt;br /&gt;«A me non importa, importa solo scoparti.»&lt;br /&gt;«Sei un porco!», disse alzando la voce.&lt;br /&gt;Io continuavo.&lt;br /&gt;«Sei un porco!», rifece.&lt;br /&gt;Allora le menai su con veemenza le dita su.&lt;br /&gt;«Sei un porc…!»&lt;br /&gt;vera cominciò a dimenarsi e mi diede un paio di schiaffi.&lt;br /&gt;La tenni ferma con una mano e con l’altra aprii la patta e lo cacciai di fuori.&lt;br /&gt;«Ooohhh! Dio santo Dio! Ti prego non farlo.»&lt;br /&gt;Le forzai la camicetta e le baciai la tetta. Era morbida e calda. Senza che le dicessi nulla Vera aveva cominciato a menarmelo su e giù.&lt;br /&gt;Le guidai la testa e lo prese senza alcuna resistenza.&lt;br /&gt;Che i satiri mi vengano in gloria se quella non era la sua arte!&lt;br /&gt;Quando ne fui sazio me ne staccai a fatica e la spinsi sul letto.&lt;br /&gt;Le dischiusi piano le cosce, il vestito da sera fuori posto, la camicetta slacciata. Vera aveva un volto tremendamente eccitato. Restammo per un attimo così, distanti un palmo. Io, in ginocchio con un’erezione enorme. Lei, in fremente attesa con le braccia a penzoloni dal letto.&lt;br /&gt;«Ti prego, non farlo.»&lt;br /&gt;Tirai giù i collant a sufficenza per farmi spazio. Spostai la mutandina, ed entrai. Così, di schianto.&lt;br /&gt;Vera emise un gemito che soffocò mordendosi le labbra per non urlare.&lt;br /&gt;«Sei un porco, sei un porco, sei un maiale!»&lt;br /&gt;Sussurrava una vocina godereccia. Un vocina arrapante. Vera Mulotova era la quintessenza dello stupro. I capelli, le tette, gli occhi, perfino i vestiti t’imploravano di chiavarla. Le afferrai le natiche e avviai a farglielo sentire sul serio. Vera si morse la mano.&lt;br /&gt;Fermarci era impossibile. Anche se ci avessero scoperti non avremmo smesso prima d’esser venuti.&lt;br /&gt;«Sto venendo!», disse lei.&lt;br /&gt;«Porca troia anch’io sto venendo!»&lt;br /&gt;Vera vibrò. Nel momento in cui fu al culmine diedi dei poderosi colpi di reni, e fu l’estasi.&lt;br /&gt;I nostri corpi presi dalla libidine divennero incontrollabili. Continuammo a muoverci come tarantolati. Vera mormorò alcune parole in russo. Io gliene dissi un paio in napoletano.&lt;br /&gt;A malincuore mi sganciai. Mi rassettai e andai al bagno ch’era in camera. Le ginocchia non mi reggevano. Tremavo tutto. Pisciai tenendomi con una mano alla parete per restare in piedi.&lt;br /&gt;Mi pulii, uscii e mi sdraiai sul letto accanto a Vera, che intanto s’era assopita. Com’era bella.&lt;br /&gt;La libidine fa perdere il controllo. Rischi di finire male. Certo. Se m’avessero sgamato, me la sarei vista brutta. Ma non provarci è come sciupare il pane.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-4952438365870504101?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4952438365870504101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4952438365870504101&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4952438365870504101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4952438365870504101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/03/senza-titolo-di-gianluca-pesenti.html' title='SENZA TITOLO di Gianluca Pesenti Compagnoni'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FY-l69vxI/AAAAAAAAAGw/7q1nPkFL2eU/s72-c/delv.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-5791213855444772284</id><published>2008-03-07T06:58:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:03.131-08:00</updated><title type='text'>QUINDICI MINUTI DI ORDINARIA FOLLIA di Masquerade</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FYRl69vvI/AAAAAAAAAGg/FPnSpQUmvM0/s1600-h/Follia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175014506085859058" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FYRl69vvI/AAAAAAAAAGg/FPnSpQUmvM0/s400/Follia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C’è un bel sole, l’aria frizzante e i fiori già sbocciati in giardino, mattina di Pasqua, la tavola apparecchiata in modo ineccepibile, otto posti, ognuno perfetto, ognuno con il proprio segnaposto, tre bicchieri, sottopiatto, tre piatti, posate per gli antipasti, per il primo, per la carne, per il pesce, per il dolce e la frutta... centrotavola con fiori e frutta freschi fatto per l’ocasione... uova colorate fatte da noi bambini ed ovviamente portate in chiesa a benedire.&lt;br /&gt;Rumore di fondo una musica di Santana, i miei genitori ed i miei zii solevano tenerla sempre durante le cene ed i pranzi di famiglia, le urla di noi ragazzini che ci rincorrevamo per casa e giocavamo nell’attesa del pranzo facevano da controcanto a quella musica... chiacchiere in sottofondo invece dalla sala dove i due fratelli discutevano serenamente.&lt;br /&gt;Una tranquilla domenica di festa... una gioia per gli occhi, una gioia per il cuore di chi ci guardava giocare sereni per poi sederci educatamente a tavola, non prima di esserci lavati tutti quanti le mani nel lavandino del bagno tirato a lucido, prima del nostro arrivo, perchè dopo era un lago di acqua sguazzante dove ci avrebbero potuto mettere un pesce rosso senza che questo rischiasse di rimanere senz’acqua.&lt;br /&gt;Io e mio fratello da un lato del tavolo, mio cugino e mia cugina dall’altro lato con in mezzo le nostre mamme, i babbi rigorosamente ai due estremi, ognuno a capotavola come si compete a dei capofamiglia... che loro a quel ruolo ci hanno sempre tenuto... loro erano quelli che portavano in casa i pantaloni, loro erano quelli che provvedevano con il loro lavoro all’abbondanza che c’era sulle nostre tavole, loro erano uomini... andavano obbediti, andavano rispettati, andavano amati... sempre e comunque.&lt;br /&gt;Poi le chiacchiere da tavola, le portate che si susseguivano mentre noi ragazzini ce la godevamo a ridere, a scherzare ed i “grandi” discutevano di cose che a noi non interessavano un granchè, tutto con tranquillità e con educazione, perchè da sempre ci avevano insegnato che quando siamo a tavola si deve rispettare il cibo che c’è nel piatto, e si devono rispettare gli altri, quindi tutto deve essere fatto nel modo giusto...&lt;br /&gt;Poi... poi...&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quindici minuti di ordinaria follia&lt;/em&gt;... nel piatto di mio cugino sono rimasti una decina di pisellini, piccoli, morbidi, verde smeraldo perchè la mamma sa cucinarli come si deve. Il tono basso di mio zio che dice: “mangia quei pisellini, non si lascia la roba nel piatto!”, io e mio fratello ci stringiamo la mano, vedo la faccia tesa di mia madre, di mia zia e di mio padre, mia cugina dà una gomitata a suo fratello e gli sussurra: “mangiali ti prego!”&lt;br /&gt;Sappiamo... Tutti sappiamo cosa sta per accadere... Tutti sappiamo.&lt;br /&gt;Gli occhi son fissi su mio cugino che con occhi supplicanti risponde: “non mi ci vanno, davvero, non ce la faccio proprio a mangiarli.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quindici minuti di ordinaria follia&lt;/em&gt;... non respiro quasi, così come mio fratello... mia cugina alza la mano per prendere il piatto di suo fratello e dice: “li finisco io, ho proprio fame oggi”, mio zio la fulmina con lo sguardo e ripete a mio cugino: “mangia quei pisellini, non sono nemmeno una decina, mangiali!”&lt;br /&gt;Due occhi neri come la brace si alzano a guardarlo ed una vocina risponde: “NO”.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quindici minuti di ordinaria follia&lt;/em&gt;... la mano è già alzata, la cinghia dei pantaloni è apparsa non si sa come e si abbatte con violenza sul braccio di mio cugino che ripete: “No, ti prego, no” e si alza e si nasconde sotto il tavolino accanto al divano... la figura di mio zio incombe su di lui, mentre noi tre ragazzini restiamo seduti atterriti... le mani strette, il nodo in gola, il terrore che non ci fa uscire una parola per paura che quella stessa cinghia si abbatta su di noi... i grandi che cercano di farlo ragionare... e mio cugino che continua a gridare: “no, ti prego, babbino, no...” e quella cinghia che si alza e si abbassa, si alza e si abbassa... e ancora e ancora... le braccia e le mani di lui a proteggersi il viso che cambiano colore... e quella cinghia che si alza e si abbassa... si alza e si abbassa...&lt;br /&gt;Poi... il silenzio... solo Santana che continua a suonare...&lt;br /&gt;Poi... la sua voce: “a tavola che adesso c’è il dolce e le vostre mamme lo hanno fatto apposta per voi”.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quindici minuti di ordinaria follia&lt;/em&gt;...&lt;br /&gt;Mio padre non mi ha mai toccata con un dito, non mi ha mai dato uno schiaffo, non mi ha mai torto un capello, ma quel giorno...Quel giorno nessuna ha fermato quei quindici minuti di ordinaria follia... &lt;em&gt;Nessuno lo ha fatto&lt;/em&gt;!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-5791213855444772284?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/5791213855444772284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=5791213855444772284&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5791213855444772284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5791213855444772284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/03/quindici-minuti-di-ordinaria-follia-di.html' title='QUINDICI MINUTI DI ORDINARIA FOLLIA di Masquerade'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FYRl69vvI/AAAAAAAAAGg/FPnSpQUmvM0/s72-c/Follia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-1238337650990598781</id><published>2008-03-07T06:56:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:03.478-08:00</updated><title type='text'>I'D LIKE TO CONQUER THE WORLD (BAD RELIGION) di Sara Renier</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FX-F69vuI/AAAAAAAAAGY/5Ddd39J3e_I/s1600-h/sexKittens.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175014171078409954" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FX-F69vuI/AAAAAAAAAGY/5Ddd39J3e_I/s400/sexKittens.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Casa. Tara non si è ancora trasferita da me, e questi sono alcuni di quei giorni in cui mi trovo a mangiare patatine e a recuperare le briciole che mi finiscono nell’ombelico.&lt;br /&gt;E il mondo mi gira intorno, mentre ascolto ininterrottamente una canzone con un bel ritmo, ma di cui non capisco neanche vagamente le parole.&lt;br /&gt;E poi mi raccolgo i capelli per dargli forma, mi taglio le unghie e gli do lo smalto, e mi trucco un po’ perché inizio veramente a farmi schifo. Non faccio nulla dalla mattina alla sera se non pasticciare riviste, ascoltare Courtney Love e ballare davanti ai suoi poster, bere vino scadente da un biberon e cercare di sentirmi felice. Ho un ragazzo che attende di vivere e morire senza fare nessuna fatica, che mi ama addirittura senza fare fatica.&lt;br /&gt;Finchè le parole della canzone che continuo ad ascoltare non assumono un senso, e innescano una strana reazione chimica nella mia testa, allora faccio la valigia e la riempio di cose inutili, e con un calcio mando in tintoria tutta la mia vita e mi preparo ad indossarne una nuova, sicuramente più alla moda.&lt;br /&gt;Sul frigorifero lascio un post-it che sicuramente Sid e Tara avrebbero letto prima di essersi stancati del tutto della loro esistenza.&lt;br /&gt;IO SCAPPO.&lt;br /&gt;Prima di scappare sono passata da casa di Daniel a salutarlo.&lt;br /&gt;Mi ha aperto vestito di tutto punto, e mi sono accorta che aveva dipinto tutte le pareti di casa in rosso.&lt;br /&gt;Mi sono seduta sul divano avvolta da un velo di odore di vernice sanguinante, e ho accettato il beverone super-alcolico che mi aveva offerto.&lt;br /&gt;“Perché scappi? Hai tutto cazzo.”dice lui strofinando il tappeto con il piede.&lt;br /&gt;“No Dan, non ho proprio nulla. Mi manca dentro qualcosa, nel corpo, mi manca la forza. Ho bisogno di ragazzi in concerto che gridano la loro rabbia, visi sorridenti che cadono a faccia in giù verso il cielo, aprendo braccia e gambe come per aggrapparsi all’aria. Ho bisogno di sentire i miei piedi nudi ballare, e tenere la testa giù fissa sull’asfalto e correre, sentire finalmente la forza uscirmi dalle braccia, dalla gola, dai capelli, come se potessi da un momento all’altro diventare molto più grande, straboccare dal mio corpo e prendere nuove vite.”&lt;br /&gt;“Ti mancano i tempi passati”&lt;br /&gt;“No Dan, i tempi passati erano solo follia giovanile. Sempre folle mi sento, ma mi manca l’amore dentro, Sid prima mi riempiva, ora mi svuota, la mia vita è vuota, voi siete diventati vuoti!” ho urlato piangendo contorta sul divano.&lt;br /&gt;Poi mi sono alzata correndo, e sempre correndo sono salita in macchina con una precisa destinazione. Una destinazione che sapevo avrebbe finalmente saziato la mia voglia di sentire dentro la vita scorrere più veloce del dovuto.&lt;br /&gt;Per strada ormai facevo fatica a guardare dove andavo, non osservavo, lasciavo solo andare il corpo, avevo bisogno di abbandonare il mio corpo alla follia, mangiare erba, coprirmi di vernice e spargere il mio corpo sui muri di casa, fare il bagno vestita, prendere a schiaffi la mia anima e sputare sui miei libri. Liberare il mio corpo alla musica, buttare i pensieri in pattumiera, o nel cesso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-1238337650990598781?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/1238337650990598781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=1238337650990598781&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1238337650990598781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1238337650990598781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/03/id-like-to-conquer-world-bad-religion.html' title='I&apos;D LIKE TO CONQUER THE WORLD (BAD RELIGION) di Sara Renier'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FX-F69vuI/AAAAAAAAAGY/5Ddd39J3e_I/s72-c/sexKittens.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-8086859483958111674</id><published>2008-03-07T06:46:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:03.625-08:00</updated><title type='text'>ALI GEORGE ANIMA NERA di Anonimo</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FW1F69vtI/AAAAAAAAAGQ/P1fdknykRGc/s1600-h/mohammed_ali.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175012916947959506" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 278px; CURSOR: hand; HEIGHT: 332px" height="400" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FW1F69vtI/AAAAAAAAAGQ/P1fdknykRGc/s400/mohammed_ali.jpg" width="278" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="left"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;Alì vende cd,laureato in Africa col massimo dei voti,giornalista sognatore di sinistra,fa il nero nel salotto di Napoli,furbo,furbissimo,sa che gli conviene.Fratello,amico,tutti lo chiamano così,e lui risponde we combà combra ciddì!Frega tutti lui,mentre fessi e contenti i napoletani ricchi,dicono agli amici,hai visto?Me lo sono fatto,cinque cd ed uno gratis!La furbizia si sa fa parte del nostro spirito,ma non sempre è una prerogativa che appartiene a tutti,l'unica cosa che accomuna questi "bravi"ragazzi è la soddisfazione nel fottere il prossimo,anche un semplice venditore ambulante.E lui si fa chiamare Alì perchè fa rima con cd,mette la b al posto della p,si veste con camici coloratissimi,collane di legno,turbanti,roba che non indossano più neanche in Africa,sorride sempre,ride alle battute stupide,perchè è furbo,troppo furbo,sa che vuole la gente,sa come darglielo.Torna a casa,si cambia,camicia e pantalone,diventa George solo per signore.E' furbo,troppo furbo,sa che vogliono le donne,sa come darglielo.Irriconoscibile,nel giro di tre ore torna negli stessi posti,nessuno più gli dice fratello,nessuno più gli dice amico,le donne lo guardano e gli uomini lo invidiano,elegante ed altissimo,si aggira nei locali,si siede,beve un drink ed è fatta,lui non vuole la ragazzina,cerca la donna vecchia ed insoddisfatta.George,caro George,parlami della tua terra,degli odori,della gente,delle danze,dei suoi riti,e lui giù a dire stronzate da film,da documentari commerciali sui safari e gli animali,l'Africa che non è Africa,l'Africa che conosciamo,che a noi basta conoscere!Intanto pensa dentro sè:quale terra,quali odori mia signora,quali danze e riti,io ricordo fame e sfruttamento,povertà e disperazione,rabbia tanta rabbia,quella che c'ho addosso io,quella che ti metterò dentro cara vecchia,tu vuoi l'Africa e l'avrai,con duecento carte altro che danze e riti,gente e odori,sentirai il mio male e tutto il mio dolore!E George ci dà dentro e questa donna è senza pudore senza vergogna,dice parolacce,urla,urla a squarcia gola cose irripetibili,allusioni più che esplicite a tutta forza sulla sua fisicità,tanto da fare schifo,tanto da fargli schifo!Prova fastidio nel vedere le foto di famiglia col marito e con i figli sorridenti,pensa al suo paese,alla sua gente,alla sua pelle,non ci trova più senso,si chiede cosa stia facendo,lui,un uomo intelligente e tanto furbo,è tornato a far lo schiavo,per piacere e per il piacere dei potenti!Lei ha tutto,pane,acqua,casa,soldi,figli,felicità.Gli fa schifo che lo sfrutti così spudoratamente per godere,per il suo essere africano,nel suo paese era un sognatore,un'idealista,ed ora fa tutto quello contro cui combatteva,per cui è scappato,era diventato il luogo comune per eccellenza dell'uomo nero!La furbizia non dà la dignità,la furbizia non è sempre un pregio,la sua furbizia andava contro i suoi ideali.Intanto quella vecchia stronza urlava la sua vendetta sulla menopausa,e a lui sopra di lei gli rimbobava nella testa tutto il suo odio,il suo rancore celato fino ad allora da due maschere.Fu un'esplosione,la testa in tilt,troppi pensieri,e lei più urlava più lui perdeva il controllo,lei godeva e lui piangeva lacrime enormi,pesanti,dure come grandine,lacrime di una vita ingiusta,malata,di un'esistenza segnata dalla nascita,di un riscatto che non potrà mai arrivare,di uno sfruttamento ripetuto nella storia ed in luoghi diversi,di un passato di un presente e di un futuro tutto nero,come la sua pelle,come la sua anima,come il suo orgoglio.Lei urlava troppo e le sue urla gli trafiggevano il cervello,non poteva più sopportare,lui non riusciva a fermare il suo corpo spinto dalla forza della disperazione,ma doveva zittirla,doveva stare zitta,non poteva più sopportare e tappandole la bocca la vecchia dignitosamente non urlò più,non parlò più,non respirò più...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-8086859483958111674?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/8086859483958111674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=8086859483958111674&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8086859483958111674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8086859483958111674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/03/ali-george-anima-nera-di-anonimo.html' title='ALI GEORGE ANIMA NERA di Anonimo'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R9FW1F69vtI/AAAAAAAAAGQ/P1fdknykRGc/s72-c/mohammed_ali.jpg' height='72' 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rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/4937931170486433375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=4937931170486433375&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4937931170486433375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/4937931170486433375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/01/numero-di-gennaio.html' title='Numero di Gennaio'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' 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/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un rumore di due motosega del falegname in fondo al viale disturba la mia lettura, accompagnato da una stazione radio neomelodica della ragazza dell’ultimo piano che, abitualmente, sintonizza mentre si accinge a fare servizi di casa.&lt;br /&gt;La mia mente viene così incuriosita da cosa stia mai tagliando “Geppetto”, che mi accingo verso il suo capannone.&lt;br /&gt;Ogni passo è un pensiero…&lt;br /&gt;Un nuovo Pinocchio è stata la mia prima supposizione, con il naso rotondo e braccia più lunghe, o magari un set di mobili in stile contemporaneo per una villetta estiva. Fatto sta che, inconsapevolmente, mi trovo davanti alla porta della falegnameria impaziente di soddisfare la mia curiosità.&lt;br /&gt;E’ stranamente socchiusa, ed il rumore insopportabile.&lt;br /&gt;Entro con passo quasi furtivo per non destare sorpresa ad Aldo, che magari nel rimanere sorpreso sbagli il taglio del naso di Pinocchio.&lt;br /&gt;Ma, affacciando appena la testa, la mia visuale ricade sul tavolo da lavoro, dove penzola un braccio apparentemente morto.&lt;br /&gt;La curiosità mi pervade. Non essendo stato notato, allungo il collo e, con pieno stupore, assisto ad una scena che già so che sarà, per me, indimenticabile.&lt;br /&gt;Aldo e il giovane Pino stanno tagliando un’entrata per un’enorme astronave grigia. Le scintille escono a spruzzi dal metallo simulando una piccola pioggia di stelle cadenti.&lt;br /&gt;L’indecisione di tornare indietro mi ferma il passo verso il corpo morto, ma viene rimesso in moto dalla voglia di sapere.&lt;br /&gt;Mi avvicino al tavolo da lavoro con indifferenza favorita dalle spalle dei due che sono più che presi dalla loro missione.&lt;br /&gt;Sembra una donna. Ha i capelli biondi, un foro al centro della fronte, e due seni con dei capezzoli somiglianti ad una retina metallica …&lt;br /&gt;Un attimo! Un foro al centro della fronte? Le prime domande che mi pongo, quasi istantanee, sono se sia un essere umano, ma soprattutto cosa ci fa’ con un buco in mezzo alla fronte?&lt;br /&gt;Mi giro verso i due falegnami con un’espressione di sospetto e stupore allo stesso tempo, ma loro non sono più a segare.&lt;br /&gt;La paura cerca di prendere il sopravvento sulle numerose sensazioni che sto affrontando, ma la placo facendo una panoramica di 360 gradi del posto, e, presa visione che nessuno mi sta minacciando con una motosega elettrica, decido di andare a vedere quel mezzo di trasporto.&lt;br /&gt;Abitacolo rotondeggiante sorretto da 4 enormi braccia meccaniche che fungono da “zampe” per reggerlo a terra. Non una finestra, né una porta.&lt;br /&gt;Ma cosa, allora, segavano i due?&lt;br /&gt;- Come diavolo si entra? - mi sono domandato.&lt;br /&gt;Ma il mio cervello mi ha risposto con una seconda domanda:&lt;br /&gt;- Dove sono finiti quei due?- E, soprattutto, - quella persona che sta stesa su quel tavolo da lavoro, chi l’ha uccisa? - .&lt;br /&gt;- Ma sarà deceduta? -.&lt;br /&gt;Devo accertarmi che sia morta, altrimenti potrei trovarmi con dei sensi di colpa per un mancato soccorso.&lt;br /&gt;Lascio perdere quell’enorme giocattolo per stuzzicare la pelle nuda di quella donna.&lt;br /&gt;Le tasto i fianchi con un giravite trovato lì vicino, ma non vedo cenni di risposta. Faccio un secondo tentativo scuotendola un po’, e la mia attenzione ricade su quel foro. Guardandolo bene non è un colpo di pistola, e neppure una ferita da taglio. Oddio! Osservandolo molto da vicino somiglia all’entrata per un jack di una chitarra.&lt;br /&gt;Qualcosa non quadra. Credo sia arrivato il momento di chiedere spiegazioni ad Aldo.&lt;br /&gt;Ma dov’è finito?&lt;br /&gt;Salgo nell’ufficio all’interno del capannone, ma anche lì non c’è ombra di essere umano.&lt;br /&gt;Mi affaccio alla finestra della piccola stanza, da dove posso vedere meglio quel pezzo di metallo “mastodontico ora che lo guardo bene”.&lt;br /&gt;Effettivamente ha una grandezza allucinante. Ma come avranno fatto a portarlo qua dentro? Lo avranno portato, o ci sarà piombato dal cielo? E se l’hanno portato, da dove lo avranno preso?&lt;br /&gt;Non vedo segni di macerie. Sarà stato trascinato sicuramente.&lt;br /&gt;Ma la donna sarà uscita dal pezzo di metallo? Ma è una donna?&lt;br /&gt;Ridiscendo giù per accettarmi che quel corpo sia umano, ma le credenziali ormai sono poche.&lt;br /&gt;Nello scendere le scale mi soffermo a sentire il rumore dei miei passi a ogni discesa di scalino.&lt;br /&gt;Riflettendo, è ormai un pezzo che sono nel silenzio più totale.&lt;br /&gt;Faccio cadere la mia attenzione sui rumori del silenzio: quelli impercettibili quando sovrastati da quelli più forti.&lt;br /&gt;Un ronzio? Forse no. Ma è un ronzio. Sì, un ronzio di corrente.&lt;br /&gt;Proviene da quella “cosa” stesa. Sì, proviene proprio da lì.&lt;br /&gt;Ma allora è un robot?&lt;br /&gt;Astronave metallica, robot rotto: qui la cosa si fa interessante.&lt;br /&gt;Ma spesso conoscere misteri è piuttosto pericoloso.&lt;br /&gt;Meglio andare.&lt;br /&gt;Riguardo un’ultima volta il cyborg, poi, seguendo con lo sguardo un lungo filo che raggiunge l’astronave, …&lt;br /&gt;Un filo che dall’astronave raggiunge il robot.&lt;br /&gt;Foro e filo, astronave e robot: 1 + 1 …&lt;br /&gt;Adoro il mio cervello quando fa 1 + 1!&lt;br /&gt;Guardo l’estremità del cavo vicino al tavolo da lavoro, e guarda caso, ha proprio la forma di un jack.&lt;br /&gt;Lo inserisco nella cavità sita al centro della fronte. Il cuore inizia ad aumentare i battiti. L’emozione sale. Sono sicuro che adesso…&lt;br /&gt;Niente! Non è successo proprio niente.&lt;br /&gt;Come è possibile! Mi aspettavo almeno che l’astronave si aprisse, o addirittura la “cosa” si svegliasse (almeno adesso avrei avuto con chi interloquire), qualcuno che mi spiegasse cosa stia succedendo.&lt;br /&gt;Un giorno entro nella falegnameria vicino casa ed assisto ad un mistero, e nel momento della svolta, niente succede!&lt;br /&gt;Demordo dall’investigazione, ed esco dal capannone.&lt;br /&gt;Per strada non c’è nessuno: strano!&lt;br /&gt;Già, dimentico che abito in un posto isolato.&lt;br /&gt;Un accenno di delusione mi intristisce i passi lenti, accompagnati da un rumore di reattore d’aereo che nasce.&lt;br /&gt;Sale dal nulla fino a prendere una tonalità che supera di gran lunga il fastidio di quello delle motosega.&lt;br /&gt;Aldo e Pino hanno ripreso a lavorare.&lt;br /&gt;Un attimo! Ma questo rumore…&lt;br /&gt;Proviene dal capannone.&lt;br /&gt;Vabbè è abbastanza grande per farvi entrare sia un aereo che un…&lt;br /&gt;Si è accesa l’astronave! Oddio gli alieni! Ora mi fanno fuori per primo!&lt;br /&gt;Ma la curiosità prevale nuovamente su sensi e pensieri.&lt;br /&gt;Riapro la porta, e, di sorpresa, vengo violentemente preso sia da destra, che da sinistra.&lt;br /&gt;Saranno i due segaioli.&lt;br /&gt;Ma che fa Pino? Ma non ha più i capelli?&lt;br /&gt;Mi giro verso Aldo per chiedergli spiegazioni, ma ci metto pochi attimi a mettere a fuoco.&lt;br /&gt;Non sono i due falegnami.&lt;br /&gt;A breve smetterò di vivere, mi sa.&lt;br /&gt;Mi portano al cospetto della donna robot, che con mio grande stupore ha gli occhi aperti. Ma la cosa ancora più stupefacente è che un occhio è un led verde, l’altro è nero senza pupilla.&lt;br /&gt;Il motore dell’astronave diminuisce i giri, permettendomi di sentire lo stridulo suono proveniente dai capezzoli. Un rumore simile a quello della radio quando non sintonizza bene la stazione.&lt;br /&gt;Uno dei due soldati va a controllare il jack.&lt;br /&gt;Sarà difettoso, penso.&lt;br /&gt;Difatti sì, perché, appena sistemato, finalmente si riesce a distinguere la voce del cyborg.&lt;br /&gt;Parla per quasi mezz’ora.&lt;br /&gt;Poi i due si incamminano verso l’astronave, che adesso è aperta, ed io, congedandomi dalla “Musa”, li seguo.&lt;br /&gt;Piccolissima dentro. Mi aspettavo più confort e optional. E’ un astronave, cazzo!&lt;br /&gt;Siedo anche io in sala di pilotaggio, nel posto alle spalle di quello del comandante.&lt;br /&gt;Due segaioli che pilotano un astronave! Arriverò mai a destinazione? …&lt;br /&gt;Ripenso agli ordini che mi sono stati dati.&lt;br /&gt;Il robot, che mi ha detto di chiamarsi Musica, mi ha assegnato una missione. Devo radunare un esercito per guidarlo contro il “popolo dei seduti”.&lt;br /&gt;A disposizione avrò una bacchetta magica, in legno, (belle aspettative per andare in guerra!) con la quale dovrò reclutare i migliori combattenti dei vari popoli per lo scontro finale.&lt;br /&gt;Non so perché ho accettato, ma il suo modo di parlare è stato ipnotico e convincente.&lt;br /&gt;La prima tappa è il popolo degli “uomini con la motosega”. Non so se sono su di un altro pianeta o sempre sul mio, fatto sta che un paesaggio del genere non l’ho mai visto.&lt;br /&gt;Vivono sulla sponda di un enorme fiume. Alle spalle del villaggio una foresta di pini, mastodontica in lontananza, e sempre più disboscata man mano che ci si avvicina alle case.&lt;br /&gt;La popolazione è divisa in due tribù mi dice il capo di quella in cui mi trovo.&lt;br /&gt;Grandi corde e piccole corde.&lt;br /&gt;Vivono in pace, ognuna sulla rispettiva riva del fiume Rif…&lt;br /&gt;Somigliano tutti ai due piloti, senza capelli e una motosega sempre in mano.&lt;br /&gt;L’uomo con cui parlo è una montagna, non un uomo. E’ cosi grande che lo chiamano “il Vasto”.&lt;br /&gt;Lui già sapeva di me, ed aveva dato precedentemente la disponibilità per la grande guerra.&lt;br /&gt;Però mi dice che non è riuscito a convincere l’altra tribù, e che l’unico modo per farlo è di usare “la bacchetta”.&lt;br /&gt;Già…. Ma non ho ancora la bacchetta.&lt;br /&gt;Mi dice che la mia temibile arma è sita in fondo al fiume, illuminandomi poi, sulla sua profondità abissale e che, per toccare il fondo, sarei dovuto scendere con un masso legato al piede. Una volta trovata, mi avrebbe riportato in superficie.&lt;br /&gt;Secondo me, questo è pazzo! Devo affidare la mia vita ad una bacchetta di legno?&lt;br /&gt;Demordo in principio. Sventolo bandiera bianca subito. Riportatemi a casa!&lt;br /&gt;Ripensandoci, questa gente crede in me.&lt;br /&gt;Al piede mi legano un macigno, non un sasso! Siete matti, se muoio col cavolo che vincete ‘sta guerra!&lt;br /&gt;Prendo fiato, mi tuffo, e dopo pochi secondi il masso entra in acqua guidandomi velocemente verso il fondo.&lt;br /&gt;Evito movimenti per non sprecare fiato.&lt;br /&gt;Ma quando arrivo sul fondo? mi chiedo.&lt;br /&gt;- Non devo andare in panico, quello si nutre di ossigeno! -&lt;br /&gt;Tranquillo, ecco il fondo.&lt;br /&gt;Mhm non vedo bacchette magiche.&lt;br /&gt;Il mio sguardo è segugio, ma non abbastanza da fiutare il tesoro.&lt;br /&gt;Un attimo! Qualcosa si muove. Un pesce triangolare, particolare, a tratti spettacolare, viene verso di me.&lt;br /&gt;Stringe un ramoscello tra le labbra.&lt;br /&gt;Ma che strano posto: i pesci mangiano legno…Legno!&lt;br /&gt;E’ proprio la bacchetta!&lt;br /&gt;Gliela sfilo di bocca.&lt;br /&gt;Sono salvo… Giusto in tempo, iniziavo ad andare in debito di ossigeno.&lt;br /&gt;Rif, riportami su, ho pensato. Ma nulla si è mosso.&lt;br /&gt;L’ossigeno ormai è finito, non c’è l’ho fatta.&lt;br /&gt;Maledetta Musica! Peccato che sei cyborg, se no ti avrei aspettato all’altro mondo e picchiato con questa bacchetta per l’eternità!&lt;br /&gt;Il mio corpo si contrae con violenza sempre più accentuata, le mani e le gambe si scuotono con movimenti armonici, poi svengo.&lt;br /&gt;Mi risveglia il rumore di un ruscello.&lt;br /&gt;Sono morto?&lt;br /&gt;Apro gli occhi e mi ritrovo dall’altra parte della sponda.&lt;br /&gt;Attorno a me uomini più minuti ma sempre “segaioli”&lt;br /&gt;Accerchiato da una banda di cavernicoli con dei motosega in mano, non so se devo avere paura, o sentirmi sicuro di avere alle spalle dei componenti cosi “grezzi”.&lt;br /&gt;Mi conducono dal capo tribù. Un uomo esattamente l’opposto del Vasto.&lt;br /&gt;Gli porgo la mano con cui reggo la bacchetta in segno di saluto; ma lui spaventato si allontana da me.&lt;br /&gt;Già dimentico di avere il Santo Graal tra le mani…&lt;br /&gt;Come lo convinco a fare una guerra a questo? Sarà anche che il nemico dal nome “il popolo dei seduti” non credo debba avere queste grandi qualità belliche, ma se hanno paura di un pezzo di legno, figurati di gente accomodata.&lt;br /&gt;Ma loro credono in me.&lt;br /&gt;Dico di essere un potente mago, eletto dalla dea Musica, il quale viene da terre molto lontane per guidarli in guerra.&lt;br /&gt;Poco credibile, non sono cavernicoli come credevo.&lt;br /&gt;Mi tocca far funzionare sta bacchetta.&lt;br /&gt;Anzi no!&lt;br /&gt;Avanzo un secondo tentativo di persuasione regalando la bacchetta al capo “delle grandi corde”, che rimanendo colpito dall’invito, non accetta. Però mi spiega che essa ha infiniti poteri, datigli dalla dea della Musica. Solo l’eletto potrebbe farla funzionare, agitandola armonicamente verso qualunque oggetto sia stato incantato dalla “critica”.&lt;br /&gt;Hai capito a “Geppetto”…Apparentemente cavernicolo, ma di grande cultura dentro!&lt;br /&gt;E adesso con che cosa la testo? Vediamo…mhm.&lt;br /&gt;Trovato! La punto verso la motosega dello stesso, e, con enorme stupore, la metto in moto. Cosi, immediatamente dopo, le accendo tutte. Una volta capito come funziona, diventa divertente!&lt;br /&gt;Ma il rumore assordante.&lt;br /&gt;Mi basta tirar indietro la bacchetta per ottenere un po’ di silenzio.&lt;br /&gt;Il capo tribù si avvicina a me e, stringendomi la mano, mi da la disponibilità per il grande scontro. Aggiunge, poi, chele loro armi sono tornate a funzionare.&lt;br /&gt;Dico loro di seguirmi dall’altra parte della sponda, ed unirsi agli altri segaioli. Un coro all’unisono mi risponde: “ Sì! Maestro!”.&lt;br /&gt;Sono il prescelto! Potevano chiamarmi almeno Daniele l’impavido! O, magari, Dragone il sanguinario!&lt;br /&gt;Vabbè, credono sempre in me.&lt;br /&gt;Si, ma ora mi trovo di fronte al fiume: speriamo che la bacchetta abbia poteri simili a quelli del bastone di Mosè!&lt;br /&gt;Egualmente punto la bacchetta sul fiume Rif, e muovo armonicamente la bacchetta. Dal suo letto emergono miliardi di corde una accanto all’altra, alternate in sequenza: “una grande e una piccola”.&lt;br /&gt;Salvato da delle corde, e chi se lo sarebbe mai immaginato!&lt;br /&gt;Disincanto anche le armi della tribù del Vasto e lascio l’organizzazione ai due capi, incitandoli a dover stare sul teatro di battaglia al calar del sole, non più tardi.&lt;br /&gt;Poco dopo prendo l’astronave che ormai padroneggio come fosse un automobile (Facile con il pilota automatico!).&lt;br /&gt;Le coordinate sono già registrate. La prossima meta è a scelta tra “il mondo sotterraneo”, “i paesi dell’est”, i boschi delle “valkirie”, o “le grandi montagne”.&lt;br /&gt;Ora che so utilizzare la bacchetta uno vale l’altro. Pigio il tasto “random” facendo scegliere al computer di bordo.&lt;br /&gt;Mi autopilota fin sulle montagne.&lt;br /&gt;Gli abitanti, vedendo la nave, mi organizzano una festa di benvenuto.&lt;br /&gt;Siedo al tavolo con l’elite di questa strana popolazione.&lt;br /&gt;Non sono grossi come i precedenti ma tutti, anche le donne, hanno muscoli delle braccia molto sviluppati.&lt;br /&gt;Ne approfitto per racimolare qualche ulteriore informazione, chiedendo al loro capo chi sia il popolo dei seduti, e perché vada sconfitto.&lt;br /&gt;La risposta mi spiazza totalmente. Come può mai recare danno un potere chiamato “Critica”?&lt;br /&gt;- Può bloccare le nostre armi - mi viene risposto.&lt;br /&gt;Si allenano tutta un’era, perfezionando le loro tecniche di guerra per poi usarle contro il nemico.&lt;br /&gt;Una vita sofferta, per pochi attimi di gloria. Grandi persone. Devo dire che inizia a stami a cuore questa battaglia.&lt;br /&gt;Devo sbloccare anche le loro di armi.&lt;br /&gt;Vengo condotto in una conca formatasi tra due montagne. Nel suo interno una innumerevole quantità di massi di varia grandezza.&lt;br /&gt;Con un colpo di bacchetta li rendo tutti più leggeri e in seguito li faccio levitare, fino a riempire la stiva della navicella.&lt;br /&gt;Faccio presente ai nuovi componenti della ciurma l’appuntamento e volo via verso nuovi orizzonti. Si va verso est!&lt;br /&gt;Inizia a piacermi questo gioco. Tutti credono in te e nella tua arma temeraria. Quasi quasi ne traggo qualche vantaggio. Sì! Direi proprio di sì. Eletti lo si è una volta sola nella vita e non capita a tutti.&lt;br /&gt;Il viaggio sembra durare più del previsto, quindi mi prendo questo attimo per riflettere.&lt;br /&gt;Mi chiedo, ma che potere potrà mai avere su di me la “critica”?&lt;br /&gt;Una voce fuoricampo si intromette nei miei pensieri dandomi come risposta : “autostima”.&lt;br /&gt;Chi sei? Penso di chiederle.&lt;br /&gt;Questa voce la conosco, è Musica!&lt;br /&gt;La mia musa mi dice nuove parole : “Attento alla strada”&lt;br /&gt;Ma cosa…&lt;br /&gt;Due enormi statue sono proprio di fronte a me. Entrambe raffiguranti un enorme uomo che suona un corno che arriva fino a terra.&lt;br /&gt;L’astronave scende in picchiata verso il basso, infilandosi nella cavità finale del corno di destra. Poi, percorrendolo tutto, mi ritrovo al cospetto dei miei nuovi reclutandi.&lt;br /&gt;Chissà questi che tipi di armi usano.&lt;br /&gt;Questo popolo ha corporatura più minuta rispetto agli altri due che ho incontrato fin ora.&lt;br /&gt;Avranno sicuramente un armamentario pericoloso!&lt;br /&gt;Dei corni! – Che cosa credete di fare con dei corni? - Andiamo in guerra, mica in piazza a suonare!&lt;br /&gt;Mi limito a dimostrare di essere l’eletto. Persone molto riservate, meglio fare il mio dovere e andare.&lt;br /&gt;Parto poco dopo aver mostrato sulla mappa il luogo dell’incontro.&lt;br /&gt;Stavolta scelgo io la meta: il bosco delle valkirie. Almeno ne ricavo la visione di qualche bella donna!&lt;br /&gt;Se se…, con la fortuna che mi ritrovo, saranno sicuramente tutte….&lt;br /&gt;Alte, snelle e svestite. Nude! Delle ninfee a tutti gli effetti!&lt;br /&gt;Credo proprio che qui farò soggiorno per un bel po’. Ecco a voi l’eletto “care”, accoglietelo con petali di rosa e bagno caldo.&lt;br /&gt;Un colpo alla testa mi riporta con i piedi per terra. Mi sono incantato a guardare i seni della signora delle valkirie. Un arco, di giusta conseguenza, mi ha colpito per farmi distogliere lo sguardo.&lt;br /&gt;Sono l’eletto! Come si è permessa. Ora la trasformo in rospo!&lt;br /&gt;Lei crede in me, non posso farlo…&lt;br /&gt;Certo che vivono proprio bene in questo bosco. Cinguettio di uccelli, nessun rumore. Tutte donne arciere. Queste faranno proprio la seconda fila, e daranno inizio all’attacco dalla distanza, per poi mandare la fanteria con i motosega.&lt;br /&gt;Ma non ci perdiamo in futilità, passiamo a liberare i loro archi. Anche se, dopo quel colpo ben assestato, devo dire che sembrano funzionare già bene!&lt;br /&gt;Nulla accade. N fanno niente di particolare.&lt;br /&gt;Dalle loro facce deduco che niente è successo.&lt;br /&gt;Le frecce, giusto! Ma mica posso “creare”, io posso solo risvegliare. E adesso? Adesso che si fa?&lt;br /&gt;Figurati se ora delle puelle si mettono a tagliare legna per dar vita a delle frecce.&lt;br /&gt;Ma io non posso fermarmi troppo a lungo, ho ancora il mondo sotterraneo da raggiungere ed il sole sta per calare.&lt;br /&gt;Bene. Bisogna pensare. Forza cervello. 1+1! Ce la puoi fare.&lt;br /&gt;Mhm…Ecco!&lt;br /&gt;Senza dire una parola riparto con l’astronave. Torno dai segaioli, ne prendo una manciata, poi faccio tappa sulle montagne e ne prendo qualcuno anche da lì, e in breve sono di nuovo dalle mie signore.&lt;br /&gt;Sarà anche povera di accessori ed optional, ma devo dire che codesto mezzo “sfarfalla” che è una bellezza.&lt;br /&gt;Bene. I segaioli a segare, gli uomini delle rocce a fare punte alle frecce, e le valchirie con me!&lt;br /&gt;Boom! E siamo a due! Allora che le donne rimangano a supervisionare gli uomini.&lt;br /&gt;Ma quanto tempo mi rimane? Già. La battaglia avrà luogo nella prima serata del giorno che corre.&lt;br /&gt;Il buio calerà a breve.&lt;br /&gt;Il mondo sotterraneo. E meglio che non mi facciano perder tempo, altrimenti gli faccio fare i kamikaze d’impatto!&lt;br /&gt;Sembra di andare a caccia senza fucile! Il più grasso di loro peserà al massimo 30 kili!&lt;br /&gt;Non ho tempo per disperarmi, devo agire in fretta!&lt;br /&gt;La disperazione fa soffermare le scelte su tutt’altro che il nocciolo del problema.&lt;br /&gt;Cosa dovevo fare? Ah si…&lt;br /&gt;Ragni? Le loro mani sono dei ragni.&lt;br /&gt;Sono aracnofobico! Non sopporto questi insetti.&lt;br /&gt;I loro arti superiori sono le armi che useranno.&lt;br /&gt;Ciò significa risvegliare...&lt;br /&gt;Devo, loro credono in me!&lt;br /&gt;Nonostante non apprezzo il loro arsenale bellico, devo farli partecipare alla guerra. Faranno la loro parte.&lt;br /&gt;Punto la bacchetta verso le loro mani e chiudo gli occhi per non assistere all’evento,quando sento una voce sussurrare delle parole…&lt;br /&gt;“Maestro, Maestro!”&lt;br /&gt;Apro gli occhi.&lt;br /&gt;Una semplice lampadina illumina tutto ciò che viene rispecchiato dallo specchio sottostante a lei.&lt;br /&gt;Dove sono? Chi è questo vestito come un pinguino?&lt;br /&gt;I nemici mi hanno catturato?&lt;br /&gt;Ma ho ancora la bacchetta in mano!&lt;br /&gt;“Il sipario sta per aprirsi, e lei deve ancora decidere se far suonare le tastiere nell’orchestra. Deve farcelo sapere”.&lt;br /&gt;Gia le tastiere. “Che partecipino alla prima serata”.&lt;br /&gt;Il pubblico si è accomodato ed aspetta in silenzio.&lt;br /&gt;Il sipario si apre, e la battaglia ha inizio.&lt;br /&gt;Nonostante è la mia prima volta che combatto da Maestro, mi sento sicuro, protetto.&lt;br /&gt;La mia musa mi guida la mano armonizzandola nei movimenti.&lt;br /&gt;Non ho paura di essere sconfitto, perchè basta una semplice bacchetta per sconfiggere il potere di una critica.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-1557682286278008722?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/1557682286278008722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=1557682286278008722&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1557682286278008722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1557682286278008722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/01/viaggio-nella-musica-di-daniele.html' title='VIAGGIO NELLA MUSICA di Daniele Silvestri'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45aNe9L6uI/AAAAAAAAAFw/lfm_MFdHxQA/s72-c/bd808e639be3a667f84c559c4571dc26.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-8843921240629694392</id><published>2008-01-16T11:13:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:04.257-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gennaio'/><title type='text'>CERCAMI IL CUORE di Michele Ortore</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45X7e9L6oI/AAAAAAAAAFA/2cXo8gYMTeI/s1600-h/Cuore%20fatica.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156155302819392130" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45X7e9L6oI/AAAAAAAAAFA/2cXo8gYMTeI/s320/Cuore%2520fatica.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Correva claudicante per il corridoio: il ginocchio si era gonfiato fino a diventare due volte più del normale, non riusciva più ad appoggiare la gamba. L’ultimo salto era stato troppo violento.&lt;br /&gt;Aprì la prima porta a sinistra e si infilò nel buio della stanza senza guardarsi alle spalle. Aveva almeno dieci minuti, prima che Sword lo potesse raggiungere, così si lasciò scivolare con la schiena lungo la parete e si accucciò in un angolo. Il ginocchio aveva bisogno di riposo, o non ce l’avrebbe fatta a reggere ulteriormente la fuga. Stava scappando da almeno due ore ed il suo inseguitore non dava cenni di fatica, com’è ovvio che fosse per uno come lui.&lt;br /&gt;Kal Amaf militava nei ribelli da almeno dieci anni. La resistenza era iniziata vent’anni prima, ma la guerra civile sembrava destinata a durare ancora a lungo. Aveva smontato il suo M16 per pulirlo dai detriti, quando da una duna in lontananza era spuntata una sagoma che conosceva bene. Dopo essere salito sulla sua jeep, aveva tenuto a distanza il predatore per almeno un’ora e mezza, prima che finisse la benzina. Era stato costretto a gettarsi da un piccolo dirupo ed ora si trovava in quel vecchio prefabbricato in disuso.&lt;br /&gt;Sentì un frastuono di lamiere dal di fuori. Si alzò frettolosamente: aveva sbagliato i calcoli. Tornò nel corridoio e cercò di rovesciare più ostacoli possibili sul pavimento: un armadio, due tavoli, alcune sedie. Giunse al termine del corridoio e girò a destra. Si trovava in una specie di laboratorio, c’erano degli alambicchi su un piano di mattonelle opache: forse il prefabbricato era stato un’impresa chimica, o qualcosa del genere. Notò degli scaffali in fondo al locale ed iniziò a frugare tra gli scompartimenti, in cerca di qualsiasi cosa potesse essere usata come strumento difensivo. Trovò una fiala d’acido, mentre in uno dei cassetti c’era nitroglicerina in abbondanza. Doveva spostarsi da quella stanza, o un colpo a vuoto avrebbe potuto far saltare l’intera costruzione. Mise in tasca l’acido e si diresse verso l’altra porta. Mentre stava per aprirla, sentì il fragore del cancello d’ingresso che veniva sfondato. Era arrivato.&lt;br /&gt;Nei pensieri di Kal Amaf baluginò l’immagine degli occhi di Sword. Ancora non li vedeva, ma già sentiva sulla pelle il brivido dei riflessi rossi delle sue pupille, vermigli come il sole nel deserto, eppure così algidi e deprimenti. La sola possibilità per sopravvivergli era fuggire: se non ci riuscivi, gli bastavano pochi millesimi per squarciarti il cuore con la pistola elettronica.&lt;br /&gt;La maniglia non funzionava. Nel corridoio Sword stava muovendo i primi passi e probabilmente era stato bloccato dai tavoli, a giudicare dallo stridore del ferro sul pavimento. Kal Amaf prese un po’ di rincorsa e riuscì a sfondare la porta. Nello slancio appoggiò il ginocchio dolorante, rotolò a terra ed emise uno stridulo urlo di dolore: non aveva importanza far notare la propria presenza, Sword era dotato di sensori termici ed assolutamente insensibile alle onde sonore. All’interno la penombra impediva di capire dove si trovasse. Tastò con una mano la parete, fino a trovare l’interruttore della luce: il neon sul soffitto illuminò un largo piano opaco, che si estendeva per tutta la superficie laterale della stanza. Al centro, c’erano quattro grosse celle metalliche, che assomigliavano a dei frigoriferi. Ne aprì una, e fu investito dall’ondata gelida che ne proveniva: era assurdo, nella nazione l’elettricità veniva razionata e stillata da quasi cinque anni, e lì, in mezzo al deserto, una fabbrica chimica in disuso poteva permettersi quattro frigoriferi a pieno regime. Forse doveva esserci qualche alimentatore autonomo, ma non era il caso di controllare. Uno, due, tre tonfi metallici lo fecero rabbrividire. Stava per arrivare. La stanza era senza uscite, nessuna finestra, solo il pallore dell’aria e del neon. Perse la calma che aveva cercato di mantenere fino ad allora. Un altro rumore dal corridoio, secco, e poi tanti piccoli costanti passi. Passi di ferro.&lt;br /&gt;I modelli Sword erano stati creati nel 2006. Inizialmente si trattava di automi radiocomandati, usati per lo più per la bonifica di campi minati, ma una società privata ne brevettò una nuova versione, armata di due M249, che poteva essere comandata da un esperto fino ad un chilometro di distanza. I robot si diffusero velocemente nelle guerre economicamente più impegnative, come quella nel paese di Kal Amaf. I politici incentivarono la crescita di questi armamenti, che evitavano il sacrificio di soldati umani, e rendevano i conflitti più accettabili per l’opinione pubblica. Anche tra le persone comuni l’idiosincrasia per la guerra scemò velocemente: nel momento in cui il sangue di un simile veniva versato dal braccio di silicio di uno Sword e non da un essere umano, il senso di colpa per quella morte lasciava spazio a una mera ombra di dispiacere. Grazie agli incentivi governativi gli Sword erano stati perfezionati fino a diventare autonomi: divennero in grado di individuare il nemico grazie ai sensori termici e di fulminarlo con gli armamenti robotici.&lt;br /&gt;Il corridoio risuonava periodicamente sotto i colpi degli stivali di ferro: il robot era arrivato quasi davanti alla porta, e Kal pensò che l’elaboratore all’interno del cuore di alluminio stava già ordinando alle dita meccaniche di abbassare la maniglia. Chiuse a chiave la porta, tirò fuori dalla tasca la fiala di acido, e lo versò sulla serratura: i perni ed i rotori si sciolsero velocemente in una poltiglia grigiastra: ora aveva un po’ di tempo in più. Ma a cosa serviva? L’istinto di sopravvivenza ritardava il momento fatale, ma non poteva prenderlo in giro: era in trappola, senza uscita, sarebbe stato dilaniato da un fottuto ammasso di latta.&lt;br /&gt;Sword stava indietreggiando. L’elaboratore aveva deciso di sfondare la porta.&lt;br /&gt;Kal Amaf chiuse gli occhi, e pensò. Stava per morire, ma pensò, ricordò degli studi all’università e di quel tale che era sicuro che cogito ergo sum, e si disse che sì io voglio essere, essere fino alla fine, fino all’oscurità, essere sempre, essere a prescindere da cosa significhi essere.&lt;br /&gt;E così continuò a pensare, mentre la paura scivolava via come gocce su edera. Essere ammazzati da una creatura non vivente è la tortura più crudele mai inventata. Nella guerra “umana”, anche nei momenti più strazianti e farneticanti, c’era sempre un paio di occhi da guardare: potevano anche contenere solo odio, pazzia, vacuità, ma nel momento in cui ti davano la morte sapevi che era qualcosa di sensibile a condannarti. Fino a sentire il proiettile che ti lacerava la carne, speravi in un miracolo, e fissavi quegli occhi, con speranza o rabbia o ardore. Morivi sapendo di aver comunicato, e non importava se il tuo assassino avesse recepito o no, importava solo che potenzialmente avrebbe potuto farlo, e magari pentirsi, migliorare. Nulla è tanto arido quanto dire addio alla vita di fronte a due led rossi: arrivano, e sai già di non avere scampo, di non poter nemmeno urlare. I robot sono ferraglia, mera materia: quando arrivano ad uccidere un uomo, anche la nostra carne diventa materia. E’ come morire di freddo, o di fame, è un’implosione che svilisce qualsiasi speranza di umanità. La pistola degli Sword individua il bersaglio umano e lo insegue fino a sparargli esattamente al cuore: il colpo è letale nel cento per cento dei casi. Se mai uno Sword sbagliasse mira, basterebbero cinque secondi per ricaricare l’arma.&lt;br /&gt;La mia sarà una morte di plastica, sarò plastica, pensò Kal mentre l’androide sfondava la porta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel silenzio, lo Sword mosse i tendini artificiali del collo. Fece due passi all’interno della stanza. I sensori termici emettevano periodici segnali sonori, stavano cercando di focalizzare l’obiettivo. Passò qualche minuto. Non sembrava dovesse succedere nulla.&lt;br /&gt;All’interno di uno dei frigoriferi, Kal Amaf cercava di respirare il meno possibile. La bassa temperatura del frigo aveva impedito ai sensori di riconoscerlo, ma sarebbe bastata una variazione calorica appena più percettibile per attivarli. Non credeva che avrebbe funzionato, quando si era chiuso lì dentro: gli Sword individuano sbalzi termici anche minimi, ma forse quel frigorifero era talmente potente da raggiungere una temperatura fuori scala per i recettori dell’androide. Accanto a Kal c’era un contenitore di ampolle. Allungò cautamente il braccio per sfiorarlo, e fu costretto a trattenere un singulto d’angoscia: non riusciva più a muovere le dita, erano già completamente assiderate. Era ovvio: il robot non riusciva a percepire quella temperatura solo perché un uomo non sarebbe stato capace di sopportarla per più di un paio di minuti. Lo Sword era programmato per inseguire la preda fino a cinque ore consecutive: non aveva scampo, poteva solo scegliere come andarsene all’altro mondo. A cubetti di ghiaccio, oppure ridotto a brughiera da una squallida ferraglia?&lt;br /&gt;In tasca aveva una piccola pistola, che teneva sempre con sé come ultima difesa. Sarebbe stato inutile tentare di usarla contro il robot: un calcolo aveva sancito che i riflessi umani fossero cento volte più lenti di quelli robotici. Non riusciva a muovere bene nemmeno il piede, ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori c’è lui non si muoverà bastardo non farà un passo, ha capito che sono qui dentro, vuole che mi lasci morire così qui come un insetto un pezzo di carne da macello. Che faccio diavolo che faccio, sono un uomo, PERCHÉ NON LO SAPETE?, perché devo lottare per essere uomo?, ma eccoti qui, va bene aspettami, arrivo, sarò tuo tuo. Urlerò e ti prenderai il mio cuore, robot del cazzo, prenditelo e non tormentarmi più e non so come tu faccia a trovarlo sempre, precisamente, il cuore di noi persone, c’è gente che se lo cerca per una vita intera, il cuore, e voi lo trovate subito all’istante, e invece che custodirlo come una gemma rara lo spazzate via, e basta, non rimane niente, solo plastica, plastica come tutto, e come fate bastardi, ditemi almeno come fate a trovarl…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kal Amaf decise che valeva la pena provarci. Aprì lo sportello del frigo, e tirò velocemente fuori la mano destra. Mentre il robot si precipitava di fronte a lui, pregò il suo dio che il sangue si sbrigasse a scorrere nelle dita, a ridargli calore. Lo Sword era a pochi passi da lui, non ebbe il tempo di guardare i led rossi che Kal sentì un colpo veloce, ed un dolore indescrivibile al petto. Urlò fin quasi a rompersi le corde vocali, e si concentrò sul dolore, e sorrise nel dolore sorrise, era a sinistra, nel petto ma a sinistra, provò a muovere le dita, contava i secondi, uno due, le dita si mossero, strinsero la pistola, tre, mirò il petto del robot, quattro, l’elaboratore era lì doveva essere lì doveva, cinque, sparò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l’androide crollava a terra, Kal iniziò a ridere. Il suo sangue scorreva vicino alle mani poggiate sul pavimento, gli sporcava la guancia. Si distese supino. Respirava lentamente, ma a ritmo costante. Mentre chiudeva gli occhi, pensava a sua nonna, a quella vecchina morta a centosedici anni, con il cuore a destra ed il fegato a sinistra. Gli scienziati l’avevano studiata per anni, senza riuscirsi a spiegare come il suo organismo fosse così funzionale nonostante quella rarissima atipicità. Lui non era stato messo sotto osservazione, ma solo perché era scappato dai medici tediosi per dedicarsi alla lotta armata. Anche il suo cuore aveva deciso di nascere un po’ più in là, e questo i robot non l’avrebbero mai potuto sapere, né allora né in futuro: era difficile distinguere il segnale elettrico cardiaco da quello degli altri tessuti muscolari. La tecnica che usavano per mirare al cuore, era probabilmente quella di misurare le proporzioni somatiche, e calcolare di conseguenza la locazione cardiaca. Che è a sinistra, normalmente.&lt;br /&gt;Gli androidi ed il cinismo dei loro creatori avevano previsto tutto, tranne il minuscolo splendore delle eccezioni.&lt;br /&gt;Kal Amaf rimase lì disteso, guardando il neon, ed in quel soffitto bianco vedeva i suoi compagni che lo cercavano per le dune di sabbia, e l’avrebbero trovato, sì l’avrebbero fatto, ma in fondo nemmeno importava, perché lui era felice ed in quel deserto la meraviglia del caso aveva vinto ancora una volta sull’ipocrisia della previsione, solo un uomo, un uomo s’era salvato, ma in lui il mondo, l’alba ed i raggi riflessi dall’onda, e arriveranno i miei amici sì vivrò e&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli Swords sono costruiti dalla società americana Foster-Miller (controllata dal ministero inglese della Difesa e dal gruppo Carlyle) per conto del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento Usa sono pronti per entrare in attività in Iraq. Del tutto autonoma è la pistola robotica della US Mechatronics che individua e segue un bersaglio umano fino a sparargli nel cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Newton, n6, Giugno 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-8843921240629694392?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/8843921240629694392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=8843921240629694392&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8843921240629694392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8843921240629694392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/01/cercami-il-cuore-di-michele-ortore.html' title='CERCAMI IL CUORE di Michele Ortore'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45X7e9L6oI/AAAAAAAAAFA/2cXo8gYMTeI/s72-c/Cuore%2520fatica.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-13276565618221704</id><published>2008-01-16T11:10:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:04.534-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gennaio'/><title type='text'>LA VITA MODERNA di Giovanni Giuliano</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45ZPO9L6tI/AAAAAAAAAFo/6WISbg5L-yI/s1600-h/bivio.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156156741633436370" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45ZPO9L6tI/AAAAAAAAAFo/6WISbg5L-yI/s400/bivio.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non so cosa fare della mia vita: se seguire l’ideale di scrivere per passione,per comunicare ed esternare sillogismi astratti.La vita pone delle scelte da prendere, strade divelte da percorrere,manifestazioni politiche a cui partecipare, la piemontesità si trasmette nel porre orecchio da mercante ai buoni consigli di viaggiare.L’aeroporto di Levaldigi è il perno dello sviluppo, fantasioso edificio costruito come un piccolo grattacielo:New York in miniatura.&lt;br /&gt;I viaggi promozionali servono a rendere “uomo di mondo” il Cuneese.&lt;br /&gt;L’uomo esistenziale, il razionale, l’uomo che girovaga per Cuneo: città assediata e un po’ chiusa, ma città che vuole integrarsi con il resto del mondo.Nella fase adolescenziale è fragile, alla ricerca di affetti,del primo incontro con esseri umani dell’altro sesso, adesso si chatta o si manda un SMS: c’è la superficialità delle cose e delle idee: cose banali che servono ad uscire dalla routine quotidiana.Voglio essere cittadino del mondo, per entrare in contatto con nuovi esseri: gli Uomini.Per comunicare, per fare un travaso di idee, una polarizzazione di idee.&lt;br /&gt;Con Internet non ho confini: posso comunicare con il mondo intero, c’è una concentrazione di conoscenze che non ha pari nelle civiltà del passato.&lt;br /&gt;E’ sera, Johnny prende la Panda e parte per Torino per gustare, assaporare le Olimpiadi Invernali: manifestazione planetaria, combinazione di marketing e comunicazione.&lt;br /&gt;Mentre percorre le tortuose strade della valle ascolta l’ultimo cd di Elisa: musica inebriante che crea un’atmosfera unica, sinergia tra melodia appassionata ed eccentricità. Lo spazio del gusto non può essere misurato, ma appartiene all’ignoto.&lt;br /&gt;La Panda 4x4 descrive una dolce equazione algebrica, matematica e fisica.Calcolare la velocità di transazione significa che il solo individuo che trasporta è oggetto di sicurezza: airbag e barre antiintrusione sono state posizionate non a caso.&lt;br /&gt;Ma adesso vi parlerò un po’ dei mass-media: delle vie di comunicazione interattive, domani saremo più soli? Boh… forse sì, chatteremo e basta, nel Web cercheremo nuovi amici: persone disposte a scambiare con noi idee e concetti, per farci uscire dalla monotonia quotidiana. Su Internet posso visionare siti scritti in lingua inglese,fantasmagorica visione utopistica. Irrazionale ricerca del cosmo.&lt;br /&gt;Pensiamo spesso che il modo di vivere,di pensare, di soffrire nella nostra società sia l’unico finchè non abbiamo l’occasione di mettere in discussione la nostra scala di valori come ha potuto fare l’uomo maturo, è l’occasione per offrirci qualche ulteriore motivo di riflessione.&lt;br /&gt;La musica.Arte comunicativa che serve a carpire i segreti della vita, ho comprato un cd dei Rem: gruppo straniero di New York.Orecchio musica dolce,riflessiva e anteposta alla cosmica appartenenza al continente americano.Paese dalle mille sfaccettature.&lt;br /&gt;Musica soave e ripetitiva che parla delle contraddizioni della più grande potenza economica del mondo.Contraddizioni che si rifugiano nelle lotte sociali, nelle rivendicazioni salariali.Il futuro con la musica è meno grigio: fuggitivo dialogo fra individui della metropoli americana.Ma noi siamo distanti anni luce dal pensare “Yankee”, forse siamo più italoamericani.&lt;br /&gt;La pubblicità è un’ arte rara, permette il permeare di idee, trasmette una visione eccentrica e centripeta della cosmologia. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-13276565618221704?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/13276565618221704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=13276565618221704&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/13276565618221704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/13276565618221704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/01/la-vita-moderna.html' title='LA VITA MODERNA di Giovanni Giuliano'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45ZPO9L6tI/AAAAAAAAAFo/6WISbg5L-yI/s72-c/bivio.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-2709786902274452100</id><published>2008-01-16T11:03:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:04.819-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gennaio'/><title type='text'>DOC di Giancarmine di Matola</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45VzO9L6mI/AAAAAAAAAEw/iE9kSLb8ka8/s1600-h/Lampione5.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156152962062215778" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45VzO9L6mI/AAAAAAAAAEw/iE9kSLb8ka8/s320/Lampione5.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Molti tendono a imitare gli altri per paura di tradire le loro strane manie. Molti cercano disperatamente riferimenti nella morale corrente solo per coprire e nascondere le loro vere inclinazioni. Questa negazione dell´io mette in discussione la loro autostima, molti non ne hanno abbastanza oppure è ridotta al lumicino. Ma non è il mio caso. Io ho trovato una dimensione, un equilibrio in ciò che faccio, anche se qualcuno si ostina a volerlo ricondurre a una patologia. Questo è il mio modo di essere ma qualcuno mi chiama disturbato-ossessivo-convulsivo, o più semplicemente Doc. La giornata è assolata, nell´aria c´è qualcosa di primaverile che mi spinge a uscire fuori di casa, io mi preparo per il mio solito giro. Il corso San Giovanni a Teduccio è inondato di luce e io mi sento agitato, devo sbrigarmi, la voglia è forte e devo placarla. M´avvio a grandi passi verso piazza San Giovanni Battista, là inizierà il mio giro e io ho già l´acquolina in bocca. Ecco, finalmente sono arrivato, tutto ora avrà inizio. Li vedo, sono in fila uno dietro l´altro, sono scintillanti e colorati e mi viene una gran voglia di accarezzarli, di toccarli. Inizio con il primo. Afferro dall´alto quella che sembra essere una sfera, è fredda al contatto, ma di un freddo elettrizzante che ti dà la scossa, al tatto sento tutte le imperfezioni del metallo, man mano sento anche gli strati di antiruggine e di vernice al piombo. Ora sento le endorfine prodotte nel lobo intermedio dell´ipofisi e nel nucleo arcuato dell´ipotalamo entrarmi in circolo, l´ho imparato dal neurologo del centro di igiene mentale dell´Asl di Ponticelli, lui dice che è quello che mi accade ogni volta che lo faccio. Ora mi sento rassicurato e tranquillo, ho toccato il mio primo paletto di ferro sul marciapiedi. Avanzo con calma toccando in successione gli altri paletti, lo faccio perché sono un ossessivo o almeno così dice il neurologo dell´Asl, dice che il mio pensiero va sempre a quella scossa che si sprigiona dal contatto coi paletti. D´un tratto cambio marcia, ora li tocco velocemente, sempre più velocemente, questo perché sono un compulsivo, ovviamente me lo ha detto quel fottuto neurologo del centro di igiene, dice che per mantenere alta la produzione di endorfine da parte del sistema nervoso centrale devo toccare i paletti velocemente. Per fortuna non ci sono più andato all´Asl di Ponticelli, non capivano le mie esigenze, per loro ero soltanto un matto come gli altri, uno da curare con la Fluoxetina, il Paroxetin e il Ritanil. Prima il mio giro lo facevo insieme a Enrico, lo conobbi al centro di igiene quando lo frequentavo ancora, Enrico era anche lui un Doc, un ossessivo compulsivo, ma la sua specialità era il toccare i tombini stradali, diceva che il contatto con i coperchi di ghisa, mista al fetore e all´umidità che saliva dalle fogne, lo inebriavano più di droga allucinogena, per lui era meglio del sesso. Anche per me toccare i paletti era sempre stato meglio del sesso, per questo io ed Enrico andammo subito d´accordo. La mattina facevamo il giro insieme, io mi occupavo dei paletti, lui, due metri più avanti, dei tombini, ricordo ancora le sue bestemmie ogni qual volta un´auto parcheggiava sul suo tombino preferito. Poi d´un colpo non lo vidi più, sparì dalla circolazione, neanche all´Asl lo trovai più. Tempo dopo venni a sapere che la sua famiglia l´aveva rinchiuso al Leonardo Bianchi. Un giorno mi telefonò dall´ospedale, mi disse che si trovava benissimo e che c´erano un sacco di tombini di varie forme e dimensioni, fu l´ultima volta che lo sentii. Paletto dopo paletto sono arrivato alla fine del corso San Giovanni, adesso giro per il corso Protopisani, lì i paletti sono più grezzi e mal curati, ma per me sono ugualmente attraenti. Il primo paletto è mancante, qualcuno lo ha sradicato e quei maledetti del Comune ancora non l´hanno sostituito. Inizio a toccare i paletti con più concentrazione, come se il loro stato di abbandono richiedesse un maggior sforzo di comprensione da parte mia, al tatto sento la vernice quasi sparita, al suo posto sento ruggine e sporcizia, ne scaturisce una scintilla diversa ma ugualmente coinvolgente, anche in questo caso il mio corpo mantiene alta la produzione di endorfine. In genere certe bizzarrie non si trasmettono, rimangono casi sporadici nell´ambito familiare, ma non così per me. Lo scoprii per caso da bambino, lo vedevo camminare e abbassarsi continuamente, lo faceva per toccare i copri ruota delle auto parcheggiate, era mio padre, ossessivo-compulsivo prima di me. Lo vedevo dannarsi l´anima per toccare quei copri ruota che all´epoca erano in ferro, diceva che il calore di quei dischi, misto alla puzza dell´impianto frenante, era la migliore medicina per la sua depressione, mia madre faceva finta di niente e anch´io lo ignoravo. Ora è seduto nella sua poltrona di similpelle che fissa la finestra da mattina a sera, spento in viso e senza più volontà, sconfitto dal progresso e dai copri ruota in plastica. Una volta gli chiesi perché odiava così tanto i copri ruota in plastica, lui rispose che non valevano niente, che erano senza cuore e anima, da allora giurai a me stesso che non sarei diventato come lui, ecco perché scelsi i paletti, di certo quelli non finiranno mai. Ora mi trovo a metà del corso Protopisani, in lontananza noto un gruppo di operai che sta demolendo il marciapiedi davanti a me, paletti compresi. Mi avvicino a loro con un groppo in gola. Dalle scritte sulle tute m´accorgo che sono operai dell´acquedotto, stanno cambiando le tubature interrate e per farlo eliminano il marciapiedi. Non c´è niente da fare, i paletti davanti a me sono stati tutti sradicati, da lì non posso più passare, sono come una formica a cui hanno interrotto la fila che stava seguendo, ora sono disorientato e senza riferimenti. Questo, però, non me l´ha spiegato il neurologo dell´Asl, ma l´ho appreso da Piero Angela in una puntata di Quark. Non mi resta che tornare indietro, ripercorrerò a ritroso la strada che avevo fatto. Ma a mia insaputa un secondo gruppo di operai ha iniziato a distruggere il marciapiedi dietro di me, ora avanzano inesorabili dai due lati. Mi avvinghio all´ultimo paletto come a una scialuppa di salvataggio, gli operai non si spiegano il mio atteggiamento, aspettano che io mi sposti da quella zolla d´asfalto per completare l´opera. Difendo quel paletto con le unghia e con i denti, urlo e bestemmio affinché nessuno s´avvicini alla mia isola. Uno degli operai va a parlare con il caposquadra, una volta informato della vicenda l´uomo s´avvicina a me con piglio calmo ma deciso. Il caposquadra è un uomo sulla cinquantina, indossa anche lui una tuta e in mano regge la piantina del sottosuolo e una penna a sfera. L´uomo ha un comportamento strano, schiaccia continuamente il pulsante della penna, lo fa prima in modo casuale poi in modo ritmico, come se quella cadenza gli procurasse una sorta di estasi, rendendolo più calmo e posato. Non c´è dubbio, è anche lui un ossessivo-compulsivo, un Doc. Lo guardo come se lo implorassi, lui annuisce come se capisse, in fin dei conti noi ossessivi-compulsivi ci riconosciamo a vista, e come se fossimo dotati di un sesto senso che permette l´individuazione di un nostro simile. Questo non me l´ha insegnato nessuno, ho creato da solo l´associazione. L´uomo si volta e dà ordine agli operai di rimettere i paletti davanti a me, sono salvo, ora posso completare il mio giro. Prima di allontanarmi ringrazio colui che mi ha offerto quella via d´uscita. Alla fine del corso Protopisani giro per via Alveo artificiale, lì i paletti sono caldi perché baciati dal sole. Mentre li tocco avidamente sento riecheggiare nell´aria il rumore assordante di un martello pneumatico, e sono ancora felice.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-2709786902274452100?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/2709786902274452100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=2709786902274452100&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2709786902274452100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/2709786902274452100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/01/doc-di-giancarmine-di-matola.html' title='DOC di Giancarmine di Matola'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45VzO9L6mI/AAAAAAAAAEw/iE9kSLb8ka8/s72-c/Lampione5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-7777072417929929923</id><published>2008-01-16T10:59:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:05.081-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gennaio'/><title type='text'>H3K4ME3 di Notimetolose</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45U3e9L6lI/AAAAAAAAAEo/CkxJqYUZmuc/s1600-h/gollum.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156151935565032018" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45U3e9L6lI/AAAAAAAAAEo/CkxJqYUZmuc/s320/gollum.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Lo vedo in tv ritirare il premio.&lt;br /&gt;Ha indossato uno smoking.&lt;br /&gt;Devo ammettere che gli sta bene.&lt;br /&gt;Sorride ai fotografi.&lt;br /&gt;La dentiera nuova fa la sua bella figura.&lt;br /&gt;I capelli immacolati gli conferiscono l’aria che la stampa si aspetta da uno scienziato e lui recita la parte alla perfezione.&lt;br /&gt;Alla stampa non interessa conoscere la formula e lui neanche la cita ma racconta della fatica, delle ore insonni, degli studi. Omette il come sia arrivato a presiedere l’ente di ricerca, ma è solo un particolare insignificante che sia il fratello di monsieur le President com’è privo di ogni interesse per i giornalisti sapere che la sua laurea in scienze della comunicazione con specializzazione in "Il cinema anni ‘70", una doccia nel primo tempo, una doccia nel secondo, non ha niente a che vedere con la genetica, con le staminali, con la clonazione terapeutica e con le biotecnologie.&lt;br /&gt;Mi sembra giusto che citi suo padre,buonanima, nei ringraziamenti e si scordi completamente di Lucia, Stefano, Enrico, Francesco, Luca, Elettra, di me e della nostra paga di 500 euro al mese.&lt;br /&gt;Ma come si permette quel giornalista di fargli una domanda tecnica? "Attraverso quali procedimenti si è potuto scoprire che l’H3K4me3 trasporta le istruzioni genetiche in grado di moltiplicare le cellule stesse"? Ma dico è una domanda da fare a lui?&lt;br /&gt;Suda poveretto.&lt;br /&gt;Sbianca.&lt;br /&gt;Cazzo.&lt;br /&gt;E’ sotto attacco.&lt;br /&gt;Ma possibile che tra i tanti luminari presenti non si accorga nessuno?&lt;br /&gt;Preme sul petto.&lt;br /&gt;Casca.&lt;br /&gt;Non lo inquadrano più.&lt;br /&gt;Gente che chiama coi telefonini, che urla, uno ha la commozione negli occhi una signora si tappa la bocca con la mano, ma non uno, non uno, che gli faccia il massaggio cardiaco tra i 16 primari che ho contato alla cerimonia.&lt;br /&gt;Adesso mi aspetto che sia nominato presidente dell’Ente un geometra di Vibo Valentia protetto dall’onorevole Plutino.&lt;br /&gt;Almeno scoprirà perché le condutture del cesso del laboratorio s’intoppano sempre quando le ragazze giurano che non ci hanno mai buttato i loro assorbenti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-7777072417929929923?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/7777072417929929923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=7777072417929929923&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7777072417929929923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/7777072417929929923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2008/01/h3k4me3-di-notimetolose.html' title='H3K4ME3 di Notimetolose'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R45U3e9L6lI/AAAAAAAAAEo/CkxJqYUZmuc/s72-c/gollum.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3587269955328823072</id><published>2007-11-22T08:08:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:05.199-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novembre'/><title type='text'>Primo numero</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R015wrnVn-I/AAAAAAAAAEY/TFrp4vyxhGs/s1600-h/1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137896627148005346" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R015wrnVn-I/AAAAAAAAAEY/TFrp4vyxhGs/s320/1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0WqbLnVn9I/AAAAAAAAAEM/gUbUljkFWXM/s1600-h/primo+numero.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questo primo numero abbiamo semplicemente raccolto cinque ottimi racconti, di cinque giovani scrittori. Per il futuro ci piacerebbe costruire una vera rivista letteraria, ma vorremmo farlo numero dopo numero, aggiungendo un elemento alla volta e sempre su vostra segnalazione.&lt;br /&gt;Alla fine, se non ci mancherà il vostro aiuto, potremmo ottenere una buona rivista on-line costruita interamente dai suoi lettori. E' una sfida che affrontiamo con entusiasmo, ben consci delle difficoltà, ma fiduciosi nelle energie del nostro (futuro) pubblico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per cui forza: leggete e non siate avidi di commenti!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Massimiliano Colucci&lt;/strong&gt; è nato e vive a Padova, dove ha svolto gli studi universitari. È stato premiato e segnalato in diversi concorsi letterari, tra cui il Campiello Giovani e il Concorso Leoncino d’oro – Rassegna David di Donatello. Alcuni suoi lavori sono presenti su siti, riviste e antologie. Ha partecipato alla realizzazione di spettacoli teatrali. Attualmente collabora col Laboratorio Multidisciplinare di Giovani Artisti Spalancare la Prigione, di Padova, e col settimanale La Difesa del Popolo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Gianni Solla&lt;/strong&gt; è nato a Napoli nel 1974 e lavora in un call center. Suoi racconti sono presenti nelle antologie edite da Mondadori Hard Blog (2005), Uniform Sex (2005), Water Sex (2006) e sulle più note riviste underground nazionali (Toilet, Pinokkio, Scrittomisto). Nel 2006 pubblica la raccolta di racconti Seppellitemi con l’accappatoio (RGB). Attualmente collabora con il quotidiano Il Napoli ed è tra i blogger più cliccati in Italia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Filippo Anniballi&lt;/strong&gt; è nato a Roma nel 1977. Scrittore, giornalista e traduttore. Collabora con la rivista on-line ccsnews.it. E’ stato pubblicato sul magazine Torazine e suoi racconti sono presenti in diverse antologie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Emiliano Abundo&lt;/strong&gt; è nato a Napoli nel 1981. Studia psicologia alla SUN di Napoli. Questo è il suo racconto di esordio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Claudio Guidi&lt;/strong&gt; è nato nel 1976. Architetto e blogger.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3587269955328823072?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3587269955328823072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3587269955328823072&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3587269955328823072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3587269955328823072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2007/11/in-questo-primo-numero-abbiamo.html' title='Primo numero'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R015wrnVn-I/AAAAAAAAAEY/TFrp4vyxhGs/s72-c/1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3837737601089329162</id><published>2007-11-19T15:46:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:05.458-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novembre'/><title type='text'>MORTE PER ACQUA di Massimiliano Colucci</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IqdbnVnyI/AAAAAAAAAB0/FWHDxU1ELyE/s1600-h/acqua36.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134713210273111842" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IqdbnVnyI/AAAAAAAAAB0/FWHDxU1ELyE/s320/acqua36.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;«Talora ci si aspetta&lt;br /&gt;di scoprire uno sbaglio di Natura.»&lt;br /&gt;E. Montale – I limoni.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Morire in una vasca da bagno… Il pensiero lo colse all’improvviso. Gli venne in mente Marat, pugnalato dalla giovane Corday; Seneca, le cui vene sclerosate non ne volevano sapere di gettare sangue; persino Jim Morrison, soffocato nell’overdose di un hotel di Parigi. Chissà quante altre volte nella storia, senza che alcuno lo sapesse, nelle torbide acque di una vasca si erano consumati gli ultimi istanti di un uomo. Eppure, non vi dev’essere luogo più imbarazzante per passare dal mondo, se si eccettuano un paio di altri arredi sanitari.&lt;br /&gt;Annuì nell’immagine che si rifletteva nello specchio. Non c’erano molte sfumature da aggiungere… Colti dalla morte nella più totale ed oscena nudità. Essere già scomparsi quando occhi estranei si posano su noi. Non poter far nulla per coprirsi, né preservare il vitale, istintivo pudore. Impossibilità di mantenere il pudore… già, questa dev’essere caratteristica peculiare della morte. E’ evidente che non v’è decenza alcuna nell’atto stesso di abbandonare il proprio corpo all’arbitrio o al caso, non essendone più custodi. Non v’è nemmeno traccia di responsabilità o volontà. Allora il pudore andrebbe considerato appena una sciocchezza per i vivi, e non un valore assoluto su cui fondare le scelte morali…&lt;br /&gt;Si allontanò dalla vasca. Ora la vedeva con un’ombra di sospetto, quasi fosse responsabile dell’ambigua e pericolosa serie dei pensieri. Si sistemò la cravatta, allacciò i polsini della camicia, si lavò le mani. Quella di lavarsi le mani era diventata una compulsione, più che una vera e propria necessità. Nient’altro che una convenzione per i vivi, che avrebbe finito per scorticarlo.&lt;br /&gt;Qui c’è ancora una macchia…&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tornò nella stanza da letto, e sollevò la cornetta del telefono. Digitò il numero. Pochi istanti dopo una voce gli rispose.&lt;br /&gt;«Sono io.» annunciò. «E’ per oggi, vero?»&lt;br /&gt;Un basso brusio si sperse a pochi centimetri dal microfono.&lt;br /&gt;«Va bene, sto arrivando.» concluse. «Ci vediamo sul posto.»&lt;br /&gt;Ripose il ricevitore e si girò nella stanza. Lo sguardo gli cadde sul dorso di un libro che teneva su uno scaffale. Scorse il nome di Von Balthasar comporsi con lettere scure. Quell’immagine suscitò uno scintillio nel cuore, rotolandosi nei molteplici significati che portava con sé. Ma non aveva il tempo per contemplarli. Si fermò appena, trafitto dal corteo di archetipi che s’infiammavano nell’inconscio. Kabod, Doxa… Abbiamo visto la sua Gloria&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt;. Questo era tutto ciò che poteva accettare, in quel momento. Ripeté ossessivamente le parole a fior di labbra, quasi dal loro suono si distillasse un’affilata penetrazione del mistero. Afferrò la giacca che stava in attesa, distesa sul letto, e lasciò l’appartamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’auto era parcheggiata in strada. Nel momento stesso in cui il motore si accendeva, si riaffacciò nella mente l’immagine della vasca, di una morte che avveniva nell’abbraccio accecante dello smalto bianco, nel silenzio invincibile dell’acqua stagnante. Morte per acqua, pensò… Un rituale di purificazione e rigenerazione; l’atto di passaggio fra un mondo all’altro, dal legame delle spoglie quotidiane alla liberazione dell’eternità. Phlebas il fenicio, morto da quindici giorni, dimenticò il grido dei gabbiani, e il gorgo profondo del mare, e il guadagno e la perdita... Mentre affondava e affiorava attraversò gli stadi…&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Che razza di preoccupazioni – si disse, interrompendo bruscamente il flusso di pensiero. I fenici, ottimi naviganti, erano inventori dell’alfabeto…&lt;br /&gt;L’auto partì, e le immagini della strada in movimento, degli alberi e delle chiazze di colore che si susseguivano rapide oltre le fiancate, entrarono in lui, spostando l’impronta della vasca. Respirando, a poco a poco, trovò il modo di recuperare una frazione di lucidità, e di raggruppare alcune idee – poche, ma fondamentali. Era il momento di riflettere: era il momento di capire come sarebbe stato meglio comportarsi, ora che il giorno della scadenza era stato fissato, e non era più ammissibile tirarsi indietro. Quali mosse segnare; in quale punti soccombere, senza mostrarsi arrendevoli; dove portare avanti il compromesso, senza cedere alla tentazione di rinunciare del tutto.&lt;br /&gt;In fondo, non era mai stato bravo con gli scacchi: era un giocatore mediocre, dalle mosse prevedibili; si lasciava mangiare immediatamente i cavalli perché non aveva voglia di usarli o non sapeva muoverli; gestiva male e con pesantezza le torri; puntava tutto sulla velocità di alfieri e regina. Così, se incontrava un altro giocatore mediocre, poteva vincere con una certa facilità, ma se lo sfidante aveva una minima esperienza, cadeva bruscamente nella sua trappola, e i pezzi morivano uno dietro l’altro. Morivano… Con spaventosa rapidità. Le tattiche complesse non lo risparmiavano mai.&lt;br /&gt;La trappola stavolta era piuttosto insignificante. In confronto la battaglia di Teutoburgo o di Isso diventavano autentici capolavori di imprevedibilità… Desidera meno sconfiggere i persiani che essere personalmente lo strumento della vittoria&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;. Personalmente lo strumento…&lt;br /&gt;Alessandro era un genio. Come fare per sentirsi artefici di un corso di eventi? Quale divinità bisogna possedere in corpo? Il laccio che gli si stringeva intorno cominciava a farsi soffocante, e le impronte attorno al collo si affondavano secondo dopo secondo; tuttavia, il problema continuava a non mostrare una reale consistenza. Lo prendeva, lo girava e lo rigirava, e per quanto si sforzasse a renderlo spaventevole e insormontabile ai suoi occhi, era costretto ad ammettere che se l’era creato da sé. Sarebbero bastati un minimo d’iniziativa, di intelligenza, per deviare l’esito degli avvenimenti. Facile, col senno di poi, pretendere di non lasciarsi immischiare; sperare di non aver dato la parola, strappata come una promessa. Lui, almeno, le promesse le manteneva. Non ricordava una sola volta in cui fosse venuto meno alla propria parola. Dalla collina, dove morendo il sole precipita, scroscia il sangue ridente – sotto querce senza parola!&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stupido senso dell’onore…&lt;br /&gt;Il semaforo tornò verde, ma non riuscì ad andare lontano: una mandria di automobili occupava la corsia. Avrebbe pagato per avere una pistola e mettersi a sparare in aria colpi di avvertimento, oppure per trovare un lanciamissili nel bagagliaio da adoperare per aprirsi la strada – come in videogiochi di diversi anni fa, in cui il mondo virtuale ti lasciava godere la libertà di una piccola, seppur fasulla, rivincita su qualsiasi dolore. D’un tratto un’utilitaria sbiadita si spostò di lato, ed egli penetrò rapido il passaggio per infilarsi in una via secondaria. Senza uccidere nessuno avrebbe allungato un po’ il tragitto, ma, paradossalmente, sarebbe forse arrivato con un leggero anticipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la prima volta, si accorse, che percorreva quella via in auto. Magari l’aveva già attraversata a piedi. Ma era irrilevante.&lt;br /&gt;E’ curioso l’effetto che provoca uno scenario non noto, incontrato nella città che si crede familiare: è una parentesi da oltrepassare fra due punti di un tracciato, una frattura dimensionale in cui si viene sbalzati altrove, mentre un senso d’estraneità e mutamento sale lungo la pelle. Il suo corpo era lì, ma la mente era altrove, e la bocca parlava una lingua straniera, gli occhi percepivano colori in frequenze che comunemente non si percepivano, e le forme si prolungavano sulle ombre fondendosi e agitandosi, fino a far sparire i volumi dietro nuove facciate. L’impressione non durò che pochi attimi, il tempo di uscire dalla via per immettersi nella circolazione principale; fu sostituita da serie di nuove immagini, che non si fissarono nella memoria. Ma un’ansia sottile iniziava a stendersi al suo seguito.&lt;br /&gt;Quando arrivò a destinazione, parcheggiò davanti all’edificio. Scese con una lentezza che sapeva di caricatura, e si affrettò ad entrare. Mentre passava sotto l’insegna, e le porte si aprivano, mentre scorgeva le prime linee degli interni e l’espressione annoiata del portiere, qualcosa nell’insieme, forse un suono nell’aria, o una forma imprevista slanciatasi nel campo visivo, lo costrinse a fermarsi. E allora notò con chiarezza l’elemento fuori posto. L’anello che non tiene…&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftn6" name="_ftnref6"&gt;[6]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si ricordò di un episodio verificatosi anni prima, lasciato poi inesplorato nei recessi del cuore. Era notte: pochi minuti mancavano perché l’orologio segnasse l’una. Era appena uscito di casa. Scendendo le scale, d’un tratto s’era bloccato sulla rampa tra il primo e il secondo piano. I muscoli parevano paralizzati, i sensi si tesero in un assoluto ascolto. Quasi una voce appena percettibile l’avesse chiamato; quasi ci si dovesse attendere un’apparizione, un avvenimento qualsiasi.&lt;br /&gt;Si trovò, inaspettatamente, nel buio: buio a tratti squarciato da alabarde di luce che salivano dall’ingresso principale; buio impenetrabile e asettico, inoffensivo e privo di personalità. Eco della tromba delle scale, spirale in cui s’inghiottiva il tempo e il respiro. Sospeso nell’aria con la sola solidità del marmo a separarlo dal vuoto, rimase a lungo immobile prima di prendere una coscienza precisa di quanto stava accadendo. Sollevò lo sguardo, e scorse il lucernario affacciato sul cielo notturno; poco distante l’aggettarsi d’una pianta ornamentale che sporgeva i rami da un angolo del piano superiore; poi giù, rivolgendosi all’ingresso illuminato, lungo le mura graffiate color panna, il portone, la parte superiore tagliata, altre piante che s’incolonnavano come guardie immobili sui primi tredici scalini.&lt;br /&gt;Allora, nel silenzio, avvertì un rintocco costante, simile al pendolo di un enorme cuore, provenire dallo scantinato. I contatori dell’elettricità – pensò. Come se quel suono avesse tagliato un nodo pesante nei meandri della mente, lo raggiunse una chiara intuizione.&lt;br /&gt;In quel momento non avrebbe saputo dire se si trovasse perfettamente, realmente solo. Se il condominio fosse disabitato, o lo circondassero decine di inquilini… se questi fossero addormentati o ancora insonni, come lui trascinati in un’insopprimibile veglia. Si accorse con terribile evidenza di non sapere nulla delle altre persone, della loro vita che lo circondava in una trama invisibile di fili; di non avere certezze sulla loro presenza, su contenuto e identità di quest’ultima, sulle relazioni fra una presenza e l’altra, ma solo impressioni, fantasmi che venivano e soffiavano come il flusso di una marea, senza lasciare segno, senza lasciarsi toccare né amare. All’improvviso la distanza formatasi fra lui e la totalità dell’esistenza divenne incolmabile – scavandosi sulla rampa di freddi scalini, inghiottita dal buio – che non si sentì sicuro nemmeno della vita delle piante, di nessuna vita, tantomeno della propria… Sentiva solo il peso di un’inesprimibile vuoto.&lt;br /&gt;Ora quella medesima epifania si ripeteva. Per un istante, attraversando la soglia, scoprì di non aver nulla a che spartire col resto del mondo, col resto dei suoi abitanti, con la loro storia, col residuo di vita che lo circondava, e che per un qualche motivo non entrava in risonanza con la vita che portava dentro di sé. Non era una semplice sensazione di estraneità: era assai peggio. Era come se si fosse accorto di non essere mai nato in quel mondo: come se il suo parto fosse stato interrotto, lasciato incompleto, e non fosse mai venuto del tutto alla luce. Una persona postuma.&lt;br /&gt;Con questi spettri che pulsavano, raggiunse il tavolo al centro del locale e si sedette di fronte a lei. Mentre lo guardava, confessando nel sorriso di non aver colto nulla del suo dissidio interiore, egli avvertì assoluta l’impressione di aver di fronte a sé una perfetta sconosciuta. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; W. Shakespeare, Macbeth.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; Vangelo di Giovanni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[3]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; T. S. Eliot, The waste land.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[4]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; Diodoro Siculo, Biblioteca storica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[5]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; G. Trakl, Tristezza.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=5653638374818611002#_ftnref6" name="_ftn6"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;[6]&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt; E. Montale, I limoni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3837737601089329162?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3837737601089329162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3837737601089329162&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3837737601089329162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3837737601089329162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2007/11/morte-per-acqua-di-massimiliano-colucci.html' title='MORTE PER ACQUA di Massimiliano Colucci'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IqdbnVnyI/AAAAAAAAAB0/FWHDxU1ELyE/s72-c/acqua36.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-1243468726331582095</id><published>2007-11-19T15:34:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:05.745-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novembre'/><title type='text'>HIMMLER NON L'AVREBBE MAI FATTO di Filippo Anniballi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0Il5rnVnwI/AAAAAAAAABk/ZFcCe3lu9_o/s1600-h/hitsta.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134708198046277378" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0Il5rnVnwI/AAAAAAAAABk/ZFcCe3lu9_o/s320/hitsta.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sul terrazzo a boccheggiare in mutande, davanti al laptop prestatomi dalla mamma di Sanpaku, l’amico di una vita. Il laptop della signora Sanpaku poggia sulle mie gambe sudate, così occasionalmente mi prendo la scossa. Fanno quaranta gradi all ’ ombra e mi sono rimaste solo tre sigarette. Di tanto in tanto butto l’occhio al palazzo davanti, copia esatta di quello in cui mi trovo, un immensa scogliera bianca di cemento, otto piani di roccia impiegatizia con dei davanzali pericolosamente bassi. Noi il nostro l’abbiamo rialzato, io sono alto solo uno e ottanta ma il davanzale mi arriva poco sopra al calcagno. Mi trovo all’ultimo piano, quassù osano soltanto le aquile e gli sguardi delle massaie annoiate, che giù nel piazzale d’inverno i figli in Napapiri si ammazzano di canne. In corrispondenza del mio piano, quaranta metri in linea d ’ aria, osservo la mia nemesi, una tipa in smanicato da combattimento; se ne sta li, bigodini e braccia grassocce, a fumare una sigaretta di circostanza per ingannare il tempo che la separa dai suoi boccoli perfetti e dalla cottura della peperonata. Più su, il cielo è coperto da una coltre lattiginosa che lo riveste quasi completamente. Pur stando immobile, sudo. Ho persino smesso di bere birra e mangio molte banane per via di quella storia che il potassio fa bene. Per il resto me ne sto davanti al portatile a fare finta di scrivere un articolo che firmerà qualcun altro. In modo da ridurre al minimo i movimenti, premo i tasti usando solamente un dito, anche se non scrivo il mattino ha l’oro in bocca… Mi trovo a due passi dalla cucina, una sorta di deserto dei tartari con una torre di avvistamento, una pila di piatti luridi che si erge minacciosa dal livello. Quando devo skippare una canzone sul lettore, lo faccio con il piede. Si tratta di un numero molto bello, tanto che per un attimo mi domando se non stia sprecando il mio tempo qui a Casal Bruciato, forse dovrei semplicemente fare armi e bagagli e scappare con un circo e farmi assumere come contorsionista, o magari come clown. L’idea me la deve aver data un insolita colonna che percorreva Via Mario Borsa alle dieci di un sabato mattina. Era un insolito corteo, in testa una macchina con un grosso megafono a passo d’uomo, seguita da qualche zebra e un paio di cammelli spelacchiati portati alla corda da degli omini con delle sgargianti divise blu. Mi sono stropicciato gli occhi, ma poi la voce gracchiante dal megafono mi ha rasserenato, invitandoci ad accorrere tutti al circo, grandi e piccini e la cosa mi ha molto tentato. Me lo sognavo la notte sto circo, ma mica solo i cammelli e le zebre, la donna cannone e le trapeziste, un orda di funamboli al gran completo, mancavo solo io per l’appunto. Meglio non pensarci tutto sommato. Devo stare immobile, come un campione di un due tre stella, gli articoli purtroppo non si scrivono da soli. Ogni tanto picchietto un tasto del laptop con il naso, grazie a dio non mi vede nessuno. Poi però m’irrigidisco di colpo, l’ostinazione mi gioca orribili scherzi. Un rivolo di sudore mi parte dall’attaccatura dei capelli e poi giù per la fronte, all ’ inizio con lentezza ma acquistando man mano velocità. Potrei cancellare la fastidiosa goccia con un semplice gesto ma sarebbe per me una sconfitta. Mi ci intestardisco, le mani sempre lungo i fianchi, deciso a non cedere per nessun motivo al mondo. Sbuffo e lei in un attimo è già sul naso, l’irritazione ha dunque la meglio, sollevo un lembo di camicia e abbassando la testa mi asciugo. Sono ormai diverse ore che me sto davanti al portatile a cercare di andare avanti con l’articolo, non che me lo abbia ordinato il medico di scriverlo sto benedetto articolo, peggio, figuriamoci… Squilla il telefono, è il mio capo, il nazi esoterico, il documentarista malvagio… Mi domanda ovviamente se abbia terminato l’articolo, il vero problema sta nel fatto che l’unica cosa che mi ricordo è che centrava qualcosa con Wiesenthal che è morto due giorni fa o con Odessa (l’organizzazione per salvare il culo alle ex SS), ma non ricordo di chi dovevo parlare di più, se ne dovevo parlare bene o male, dell’uno o dell’altro, dovevano esserci lacrime di coccodrillo o sviolinate, insomma è una roulette russa bella e buona e sono troppo vigliacco per premere il grilletto. Ho la gola di colpo molto secca. Cerco di deglutire, senza troppa fortuna, un improvvisa voglia di una birra ghiacciata e di una piscina nella quale stare ammollo fino al sopraggiungere dell’autunno, in un luogo dove non ci sia campo ne seccature, irraggiungibile da qui all’eternità. “ Wiesenthal? ” Prendo tempo, faccio il finto tonto. “ Proprio così testa di cazzo, devo consegnarlo domani l’articolo, è pronto vero? ” Mi accendo una sigaretta, la terzultima, è amara e sa vagamente di Minias. Forse facevo meglio a mangiarmi un ’ altra banana. Raccolgo di colpo le idee e contrattacco: “ Ho appena finito di leggere il Dossier Odessa! ” La verità è che mentre lo leggevo in autobus mi sentivo molto agente segreto, evitavo infatti che polacchi e filippini vi sbirciassero dentro che ne andava della mia vita stessa, purtroppo l’unica cosa in pericolo era il mio posto di lavoro, adesso più che mai giacché quell ’ altro si mette a sbraitarmi dentro al telefono dal suo appartamento in via Margutta che lo dovevo finire di leggere una settimana fa, la mette sul piano personale, offende. Io farfuglio qualche scusa e lui si agita ancora di più, tanto ha l’aria condizionata il cocco. Dove mi trovo io, dal mio Berghoff a Casal Bruciato l’aria è decisamente più rarefatta. “ Dove ti trovi? Cosa stai facendo? ” A) Mi sto tirando una sega. B) Sono nel bel mezzo di un corso di decoupage. C) “Dovevo scrivere un articolo su Wiesenthal, ma ho ripiegato su un racconto di un pitbull che parla in prima persona, il cane è rinchiuso nel furgone di dei traveller francesi, siccome sta morendo di fame lecca un piatto con della ketamina, impazzisce e sbrana i traveller… ” Silenzio imbarazzante. “ Va tutto bene? ”“ Alla grande… ” In realtà mi sto pisciando addosso, ho il lab top in equilibrio sulle ginocchia, con una mano tengo il telefono e mentre cerco di alzarmi vedo che l’elastico dei miei boxer ha ceduto, per non parlare del fottuto articolo… Il boss mi intima di riorganizzare le idee, richiamerà tra dieci minuti e sarà meglio dare un bel taglio alle cazzate. Javol… Mi butto sotto la doccia, è l’unica cosa da fare. Ho finito le banane. E Wiesenthal? Non credo che il racconto sul pitbull parlante sarebbe la stessa cosa. Potrei spegnere il telefono e non pensarci più ma il nazi esoterico sostiene di usare il suo terzo occhio, con il quale mi controlla in ogni momento. Dice di farlo per il mio bene, come no. Certo il capo non è soltanto un nazista, è anche molto esoterico. Ogni anno va in ritiro spirituale da una certa Gurumai. Mi risulta che ci vadano un bel po’ di pezzi grossi dello spettacolo, alti papaveri dell’intrattenimento. Secondo me ogni volta tornano dall’India più nevrastenici di prima. Gurumai è vergine, perciò sembra che il giorno in cui la darà via perderà il suo influsso. Così dicono, non saprei e chi la controlla dopotutto… Sai Baba? Il nazi esoterico sostiene che la guru se lo vorrebbe fare. Dice che quando meditano gli lancia certe occhiatine, solo a lui poi… Io non lo so, evidentemente mi sfugge qualcosa, il mio Sturbhanfhurer non è proprio un adone… eppure a detta sua se lo vogliono trombare tutte. Mentre mi racconta questi aneddoti di fiche innamorate pazze di lui si lascia andare in questo strano tic, tipo un leprotto che arriccia il naso. In questi casi non posso fare a meno di fissarlo quanto è spassoso, così per un secondo mi immagino di essere il cappellaio matto, ovviamente in procinto di prendere un te con il bianconiglio. Gli uomini in fondo non devono per forza essere belli, spesso basta quello che chiamiamo fascino. L’ex moglie del capo, ora che ci penso, è una donna molto bella, discendente addirittura di un papa che lui ci tiene molto al lignaggio. Hanno avuto una figlia che dovrebbe avere pressappoco la mia stessa età e non mi è mai stata presentata. I cessi stai a vedere, quelli te li presentanoMentre mi asciugo squilla nuovamente il telefono. E' il nazi esoterico che mi intima di prendere un taxi shnell, shnell e di recarmi da Pappagone, il suo assistente cociaro. Pappa è il tirapiedi per antonomasia con un debole per le tipe improfumate e rigorosamente in menopausa nonostante lui abbia solamente quarant’anni. Sembra che in gioventù sia stato internato in un nosocomio in Svizzera, ha lavorato all’Avanti e infine prima di passare alle dipendenze del nazi, era il segretario di un regista reazionario sposato con una grande attrice italiana. Non faccio nomi, ma visto che snocciolo tutta questa serie di dettagli è come se li facessi. Il regista ha pregato il nazi esoterico di liberarlo dall ’ inquietante presenza di Pappagone e lui lo ha assunto a sua volta. Il Pappa è una sorta di patata bollente da quello che mi pare di capire, ma questa è un'altra storia. Finalmente esco dal mio limbo. A questo punto mi presento da Pappa per attaccarmi al campanello, lanciando dei sorrisi un po’ costipati in direzione del tassinaro. Da quando sono sceso dalla vettura, l’uomo si è fatto improvvisamente sospettoso. Deve essere che quando siamo al verde emaniamo un odore particolare. Via Po adesso sembra un sobborgo di Saigon e l’assistente ciociaro con sto caldo figurati se sta in ufficio… starà a Villa Borghese a rimorchiare tardone. Comunque sia, mi faccio prestare il telefono dal sempre più scoglionato tassista e telefono al Tombeur di vecchie, che inizia a balbettare duemila cose assurde in un idioma incomprensibile, un po’ Don Buro in Vacanze in America e un po’ Salvatore del Nome della Rosa, solo peggio. Il capo a volte perde la pazienza e lo schiaffeggia. Altre volte lo tratta male e basta, per il semplice gusto di farlo. Come molti capi, è un sadico. Una volta mi ha persino detto “ La prossima volta che Pappa ti contraddice, tu mollagli un bel pugno su quel naso da contadino…sporcagli di sangue quel ridicolo completino Armani che si mette per andare in ufficio ” Sai che bella guerra tra poveri, io e il Pappa che ci azzuffiamo per guadagnarci un tozzo di pane, un briciolo di rispetto. Inoltre c’è da starci in campana, la storia del nosocomio svizzero insegna… Prima o poi questo farà una strage. Il giornalista esoterico d’altro canto non ne può fare a meno di umiliarlo, ora che si è accorto che la cosa mi fa ridere rincara la dose e va a finire che mi sento pure colpevole. Una volta erano a cena lui, Pappa e degli altri tizi della televisione, quando il Pappa, evidentemente gratificato per via dell’invito, ha la brillante idea di dirgli al capo “ Alberto, ma quanta acqua bevi? Non ti farà male? ” Pare che l ’ altro gli abbia detto di farsi i cazzi suoi e gli abbia dato anche un bel pizzone in faccia. Giù tutto il tavolo a sbellicarsi, un convegno di personaggi di Grosz. Basta così, non voglio raccontare la vita di Pappa ma diciamo comunque che nella telefonata con lui riesco a capire soltanto dentishda e Cisterna, Cisterna deve essere appunto il paese di quel suo cugino che fa il dentista. Mi viene da pensare, se questo buzzurro è laureato in giornalismo io mangio risotto e cago supplì. Che non sia in ufficio perché è dal dentista o a incularsi Gina Lollobrigida sono affari suoi, la cosa mi mette comunque di buon umore poiché adesso il nazi esoterico si incazzerà di più con Pappagone che con me. Mezz'ora dopo raggiungo il mio Sturbahnfhurer a casa sua in centro, mi faccio mollare i soldi per il taxi e scendo per comprargli del succo di frutta. E’ fissato con l’ananas perché pensa che sciolga i grassi, un po’ come io che credo che il potassio mi ripiglia. Non è nemmeno vestito il negriero, praticamente a palle all’aria, condizionata naturalmente… Mentre aspetto che sia pronto, non trovo di meglio che asciugarmi il sudore della fronte su di un arazzo originale delle SS, almeno Alberto non è uno di quei milioni che ora comprano i mobili all’Ikea, anzi qui c’è da controllare i lampadari per sincerarsi che non siano di pelle umana. Me ne sto dunque in salotto, le pareti rivestite di libri fino al soffitto, a macchinare scuse che giustifichino il mio ritardo nello scrivere l’articolo. Il capo dice che ha quasi fatto, nel frattempo mi metto a giocherellare con una statuina di Ganesh. Già che ci sono gli infilo una sigaretta accesa nella proboscide ma la tolgo subito perché sento i passi del mio aguzzino. Per fortuna il corridoio è lungo, ho tutto il tempo di lasciare perdere la statuina e darmi un contegno. Eccolo, polo e blazer blu scuro, i capelli biondo cenere, sembra un nobile decaduto. Mi sparo un bel braccio teso, una parodia del dottor Stranamore che il mio datore di lavoro in questo momento non sembra gradire molto. Dire che le prime volte lo faceva tanto ridere. “ Sei stato dal bieco essere Lombrosiano? ” sempre al volo. “ Pappa? ”“ Chi altri… ” Il nazi esoterico è in down. La sera prima l’avevo raggiunto affinché mi fossero dettate le linee generali dell ’ articolo. Ero stato congedato quasi subito, lo Sturbahnfhurer era più preso dalle piste di Cocaina sul suo scrittoio di marmo, che dalle mie sciocche domande su Wiesenthal. E poi era lampante, voleva proseguire il resto della serata in compagnia del troione Californiano da trecento euro a botta. Morale della favola, la sera leoni, la mattina coglioni… “ Pappagone è dal dentista… ” Vengo subito trafitto da uno sguardo carico di risentimento. Stai a vedere che adesso è colpa mia. “ Siete due deficienti… ” Sibila il mio antagonista. Ci deve essere andato giù duro, ora ce l’ha con il mondo intero. “ L’articolo? ” Non posso rimandare, metto in atto il mio piano di emergenza. Consegno al capo una copia del racconto del pitbull parlante come se nulla fosse. L’idea è di pretendere che mi sono sbagliato, la copia tra l’altro è piena di macchie dato che la mia stampante ha il cancro. Il nazi esoterico gli da una veloce scorsa, poi inizia a perdere il suo classico pallore in favore di un rosso attenzione alle coronarie, la giugulare gli inizia a pulsare paurosamente. Forse dovrei scappare. Lascia cadere i fogli e si porta le mani alla bocca come per mordersele. Ho paura. Ma poi la situazione cambia drasticamente, il capo è sempre furioso ma ha il labbro superiore macchiato d’inchiostro. E' un perfetto baffetto alla Hitler, da non crederci, manco a farlo apposta. Finisco per terra e inizio a rotolarmi sul tappeto persiano che sostiene gli sia stato regalato da Mafalda di Savoia, lui tutto pappa e ciccia con l’aristocrazia. A questo punto perde completamente le staffe e per la prima volta prova ad allungarmi un ceffone. Riesco a schivare, lasciando che ne faccia le spese la statua del povero Ganesh. Guardo la divinità indiana andare in frantumi. Mi chiedo se questo avrà delle ripercussioni sull’ordine dell'universo, dopo di che mi chino per raccoglierne almeno la proboscide, rimasta incredibilmente intatta. “ La posso tenere? ” Forse ho un po’ esagerato. Vengo sbattuto fuori a calci e mentre scendo le scale mi rendo conto che il nostro Himmler dei Navigli mi ha dato cento euro per pagare il tassì. Guarda caso mi sono dimenticato di dargli il resto. Poco male, se ogni tanto si ricordasse di pagarmi gli scriverei una biografia su Wiesenthal, un Kaddish addirittura, ma non credo sia troppo il suo genere. Corro in strada tipo prendi i soldi e scappa. Il tassinaro non se n’è ancora andato, quindi monto in macchina e gli intimo di muoversi alla svelta. Il tipo brizzolato non è troppo contento di rivedermi, alla fine però dopo essersi grattato una chiappa, mi chiede scocciato dove voglia andare. Conto i soldi che mi sono rimasti. “ Dritto al Valalla… ” Il tipo non capisce, forse crede si tratti di un qualche locale ma parte lo stesso. Io metto l’aria condizionata a cannone senza che lui mi abbia dato il permesso. Nello specchietto retrovisore riesco a intravedere un nazista biondo e un po’ sopra peso corrermi appresso per via Margutta, completamente scalzo e con i capelli per aria. Il tassinaro sgomma come un cafone e scaracchia fuori dal finestrino “ Certo Roma è pieno de matti… ” Annuisco benevolo. Alla radio, Nilla Pizzi canta “ Una vita spericolata ” . Giunti in prossimità del Muro Torto, metto la proboscide di Ganesh sul Cruscotto e chiudo gli occhi. Il tassametro segna 5.70 $…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-1243468726331582095?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/1243468726331582095/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=1243468726331582095&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1243468726331582095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/1243468726331582095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2007/11/himmler-non-lavrebbe-mai-fatto-di.html' title='HIMMLER NON L&apos;AVREBBE MAI FATTO di Filippo Anniballi'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0Il5rnVnwI/AAAAAAAAABk/ZFcCe3lu9_o/s72-c/hitsta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-3879208479487962350</id><published>2007-11-19T15:13:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:05.845-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novembre'/><title type='text'>LITTLE RED TRASH RIDING HOOD di Claudio Guidi</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IkSbnVnvI/AAAAAAAAABc/ZMsRJPPkqBU/s1600-h/cappuccetto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134706424224784114" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IkSbnVnvI/AAAAAAAAABc/ZMsRJPPkqBU/s320/cappuccetto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un primo squillo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un secondo squillo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un cellulare di colore rosa che trilla insistentemente. Campeggia sul display una scritta semplice "Mà".Una mano afferra il fastidioso pezzo di plastica. Una mano piccola e gentile, dita lunghe e ben proporzionate, unghie smaltate di rosso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La mano in questione è di una ragazza, probabilmente più vicina ai 18 che ai 20. Questa ragazza ha un nome, ma non importa conoscerlo. Nel quartiere è soprannominata Cappuccetto Rosso, per via dei suoi capelli a caschetto di colore rosso naturale. Una di quelle ragazze che a guardarla si pensa immediatamente che faccia la modella. Una ragazza che non ha bisogno di alcun artificio per far girare la testa a uomini e ragazzi quando li incontra per strada.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Risponde svogliatamente al cellulare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Pronto mà?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Pronto? Ah, bene, ce l'abbiamo fatta a rispondere! Che diamine aspettavi? Sai che ore sono?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sì mà.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- E sai cosa devi fare?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sì mà.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- E allora che ci fai ancora a casa? Lo sai che devi andare alla casa di cura a dare da mangiare a tua nonna, eh? Lo sai che se non c'è qualcuno di famiglia quella è capace di mettere sottosopra tutto il reparto, vero? Muoviti ora!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Uff...sì mà, ora vado.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Non ora, subito!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Rapporto madre-figlia come tanti altri, perfettamente nella norma. La madre di Cappuccetto Rosso è agente immobiliare. Praticamente a casa non la si vede mai. E' sempre impegnata a lavorare. Un'anima in pena che affoga i suoi pensieri nel lavoro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma questo a Cappuccetto Rosso poco importa. Ha ben altre cose per la testa che i problemi della madre. Nei fatti, il familiare che deve stare là ad imboccare la nonna è lei. Impegno che non le peserebbe più di tanto, se avesse qualche anno in meno, o qualche anno in più. Ma Cappuccetto Rosso è in quell'età ingrata in cui i doveri familiari, foss'anche buttare la spazzatura, pesano come un macigno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cappuccetto Rosso non ha il padre. Brutto affare, davvero. Era un delinquente del quartiere, di quelli che entra ed esce dalla prigione. Fu così fino a quel giorno, in cui quella che aveva promesso essere la sua ultima rapina si tramutò in una tragedia. L'arrivo della polizia, la sparatoria, il padre che morì tra le braccia del suo migliore amico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma tutto ciò Cappuccetto non lo ricordava. Del padre ha notizia solo attraverso gli inclementi racconti della madre e le leggende metropolitane del quartiere, che lo dipingono come un ladro galantuomo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La ragazza si prepara per uscire e andare dalla nonna. Spera solo di potersi sbrigare, ha altro per la testa. Si guarda nello specchio. Decisamente ha altro per la testa, che la nonna. Ha già fatto perdere la testa a tanti ragazzi, e fare quel gioco la diverte non poco. La fa sentire onnipotente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non sono poche le volte che si è concessa, perchè in fin dei conti è lei ad avere il meglio di quei rapporti. Talvolta si sente un pò come una mantide religiosa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma la verità è un'altra. Cappuccetto si è convinta che l'amore, non già quello fisico, non esista. Anzi, pure esistesse sarebbe da sfuggire come una malattia contagiosa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A cosa porta in fin dei conti?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pensa alla madre, pensa al padre di cui non si ricorda.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Scuote la testa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che le malelingue pensino pure quello che preferiscono di lei, che sia una poco di buona, una ragazza facile. Se ne frega, Cappuccetto Rosso. Va dritta per la sua strada, giorno dopo giorno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Afferra lo zainetto, chiavi di casa, casco, e attraversa la porta, diretta alla casa di cura.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Arriva al pianerottolo, un rumore dietro di lei. Uno zippo che si accende.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si gira, riconosce l'uomo nella penombra, sorride.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un nero gigantesco, vestito di nero, che fuma una sigaretta scura. Contraccambia il sorriso e la saluta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Dove vai di bello, fammi indovinare, dalla nonna, vero?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Certo che sì, è l'ora della poppata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo guarda, gli si avvicina in punta di piedi, e giunta sotto al suo naso gli fà la linguaccia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Ti sento anche se non ti vedo, ragazzina impertinente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uomo ridacchia. Quest'uomo ha un nome, ma non importa conoscerlo. Nel quartiere è soprannominato Hunter. Un arabo convertito alla religione cristiana, o alla religione di se stesso, come spesso dice. Vive di sigarette, di caffè scuro, di antidolorifici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' cieco.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In passato era il miglior amico del padre di Cappuccetto. Un gran figlio di puttana. Quel giorno, il giorno della rapina, pianse tutte le sue lacrime per non esser riuscito a salvare l'amico. Da quel giorno i suoi occhi non vedono più. Ma i suoi sensi sono diventati più acuti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quel giorno, il giorno della rapina, fece una promessa al padre di Cappuccetto Rosso. Da quel giorno, a parte il periodo trascorso in "collegio", ha sempre tenuto fede a quella promessa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una promessa strana, che lì per lì non comprese a pieno. Gli sembrò una cosa sciocca e senza senso. Ma il suo buon amico, in punto di morte, aveva forse visto cose che agli umani normali non sono concesse di vedere. Che avesse capito come sarebbe andata a finire? Chi può dirlo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ciò non importa a Hunter. Una promessa, un giuramento come quello, non può non essere onorato.E lui lo rispetta ogni qualvolta sia necessario, per niente impedito dalla luce che non offende più i suoi occhi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La ragazza si alza sulle punte dei piedi, dà un bacio sulla guancia ad Hunter, e scappa via, prima che questi possa farle la solita ramanzina sulle sue amicizie, e farle le solite prediche, quelle che gli adulti amano fare agli adolescenti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Arrivata in cortile salta sul suo motorino, mette in moto e parte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ha fatto un paio di chilometri in direzione della casa di cura quando intravede delle macchine blu a sbarrare la strada. Il solito posto di blocco degli sbirri.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un agente la ferma e le chiede con fare meccanico i documenti. Lei glieli passa, e questi si avvicina all'auto per verificarli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I documenti vengono presi da un altro poliziotto, in borghese. Un tipo dalle folte sopracciglia e con le dita che sembrano artigli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo poliziotto ha un nome, ma non importa conoscerlo. Nel quartiere è soprannominato Wolf. E' un grandissimo figlio di puttana, con un concetto molto personale della legge. E' commissario, ma quel giorno, il giorno della rapina, era un semplice graduato di polizia, ma molto determinato a fare carriera.E quel giorno era di servizio, passò fuori dalla banca mentre i rapinatori stavano uscendo. Fu lui a sparare al padre di Cappuccetto Rosso, malgrado questi avesse alzato le mani. Per quell'atto di coraggio rimediò una promozione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Wolf guarda la ragazza, con una certa cupidigia negli occhi. Non è un segreto per nessuno che gli piacciano le ragazzine. Sono sempre state un suo debole. Del resto, il suo concetto di donna è molto semplice, non fà ragionamenti sofisticati in merito alle sfaccettature dell'universo femminile. Per lui ogni donna è una puttana; magari non si rende conto di esserlo, però per Wolf è solo questione di tempo, e prima o poi uscirà fuori. Si fà vanto di affermare la sua pregevole teoria in ogni occasione, anche in quelle in cui decenza consiglierebbe di tacere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma Wolf non sa cos'è la decenza. Il suo unico metro di giudizio è il tornaconto che riesce a ottenere da qualsiasi situazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E in questo momento riflette su quale tornaconto può venirgli da quella ragazzina, che per altro ha già inquadrato diverse volte. Non è misterioso il suo sguardo, se la porterebbe volentieri a letto. Semplice e diretto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Esce dalla macchina, con i documenti di Cappuccetto Rosso in mano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Ragazzina, dove te ne vai di bello?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sto andando da mia nonna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Ma dai? Ma non mi dire! Dalla vecchia e cara nonnina. Ah, che nipotina adorabile. Fortunata la nonnina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Posso riavere i miei documenti?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Certo, certo, vai pure. Normale controllo di routine.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Grazie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cappuccetto Rosso mette in moto e si allontana. Wolf è completamente rapito da quella ragazzina, tanto che non sente quanto gli dice l'agente che è al suo fianco. Percepisce le parole, ma non le afferra.In testa ha altro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sale in una delle auto, ha deciso che cosa fare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si dirige presso la casa di cura.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cappuccetto Rosso arriva alla casa di cura, parcheggia il motorino, va all'ingresso. La solita strada di tutti i giorni, le infermiere la riconoscono e la salutano. Sanno dov'è diretta, dalla vecchia pazza, quella che urla e strepita in continuazione circa il figlio che le hanno ammazzato. Bel tipo che era il figlio! Proprio raccomandabile!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma per una mamma, il figlio è pur sempre il figlio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E così Cappuccetto sale le solite scale, attraversa il solito corridoio, saluta il solito inserviente, arriva alla solita porta della solita stanza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bussa leggermente, ed entra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vede la nonna sotto le lenzuola, avvolta nel suo scialle. Avrà freddo, pensa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Ciao Nonna, ti ho portato il pranzo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Oh, nipotina mia, che bello vederti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma c'è qualcosa che non va. La voce della nonna è un pò roca. E infatti la nonna non è la nonna, ma è Wolf, che infilatosi nella casa di cura ha minacciato un paio di dottori, ricattandoli circa alcuni loro peccatucci con certi stupefacenti, per poter portare avanti il suo losco piano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Nonna, ma che voce strana che hai!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- E' la bronchite, sai, qui fa un freddo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Nonna, ma che mani grandi che hai!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sono per abbracciarti meglio, Cappuccetto Rosso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Nonna, ma che occhi grandi che hai!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sono per guardarti meglio, piccola mia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al che Cappuccetto Rosso, per niente convinta, nota una cosa strana. Un rigonfiamento sotto le lenzuola. Un rigonfiamento tanto eloquente, quanto curioso, in quanto, a rigor di logica, non dovrebbe esserci.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così si avvicina al letto, e tira via di colpo le lenzuola.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Ah, però, nonna, complimenti!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Wolf lì per lì è colto alla sprovvista, ma si riprende subito, afferrando la ragazza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma Cappuccetto Rosso non ha alcuna intenzione di andare via.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anzi. Lo guarda spavalda mentre gli si getta addosso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sappi, che per te alla fin fine non sarà così piacevole come potresti pensare ora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' il caso a questo punto di interrompere la cronaca degli eventi, se non altro per pudore e decenza. In fin dei conti, probabilmente, quanto avviene tra i due non è cosa che dovrebbe interessare altri che non loro, per l'appunto. Quindi, possiamo anche concedere un attimo di privacy. Magari si potrebbe anche trattare di altro, giusto come intermezzo. Ma anche no.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Riprendiamo direttamente il discorso un pò più in là sulla linea temporale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cappuccetto Rosso si sta risistemando, nella stanza di sua nonna nella casa di cura. Nel letto della nonna è Wolf, piuttosto provato da quanto successo nelle ultime due ore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ed anche piuttosto soddisfatto di se stesso. Può ben dire di aver messo un'altra tacca sulla sua pistola preferita. E che tacca. Già, non aveva mai trovato una ragazza così.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Aspetta a compiacerti, Wolf, assassino di mio padre. Il bello deve ancora venire.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli manda un bacio con le dita, e si allontana.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passa accanto ad un paravento, da cui proviene una voce profonda. Una voce nota.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Penso che oggi ci incrociamo per l'ultima volta, Cappuccetto. E' il nostro ultimo giorno. Addio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La ragazza passa veloce, senza girarsi, con una lacrima che le solca profondamente la guancia. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Wolf è ancora nel letto, quando lo vede entrare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hunter è in piedi alla porta, con una '45 automatica in mano. Punta con una sicurezza insospettabile per un uomo privo della vista. Spara due colpi, Wolf è preso al petto e al collo, si accascia sul letto, il respiro accelerato dall'adrenalina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una voce gli torna in mente, delle parole cui non aveva prestato orecchio quello stesso giorno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"E' strano, commissario, sa che voce gira? Che tutti i ragazzi con cui è stata vista quella tipa là sono scomparsi nel nulla. Eppure quella ragazzina è pulita, non trova sia strano?"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hunter rinfodera la pistola, e gli si avvicina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sai, caro Wolf, ho aspettato tanto questo giorno. Sai perchè? Perchè quel giorno, il giorno della rapina, il padre di Cappuccetto Rosso mi disse di tenerla d'occhio, e mi fece promettere che avrei fatto secco ogni uomo o ragazzo che avesse avuto la figlia. Pensai che avesse le sue buone ragioni da padre. Però oggi finalmente ho capito perchè mi disse quelle parole. Certo, poteva darmi anche più dettagli...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hunter afferra un inerme Wolf per il collo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- ...poteva dirmi direttamente di fare secco te, ad esempio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hunter stringe Wolf per collo e nuca, uno scatto secco.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Ma del resto, non è che si possa pretendere molto da un moribondo, no? Oh, che sciocco, ma guarda a chi vado a dire certe cose.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Wolf crolla sul letto, senza vita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hunter si gira e se ne va, da oggi la sua vita ha meno importanza, e sa che anche per lui il destino è vicino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Esce dalla casa di cura, si incammina verso casa, senza troppa fretta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli sbirri non ci mettono molto a scoprire quanto avvenuto, e a indovinarne il responsabile, oltre che a trovarlo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In poco gli sono addosso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hunter li sente, uno per uno, percepisce il loro respiro, percepisce le pistole puntate contro di lui. Ma ride. Si è preparato per anni a questo giorno. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Solleva la testa, non guarda nessuno ma è come se guardasse ognuno di loro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;- So che la mia ora è vicina, ma prima di uccidermi è bene che voi sappiate una cosa, per quanto ciò non vi farà cambiare idea: per ogni goccia del mio sangue moriranno 10 di voi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Cappuccetto Rosso sta correndo col suo motorino, le guance solcate da un fiume di lacrime. Pensa come oggi abbia capito tante cose; ha capito come tutto quanto il mondo possa girare eppure rimanere fermo; ha capito quanto le manchi il padre che non ha mai conosciuto; ha capito quanto la madre abbia sempre fatto di tutto per lei; ha capito quanto possa essere bella la vita, ma anche quanto possa fare schifo se non la si ha cara. Ha capito che il confine tra realtà e immaginazione è spesso sottile come un capello, e che al pari di un capello si può spezzare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma soprattutto ha capito che fino ad oggi ha sbagliato tutto, e che malgrado ogni buon proposito, sbaglierà ancora. Ha capito che l'amore può esistere, e lei se ne è accorta troppo tardi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo pensa mentre sente in lontananza degli spari, e poi un'esplosione, gigantesca, da far tremare la terra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E a questo pensa mentre passa sopra al viadotto, e dirige il motorino oltre il bordo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-3879208479487962350?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/3879208479487962350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=3879208479487962350&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3879208479487962350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/3879208479487962350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2007/11/little-red-trash-riding-hood-di-claudio.html' title='LITTLE RED TRASH RIDING HOOD di Claudio Guidi'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IkSbnVnvI/AAAAAAAAABc/ZMsRJPPkqBU/s72-c/cappuccetto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-5705346955532596372</id><published>2007-11-19T15:12:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:06.144-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novembre'/><title type='text'>RUOMANIA di Gianni Solla</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0InurnVnxI/AAAAAAAAABs/cItNWZMrBJs/s1600-h/69f5786f08f4d37522b639a5ad35a3fe_0.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134710208090971922" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0InurnVnxI/AAAAAAAAABs/cItNWZMrBJs/s320/69f5786f08f4d37522b639a5ad35a3fe_0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Io viengo da Ruomania. Arrivata qua tre anni e adesso lavora da signora Clara a pulire mierda e bava. Ruomania era mieglio di Napuli. Ogni vuolta che viene figlu di signora Clara lui vuole chiavare con mia e mi dà dieci euro, ma io no puttana di strada io dico tu dare mia trenta euro ma lui solo dieci euro e dice che napolitani tutti puoveri. Ruomania era mieglio di Napuli. Per esempio io cambio pannulone signora Clara, perché lei tre vuolte giorno mierda su sedia, divanu, lettu tutto ikea roba economica e io abbasso per cambiare pannolone signora Clara e lui subito vuole scupare. Inizio io stare da altra signora. Lei buona con mia. Poi muorta. Io trovata muorta mattina dentro a lettu e signora era dura. Io pensavo lei aveva fatto mierda dentro a lettu e aveva paura che io picchiare lei e non voleva parlare con mia. Allora io andata da lei e gridata e picchiata e sputata e poi capito che lei morta con faccia viola dentro a lettu. Io inizio non capire mai quando vecchi di Napuli muorti o dormire. Io penso che signora Clara muore presto perché lei ha cancro dentro schiena e io trovare altra signora che mierda letto e divano ikea. Noi Ruomania niente Ikea, noi tutto roba economica che si ruba da casa di vicino quando loro vanno ospedala di anemia. Quando loru tornati da ospedala non fai entrare casa tua perché dentro casa tui lori mobili e loro sedie. Metti scotch e sedia diventa buona. In Ruomania non ci stanno cinesi perché non conviene. Noi di Ruomania andare in Cina a lavorare perché loro molti soldi e poi signora cinese piccola mierda e facile lavara. Signore Napuli molta mierda. Io adesso a Napoli ma un giorno forse andare Italia a lavorare. Signora Clara due figli, uno chiavare sempre dieci euro, altro ricchione che gli piace cazzu. In Ruomania invece no ricchiuni a uomini piace chiavere femmine e basta. A Napuli molti euro molti ricchioni. Io penso allora che Italia molti ricchioni più di Napuli. Figlio ricchione signora Clara bravo ragazzo, lui cucina, veste con gonna e noi ci scambiamo anche reggiseno e camicette. Noi amiche. Io Romania avevo amica chiamava Micheljikenja poi muorta. Tutti muorti Ruomania. Mio figlio muorto, mio amante muorto, mio marito non mi ricordo. Romania facile muorire fame, guerra, ladri, ospedala. Bambini muorti perché loro prendono notte e ti portanmo ospedala e ti prendono pulmoni, reni, fegati e poi ti buttano su strada e mattina vedi bambini muorti senza occhi e tu vai a vedere se bambino tuo figlio o figlio vicino di casa che non si truova da settimana e poi non è lui e tu dici meno male. Con figliu ricchione signora Clara noi giovedì andare a fare passeggiata per abbuscare qualche cazzu alla stazione oppure Mergellina passeggiata vicino a mare. A mergellina si abbuscanu parecchi cazzu perché io pensa che mare venire voglia di chiavare. Noi mettiamo su muretto e ogni tanto passa ragazzo su motorino e grida “Ricchion!” ma lui scherza e figliu ricchione signora Clara piange e io dico non piange che lui adesso fa incidente su motorino e muore. E ragazzo su motorino quasi sempre fa incidente e io dico a figliu ricchione signora Clara hai vista lui fatto incidente. Noi incontrato signore sessant’anni che ha detto che lui voleva chiavare tutte e due. Io detto signore che figlu signora Clara ricchione e signore sessant’anni detto che lo sapeva e anche lui ogni tanto piace cazzu e allora andati tutti e tre albergo dietro stazione. Spogliati tutti e tre e vecchio preso viagra ma cazzu piccolo piccolo e figliu ricchione signora Clara aveva cazzu venticinquo centimetri e duro come sedia ikea soggiorno casa signora Clara e io non capivo adesso chi doveva chiavare chi. Io messa quattro zampe e ogni tanto prendevo cazzu ma nun mi ricordo quale. Io paura che vecchiu sessant’anni moriva prima di dare soldi allora ho detto questu a figlu ricchione signora Clara e lu ha detto a viecchiu dacci soldi o ti ammazziamo. Io detto a figliu ricchione signora Clara, noi non ammazzare viecchiu, lui muore da solo per cuore lesionato mentre chiava allora figliu ricchione detto a viecchiu e lui datu soldi. Ieri venutu duttore da signora Clara e detto che lei forse morta settimana prossima. Io cerco lavoro in Italia perché andare via da Napuli. Andata a stazione a domandare biglietto treno da Napuli per Italia e ferroviere detto che nun capiva. Se anche Italia come Napuli io torna Ruomania.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-5705346955532596372?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/5705346955532596372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=5705346955532596372&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5705346955532596372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/5705346955532596372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2007/11/ruomania-di-gianni-solla.html' title='RUOMANIA di Gianni Solla'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0InurnVnxI/AAAAAAAAABs/cItNWZMrBJs/s72-c/69f5786f08f4d37522b639a5ad35a3fe_0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5653638374818611002.post-8715215462768649964</id><published>2007-11-19T15:10:00.000-08:00</published><updated>2008-12-11T19:38:06.381-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Novembre'/><title type='text'>IN MACCHINA di Emiliano Abundo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IrkLnVnzI/AAAAAAAAAB8/Xo0v39wjSBE/s1600-h/macchina.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134714425748856626" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IrkLnVnzI/AAAAAAAAAB8/Xo0v39wjSBE/s320/macchina.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi ritrovo come sempre, ancora oggi nonostante tutto a viaggiare con la mente, e succede sempre nello stesso modo, mentre guido. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando faccio strade conosciute la mente parte e la macchina incomincia una gara, gira su un circuito stabilito dal tempo e i miei pensieri vanno indietro, per poi ritrovarsi nello stesso punto. Tutte le volte è doloroso, tutte le volte fa male, col tempo ho capito che ci si abitua a tutto anche al dolore, ma ai ricordi no, i ricordi ti assalgono sempre con la stessa forza, e come se ti entrassero dentro dal petto tanto fanno male, è difficile pensare che invece erano già li, nella tua testa. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi come ieri e come sempre, la macchina va, strade semafori incroci, tutte tappe, luoghi reali che nella mente sono ricordi precisi, come il semaforo dove tutto questo è iniziato. L’ho vista e dal primo momento è riuscita a capirmi come nessuno mai, con uno sguardo, mi guardava con il sorriso più triste che avessi mai visto, come fosse una lacrima trasferita sulla bocca. L’ho amata, e forse ancora l’amo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’ho amata nonostante non fossi sicuro del suo amore, sembrava che potesse provare soltanto tristezza. Non ha mai detto di amarmi e nemmeno io a lei, non diceva niente mi guardava e mi sorrideva, e io l’amavo, più di ogni cosa al mondo, avrei fatto di tutto per quel sorriso, ma poi tutto è finito, il semaforo si è fatto verde e noi siamo ripartiti ognuno con la sua macchina, ognuno per la sua strada.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5653638374818611002-8715215462768649964?l=adestdellequatore.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/feeds/8715215462768649964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5653638374818611002&amp;postID=8715215462768649964&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8715215462768649964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5653638374818611002/posts/default/8715215462768649964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://adestdellequatore.blogspot.com/2007/11/in-macchina-di-emiliano-abundo_19.html' title='IN MACCHINA di Emiliano Abundo'/><author><name>ad est dell'equatore</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15815498303750600940</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_feZMfXxpWTY/R0IrkLnVnzI/AAAAAAAAAB8/Xo0v39wjSBE/s72-c/macchina.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
